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Tag Archives: scuola & università

Le ordinanze antighetto non piacciono proprio a nessuno. Ecco un passaggio del discorso del rappresentante degli studenti Andrea Curcio durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’altro giorno (nel video trovate questo passaggio al minuto 9′ 30″)

L’Università di Brescia ha le potenzialità per guidare un serio cambiamento, ma in questo cambiamento deve necessariamente essere accompagnato dalla città e dalla cittadinanza. Quindi, ben venga il progetto di un campus universitario nel centro storico, ma che questo non rimanga chiuso in se stesso. Che l’università si apra alla città e che la città si apra all’università. Per lo stesso motivo bisogna dare la possibilità agli studenti di poter vivere la propria città. E’ quindi controproducente far chiudere i locali di aggregazione della zona universitaria di San Faustino entro le dieci di sera, adducendo pretestuose motivazioni di ordine pubblico. Come studenti universitari chiediamo una città a misura di giovani.

In questi mesi si è detto che la capacità del vicesindaco Fabio Rolfi è quella di ascoltare le istanze della città. Beh, questo sms degli studenti universitari mi sembra abbastanza chiaro. Speriamo sia in ascolto.

Gli studenti spesso sono accusati di qualunquismo nei loro cortei e nelle loro proteste. Ma questa volta sono stati davvero sopra ogni sospetto e ci hanno “messo la faccia” nel vero senso della parola con una FOTOPETIZIONE pubblicata su Facebook.

Una iniziativa che merita di essere sottolineata, anche per aprire un dibattito sul merito delle loro rivendicazioni – condivisibili o meno – espresse in una lettera aperta di studenti e ricercatori della Rete 29 aprile.

E’ sempre interessante partecipare ad un convegno quando i partecipanti escono dagli schemi politici precostituiti e vanno ai contenuti senza pregiudizi.

Così ieri Piero Ichino (Pd): riferendosi alla riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini, ha invitato addirittura «ad essere più coraggiosa, ad andare fino infondo». Il senatore democratico si è detto d’accordo con la riforma invitando a «dimezzare lo stipendio ai ricercatori che non pubblicano nemmeno una riga: anche perchè i dati già ci sono». E rispetto al mercato del lavoro ha rilanciato il suo modello di flexsecurity

Mentre Michele Tiraboschi (consulente ministero del Welfare): il problema non è quello di avere leggi diverse, ma di applicare le esistenti. «La Biagi è solo al 30% delle sue potenzialità – ha evidenziato – e ad esempio sulla combinazione scuola lavoro la Lombardia, prima regione in Italia, è arrivata ad una legge applicativa otto anni dopo l’entrata in vigore». La sostanza per il consulente del ministro Sacconi è che: «le leggi non sono buone o cattive, dipende da chi le fa applicare ed il cambiamento non è solo legato alle modifiche legislative ma soprattutto a regole disapplicate».

Una “sinistra” che parla di regole e prese di posizione aspre, una “destra” che chiede cultura e ritiene sufficienti le leggi esistenti… solo per me è una curiosa novità?

La cessione del bresciano di Concesio Mario Balotelli al Manchester City è lo specchio dell’Italia di oggi, incapace di trattenere i suoi talenti e metterli al centro di un progetto per il futuro.

Ho ancora l’illusione di pensare che il calcio in qualche modo il calcio sia lo specchio di una società. Ed oggi il calcio italiano lo è di quella italiana, anche se la parola talenti deve contenere giocoforza il valore strategico di tanti ottimi ricercatori che popolano le nostre Università e che non trovano spazi in Italia, così come il valore mediatico di questi personaggi del mondo pallonaro dotati di qualità intellettive tendenti allo zero e circondati di squali.

Il caso Balotelli mi ha riportato alla mente la storia del marito di un’amica, emigrato in Spagna con alcuni studi sui materiali che qui non riuscì a far emergere nel mondo accademico. A Madrid venne ricoperto di opportunità e la scelta fu naturale.

A questo punto, dato l’esistente, non possiamo che ragionare sulle prospettive.

Il problema sostanziale infatti è un altro: oggi l’Italia è un “mercato del talento” facilmente conquistabile dell’esterno. Ma lo è perchè ha molto da offrire in quanto dall’estero, in tanti campi del sapere e del fare, ci vengono riconosciuti estro, inventiva, originalità, qualità. E perchè questa accessibilità dell’italiano da esportazione in fondo è una novità che negli altri paesi dell’Ue pare una ghiotta opportunità per un loro arricchimento culturale.

Una serie di peculiarità che, una volta esportate, non saranno più nostro patrimonio ma verranno universalizzate. Nel calcio come nella ricerca. L’augurio è che si possa ripartire dal lavoro quotidiano, da una ritrovata umiltà, da una stima dei patrimoni intellettuali esistenti e della loro collocabilità sul mercato interno. Perchè se è vero che la perdita di posti di lavoro puramente manuali (cito l’Economist) è un segno dei tempi inevitabile in una società che si evolve e cresce, è altrettanto vero che qui ci stanno saccheggiando il software più che l’hardware. E perso quello ci mancherà il sostegno per tutti i nostri potenziali asset competitivi strategici.

Riassunto delle puntate precedenti. Ad Adro il Comune condanna al digiuno i bambini delle famiglie in arretrato con i pagamenti della retta della mensa scolastica. Qualche giorno dopo un benefattore paga i debiti per far riammettere i bambini scrivendo una lunga lettera ricca di buone intenzioni. Successivamente alcuni genitori fra quelli che hanno sempre pagato lo criticano apertamente. Alla fine si viene a sapere che il benefattore è Silvano Lancini, ex insegnate oggi amministratore delegato e comproprietario della Smea, una società produttrice di sistemi informatici con sede a Erbusco.

In questi giorni tanti sono stati gli stati d’animo. Anche contrastanti, che tutti coloro che hanno seguito la vicenda hanno avuto nell’inseguirsi delle notizie.

Spicca, tuttavia, il silenzio di una politica che in nessun momento della vicenda sembra essersi posta il problema della soluzione, se non con il metodo molto radicale della lettera d’espulsione alle famiglie insolventi. Un passaggio formalmente corretto, ma che svilisce totalmente il ruolo della politica che dovrebbe essere quello di farsi sempre carico di situazioni d’emergenza, magari di capirle e guardare dentro prima di praticare ragionieristici e chirurgici tagli.

Ed invece te li immagini, i sedicenti amministratori, che prima agiscono senza pensare alle conseguenze (voglio sperare, che non ci abbiano pensato…), poi pensano che la solita italica soluzione dell’opera di bene li abbia sollevati dalla necessità di trovare un punto risolutivo, poi si ritrovano una schiera di genitori incazzati che minacciano di non pagare più.

In tutto questo il vero fragore è quello del vuoto di un’amministrazione che dall’inizio alla fine NON SA CHE PESCI PIGLIARE.

Forse parto da un punto di vista un po’ anarchico, ma personalmente non trovo il nesso tra le multe date ai cittadini che giocavano a cricket nei parchi pubblici e la volontà espressa dalla Loggia di creare dei campi attrezzati per questo tipo di sport. Un nesso utilizzato dall’associazione diritti per tutti per sottolineare una sostanziale vittoria nella promessa della Loggia di creare aree apposite (o almeno così ho inteso io il tono della conferenza stampa di ieri).

Le scelte (ed il plauso alle stesse) confermano l’impostazione di un paese la cui unica aspirazione sembra essere quella di diventare un dormitorio. In sintesi: il problema quando ti danno la multa può essere anche quello di avere un campo da cricket, ma prima di tutto a mio modo di vedere è interrogarsi su cosa si vuole fare del verde pubblico. E se c’è un regolamento che giustifica la sanzione, beh: discutiamo il regolamento!!!

Se non si è capito: ben vengano i campi, ma resta il problema dell’incapacità a socializzare gli spazi pubblici e a renderli vivi. Non vorrei che questo provvedimento, al contrario, giustificasse ulteriori pesanti e più frequenti sanzioni.

Certo, forse non siamo all’eccesso del giudice pavese che ha imposto ai bambini di una scuola materna di giocare “in silenzio”. Ma di certo si conferma che i divieti, in Italia, non hanno lo scopo di proteggere la sicurezza o i diritti, ma piuttosto quello di tutelare un malinteso principio di “quiete” (lo stesso scopo che poi spinge a creare le “aree protette” come appunto i campi attrezzati) trasformandoci in un gigantesco dormitorio.

Ad aver capito tutto sono le due signore ottantenni che abitano in Piazzale Arnaldo, sopra la pirleria che frequento di solito. Sono felicissime di stare lì perchè, dicono: “tutte queste luci e questa vita tengono lontani i ladri e i malfattori, che agiscono nel buio e nel silenzio. E per il rumore…? Abbiamo i doppi vetri!”.

Infine la perla . Non so se avete fatto caso che in Italia quando emerge un problema prima o dopo arriverà qualcuno che a proposito della soluzione dice “dovrebbero insegnarlo nelle scuole”. Dall’educazione civica, all’educazione sessuale, alla religione. Ebbene, ieri si è auspicato che nelle nostre scuole si insegni il cricket, uno sport che rispecchia la mentalità orientale. Al che non so se mi fa sorridere di più l’idea di insegnare il cricket o il fatto che chi l’ha proposto abbia anche dovuto perdere tempo a cercare il motivo per cui sarebbe giusto insegnarlo.

“Una città che vive e cresce deve avere odori caratteristici, la puzza è vita, non il contrario. Altrimenti c’è qualcosa che non va” (F.P.)

Giovanni Boccia Artieri è il professore che seguì la mia tesi sul web writing all’Università di Urbino (2001). Una tesi che non passerà alla storia. Oggi ho trovato il suo blog e un suo intervento su ereticidigitali.it (un blog che fa da “sequel” a Eretici digitali, un saggio che sto leggendo in questi giorni).

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