Archivi delle etichette: lavoro e sindacato

Io sto con i vigili del fuoco

Volevo invitare tutti voi a firmare la petizione a sostegno della protesta per la ormai annosa carenza d’organico a Brescia.
Nell’organico mancherebbero 19 ispettori antincendio (in pratica il 100%, non essendocene nemmeno uno), 26 capi reparto (2 soli quelli in servizio, gli altri incarichi che servono sono svolti dai capi squadra), 29 capi squadra (47 quelli in servizio). (domani su Bresciaoggi.it)

Enzo Torri, nuovo segretario generale della Cisl di Brescia

Nei giorni scorsi ho intervistato per Bresciaoggi Enzo Torri, (nella foto è a sinistra con il suo predecessore, Renato Zaltieri). C’è un passaggio, tuttavia, che voglio riprendere qui, uscendo dal ruolo di intervistatore ed entrando in quello di blogger.

Rispetto alla Cgil sembrate avere meno appeal, forse anche meno contributi dall’esterno, meno «affluenti sociali» per così dire. È un rilievo fatto anche dalla Uil in un recente dibattito, notando che l’audience è assai diversa.
«Come ha detto il segretario regionale Gigi Petteni: non siamo il sindacato dei talk show. Siamo radicati nella quotidianità che fa meno notizia. Ma non significa avere meno efficacia: la riforma della contrattazione che noi abbiamo sottoscritto ha portato al rinnovo dei contratti, ad un modo efficace di governare la crisi, così come l’estensione degli ammortizzatori sociali. Come dice Guido Baglioni, non si tratta di essere più bravi o cattivi, ma di essere capaci di interpretare rispetto ai mutamenti in atto».

La risposta di Torri è incontestabile. I risultati ci sono. Ai posteri lasceremo l’ardua sentenza. Io tuttavia non trascurerei il ruolo che nell’adesione ad un certo mondo sindacale svolge tutto ciò che ruota intorno ad esso. Oggi credo che le organizzazioni non possano più limitarsi ad essere degli efficienti centri servizi ma debbano riconquistare quel ruolo di elaborazione politica che avevano in passato. Un ruolo che paradossalmente potevano accrescere dopo la morte dei partiti storici, e che invece è andato via via atrofizzandosi rendendole sempre più autoreferenziali (cioè chiuse e capaci solo di dialogo interno).
La mia non vuol essere una critica ma un augurio al nuovo lavoro di un segretario che nel prossimo anno e mezzo potrà tutt’al più gettare le basi per un lavoro di prospettiva. E che per essere convincente dovrà mostrare inevitabilmente segni di innovazione e di rottura degli schemi recenti se vorrà guadagnare autorevolezza.

Scuola da riallineare Politica da disallineare

E’ sempre interessante partecipare ad un convegno quando i partecipanti escono dagli schemi politici precostituiti e vanno ai contenuti senza pregiudizi.

Così ieri Piero Ichino (Pd): riferendosi alla riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini, ha invitato addirittura «ad essere più coraggiosa, ad andare fino infondo». Il senatore democratico si è detto d’accordo con la riforma invitando a «dimezzare lo stipendio ai ricercatori che non pubblicano nemmeno una riga: anche perchè i dati già ci sono». E rispetto al mercato del lavoro ha rilanciato il suo modello di flexsecurity

Mentre Michele Tiraboschi (consulente ministero del Welfare): il problema non è quello di avere leggi diverse, ma di applicare le esistenti. «La Biagi è solo al 30% delle sue potenzialità – ha evidenziato – e ad esempio sulla combinazione scuola lavoro la Lombardia, prima regione in Italia, è arrivata ad una legge applicativa otto anni dopo l’entrata in vigore». La sostanza per il consulente del ministro Sacconi è che: «le leggi non sono buone o cattive, dipende da chi le fa applicare ed il cambiamento non è solo legato alle modifiche legislative ma soprattutto a regole disapplicate».

Una “sinistra” che parla di regole e prese di posizione aspre, una “destra” che chiede cultura e ritiene sufficienti le leggi esistenti… solo per me è una curiosa novità?

Bonanni a Brescia e la platea che non mugugna più

Raffaele Bonanni è stato a Brescia due giorni dopo l’aggressione di Torino.
La platea cislina – che pure nell’ultima occasione in cui il leader era stato a Brescia non gli aveva risparmiato i mugugni – stavolta ne ha sottolineato i passaggi più significativi con approvazione. Potere delle contestazioni scriteriate che fanno ritrovare spirito unitario. Qui trovate la mia pagina su Bresciaoggi.

Tra le cose dette condivido soprattutto un passaggio. Anche perchè nelle occasioni pubbliche in cui ho avuto l’opportunità di dire la mia ho sempre sottolineato che la crisi in Italna non nasce dalla finanza scriteriata ma da un modello produttivo (soprattutto in Italia) entrato in crisi. Bonanni ieri ha detto: «l’Italia è stata negli ultimi cinquant’anni la Cina d’Europa, e Brescia la Cina italiana, ma quando si cresce molto ci si ammala ed ora bisogna trovare un nuovo punto di equilibrio». E spero di non essere stato l’unico a prendere nota, accostando questa frase a quel che dico io: “se giochi a fare il cinese prima o dopo arriva qualcuno più cinese di te”.

Tra le tante definizioni ossequiose sentite in questi giorni del sindacato ce n’è una – registrata ovviamente a microfoni spenti – che a mio modo di vedere inquadra alla perfezione la situazione di tanti organismi di rappresentanza (di lavoratori, ma anche delle imprese) che coglie il momento, l’evoluzione, i metodi e le prospettive dell’associazionismo economico, ridotto ormai alla somma di “enti parastatali autoconservativi a porte girevoli”.

Armi, ecco il futuro del Banco di Prova

Su Bresciaoggi (in una pagina che potete scaricare qui ho anticipato il progetto, attraverso il quale il Banco nazionale di Prova di Gardone Valtrompia sta cercando di diventare interamente bresciano sotto l’egida della Camera di commercio in qualità di azienda speciale.

Riporto qui soltanto la parte relativa alla ricostruzione delle vicende degli ultimi due anni. Dal decreto taglia enti di inizio 2009 (Brunetta) fino al tentativo centralista di far passare il ministero dal 25% al 60% in Cda, perchè credo sia un esempio della schizofrenia politica di questo Governo, del suo modo di muoversi, della totale inconcludenza e strumentalità della gran parte dei provvedimenti adottati o solo ventilati.

L’ente è da due anni al centro di una querelle tra le istituzioni locali ed il Governo. Ad inizio 2009 inspiegabilmente il Banco nazionale di prova delle armi (che è privato, ma di interesse pubblico) venne incluso nella lista degli enti inutili da tagliare del celebratissimo decreto Brunetta. Dopo il grande clamore iniziale, tuttavia, quel decreto non tagliò nulla. Durante Exa 2009 l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – ai tempi ancora in sella, e ancora ignaro di chi gli avesse pagato casa – garantì ai produttori: «Il Banco non si tocca. Ci penso io, non so come ma ci penserò io». Il danno era evidente: la chiusura avrebbe creato un vuoto a livello nazionale visto che la struttura è l’unica in Italia atta a certificare armi e munizioni idonee a finire sul mercato. Dopo l’estate la prima svolta con la riabilitazione dell’ente, in seguito al cosiddetto «piano di riordino», che tuttavia lo appesantì burocraticamente imponento un collegio sindacale (30 mila euro circa all’anno di nuovi oneri). Degli 84 organismi che al 31 ottobre aderirono al «piano di riordino» nessuno fu tagliato.
Superato l’ostacolo Brunetta il Banco di Prova è finito nel mirino del Governo all’inizio del mese di giugno. L’obiettivo: ridurre i membri del Cda da 12 a 5 membri. Un taglio che nascondeva un fine secondario, perchè la riforma prevista puntava ad un azzeramento della presenza degli enti territoriali ed il depotenziamento della rappresentanza delle aziende (un armiere ed un munizonista in minoranza). Allo stesso momento la conferma dei 3 membri di nomina ministeriale avrebbe portato le nomine ministeriali dal 25% al 60% del Cda. La notizia cadde nei giorni della prima Exa international (a Toronto), e la reazione delle istituzioni locali economiche e politiche fu immediata, con il presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e quello del Banco di Prova, Aldo Rebecchi, che puntarono alla liberalizzazione dell’ente con l’intento di difendere una specificità locale, che ora ha portato a questo progetto.

Brescia e “Rete imprese Italia”, dopo il metodo il merito

L’accordo sottoscritto dalle associazioni artigiane e del commercio è un punto di partenza meritorio di semplificazione della rappresentanza istituzionale del mondo della piccola impresa nel nuovo soggetto “Rete imprese Italia”. Anche a Brescia, dove fu Confesercenti a dire pubblicamente circa un anno fa che questa doveva essere la strada da intraprendere (accogliendo via via sempre convinte adesioni delle altre sigle presenti), ieri ha comunicato la sua unanime adesione.

Il passaggio, tuttavia, delinea un nuovo metodo di rappresentanza che, semplificando il quadro generale, deve ora lasciare più spazio al merito delle proposte ed al rapporto tra l’azione e i risultati. Troppe volte infatti la rappresentanza associativa cerca alibi (l’inconcludente politica, il litigioso sindacato, o i vari antagonisti estemporanei utili per giustificare i propri insuccessi). In altre parole, per le associazioni è la fine del collateralismo (che le vedeva idealmente vicine a questo o quel partito), ma anche la fine degli alibi: la loro esistenza sarà valutata sui risultati, pena la cancellazione della loro cifra politica.

Nella conferenza stampa di ieri, infine, mi pare sia emersa tutta la statura politica dei leader delle associazioni a livello provinciale, laddove, proponendo che anche Assopadana e gli autotrasportatori entrassero nel patto, Enrico Mattinzoli (presidente di Associazione artigiani, esponente Pdl, finiano per qualità e cultura) ha subito marcato la differente capacità di elaborazione, analisi, proposta e strategia tra sè e il resto della compagine.

Sistema Brescia

Su Bresciaoggi la mia intervista a Renato Zaltieri, segretario Cisl e rappresentante dei sindacati in Camera di commercio.

Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

Buon Primo Maggio a tutti

«Io sono orgoglioso di essere italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo in un angolo della terra lotta per la sua libertà ed è perseguitato perché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo».

(Sandro Pertini, 31.12.1978)

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