Tag Archives: juventus

La Juve “europea” di Allegri in 5 mosse #digitalsoccer #serieA #championsleague #finoallafine

Alcuni commentatori italiani nel dopo Roma-Juventus di ieri hanno sottlineato come il big match dell’Olimpico sia sembrato per lunghi tratti una gara in cui i bianconeri hanno giocato in preparazione alla sfida di Dortmund più che con la pressione che una gara decisiva per lo scudetto richiede.

allegri

Il giudizio mi sembra netto e in parte ingiusto nei confronti della Roma, ma per contestualizzare meglio questa nuova Juventus di Allegri, che prova a mettere l’Europa al centro dei suoi pensieri, può essere interessante analizzare alcune novità che emergono da un approfondimento statistico sulle ultime due gare rispetto alla media delle gare giocate quest’anno dalla Juventus tra Coppa e Campionato.

1. POSSESSO. Ciò che è fuor di dubbio è che i Campioni d’Italia hanno deciso da qualche gara a questa parte che il possesso palla non è una priorità e che un gioco d’attesa può essere comunque prolifico. E’ la prima cosa che balza all’occhio: si passa da circa 700 palle giocate a partita (non ci sono state grandi differenze tra Campionato e Champions) contro le 500 degli avversari ad un netto ribaltamento della situazione (649-492 a favore della Roma, 649-579 per il Borussia). Ma da tempo il possesso palla non è considerato un dato esaustivo, ed allora ecco i “sotto-dati” più interessanti.

2. POSIZIONE IN CAMPO. Nelle due gare contro Roma e Borussia il baricentro (ovvero il punto medio del campo in cui la squadra ha giocato palla) della Juventus si è abbassato di 6,3 metri passando da 59,8 a 53,5 metri. Proporzionalmente anche il pressing (ovvero il punto medio in cui la squadra recupera palla, ha subito un arretramento (voluto): da 47,6 metri a 40,3 metri. Riportato sul campo, la Juventus prima recuperava palla a ridosso della metà campo, ora lo fa all’incirca dietro il cerchio di centrocampo, ovvero tra una ipotetica linea di trequarti e

3. TIRI SUBITI. Ecco il primo effetto interessante. Nonostante l’arretramento di tutta la squadra che si è visto sopra la Juventus, che prima subiva tiri in porta da una distanza media di 20 metri in campionato e 19,6 metri in coppa, ora prende tiri in porta da una media di 23 metri. In altre parole se prima gli avversari arrivavano al tiro a ridosso dell’area ora lo fanno circa 3 metri indietro per effetto di una miglior copertura (e compattezza) della squadra. Va ricordato che Roma e Borussia sono arrivate solo 3 volte a testa a concludere da dentro l’area di rigore a fronte delle 7 volte della Juventus.

4. VERTICALIZZAZIONI. Non può stupire se una squadra che difende di più tende ad avere una percentuale di giocate utili (ovvero palle giocate in verticale che escludono un avversario dall’azione difensiva) più alta di chi fa più possesso. Tuttavia il peso percentuale delle stesse può divenire rilevante. Quest’anno in Champions la Juve aveva una media del 13,37% (contro il 13,11% avversario). Contro Roma e Borussia non solo l’aumento è netto (14,8 e 16,2) ma la compattezza difensiva viene ridotta di molto. Il Borussia ad esempio ha verticalizzato solo l’8% delle palle che ha giocato, ovvero ha trovato una Juve compatta e capace di prevedere le sue giocate costringendolo a una manovra più orizzontale.

5. TIRI EFFETTUATI. C’è più spazio alle spalle degli avversari e la profondità di gioco aumenta. In questo senso la Juventus è passata da conclusioni ad una distanza media di 17,6 metri in campionato e 18,3 metri in Coppa ad una media di 15,1 metri ovvero riesce con facilità ad entrare in area laddove prima si fermava circa 2,5 metri indietro ovvero a ridosso della linea che delimita la zona. Già si è detto dei 7 tiri da dentro l’area tentati contro Roma e Borussia, che sostanzialmente non modificano le medie stagionali, ma vanno visti e ponderati considerando il livello degli avversari medi in campionato.

Sarà vera gloria? Ai 90′ di Dortmund la sentenza.

Inghilterra nel mirino. Il terzo posto nel #ranking per l’Italia non è più un miraggio #Europaleague

Grande notte di calcio europeo per le italiane, che stabiliscono un record di partecipazione agli ottavi di Europa League con le qualificazioni (ed altrettante vittorie) di Torino, Napoli, Fiorentina, Inter e Roma.

Mai così tante squadre di uno stesso paese sono arrivate nelle 16 migliori della seconda competizione europea.

Le 5 vittorie su 5 gare valgono un bottino di punti cospicuo che con un totale di 13.833 proiettano l’Italia al SECONDO posto stagionale nel ranking Uefa. Dietro solo alla Spagna prima con 14.642 e davanti sia alla Germania con 13.571 che all’Inghilterra con 12.857.

Oltretutto, se la Juve passasse l’Italia sarebbe l’unica nazione a non aver ancora avuto nessuna squadra eliminata in Europa.

Plauso soprattutto al Torino, che ha giocato una delle più belle partite di una squadra italiana in Europa nell’ultimo decennio e si è imposto 3-2 a Bilbao dove nessuna squadra italiana aveva mai battuto l’Athletic nella lunga storia delle coppe europee.

toro

L’Athletic è anche l’unica squadra spagnola eliminata, nella notte che vede il crollo di Liverpool e Tottenham (annata nera per le inglesi) e una serie di trionfi a Est delle squadre ucraine e russe che fanno l’en plein.

Ma quel che più conta è il ritrovato spirito vincente delle nostre anche nella seconda competizione europea, oltre ad un grande obiettivo che non è più impossibile: sfidare le squadre inglesi per il terzo posto nel ranking UEFA.

In un paio d’anni l’aggancio è possibile. Ecco come!

Nelle prossime due stagioni le inglesi cederanno i punti guadagnati nelle annate 2010/2011 e 2011/2012. La differenza punti tra noi e loro nell’ultimo triennio è stata di soli 3,655 punti (a loro favore, naturalmente).

Nel 2012/2013 le inglesi hanno fatto 2,012 punti più di noi mentre lo scorso anno ne hanno fatti 2,619 in più.

Al momento invece siamo noi a primeggiare con uno score di 0,976 punti migliore del loro.

Ora da qui a fine stagione le nostre squadre (a partire dalla Juve nella gara di ritorno degli ottavi di Champions con il Borussia) dovranno provare a ottenere più punti possibile in modo da assottigliare ulteriormente il divario.

Come detto, dandosi come obiettivo il sorpasso nel 2017, si parte da 3,655 punti di differenza. Ma le inglesi quest’anno proseguiranno la corsa con il solo Everton in Europa League, mentre in Champions il rischio di perdere sia Arsenal che Manchester City è altissimo, mentre il Chelsea parte con i favori dell’1-1 in trasferta nella sfida con il Psg.

Ecco quindi che l’Italia (con almeno 5 squadre ancora in corsa, più la Juve, attesa dalla trasferta di Dortmund), potrebbe recuperare almeno altri due punti da qui alla fine della competizione e ritrovarsi in proiezione 2017 ad una incollatura dall’Inghilterra.

Il nostro calcio raramente riesce a darsi obiettivi comuni, ma questo è decisamente alto e prestigioso. E’ tempo di mettere al bando i campanilismi per ritornare grandi occupando – di conseguenza anche economicamente – un posto sul podio europeo che fino a 15 anni fa ci vedeva primeggiare.

Juventus, il crocevia tra presente e futuro della squadra… e di Pogba #Championsleague #jvtb #finoallafine

Quando Max Allegri arrivò in estate disse più volte che la Champions sarebbe stata il termometro della stagione. Ad oggi possiamo dire che effettivamente il tecnico bianconero si sta comportando di conseguenza mettendo i tempi della Champions al centro della programmazione stagionale.

Dopo aver giocato le prime 4 gare con il 3-5-2 è passato alla difesa a 4 contro l’Olympiakos ed ha chiuso con l’Atletico. La gara coi greci è stata decisiva per la qualificazione e bene ha fatto Allegri a giocarsi il tutto per tutto con un modulo che sente più suo.

Dalla sfida di andata con il Borussia Dortmund sono uscite diverse indicazioni.

1. Questa Juve non è obbligata a fare possesso palla, negli ultimi mesi si è preparata anche a questo e il 2-1 coi tedeschi riflette questo passo avanti rispetto alla scorsa stagione. Non è questione di catenaccio o di pullmann parcheggiati ma di opportunità tattiche. Che poi se tiri in porta più degli avversari hai sempre ragione tu, e se loro ti tirano solo dalla distanza la ragione si moltiplica.

2. In questo assetto Pirlo è croce e delizia. Non è una critica, ma correre in 10 se i tuoi avversari corrono più di te è meglio che correre in 9 e mezzo. Il suo infortunio non è stato uno svantaggio per la Juve. Che peraltro ha già in casa il dopo-Pirlo: Claudio Marchisio.

3. Da dopo Natale Morata è diventato titolare. Bravo Allegri a gestire il suo passaggio dalla panchina al campo in maniera intelligente. La bravura sta nel non averlo fatto notare particolarmente, al punto che oggi ci si accorge che Morata è il titolare ma non si sa quando questo sia iniziato.

4. Questo Morata che ad inizio campionato faticava ora diventa decisivo anche e soprattutto perché l’atteggiamento, la gestione di palla, la posizione in campo, della squadra, sono cambiate diametralmente. Le sue sofferenze di inizio anno sono le stesse di Llorente nel periodo che va dall’Olympiakos alla Supercoppa.

UPDATE 2/25/2015 14.17 <a href=”http://www.juventibus.com/content/limportanza-di-avere-un-morata-in-squadra.html”>QUI</a&gt; un approfondimento sul ruolo di Morata che porta la Juve di Allegri in una fase diversa rispetto a quella di Conte.

C’è poi una valutazione, da fare oggi, su Pogba e il suo futuro bianconero. Fuoritema? No, ecco perchè.

Sono tra quelli che non cederebbero mai Pogba. Ma nel calcio moderno la rotazione dei calciatori è importante. Spesso decisiva. Il punto è capire quando è il momento giusto. Prendete Di Maria. Se sei il Real Madrid è giusto cederlo dopo una Champions vinta, non in un altro momento.

Veniamo a Pogba. Lo considero incedibile. A meno che la Juventus non arrivi quest’anno alle semifinali di Coppa. Quello potrebbe essere il confine decisivo. Vorrebbe dire aver portato anche mentalmente la squadra al livello delle migliori meno qualcosa. Un qualcosa che non può dipendere da un solo giocatore e che non torna ad essere una differenza abissale senza quel giocatore.

Cedibile, quindi.

A patto che la dirigenza sappia chiudere rapidamente per 2-3 giocatori di grandi prospettive che richiederebbero comunque un esborso attorno ai 60 milioni di euro. Questo è l’unico aspetto su cui accetto l’inesatto parallelismo con quella che fu la cessione di Zidane.

Faccio qualche nome tra quelli che mi piacciono: i terzini sinistri Rodriguez del Wolfsburg (’93) o Amavi del Nizza (’94); il tanto sospirato trequartista per Allegri potrebbe essere Ander Herrera del Manchester United (’89); un attaccante di prospettiva come Lacazette del Lyon (1991) sarebbe poi l’inserimento chiave in attesa della già ventilata partenza di Tevez a parametro zero (e chi conosce il francese non può non vedere quanto starebbe bene a fianco di Morata).

Chi comprare? Lo si vede dai nomi. Non sono un amante degli investimenti sicuri a breve termine su grandi nomi altisonanti (preferirei per dire Lacazette a Van Persie). Nella logica di una Juve stabile nel gotha europeo se vendi un ’93 come Pogba devi puntare secondo me su coetanei o quasi in grado di essere in un paio d’anni giocatori da 40-50 milioni di valore di mercato.

A quali condizioni cederlo? Sì a squadre più o meno del nostro livello (Arsenal e Psg per me non ci sono superiori), no a squadre alle quali già paghiamo un differenziale importante (Real e Bayern su tutte). Insomma, se lo dobbiamo vendere cerchiamo di rendergli eventuali vittorie di prestigio più difficili di quanto non sarebbero alla Juve.

Per questo considero ad oggi ogni discorso su Pogba (sia di chiusura che di apertura a possibili partenze) del tutto prematuro. Perché come ha detto Allegri ad inizio stagione la Champions sarà il termometro della stagione.

In tutto e per tutto.

Collina sul gol di Bonucci in Juventus Roma, ecco cosa non ha detto l’ex arbitro. #nonguardatelaneanche #seriea @skyserieA

La vicenda di Collina che avrebbe detto (ma non l’ha detto) che il gol di Bonucci contro la Roma era da annullare per fuorigioco è stucchevole, ipocrita, deontologicamente scorretta.

E’ stata pubblicata sul sito di Sky nel video “Masterclass Collina, l’interpretazione” che potete trovare qui.

Giudicate voi dal video. E’ incredibile come Fabio Caressa cerchi di far dire una cosa al designatore europeo senza il conforto delle immagini, giocando agli equivoci, premettendo che non vuole parlare di casi italiani ma poi sentenziando in maniera sibillina in nome e per conto dell’arbitro, comprensibilmente in imbarazzo.

L’interpretazione viene decisa a tavolino a priori da Fabio Caressa, che premette che gli episodi che si vedranno sono simili a quello di Juve-Roma, che non farà a Collina una domanda diretta, ma giocando agli equivoci subito ammette: “però possiamo cercare di capire”.

A Collina viene chiesto di giudicare un gol del Maribor in Champions contro lo Shalke – molto diversa dal caso di Juve-Roma visto che l’attaccante è praticamente a contatto con il portiere, mentre Vidal è a circa 5 metri, poco dentro l’area piccola – e Caressa chiude con un sibillino “fatevi le vostre associazioni a casa e alcune cose già le spieghiamo”.

Quindi si passa ad un gol dello Shalke nello stesso match. Collina qui addirittura introduce un aspetto ulteriore nell’interpretazione dicendo: “Qui il regolamento parla di chiara ostruzione: deve ostruire in maniera chiara. Ora, un giocatore che salta, in questa maniera, ad una distanza così ampia dal portiere si può sostenere che non ostruisca la visione. Magari un po’ la può ostruire ma non in maniera tale da condizionare la parata del portiere. e questo potrebbe essere sicuramente un gol da convalidare”. In altre parole il designatore europeo sembra addirittura restringere ulteriormente le casistiche dicendo che anche se il giocatore è sulla linea di tiro (ma non sulla linea di visione del portiere) può essere considerato in fuorigioco passivo.

Dopo di che Collina conferma a Bergomi che per la valutazione si deve guardare la linea di visione e non più il “cono”. Ovvero certifica ulteriormente che questa immagine riassume bene la valutazione da prendere.

C_29_articolo_1047959_lstParagrafi_paragrafo_6_upiImgParOriz

Quel passaggio si conclude con lo studio ammiccante che ammette per bocca di Dario Marcolin: “Noi stiamo guardando questo ma pensiamo tutti…” alludendo a Juventus-Roma.

A quel punto Collina – che per evidente fair play nei confronti del designatore italiano non vuol dire né bene né male dell’episodio del 5 ottobre 2014 – è in imbarazzo, prova a passare al caso di Roma-Manchester City (su cui certificherà che il mani di Manolas è da rigore) e si gira verso lo schermo volendo ad andare oltre.

Caressa si accorge dell’imbarazzo dell’ex arbitro e trae la sua conclusione del tutto arbitraria. “Intanto lui va avanti (riferito a Collina, ndr) ma insomma avete capito che più o meno la posizione è che se un giocatore è in quella posizione lì non può non essere in fuorigioco. Il senso comune è abbastanza evidente. Ma non vogliamo fare degli esempi italiani perché se no la gente a casa si arrabbia e capisce meno”.

Vogliamo limitarci a chiamarlo atteggiamento ipocrita?

qqLkPaK

Probabilmente se gli avessero mostrato questa immagine, si sarebbero accorti che:

1. Skorupski vede il pallone
2. Il portiere è inclinato alla sua destra verso Vidal, ovvero è eventualmente ostacolato nella visione (che è comunque libera) dai difensori alla sua sinistra e non dallo juventino.
3. La dimostrazione che il portiere ha visto il pallone in ultima analisi sta nel tuffo tentato dal portiere, che vede palla e cerca di parare.

Si sarebbero inoltre accorti che eventualmente il giocatore incriminato è Vidal e non Tevez come da molti siti internet (come questo e questo) riportato, peraltro senza aver visto, come si evince dagli articoli stessi in cui si citano frasi non dette dall’arbitro.

Cosa altro si può dire davanti a certe scenette?

Arturo Vidal e la sindrome di Boateng – #finoallafine #juventus #championsleague #chl

Dopo ieri sera è ufficiale, Arturo Vidal è affetto dalla sindrome di Boateng. Uno dei giocatori che più mi sono piaciuti negli ultimi anni della Juventus è caduto nel tunnel dei presunti fenomeni. Quando un mediano adattabile a difensore si atteggia a trequartista capace di fare la differenza, mentre la differenza la fa uno di 21 anni nato coi crismi del trequartista ma fisicamente pronto a tutto, il paragone diviene assolutamente solare e penalizzante.

NEWS_1390387222_463507553

Boateng era un medianaccio retrocesso col Portsmouth in Premier. Arrivato in Italia Allegri fece la genialata di schierarlo come vertice avanzato del rombo, posizione che viene definita “di trequartista” con tutti gli equivoci (di classe) che comporta questo termine. di fatto si trattava di un incontrista avanzato messo li (idea mutuata dal 4-2-3-1 di Spalletti alla Roma dove Perrotta era dietro la punta non certo per il piede fino) per iniziare il pressing prima. Naturale che poi giocando lì ti capiti il pallone buono per segnare. Prendi ad esempio Fellaini all’Everton: 4-4-1-1, squadra difensiva, palla lunga, lui – lungagnone – stava li a spizzare da mattina a sera.

Un giorno Boateng pensò di essere diventato trequartista nel senso fantasista e qualitativo del termine. Ed al netto di un paio di conigli usciti dal cappello (leggi: gol spettacolari in Champions) la sua parabola di crescita finì lì.

Ecco, quando questa gente pensa di essere diventata Zinedine Zidane ti verrebbe voglia di spegnere. Non c’entra il rigore sbagliato. E nemmeno quella palla gol di una mezz’oretta prima che ancora grida vendetta. C’entra l’approccio. Quando da una stagione all’altra tiri in porta il doppio e contrasti la metà (dati, non pugnette), forse è bene che qualcuno ti riporti alla tua essenza calcistica, quello di pedalatore di qualità, che quando segna gli dicono “Bravo”, ma che in fondo non è indispensabile faccia gol. Questo ci si aspetta da Vidal: la sostanza, il contrasto, la corsa, l’inserimento. Se lo fa bene arrivano anche i gol, ma sono una conseguenza quasi accidentale, non un fine.

Questo Vidal, sinceramente, non serve molto. Può cordialmente essere barattato con un difensore centrale di qualità superiore.

Pogba rinnova, ma i tifosi ormai sono disillusi – #finoallafine #juventus #juve

Paul Pogba ha rinnovato il contratto con la Juventus, ma al di là dei proclami, dei social network, dei pezzi su Sky, la verità è che ormai i tifosi (gli juventini in particolare) sono disillusi, anche davanti a dinamiche di mercato apparentemente favorevoli.

pogba.juve.malmoe.2014.2015.356x237

Quello che potrebbe essere letto come un atto di fiducia verso la squadra in realtà viene letto da molti come una operazione puramente finanziaria per non perdere il giocatore a parametro zero.

E così il tifoso medio (in questo caso juventino, ma l’esempio potrebbe essere allargato a molte altre squadre) reagisce sui social network con la consapevolezza di chi sa che questo rinnovo potrebbe essere solo un pretesto della società per non perdere patrimonio e vendere il giocatore in futuro.

Incubo Europa? No, la Juve ha un problema tecnico e tattico da risolvere al più presto – #finoallafine #juventus #champions #chl

allegri

Quando Allegri afferma che la Juventus si qualificherà al prossimo turno di Champions League esprime la stessa debolezza di Garcia che dice che sicuramente vincerà lo scudetto.

E’ la dimostrazione lampante del fatto che quando si va in difficoltà ci si fa forza ostentando sicurezza con queste frasi fuoriluogo. Ora però tocca a lui. Perché è evidente che Conte se ne è andato perché aveva intravisto i limiti di questo gruppo che in un determinato contesto non era adatto a imporsi.

Quindi bisogna dare una sterzata soprattutto tattica (che ne determini a cascata una tecnica e una caratteriale), esattamente come quella che Conte diede alla fine del primo tempo di Napoli-Juventus 3-3 del 29 novembre 2011 quando per la prima volta si vide il 3-5-2 che ci ha accompagnato fino a questa sera.

Il problema secondo me non è di condizione e nemmeno di psiche. E’ un problema di atteggiamento: vai a Atene e fai un primo tempo totalmente incolore, a quel punto sì subentra la paura. Bisogna imparare a giocare con più ritmo, verticalizzazioni, con più collettivo e meno individualità, come giustamente ha detto anche Arrigo Sacchi ieri sera in sede di commento post partita.

In un certo senso questa Juve ha fatto un passo indietro rispetto all’anno scorso in Europa. L’eliminazione di Conte è maturata in maniera molto diversa rispetto a questa. Conte non ottenne risultati ma il suo gioco era molto più intenso. La sua Juve sbandò ma fece sempre gol tranne nella notte di Istanbul: segnò al Bernabeu (3 reti in totale in 2 gare contro il Real Madrid) e fece due reti al Galatasaray. Veniva – Antonio Conte – da un quarto di finale conquistato l’anno prima con un primo posto nel girone, un facile ottavo sul Celtic ed una eliminazione contro un Bayern (poi campione) nettamente superiore.

Il possesso palla a bassa intensità di Allegri ha invece mostrato tutti i suoi limiti a livello europeo. Non dà maggiore sicurezza difensiva e non fa segnare. Allegri dopo il passo indietro evidente avrà tre partite ora per farne tre avanti: dentro o fuori.

Prendete Lichtsteiner: in Italia con il suo individualismo si risolvono le partite, in Europa no, perché in Europa il livello medio è più alto e la sua posizione diventa facilmente prevedibile da avversari che poi hanno tempo di chiduere, raddoppiare, non concedere l’uno contro uno finendo sempre per affrontarlo in situazione di superiorità numerica.

Faccio mia anche la riflessione che Fabio Raffaglio ha postato ieri su questo blog commentando il mio pezzo sulla presunta crisi delle italiane in Europa.

Giochiamo un calcio lento e a bassa intensità, attacchiamo con pochi giocatori e non corriamo abbastanza senza palla. Spesso le nostre squadre vengono messe sotto sul piano del ritmo che anche avversari mediocri sanno imprimere alla gara vedi Costarica e A.Bilbao, ad esempio. Se non miglioreremo sotto questo aspetto, temo che andremo incontro a nuove delusioni.

Aggiungo a questi dettami tattici il mio auspicio: le novità dovranno partire giocoforza dal modulo. Non tanto perché con una nuova dislocazione numerica degli undici in campo si risolveranno magicamente tutti i problemi europei della Juve, ma perché il problema è numerico principalmente perché quando i singoli che hai a disposizione non riescono ad incidere individualmente l’unico modo che hai per vincere è attaccare con più uomini.

E perché il 3-5-2 in realtà è la fotografia della fase offensiva di un assetto tattico, ma se dovessimo utilizzare gli stessi parametri ad esempio con il 4-2-3-1 o con il 4-3-3 finiremmo per parlare di 2-4-3-1 o di 2-5-3 sottolineando con questo la partecipazione attiva degli esterni alla fase offensiva in posizione avanzata.

Questo è il momento di cambiare: già contro il Palermo. La rosa ha tutte le prerogative per farlo. Da qui in avanti possiamo iniziare a giudicare Allegri, che si presentò cosciente del fatto che il suo operato sarà giudicato in base ai risultati europei. E che su quelli verrà valutato.

 

La #Juve è la squadra che finalizza di più le proprie azioni in #Champions – #finoallafine

E’ proprio il caso di dire, come fanno i tifosi durante ogni partita: fino alla fine (…dell’azione!).

Juventus v Copenhagen

La Juventus risulta essere infatti la squadra che finalizza di più le proprie azioni in Champion’s. Sono 22 i tiri in porta a partita dei bianconeri, 8 quelli in porta. Una percentuale del 36,4% che tuttavia la pone esattamente a metà del guado in quanto a pericolosità.

C’è un dato in particolare che emerge nello sviluppo del gioco offensivo dei bianconeri.

La Juventus è risultata essere anche la seconda squadra per sfruttamento dell’ampiezza (30 cross a partita, solo il Porto con 33 ha fatto meglio). Curiosamente risulta essere l’unica che gioca con il 3-5-2, in una Europa che privilegiando il 4-2-3-1 sembra non sfruttare le fasce come in passato.

Per loro caratteristica infatti gli esterni del 4-2-3-1 sono meno propensi a lasciare le sovrapposizioni agli esterni e tendono a giocare per linee centrali sfruttando quindi combinazioni nello stretto anzichè allargamenti alla ricerca del traversone dal fondo.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 776 follower