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Premessa: considero assurdo ogni volta fare polemica sugli stranieri in serie A così come sui presunti “non italiani” nella nazionale. Lo considero un tema di una miopia calcistica imbarazzante, ed imbarazzante anche dal punto di vista civile. Allo stesso tempo non capisco l’ostracismo nei confronti degli italiani che vanno a giocare all’estero. Un nome su tutti: Domenico Criscito, anche quest’anno 7.39 di rating di rendimento (whoscored.com) e esperienza da vendere in Champions (ora ancora in corsa in Europa League.

conte

Detto questo: così parlò colui che preferisce convocare Eder (che anche tatticamente io non capisco cosa ci vada a fare nel suo 3-5-2 di base) al posto di Destro.

Nazionale, l’allarme del ct Conte
«In Italia ci sono troppi stranieri»

Alla luce delle sue scelte viene da chiedersi: ma Conte credeva davvero in quel che stava dicendo o la sua era una giustificazione preventiva per fare da paravento alle scelte? 

Queste le convocazioni del CT per l’amichevole di mercoledì sera contro l’Inghilterra e la gara valida per le qualificazioni agli europei di sabato contro la Bulgaria.

Portieri: Buffon (Juventus), Perin (Genoa), Sirigu (Paris Saint Germain)

Difensori: Barzagli (Juventus), Bonucci (Juventus), Chiellini (Juventus), Moretti (Torino), Ranocchia (Inter)

Centrocampisti: Antonelli (Milan), Bertolacci (Genoa), Candreva (Lazio), Cerci (Milan), Darmian (Torino), Florenzi (Roma), Marchisio (Juventus), Parolo (Lazio), Pasqual (Fiorentina), Soriano (Sampdoria), Valdifiori (Empoli), Verratti (Paris Saint Germain)

Attaccanti: Eder (Sampdoria), Gabbiadini (Napoli), Immobile (Borussia Dortmund), Pellé (Southampton), Vazquez (Palermo), Zaza (Sassuolo).

Con la vittoria della Juventus sul Borussia Dortmund lo scenario più probabile per il calcio italiano negli ottavi è quello di portare almeno 3 squadre qualificate. Oltre ai bianconeri il Napoli sembra essere vicinissimo alla qualificazione, mentre una tra Fiorentina e Roma andrà a rimpinguare la truppa. Allo stesso momento la vittoria sul Borussia Dortmund permette alla Juventus di salire al diciassettesimo posto nel ranking europeo a squadre (che tiene conto dei risultati degli ultimi 5 anni, quindi anche delle fallimentari stagioni 2011 e 2012) guadagnando ben tre posizioni: scavalcati in un colpo Tottenham, Basilea e Shaktar.

Ecco la top 20 europea.

10/11 11/12 12/13 13/14 14/15
1 Real Madrid Esp 33.6428 36.1714 29.5428 39.6000 27.1856 166.142
2 Barcelona Esp 36.6428 34.1714 27.5428 28.6000 27.1856 154.142
3 Bayern Ger 24.1332 33.0500 36.5856 29.9428 25.9142 149.625
4 Chelsea Eng 26.6714 33.0500 30.2856 28.3570 23.7142 142.078
5 Atlético Esp 9.6428 34.1714 13.5428 37.6000 24.1856 119.142
6 Benfica Por 25.7600 23.3666 28.3500 30.9832 9.7500 118.209
7 Schalke 04 Ger 30.1332 20.0500 22.5856 18.9428 19.9142 111.625
8 Arsenal Eng 22.6714 22.0500 21.2856 21.3570 22.7142 110.078
9 FC Porto Por 31.7600 12.3666 22.3500 17.9832 24.7500 109.209
10 Man. United Eng 36.6714 16.0500 21.2856 26.3570 2.7142 103.078
11 PSG Fra 14.1500 9.1000 27.3500 26.7000 23.1500 100.450
12 Dortmund Ger 10.1332 10.0500 33.5856 24.9428 20.9142 99.625
13 Valencia Esp 21.6428 25.1714 22.5428 26.6000 3.1856 99.142
14 Zenit Rus 18.1832 19.9500 14.9500 18.0832 16.8332 87.999
15 Leverkusen Ger 16.1332 19.0500 12.5856 18.9428 20.9142 87.625
16 Man. City Eng 16.6714 20.0500 10.2856 22.3570 17.7142 87.078
17 JUVENTUS Ita 8.3142 2.2714 25.8832 25.8332 24.0000 86.302
18 Shakhtar Ukr 26.0166 9.5500 18.9000 12.5666 18.5666 85.599
19 FC Basel Sui 10.1800 20.2000 17.6750 20.4400 16.3800 84.875
20 Tottenham Eng 24.6714 10.0500 19.2856 18.3570 11.7142 84.078

Martedì sera l’Atletico ha eliminato il Bayer Leverkusen e così la Spagna porta tre squadre negli ottavi di Champions, dove potrebbe esserci un derby: il clasico Real-Barça, la supersfida di Madrid tra Atletico e Real o la rivincita dello scorso anno tra blaugrana e colchoneros. Intanto in attesa di Villareal – Siviglia la Spagna si appresta anche quest’anno a stabilire il miglior punteggio nazionale nelle coppe consolidando il primo posto.

Saranno quindi 4 le spagnole ai quarti delle due competizioni europee (3+1), mentre le italiane, se Inter e Torino non rimonteranno lo svantaggio dell’andata (serve un 2-0 ai nerazzurri per passare ed al Toro per sperare almeno nei supplementari) si potrebbero ridurre a tre. La qualificazione dell’Inter sarebbe decisiva soprattutto per ottenere il secondo posto stagionale nel ranking.

Al momento si è ridotta a 2 squadre la presenza tedesca (Bayern più il Wolfsburg in campo contro i nerazzurri) mentre come preventivato il solo Everton difende i colori inglesi, con un 2-1 che non regala troppe sicurezze contro la Dinamo Kiev in una trasferta difficilissima.

Questa la situazione dei primo quattro paesi europei al momento (in grassetto lo score complessivo, nella colonna immediatamente a sinistra quello stagionale, in quella a destra le squadre in gara in attesa del ritorno degli ottavi di Europa league). L’Italia come si vede grazie alla Juventus raggiunge un ottimo score di 15 punti stagionali consolidando il vantaggio (sempre stagionale) sulla Germania.

1 Spain 18.214 20.857 17.714 23.000 15.928 95.713 5/ 7
2 England 18.357 15.250 16.428 16.785 13.571 80.391 1/ 7
3 Germany 15.666 15.250 17.928 14.714 14.571 78.129 2/ 7
4 Italy 11.571 11.357 14.416 14.166 15.000 66.510 6/ 6

Grande notte di calcio europeo per le italiane, che stabiliscono un record di partecipazione agli ottavi di Europa League con le qualificazioni (ed altrettante vittorie) di Torino, Napoli, Fiorentina, Inter e Roma.

Mai così tante squadre di uno stesso paese sono arrivate nelle 16 migliori della seconda competizione europea.

Le 5 vittorie su 5 gare valgono un bottino di punti cospicuo che con un totale di 13.833 proiettano l’Italia al SECONDO posto stagionale nel ranking Uefa. Dietro solo alla Spagna prima con 14.642 e davanti sia alla Germania con 13.571 che all’Inghilterra con 12.857.

Oltretutto, se la Juve passasse l’Italia sarebbe l’unica nazione a non aver ancora avuto nessuna squadra eliminata in Europa.

Plauso soprattutto al Torino, che ha giocato una delle più belle partite di una squadra italiana in Europa nell’ultimo decennio e si è imposto 3-2 a Bilbao dove nessuna squadra italiana aveva mai battuto l’Athletic nella lunga storia delle coppe europee.

toro

L’Athletic è anche l’unica squadra spagnola eliminata, nella notte che vede il crollo di Liverpool e Tottenham (annata nera per le inglesi) e una serie di trionfi a Est delle squadre ucraine e russe che fanno l’en plein.

Ma quel che più conta è il ritrovato spirito vincente delle nostre anche nella seconda competizione europea, oltre ad un grande obiettivo che non è più impossibile: sfidare le squadre inglesi per il terzo posto nel ranking UEFA.

In un paio d’anni l’aggancio è possibile. Ecco come!

Nelle prossime due stagioni le inglesi cederanno i punti guadagnati nelle annate 2010/2011 e 2011/2012. La differenza punti tra noi e loro nell’ultimo triennio è stata di soli 3,655 punti (a loro favore, naturalmente).

Nel 2012/2013 le inglesi hanno fatto 2,012 punti più di noi mentre lo scorso anno ne hanno fatti 2,619 in più.

Al momento invece siamo noi a primeggiare con uno score di 0,976 punti migliore del loro.

Ora da qui a fine stagione le nostre squadre (a partire dalla Juve nella gara di ritorno degli ottavi di Champions con il Borussia) dovranno provare a ottenere più punti possibile in modo da assottigliare ulteriormente il divario.

Come detto, dandosi come obiettivo il sorpasso nel 2017, si parte da 3,655 punti di differenza. Ma le inglesi quest’anno proseguiranno la corsa con il solo Everton in Europa League, mentre in Champions il rischio di perdere sia Arsenal che Manchester City è altissimo, mentre il Chelsea parte con i favori dell’1-1 in trasferta nella sfida con il Psg.

Ecco quindi che l’Italia (con almeno 5 squadre ancora in corsa, più la Juve, attesa dalla trasferta di Dortmund), potrebbe recuperare almeno altri due punti da qui alla fine della competizione e ritrovarsi in proiezione 2017 ad una incollatura dall’Inghilterra.

Il nostro calcio raramente riesce a darsi obiettivi comuni, ma questo è decisamente alto e prestigioso. E’ tempo di mettere al bando i campanilismi per ritornare grandi occupando – di conseguenza anche economicamente – un posto sul podio europeo che fino a 15 anni fa ci vedeva primeggiare.

KUWAIT-ITALIA 2-4 (2-1 p.t.)


KUWAITHani, Ahmad, Abdulrahman Alw., Shaker, Mohammad M., Mohammad Alh., Khaled, Abdulrahman Alt., Meshari, Mohammad A., Bader, Saleh. Ct. Fonseca Cilleros
ITALIAMammarella, Calderolli, Leggiero, Honorio, Giasson, Ercolessi, Romano, De Luca, Cavinato, Canal, Murilo, De Oliveira, Molitierno, Putano. Ct. Menichelli
MARCATORI: 15’28” p.t. De Luca (I) su rig., 15’40” Abdulrahman Alt. (K), 16’15” Ahmad Alfarsi (K); 11’17” s.t. e 17’37” De Luca (I), 20’00” Canal
AMMONITI: Giasson (I), Abdulrahman Alt. (K), Ercolessi (I), Ahmad Alfarsi (K), Leggiero (I)
ESPULSI: Ahmad (K) al 15’28” del p.t. per aver fermato con la mano un tiro diretto in porta
ARBITRI: Sohrabi Ali (Iran), Mohammad Chami (Libano), Jorge Hernandez (Slovenia) CRONO: Jorge Gomez Moncada (Colombia)

L’Italia soffre più del previsto, ma ottiene una vittoria comunque importante nel suo esordio alla Futsal Continental Cup. Al palazzetto dello sport Qadsia, di fronte al Kuwait padrone di casa, i campioni d’Europa vanno all’intervallo sotto di un gol, ma riescono a imporsi 4-2 e ad agganciare in vetta al Gruppo A l’Argentina, che in mattinata aveva superato con un perentorio 6-1 l’Egitto. A trascinare gli Azzurri di Roberto Menichelli ci pensa Massimo De Luca, autore di un’entusiasmante tripletta; il poker porta la firma di Mauro Canal (nella foto qui sotto), a segno sulla sirena. Domani (ore 11.30 italiane) la seconda sfida, contro gli egiziani, affrontati negli ottavi di finale dell’ultimo Mondiale in Thailandia.

Canal


Menichelli parte con Mammarella, Calderolli, Leggiero, Honorio, Giasson in quintetto, Fonseca – tecnico spagnolo del Kuwait – risponde
 con Ahmad, Abdulrahman Alw., Shaker e Mohammad M. davanti al portiere Hani. La manovra dell’Italia non è avvolgente come al solito ma libera al tiro prima Leggiero e poi Giasson, senza che tuttavia il gol arrivi. L’estremo difensore della nazionale di casa sventa il tiro di Canal, ma è bravo anche Mammarella dalla parte opposta sulla conclusione di Ahmad Alfarsi, probabilmente deviata da un azzurro.

Il Kuwait quando attacca mette però in apprensione i campioni d’Europa, specie sulle palle inattive:
 Abdulrahman Alt. è tutto solo in area e calcia a botta sicura al 12’, ma il numero 1 dell’Italia ci mette ancora una volta una pezza. Al 15’28’’ la squadra di Menichelli passa: Murilo prova il sinistro da fuori area e Hamad Hayat devia con la mano, per l’arbitro è rigore ed espulsione del capitano del Kuwait. Dal dischetto, la trasformazione di De Luca (nella foto qui sotto) è perfetta e vale il vantaggio degli Azzurri.

De Luca 2


Sembra l’episodio in grado di accendere i campioni d’Europa, che subiscono invece il micidiale uno-due del Kuwait. Dopo un altro miracolo, Mammarella deve inchinarsi al destro all’angolino di 
Abdulrahman Alt. e dopo pochi secondi al sinistro sotto la traversa di Ahmad Alfarsi. Ercolessi e De Luca hanno la chance del pareggio, ma si va al riposo con i padroni di casa avanti 2-1.

Nella ripresa è tutta un’altra musica, l’Italia mette subito alle corde gli avversari che finiscono a terra con un po’ troppo facilità indispettendo gli Azzurri. Che comunque fanno il loro gioco. Calderolli e Murilo hanno due ottime chance in avvio, ma trovano sulla loro strada un Hani che sembra in serata di grazia. Il portiere di casa sventa anche le conclusioni di Canal e Murilo, ma al minuto 11’17’’ deve inchinarsi.


Honorio regala un assist al bacio a
De Luca che deve solo spingere il pallone in rete, festeggiando la doppietta personale. Ma le emozioni per il ragazzo di Napoli non sono ancora finita, perché tocca ancora a lui – dopo altre due parate fenomenali di Hani – mettere dentro su un altro assist perfetto, questa volta di Murilo.

Fonseca tenta il tutto per tutto, giocandosi la carta del portiere di movimento, ma Mammarella si esalta due volte su Meshari Alzebaibi. Sulla sirena, arriva il 4-2 di
Canal, a segno con una puntata chirurgica. L’Italia parte con una vittoria, ma anche con la consapevolezza che il livello del suo gioco dovrà essere sempre quello della ripresa e non del primo tempo.

Queste le dichiarazioni del c.t. azzurro, Roberto Menichelli:
“Primo tempo sotto tono, ripresa ben giocata ad alta intensità e con ritmo. La gara si era messa male, i giocatori hanno dovuto lavorare sodo per rimettere in piedi il risultato. E’ la dimostrazione che in campo internazionali le partite non sono semplici, tutte, e se prendono una piega negativa dall’inizio si fatica a raddrizzarle”.

Le gare della Futsal Continental Cup saranno trasmesse in diretta streaming sul portale ufficiale del torneo 

ACLeaders

Nelle prime sette giornate di Premier League Graziano Pellè figura nella top ten dei giocatori con il contributo offensivo più importante alla propria squadra. Prendendo come riferimento l'”attacking contribution”, indice che prende in considerazione quante volte un giocatore è autore di uno dei 4 gesti tecnici che precedono un tiro della propria squadra, scopriamo che l’attaccante, atteso questa sera dall’esordio in maglia azzurra, è nono nella classifica stagionale della Premier league.

qui potete trovare l’approfondimento

«Per ora ho deciso di lasciare la Nazionale, ma se il nuovo ct chiedesse la mia disponibilità tornerei volentieri». Così ieri Andrea Pirlo ha riaperto la sua storia in azzurro dopo l’invito di Demetrio Albertini: «Chiederemo a Pirlo di essere il traghettatore – dice il presidente del Club Italia -. Se vorrà, tornerà a giocare in Nazionale».

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Nella partita purtroppo persa con l’Uruguay il centrocampista di Flero è diventato il quinto giocatore di sempre per presenze in nazionale maggiore. Primo assoluto, irraggiungibile, se si considerano anche le presenze nelle nazionali giovanili. E da domani anche uno dei 150 giocatori a livello mondiale più presenti con le proprie nazionali. Nella partita in cui torna al centro dell’Italia, Andrea Pirlo mette nel mirino le 112 presenze di un totem come Dino Zoff (quarto), e punta a trascinare la squadra verso una qualificazione che solo una settimana fa sembrava assai meno problematica.

I suoi numeri sono davvero impressionanti: sono 189 le presenze totali con la maglia azzurra, considerando anche quelle con le giovanili (77) tra cui spiccano le 46 con l’Under 21 di cui è stato trascinatore per un quadriennio intero, dal 1998 al 2002 (segnando 16 reti). Difficilmente Pirlo farà 200, avendo annunciato l’addio a fine mondiale, ma si sa che l’appetito vien mangiando e tra due anni (ne avrà 37) all’Europeo potrebbe ancora tornare utile.

Nel palmares non solo un mondiale vinto, ma anche un titolo europeo under 21 (in Slovacchia nel 2000), un argento a Euro 2012 in Polonia e Ucraina e due bronzi, quello alle Olimpiadi di Atene nel 2004 e quello alla Confederations Cup dello scorso anno. Il suo esordio risale al 7 settembre 2002, in occasione di un Azerbaijan-Italia vinto dagli azzurri per 2-0 nelle prime battute delle qualificazioni europee che ci avrebbero portato a Euro 2004 (quello del biscottone confezionato da Danimarca e Svezia per escludere i nostri con un preventivato 2-2). In questi 12 anni è stato anche sette volte capitano, l’ultima contro l’Inghilterra all’esordio, prima di cedere la fascia a Buffon, recordmen assoluto di presenze azzurre in nazionale maggiore davanti a Cannavaro, Maldini e Zoff. Quattro grandi calciatori che con Pirlo sono anche gli unici cinque ad aver collezionato più di 100 presenze.

E la centododicesima presenza azzurra gli ha permesso di entrare nella storia del calcio mondiale, figurando tra i 150 giocatori al mondo che hanno totalizzato più presenze con la loro selezione nazionale. Una classifica guidata da autentici carneadi come l’egiziano Ahmed Hassan (184) e il messicano Claudio Suarez (177), mentre Iker Casillas con 156 presenze è all’undicesimo posto: primo europeo e primo campione del mondo della graduatoria.

Pirlo e Zoff hanno aspetti in comune: entrambi leader silenziosi di nazionali egualmente vincenti, nel 1982 il portiere friulano, nel 2006 il centrocampista di Flero, entrambi dati per «finiti» prima di riscattarsi. Zoff divenne campione del mondo a 40 anni dopo che nel 1978 in molti pensavano giusto un suo avvicendamento con qualche collega più giovane, Pirlo non è stato mai apertamente criticato, ma il suo addio al Milan nel 2011 era legato anche a qualche affrettato giudizio sulla sua tenuta atletica nel lungo periodo: veniva in quel 2010-2011 da un mondiale che lo vide triste protagonista (unico capace a dare la scossa) dell’epilogo perdente contro la Slovacchia e da una stagione con qualche inedito acciacco di troppo e qualche esclusione. Recentemente Allegri ha rifiutato la paternità di quella scelta rivendicando invece la volontà di spostarlo sul centrosinistra di centrocampo: scelta che in azzurro non ha mai convinto fino in fondo e che ora Prandelli ha (finalmente) corretto.

Da Tunisi al Maracanà, sono tredici in totale le reti di Andrea Pirlo in nazionale maggiore. A queste si potrebbero aggiungere i due rigori, tirati contro la Francia ai mondiali del 2006 e contro l’Inghilterra (quello del cucchiaio) a Euro 2012, che tuttavia per convenzione non rientrano nel conto finale. In generale le marcature «azzurre» di Pirlo annoverano anche le 2 con l’under 16, le 7 con l’under 18 e le 16 segnate con l’under 21 (maglia con la quale il solo Gilardino, con 19 gol in 30 presenze, ha fatto meglio di lui) che comprendono anche quella con l’Olimpica, segnata a Sydney contro l’Australia nella prima partita del torneo a cinque cerchi da un Pirlo allora interista.

Per la prima firma d’autore con la nazionale maggiore si è dovuto attendere un biennio dall’esordio del 2002. Il 30 maggio 2004 a Tunisi l’Italia di Giovanni Trapattoni, pronta per disputare l’Europeo svizzero-austriaco, vinse 4-0 contro la nazionale africana. Pirlo, entrato nella ripresa per Cristiano Zanetti, metterà il sigillo all’85’ su calcio di punizione. Addirittura esagerato il 26 marzo 2005 quando la nazionale (affidata a Marcello Lippi) si imporrà sulla Scozia per 2-0 e lui farà una doppietta, sempre su punizione. I calci piazzati sono la specialità della casa, non è un mistero: 8 punizioni, 3 rigori a partita in corso e 2 rigori nelle serie finali. Solo due le reti su azione: quella contro l’Irlanda in amichevole a Dublino il 17 agosto 2005 (una sassata in rete raccogliendo la corta ribattuta del portiere) e quella più pesante contro il Ghana nella partita d’esordio del trionfale mondiale tedesco del 2006. Non poteva essere che il direttore d’orchestra a dare il «la» alla cavalcata azzurra che porterà a Berlino, nella sera in cui ancora lui prenderà la responsabilità di calciare il primo rigore della serie conclusa poi da Grosso.

Quello al mondiale tedesco è stato anche l’ultimo gol su azione di Pirlo: tutte su calcio piazzato le altre otto marcature azzurre. Stilisticamente non perfetto, ma certamente ricco di pathos è stato in particolare il «cucchiaio» che ha beffato Joe Hart, portiere della nazionale inglese, durante gli europei del 2012 quando l’Italia vinse ai quarti di finale. In quell’occasione Pirlo si presentò dal dischetto come terzo tiratore, dopo il gol di Balotelli e l’errore di Montolivo. Il suo tocco fu morbido ma tale da disegnare una parabola accentuata come il più celebre cucchiaio di Totti agli europei del 2000 contro l’Olanda in semifinale. Ma fu una dimostrazione di forza che diede il via ad una vittoria dagli undici metri in cui decisivi furono gli errori di Young (traversa) e Cole (parato).

Leggendario, infine, il calcio di punizione segnato proprio l’anno scorso al Maracanà contro il Messico alla Confederations cup in cui l’Italia arrivò terza. Un gol che strappò applausi a scena aperta da parte del pubblico di Rio de Janeiro e che gli fece ammettere a fine partita: «Sognavo un gol su punizione al Maracanà».

Ora gli italiani si aspettano nuove prodezze, sperando di potersi affidare ancora a lui, che da anni trasforma in perle preziose i palloni che gli vengono affidati, e per cui valgono sempre le parole del suo antico maestro della Voluntas, Roberto Clerici: «se a te dalla panchina viene in mente che potrebbe fare una cosa, sta’ certo che lui l’ha già pensato»

Premessa: la “vergogna” secondo me non fa parte dello sport se non è legata a qualcosa di scorretto o illegale. In altre parole: il doping è vergognoso, il morso di Suarez è vergognoso, gli sputi agli avversari sono vergognosi. La sconfitta invece è solo l’altro lato della medaglia della vittoria.

Parto sempre dal presupposto che un calciatore (fino a che non vi è una dimostrata prova contraria) vada in campo per vincere e dare tutto. Purtroppo alcuni calciatori come alcuni uomini sono caratterialmente deboli, ma non penso che in cuor loro vogliano perdere la partita o dare preventivamente meno di quel che hanno da spendere (se non in casi eccezionali in cui il risultato è formalmente ininfluente, tipo nelle amichevoli).

Allo stesso modo non penso che uno sportivo debba scusarsi se perde. Fa parte della sua attività, che ha solo una certezza: il risultato finale e la sua incontestabilità sostanziale. Penso invece che sia giusto fornire spiegazioni, letture chiare e trasparenti, proprio per aiutare il pubblico a capire meglio.

Trovo più vergognoso un giornalista che vuole spiegare la sconfitta con la Costarica senza capire ed ammettere i meriti tecnico tattici dell’avversario, di un giocatore che perde con la Costarica.

Detto questo l’Italia per la seconda volta consecutiva ai Mondiali è uscita al primo turno. Chi ha sbagliato, e perché?

Non credo che Prandelli fosse infallibile quando arrivò alla finale di Euro 2012. Non credo sia un incompetente ora. In generale, oltretutto, le nazionali giocano competizioni (gli Europei come i Mondiali) che sono molto legate all’estemporaneità di una partita. In altre parole, se casuale fu il nostro approdo in finale agli Europei casuale va considerata – in parallelo – anche l’eliminazione dai Mondiali. Su certi giudizi bisogna avere equilibrio e coerenza.

Nel corso dei 4 anni alla guida della nazionale l’Italia ha perso 2 partite il primo anno, 4 il secondo, 3 il terzo, 4 quest’anno. Quando si dice che siamo usciti perchè in fondo “questi siamo” ci si riferisce anche a questo. Ne ha pareggiate 3, 4, 7 e 6. Insomma, valutare la forza di questa squadra nell’arco più ampio delle partite disputate e dire se nel 2012 eravamo più forti di adesso è questione di opinioni e sfumature. Di partite andate bene (stavolta abbiamo battuto l’Inghilterra, due anni fa solo ai rigori) e partite andate male. Come quella di ieri.

A Prandelli imputo in generale (non da oggi) una scarsa capacità di lettura della partita: ha subito una sconfitta sul piano tattico dalla Costarica e questo gli è costato il mondiale. Ha battuto l’Inghilterra e perso con l’Uruguay, risultati che ci stanno, ma è fuori per quella sconfitta coi centroamericani.

Sul piano del gioco espresso l’Italia ha tirato in porta 4 volte con l’Inghilterra, 4 con il Costarica, 1 con l’Uruguay. La squadra che nell’ultimo anno in serie A ha concluso meno è stata il Cagliari con 3,4 preceduta da Chievo e Genoa con 3,5 tiri a partita. Questi sono i termini di paragone. Ai mondiali hanno fatto peggio di noi soltanto Australia (2,7) Iran (2) e Camerun (1,3).

Di contro abbiamo fatto il 57,6% di possesso palla (settimi) e l’89,2% di passaggi riusciti (secondi dietro l’Argentina). L’equivoco tecnico-tattico nel quale ci siamo cacciati, facendo un calcio non nostro al quale non siamo adeguati, è abbastanza palese.

Quando succede questo i problemi sono profondi.

La tattica. Purtroppo Prandelli si è incartato. Non è questione di moduli ma di interpreti. Quando battemmo la Germania in semifinale nel 2006 la partita finì con Pirlo, Del Piero, Totti, Iaquinta e Gilardino in campo in contemporanea in un 4-2-3-1 con il solo Gattuso incontrista.

Quest’anno in primo luogo abbiamo avuto paura non dico a giocare con due punte ma con una e mezza. Ed anche ai giocatori maggiormente deputati ad attaccare abbiamo chiesto ruoli defilati (penso a Candreva e Marchisio nel 4-1-4-1) senza avere una prima punta in grado di giocare di sponda permettendo gli inserimenti dalla mediana. La scelta Immobile-Balotelli era giusta, sbagliato era il fatto di averla osteggiata il giorno prima e di averla estemporaneamente presentata nell’ultima partita, salvo poi togliere sia l’uno che l’altro dopo un tempo sbagliando quindi ripetutamente.

In secondo luogo: io credo che le squadre debbano avere una solida impostazione iniziale di base, ma è ovvio che debbano sapere giocare e adattarsi alle situazioni. Nell’arco delle partite di un mondiale ti può capitare di tutto: essere avanti, essere sotto, essere in inferiorità o superiorità numerica. Questa Italia quando ha dovuto cambiare in corsa (Costarica) è addirittura peggiorata, quando ha cambiato dall’inizio (Uruguay) si è inceppata. Un problema anche di interpreti.

Caso Balotelli. Sinceramente da Buffon non mi aspettavo quella autoassoluzione con difesa del clan e colpe scaricate sugli altri, Mario in primis. Usarlo come parafulmine per spostare le attenzioni su di lui è stato scorretto, ai limiti del vile. Anche perché Buffon non ci ha spiegato cosa sia successo veramente tra i vecchi e i giovani. Farlo avrebbe permesso chiarezza, ma forse avrebbe offerto chiavi interpretative che avrebbero esposto anche il suo clan a qualche critica.

Oggi Balotelli è un giocatore incompiuto. Che fa qualche gol, sporadicamente ha giocate di classe. Di lui sappiamo che si è imposto molto giovane ma che negli ultimi 4 anni non è migliorato di una virgola, anzi, probabilmente si è involuto. Il calcio è fatto anche di questo: miglioramento costante e mantenimento di uno standard alto. Tatticamente non si capisce ancora cosa sia, caratterialmente non regge le pressioni, umanamente fa tenerezza (annunciare il matrimonio nel momento della concentrazione massima pre mondiale è, semplicemente, dimostrazione di uno che non ci sta con la testa).

Roberto Mancini non è tra i miei allenatori preferiti, ma probabilmente è lui l’unico che è stato capace fin qui a far rendere Mario al massimo. Gli faceva fare la quarta-quinta punta del Manchester City, con impiego saltuario, raramente superiore ai 70′ a partita. Ottenne da lui una media gol rispetto al minutaggio molto alta (nel 2012 il City vinse il titolo con Mario forte di una media da un gol ogni 87′ giocati circa). Personalmente pensavo che Balotelli fosse l’uomo da torneo breve, tipo Europeo o Mondiali, invece pare essere un giocatore che ha bisogno di ombra per poter emergere con acuti. In fondo anche agli Europei, senza quel doppio sprazzo contro la Germania, avrebbe concluso un torneo assai anonimo. Questo è Balotelli, piaccia o non piaccia, per lui come per tutti parlano i fatti. Non è un bidone, ma nemmeno un fuoriclasse. Per me nemmeno un incompiuto alla Cassano, perché Cassano – il più grande talento sprecato del nostro calcio – aveva (passato non casuale) altre doti ed eleganza. Balotelli è semplicemente uno destinato, di questo passo, ad essere ininfluente.

I giovani. Non ho mai capito la retorica dei giovani applicata al calcio, tanto più alle nazionali. In campo ci vai se sei più forte degli altri, non se sei più giovane. Sempre. Soprattutto in una nazionale che è una selezione. I mondiali li vinci con l’esperienza: la generazione del 2006 per diventare campione ha dovuto passare dalla Corea del 2002 e da un Europeo perso al Golden goal.

La parola “progetto” legata ad una nazionale è una idiozia. Già la trovo stupida quando riferita ad un club: gratta gratta il progetto è sempre quello di vincere qualcosa, ma il vincitore è uno, che facciamo se il secondo arrivato offre performance altissime vicino al 90-95% ma non sufficienti a primeggiare? Buttiamo tutto? Da noi stupidamente si impone il perfezionismo della vittoria (salvo poi strizzare l’occhio alla fortuna, quando capita) e non si valutano le performance. Si butta anche il buono quando si raggiungono livelli elevati, rischiando di ricadere (ricordate gli europei 2008 e l’epilogo ai mondiali 2010?) si cercano responsabili finendo per svalutare i contributi positivi sull’altare di una totale mancanza di cultura sportiva.

In una nazionale ci devono andare i migliori. Scegliere, soprattutto quando non si hanno giocatori che primeggiano a livello europeo, è assolutamente difficile. Ma serve il coraggio di guardare sempre all’oggi. Perché la nazionale dovrebbe oggi rinunciare a Buffon se non ha un Buffon migliore? Perché rinunciare a Pirlo (dico per dire, io fossi in lui ripenserei al ritiro e fossi il prossimo ct lo chiamerei per primo) se non ha uno meglio e Verratti può coesistere con lui (e ci mancherebbe: coesistono gli scarsi, figuratevi quelli forti).

Le convocazioni. Nei giorni delle grandi scelte avevo questa impressione: ognuno di noi avrebbe chiamato giocatori diversi semplicemente perché non avendo fuoriclasse affermati e indiscutibili dietro a loro una pletora di buoni giocatori poteva avere titolo per giocarsela con gli altri.

Io personalmente non avrei rinunciato a Florenzi e nemmeno a Destro (non avevamo un attaccante che teneva palla in su), ma nemmeno all’ultimo Giaccherini del Sunderland. Ma non ho la supponenza di credere che con loro certamente questa nazionale sarebbe stata diametralmente un’altra cosa. Non avrei rinunciato nemmeno all’esperienza di Toni e Totti, sempre in ossequio al tema della nazionale dei “migliori”. Ma anche qui alle certezze si sommano pure gli interrogativi, che ci sono quasi sempre a meno che tu non stia parlando di gente come Messi o Cristiano Ronaldo o uno dei primi 10 giocatori al mondo. E non è il nostro caso.

Il futuro. Ho sentito dare colpe a chiunque oltre ai giocatori ed al tecnico: ai vertici federali, ai settori giovanili, alla programmazione. Spero che il calcio di club, i tornei birra Moretti e il campionato 2014-2015, arrivino alla svelta perché sono un po’ stufo di sentire cazzate. Il calcio è il calcio, non è il principio e la fine di tutti i mali. Non è la chiave di lettura di una società, anche se si può offrire a diverse metafore. A calcio vinci e perdi se hai una squadra forte. I nostri settori giovanili sono culturalmente sottosviluppati da sempre, anche quando eravamo quelli che al mondo spendevano di più per portare i campioni in Serie A. I nostri vertici federali erano messi anche peggio quando siamo diventati campioni nel 2006 in piena Calciopoli, anche se poi abbiamo trovato – specialità nostra – il capro espiatorio.

Abete si è dimesso. Il successore? Che sia Albertini o Tavecchio poco conta. Pescheranno comunque dagli entourage, all’interno, sentendo gli amici e gli amici degli amici. Non leggeranno curriculum, non faranno certo recruiting tra gente seria e preparata capace di dare una svolta (organizzativa, culturale, sportiva) al calcio italiano. Questo siamo: auguriamoci solo che gli amici degli amici abbiano amici almeno presentabili. Non sempre ci va bene. E soprattutto che la generazione ’90-’95 che nel 2018 sarà protagonista assoluta del mondiale di Russia faccia emergere giocatori in grado di ben figurare.

Più italiani in serie A? Io spero di vedere più calciatori italiani all’estero. Il problema dell’Inghilterra ad esempio è proprio questo. Da quando hanno inventato la Premier League (1992) sono diventati il più grande mercato mondiale di importazione di calciatori di alto livello, ma non sono mai diventati esportatori. Infatti si ritrovano con una Championship di alto profilo, che mescola molti inglesi interessanti e tantissimi ottimi stranieri, ma non sfornano una nazionale decente da Italia ’90. In 24 anni hanno fatto due semifinali ed hanno bucato i mondiali ’94 e gli europei 2008. Sono sfigati ai rigori, ma anche quando vincevano tutto a livello europeo non hanno saputo far crescere una generazione all’altezza, proprio perché importano talenti ma i loro migliori giocatori rimangono dei buoni comprimari a casa loro, mentre le altre nazionali schierano sempre 3-4 emigranti che diventano fortissimi altrove (vedi la Francia, ad esempio). Sono un po’ i mammoni del calcio :)

Brasile 2014 sta confermando la globalizzazione del calcio come un dato di fatto. Sta dimostrando che le europee di seconda fascia valgono meno delle nazionali qualificate da qualsiasi altro continente. Per la prima volta in Sudafrica le europee agli ottavi (6) furono meno del 50%. Quest’anno il dato dovrebbe essere confermato.

Ma di fronte al calcio che cambia il vero cambiamento sta nel non considerarsi più il centro del mondo, nel non pensare di avere l’esclusiva del tatticismo, nel capire che si può andare in giro per il mondo ad imparare. Che si ha molto da imparare, anche dalla Costarica.

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