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Terra nostra?

Una cava una volta sfruttata, se non viene ripristinato l’ambiente, diventa una discarica. Questo in barba a una legge nazionale che regola le attività estrattive già dal 1927.

sempre suggestivo il lavoro di Report

Targhe alterne folk

Le targhe alterne a Brescia non hanno risolto il problema, per far abbassare il livello delle Pm10 nell’aria è servita la pioggia. L’unica nota positiva è che in qualcuno la situazione ha stimolato la creatività:

Ordinanze un tanto al metro

A Brescia sono scattate le targhe alterne. Ma ci sono ad esempio delle strade in cui si può andare in un senso e non nell’altro. E una serie di altre perle. Ne ho parlato oggi su Bresciaoggi.

«La mia targa finisce con 0. È pari o dispari?». La domanda è solo una delle tante che sono state poste agli operatori delle varie polizie locali dei comuni coinvolti. Ma anche a scorrere i testi delle ordinanze non è che la chiarezza regni sovrana.
IL CASO più curioso è quello che riguarda la statale 235. A Castelmella il divieto di circolazione – stando a quanto si legge nell’ordinanza – non si applica alle strade provinciali, a Roncadelle non si applica ai tratti autostradali ed alla tangenziale sud di Brescia. Da ciò si è portati a dedurre che sulla SP235 (Orceana), che è divisa a metà tra Roncadelle e Castelmella esattamente sulla riga centrale, sul lato di Castelmella si potrà circolare, su quello di Roncadelle no.
Curioso invece il dispositivo di Collebeato, dove si legge: «il Sindaco ordina la circolazione a targhe alterne sul territorio comunale di Brescia». Da cui si deduce che a Collebeato si può circolare tranquillamente. Sempre Collebeato non applica il divieto di circolazione in tutti i tratti di strada esclusi, ma sul territorio di Brescia. Sarà difficile per i vigili dare multe fuori territorio. L’impressione è che si tratti di un copincolla secco dall’ordinanza della Loggia, sarebbe curioso vedere il ricorso di un automobilista multato a Collebeato che impugnando l’ordinanza facesse notare che non vi erano di fatto territori di quel comune menzionati dal divieto. Così anche a Castelmella, dove «il Sinadco ordina la circolazione a targhe alterne» sul territorio comunale di Brescia». Peraltro nell’ordinanza si legge che «é prevista la facoltà di avvalersi di autocertificazioni». Quindi in caso in quel territorio uno si autocertifica e via, in tutti gli altri comuni no. Curioso anche il caso di Botticino, dove non si applica il blocco in alcune vie salvo consentire ai residenti (senza specificare se tutti o quelli che già possono circolare nelle vie indicate prima) di raggiungere per la via più breve le aree di parcheggio più vicine alle fermate dei mezzi di trasporto pubblico.
MA C’È ANCHE «il caso San Faustino»: 15 febbraio. In cui ognuno andrà un po’ per i fatti suoi. Le ordinanze di Brescia, Botticino, Collebeato e Castenedolo ne fanno menzione specifica. Gli altri comuni no. Tuttavia sul sito del comune di Brescia si legge che: «L’ordinanza ha valore, oltre che nel Comune di Brescia, nei comuni che hanno aderito e cioè: Borgosatollo, Botticino, Castenedolo, Cellatica, Collebeato, Rezzato, Roncadelle, S. Zeno, Gussago, Castelmella, Castegnato». Che farebbe pensare che gli altri comuni recepiscano la stessa ordinanza, anche se poi si scoprono – come visto – orientamenti diversi (e non sempre concordanti).
La soluzione migliore? Forse è quella di Cellatica, dove per salvare capra e cavoli si legge che: «eventuali deroghe alla presente ordinanza rilasciate dai Sindaci che hanno emanato la medesima ordinanza sono ritenute valide sul territorio comunale». Ma lo stesso comune si distingue in verità anche per precisione, specificando che «le prescrizioni della presente ordinanza si applicano anche sul tratto di strada provinciale S.P. 10 che insiste sul territorio del comune di Cellatica». Lapalissiano, visto che essendo in territorio comunale l’esclusione dovrebbe essere espressa, ma in una confusione tale forse meglio dirlo una volta di più.
Sul sito del Comune di San Zeno Naviglio invece non si trova nè l’ordinanza nè alcun riferimento al blocco del traffico. Si farà? boh!

Brescia in bicicletta? Impossibile (due video a confronto: propaganda e realtà)

Ecco il video realizzato dal Comune per la settimana della mobilità. E’ online dal 20 settembre 2010 e presenta una Brescia talmente bella che anche le polveri sottili hanno cliccato su “mi piace”.

Ecco invece un video amatoriale realizzato da “Marcoalessisocialtv”: un giovane bresciano prova ad affrontare una pista ciclabile in città.

Insomma, a vedere la realtà, e parafrasando il video di propaganda “da bambini imparare ad andare in bicletta vuol dire diventare grandi” … SE HAI CULO e non ti tirano sotto prima!

Ambiente a Brescia: migliorare chiudendo :(

Geniale!

L’Arpa, l’ Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ha deciso di chiudere le sedi territoriali di Leno, Chiari e Salò.

approfondisci su quibrescia.it

La motivazione? “Si fa così per migliorare il servizio”. Effettivamente ci sarebbe tanto da migliorare considerando i dati di Legambiente ma anche la tristemente nota classifica che mette la città al terzo posto tra le europee più inquinate. Recentemente a queste si sono aggiunti gli studi sulla qualità della vita de Il Sole 24 ore e Italiaoggi: che sostanzialmente dicono Bene, bravi, ricchi… ma che ambiente di merda!.

Valorizzare il territorio. Solo parole.

Se lo sviluppo della green economy resta un bel proposito non realizzato, anche il consolidamento del settore primario, quello maggiormente legato al territorio, nell’ultimo anno non fa intravedere nulla di buono: a Brescia come nel resto d’Italia.

In Italia le imprese attive nelle coltivazioni e nell’allevamento registrano in un anno una diminuzione del 2,1%, passando da 873.137 imprese a 855.089. “Tengono” pur registrando una lieve flessione le imprese di Sardegna (-0,4%), Puglia (-0,6%), Calabria e Trentino Alto Adige (-0,8%). E’ quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.

Dai dati della si evince anche che Brescia è la provincia che da sola conta più del 20% delle aziende attive 11.198, ma che al contempo registra il calo percentuale più ingente nell’ultimo anno: -2,1% (novembre 2009 – novembre 2010).

Ed anche i dati Istat (che pure hanno corretto al rialzo dello 0,3% le previsioni sul Pil) sulla produzione non fanno ben sperare.

Cali congiunturali invece per agricoltura (-1,2%) e per gli altri servizi (-0,2%). In termini tendenziali il valore aggiunto dei servizi è aumentato dello 0,7%, quello dell’industria del 4,3% mentre hanno registrato andamenti negativi l’agricoltura (-0,8%) e le costruzioni (-0,7%).

Il tuo albero di Natale ti ucciderà

Il dispendio energetico di un albero di plastica di origine asiatica è nettamente superiore a quello necessario per la produzione e la commercializzazione di un albero vero prodotto in loco di analoghe dimensioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che, in occasione del Natale, ha presentato il primo confronto sul piano scientifico tra gli abeti veri e quelli di plastica in vista del Natale dal quale si evidenzia che l’acquisto di alberi finti di plastica dalla Cina provocherà quest’anno l’emissione di gas ad effetto serra pari all’inquinamento provocato da sei milioni di chilometri percorsi in auto.

Gli alberi di Natale di plastica prodotti soprattutto in Cina sono ottenuti – sottolinea la Coldiretti – con materiali che comprendono anche varie leghe metalliche e plastiche tipo polivinilcloruro (PVC) e polietilene tereflalato (PET) che comporta un notevole dispendio di energia ed è fonte di inquinamento nel processo di produzione, durante il trasporto e per lo smaltimento. Secondo i calcoli della Coldiretti, per la produzione di un albero finto si emettono complessivamente 23 chilogrammi di anidride carbonica equivalente (CO2) ad effetto serra con pesanti effetti determinati dal trasporto di quasi novemila chilometri dalla Cina e dello smaltimento, tenuto conto che impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente.

L’albero naturale coltivato in vivaio invece consuma energia per fertilizzanti e lavorazioni meccaniche ma – continua la Coldiretti – durante il periodo di accrescimento in vivaio, di circa 5 o 6 anni, sequestra dall’aria anidride carbonica (CO2) ad effetto serra con un bilancio energetico finale favorevole di 47 grammi di anidride carbonica (CO2) tolta dall’atmosfera per pianta senza contare che un ettaro di alberelli produce ossigeno per 45 persone.

Complessivamente in Italia considerando che verranno acquistati 6 milioni di alberi veri l’effetto positivo per l’ambiente è la cattura di 282mila chili di anidride carbonica (CO2). L’acquisto stimato di circa mezzo milioni di alberi finti di plastica all’anno provoca invece – conclude la Coldiretti – la liberazione di 11,5 milioni di chili di anidride carbonica (CO2) pari all’inquinamento provocato da sei milioni di chilometri percorsi in auto.

Green economy? A Brescia per ora solo parole

La green economy a Brescia rimane sulla carta e nelle dichiarazioni altisonanti di quelli che benpensano. Lo dicono le elaborazioni della Camera di Commercio di Milano. Nell’ultimo anno è aumentato del 9,8% rispetto all’anno precedente il numero di imprese lombarde con certificazione ambientale ISO 14001. Gli aumenti maggiori si registrano a Mantova (+25,8%) e a Monza (+19,4%).

Brescia è in ritardo: nell’ultimo anno da 231 certificazioni a 246, ovvero un incremento misero, del 6,5%, inferiore sia al dato regionale che a quello nazionale (+15,5%). Peggio, in Lombardia, hanno fatto solo Como, Sondrio e Pavia. Un vero peccato. Una “occasione persa” (per ora) si potrebbe dire pensando alle necessità di rinnovamento, trasparenza, garanzie, che la crisi sta facendo emergere.

In totale sono 1.908 le imprese in Lombardia con certificazione ambientale, il 14,4% del totale italiano che ammonta a 13.222 attività certificate. La maggior parte (751, 39,4% del totale lombardo) si trova a Milano e provincia, a seguire Brescia (246, 12,9% – un dato questo che fa crescere ancora di più il rammarico per una svolta “verde” che tarda ad arrivare) e Bergamo (230, 12,1%).

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