Author Archives: armagio

Il modello Fiorentina può insegnare molto a Mancini per l’Inter del futuro: 5 aspetti tecnico-statistici che lo dimsotrano #serieA

La Fiorentina torna a vincere a San Siro contro l’Inter dove l’ultimo successo risaliva al maggio 2000. Montella ha presentato una squadra che piace e stupisce per la sua maturità e si appresta a combattere su tre fronti potendosi concentrare prevalentemente su Europa League e Coppa Italia, visto che la Champions appare lontana almeno tanto quanto lontana sembra al momento la possibilità di una rimonta da parte delle milanesi che inseguono. Rispettivamente a 7 e 8 punti.

pronostico-inter-fiorentina

La gara sul piano del gioco è stata sostanzialmente condotta alla pari dalle due contendenti. Ma in questo caso è la maturità a fare la differenza in campo, e la Fiorentina oggi pare ad un livello superiore rispetto ad un’Inter che tuttavia, nella strada della ricostruzione, non può non prendere spunto da alcune cose che i viola stanno facendo molto bene.

Una su tutte, che può essere di monito all’intera serie A: non potendo avere fuoriclasse assoluti le nostre squadre dovranno abituarsi sempre più ad allestire rose con un livello medio sul piano tecnico atletico molto alto, con diversi giocatori a disposizione, molto intercambiabili, e una grande lucidità tattica.

Il calcio propositivo dei due tecnici Mancini e Montella ha tratti comuni ed obiettivi convergenti: creare nell’immediato un gruppo capace di giocare alla pari con chiunque insidiando le migliori a prescindere dalla competizione in gioco. Ecco quindi 5 aspetti tecnico-statistici emersi dalla sfida di San Siro che dicono della bontà dell’impianto viola a cui l’Inter di oggi e del futuro può certamente ispirarsi.

1. Alta rotazione di giocatori. Dopo la vittoria con il Tottenham sono usciti 8 giocatore su 11. Un turn over massiccio quello applicato all’undici iniziale con le conferme dei soli Neto, Savic e Badelj. Mancini ha invece confermato 5 giocatori su 11 ma è abbastanza evidente che lo stato di avanzamento lavori dei viola permetta a Montella scelte molto più radicali di quelle che l’interista, in carica da pochi mesi, può permettersi coi nerazzurri.

2. Modulo intercambiabile. Non ricordo a memoria una squadra così camaleontica, ovvero con una capacità di cambiare modulo così spesso. La Fiorentina ha usato il 4-3-3 contro i nerazzurri (settima volta in campionato), si tratta del secondo modulo più utilizzato quest’anno dopo il 3-5-1-1. Giusto dire che queste due opzioni sono comunque la base per Montella che tuttavia (anche vista l’alta rotazione dei singoli, evidenziata nel punto precedente) ha schierato anche le variabili del 4-3-2-1, 4-1-2-1-2, 3-1-4-2, 3-4-2-1 e 4-4-2. Quando Mancini ha provato (giustamente le varianti tattiche a sua disposizione) si è capito che non vi sono ancora automatismi, nell’Inter, in grado di supportare gli accorgimenti tattici in corsa, anche se il finale in crescendo non può non essere letto come un (altro) segnale di netta inversione di tendenza rispetto all’Inter mazzarriana.

3. Inserimenti decisivi. Non si può non menzionare l’apporto di Salah che in 178′ di serie A ha segnato 3 gol e servito un assist, pur giocando solo una volta da titolare e subentrando 3. Con l’Inter lo ha fatto ad inizio ripresa ed è risultato decisivo. Ma non è un caso isolato – al di là dell’indubbio valore del giocatore -: si tratta della sesta rete segnata da un giocatore entrato dalla panchina quest’anno per la Fiorentina, un record in serie A (stesso score del Verona). Curioso che 5 volte questo fatto sia avvenuto in trasferta (prima dell’Inter: Chievo, Cesena, Milan e Atalanta) e una in casa, nello scorso turno contro il Torino ad opera dello stesso giocatore egiziano.

4. Gioco verticale. A proposito di lucidità tattica. La definizione non è campata in aria ma dimostrata dai dati della gara. La Fiorentina ha lasciato il possesso palla all’Inter in una gara condotta alla pari dalle due contendenti, ma nonostante questo ha ottenuto una percentuale di verticalizzazioni (15,9%) pressochè identica a quella dell’avversario (16%).

Il gioco verticale dei viola è ben inquadrato da questa immagine dei flussi di gioco della squadra di Montella dove si vede la ricerca dei giocatori più dotati tecnicamente (Ilicic il più servito).

verticale

5. Sicurezza difensiva. Contro un’Inter cresciuta dopo il vantaggio andando in forcing alla ricerca del pareggio la Fiorentina è sembrata a suo agio in contenimento. Perché se è vero che Neto è stato decisivo, è altrettanto vero che i falli commessi nei pressi dell’area sono dimezzati dal primo al secondo tempo (8 contro 4) a mostrare una maggiore capacità di contenere l’avversario. Questo nonostante un pressing che inevitabilmente si è abbassato di 3 metri passando dai 37 del primo tempo ai 34 del secondo.

Ma ecco nel dettaglio la fase difensiva della gara di Inter e Fiorentina (squadra di casa, naturalmente, a sinistra)

difensiva

Playmaker cercasi, nel non-gioco del Milan il riferimento diventa Bonera. #digitalsoccer #chievomilan #serieatim

AAA playmaker cercasi. Nel non gioco del Milan il dramma sta in mezzo al campo e viene perfettamente sintetizzato dall’immagine che mostra la distribuzione di gioco della squadra rossonera. Se il punto di riferimento diventa Bonera, impossibile immaginare che il flusso abbia un esito positivo.

bonera

E’ chiaro a tutti che il Milan non ha gioco, si irretisce in passaggi lenti e prevedibili, finisce per divenire macchinoso e inconcludente. Ma è interessante poter puntualizzare – attraverso i dati della Digitalsoccer project, fornitrice ufficiale delle statistiche di serie A – cosa effettivamente succede alla squadra di Inzaghi. E cosa è successo nell’ultima di campionato contro il Chievo.

Un solo concetto ma molto chiaro: manca un regista. Tolto un impalpabile Montolivo dopo un tempo il problema non si è risolto.

Daniele Bonera è stato il giocatore più ricercato dai compagni (61 passaggi ricevuti) ed anche quello con il maggior numero di passaggi fatti (59). Ma non può essere lui il riferimento di un gioco fluido e capace di essere pungente con le verticalizzazioni e i rifornimenti all’attacco che servirebbero come il pane.

La realtà è che in mezzo lo stesso De Jong non è il tipo di giocatore che puoi chiamare a questo compito: a Verona ha offerto la solita gara diligente. Difensivamente efficace, ha effettivamente recuperato l’80% dei palloni che è riuscito a toccare dopo un passaggio degli avversari (11/4), ma le sue verticalizzazioni (nel grafico identificate come “giocate utili”) sono state solo 7, ovvero un misero 12% dei 59 passaggi che ha effettuato.

de jong

L’immagine stessa che sintetizza i principali score della sua gara è eloquente. Si vede quella serie di tocchi che finiscono per tracciare quasi una linea piatta sulla trequarti difensiva del Milan: interventi che analizzati in base a quel che dicono le statistiche evidenziano le caratteristiche prettamente difensive dell’olandese.

Lo stesso Bonaventura è giocatore d’inserimento, non certo d’ordine, propensione (legittima) che rende sempre negativo il saldo tra palle perse e recuperate (7/4 col Chievo), e poco più che sufficiente il suo apporto nelle serate in cui viene anestetizzato dalla pressione avversaria. Per non dire di Poli, incontrista puro che risulta difensivamente efficace (14 recuperi e solo 3 palle perse al Bentegodi) ma impalpabile nel contributo alla manovra.

Questo Milan che ha rincorso attaccanti (Destro) e mezzepunte (Cerci) nella campagna di gennaio, insomma, sembra sempre al punto di partenza: il problema è nel mezzo e nessuno dei giocatori rossoneri è in grado di dare la geometria necessaria.

League cup. L’Inghilterra assegna il primo trofeo della stagione #Chelsea v #Tottenham è Diego Costa contro Harry Kane – #Leaguecup

Primo titolo della stagione in palio domenica in Inghilterra, con il derby londinese tra Chelsea e Tottenham in finale di League Cup. L’attesa è grande soprattutto per lo scontro a Wembley tra i due centravanti Diego Costa e Harry Kane, dai piedi dei quali passeranno gran parte delle chances di vittoria delle rispettive squadre.

La gara è assai sentita non solo per la rivalità cittadina tra i due club ma anche perché l’ultima sfida tra le due fu il 5-3 di inizio anno che segnò il momento più basso della stagione del Chelsea (raggiunto in quell’occasione dal Manchester City al primo posto in Premier league) e quello più alto del Tottenham. I due mesi successivi hanno invece riportato le due squadre in situazioni più abituali: blues a fare da battistrada in campionato, whites a inseguire un posto in quell’Europa sfuggita questa settimana in seguito alla sconfitta di Firenze.

Già una volta le due squadre si erano trovate in finale: stagione 2007/2008, il Tottenham strappò il titolo al Chelsea che lo aveva vinto l’anno prima (il video è riferito a quella gara) vincendo per 2-1 dopo i tempi supplementari. Dopo il vantaggio di Drogba al 39′ la rimonta degli uomini allora allenati da Juande Ramos con le reti di Berbatov al 70′ e Woodgate al 4′ del primo tempo supplementare.

Per il Chelsea si tratta della sesta finale di Coppa di Lega con 4 vittorie (1965, 1998, 2005, 2007) e 2 sconfitte oltre a 5 presenze in semifinale. Settima apparizione invece per gli Spurs che hanno vinto 4 volte (1971, 1973, 1999 e 2008) e perso 3 arrivando 6 volte in semifinale.

Il primo successo blues del 1964-65 equivalse anche alla prima vittoria di una londinese nel torneo che si disputa dal 1960-61 (a vincere l’edizione inaugurale fu l’Aston Villa dopo la doppia finale andata/ritorno contro il Rotheram). Per i bianchi invece trionfo nel 1970/71 in finale proprio contro l’Aston Villa per 2-0.

Queste le formazioni attese in campo a Wembley (calcio d’inizio alle 16 locali, 17 in Italia).

SPURS (4-2-3-1): Lloris – Walker, Dier, Vertongen, Rose – Bentaleb, Mason – Lamela, Dembele, Eriksen – Kane

CHELSEA (4-2-3-1): Courtois – Ivanivic, Terry, Zouma, Azpilicueta – Ramires, Fabregas – Willian, Oscar, Hazard – Diego Costa

Infine un dettaglio finale: benché comunemente si sia portati a pensare che la Coppa Italia equivalga alla FA Cup, credo sia più corretto ammettere che il nostro trofeo nazionale sia più simile a questa Coppa di Lega, che si gioca solo tra squadre professionistiche e non è organizzata dalla Federazione ma dalle Leghe. Una FA Cup semplicemente da noi non esiste. Sarebbe bello se gli innovatori del nostro calcio, preso atto di questa “anomalia”, inventassero il nuovo trofeo.

L’Inghilterra si interroga. Perché in Europa non siamo i migliori? #europaleague #championsleague

L’Inghilterra del calcio si è svegliata questa mattina con un interrogativo in testa: perché in Europa non siamo i migliori, nonostante i nostri budget che ci permettono di primeggiare sul mercato?

Dibattito aperto e diverse ipotesi. Ma alla fine a prevalere è la critica agli allenatori sconfitti nella tre giorni europea.

Manchester City v Barcelona - UEFA Champions League Round of 16

Come successo all’Italia nel periodo nero delle nostre squadre in Europa League, c’è chi spiega che in fondo è meglio primeggiare in Italia. Vuoi mettere il piacere di battere il tuo vicino di casa rispetto a qualcuno che sta lontano e che domattina non incontrerai in ufficio? Uno degli esponenti di questo pensiero è ad esempio Noel Gallagher, che domenica sera sosteneva questo alla BBC nel programma notturno dedicato alle partite della domenica.

Al di là delle esagerazioni, tuttavia, l’impressione è che una marcata autoreferenzialità del calcio inglese sia innegabile. Non bisogna dimenticare che anche nel primo decennio degli anni 2000 le inglesi vinsero meno Champions league di noi (dal 2000 al 2010 3-2 per noi a cui si aggiungerà due anni dopo quella del Chelsea) nonostante semifinaliste a iosa e piazzamenti in quantità. Non è nuova invece la debacle in Europa League: negli ultimi dieci anni sono solo 9 le squadre inglesi arrivate ai quarti di finale. Una sola vittoria del Chelsea 2012 e una finale del Fulham 2010.

Non sarà, si chiedono molti, che uno dei totem del calcio inglese, ovvero il sovraccarico d’impegni nel periodo natalizio, finisca per nuocere alle squadre alla ripresa europea di febbraio? Tema già più interessante sul piano squisitamente tecnico-atletico.

Tuttavia i numeri – se non quelli stagionali abbastanza sporadici – dicono che nel primo turno del nuovo anno le inglesi negli ultimi 10 anni hanno subito 22 eliminazioni su 62 squadre, ovvero hanno perso il 35,5% delle loro rappresentanti contro il 39% della Spagna, il 45% delle tedesche e il 38,4% delle italiane. Curioso il dato raffrontato al tedesco, che sembrerebbe dire esattamente il contrario, ovvero che è la lunga pausa invernale della Bundesliga a nuocere.

Alla fine sembra invece prevalere una lettura meno macro-numerica del fenomeno e più legata alle singole situazioni.

Ecco allora il processo agli allenatori. In particolare sulla graticola sono finiti Pellegrini del Manchester City, reo di aver affrontato il Barcellona con lo stesso atteggiamento aperto che lo caratterizza in Premier, e Wenger dell’Arsenal – sostanzialmente per lo stesso motivo – che ha ottenuto il gol di Chamberlain (sullo 0-2) nel momento di maggior difensività della sua squadra.

Ecco allora l’inevitabile elogio di Mourinho e Martinez. Il primo uscito indenne dal Parco dei principi con il suo Chelsea, il secondo nettamente vincitore contro lo Young Boys con una tattica che i quotidiani inglesi sintetizzano con un difesa e palla a Lukaku.

Pare che gli inglesi, nel momento in cui molti italiani guardano con interesse ai modelli organizzativi d’oltremanica, siano invece attratti da quella che in qualche modo è la mentalità storica del nostro calcio, richiamando i propri tecnici ad atteggiamenti tatticamente più accorti e meno spregiudicati.

Inghilterra nel mirino. Il terzo posto nel #ranking per l’Italia non è più un miraggio #Europaleague

Grande notte di calcio europeo per le italiane, che stabiliscono un record di partecipazione agli ottavi di Europa League con le qualificazioni (ed altrettante vittorie) di Torino, Napoli, Fiorentina, Inter e Roma.

Mai così tante squadre di uno stesso paese sono arrivate nelle 16 migliori della seconda competizione europea.

Le 5 vittorie su 5 gare valgono un bottino di punti cospicuo che con un totale di 13.833 proiettano l’Italia al SECONDO posto stagionale nel ranking Uefa. Dietro solo alla Spagna prima con 14.642 e davanti sia alla Germania con 13.571 che all’Inghilterra con 12.857.

Oltretutto, se la Juve passasse l’Italia sarebbe l’unica nazione a non aver ancora avuto nessuna squadra eliminata in Europa.

Plauso soprattutto al Torino, che ha giocato una delle più belle partite di una squadra italiana in Europa nell’ultimo decennio e si è imposto 3-2 a Bilbao dove nessuna squadra italiana aveva mai battuto l’Athletic nella lunga storia delle coppe europee.

toro

L’Athletic è anche l’unica squadra spagnola eliminata, nella notte che vede il crollo di Liverpool e Tottenham (annata nera per le inglesi) e una serie di trionfi a Est delle squadre ucraine e russe che fanno l’en plein.

Ma quel che più conta è il ritrovato spirito vincente delle nostre anche nella seconda competizione europea, oltre ad un grande obiettivo che non è più impossibile: sfidare le squadre inglesi per il terzo posto nel ranking UEFA.

In un paio d’anni l’aggancio è possibile. Ecco come!

Nelle prossime due stagioni le inglesi cederanno i punti guadagnati nelle annate 2010/2011 e 2011/2012. La differenza punti tra noi e loro nell’ultimo triennio è stata di soli 3,655 punti (a loro favore, naturalmente).

Nel 2012/2013 le inglesi hanno fatto 2,012 punti più di noi mentre lo scorso anno ne hanno fatti 2,619 in più.

Al momento invece siamo noi a primeggiare con uno score di 0,976 punti migliore del loro.

Ora da qui a fine stagione le nostre squadre (a partire dalla Juve nella gara di ritorno degli ottavi di Champions con il Borussia) dovranno provare a ottenere più punti possibile in modo da assottigliare ulteriormente il divario.

Come detto, dandosi come obiettivo il sorpasso nel 2017, si parte da 3,655 punti di differenza. Ma le inglesi quest’anno proseguiranno la corsa con il solo Everton in Europa League, mentre in Champions il rischio di perdere sia Arsenal che Manchester City è altissimo, mentre il Chelsea parte con i favori dell’1-1 in trasferta nella sfida con il Psg.

Ecco quindi che l’Italia (con almeno 5 squadre ancora in corsa, più la Juve, attesa dalla trasferta di Dortmund), potrebbe recuperare almeno altri due punti da qui alla fine della competizione e ritrovarsi in proiezione 2017 ad una incollatura dall’Inghilterra.

Il nostro calcio raramente riesce a darsi obiettivi comuni, ma questo è decisamente alto e prestigioso. E’ tempo di mettere al bando i campanilismi per ritornare grandi occupando – di conseguenza anche economicamente – un posto sul podio europeo che fino a 15 anni fa ci vedeva primeggiare.

L’Inghilterra verso la retrocessione in Europa. Sorpasso tedesco nel 2016? #uefa #ranking #championsleague #europaleague

Dopo la sconfitta di ieri sera dell’Arsenal (1-3 in casa contro il Monaco) e la vittoria del Bayer Leverkusen 1-0 contro l’Atletico Madrid, si è verificata per la prima volta nelle ultime stagioni la concreta possibilità che la Germania superi l’Inghilterra nel ranking Uefa.

kompany

E’ questa la principale notizia del primo turno degli ottavi di finale della Champions League 2015. La parziale consolazione per gli inglesi è che comunque il passaggio dalla seconda alla terza posizione non genera alcun cambiamento nel numero di squadre che vengono ammesse alle Coppe. Rimarrebbero sempre 3 dirette ai playoff più una ai preliminari e 3 alla Europa League.

A parità di risultati da qui alla fine della prossima stagione, infatti, la Germania si ritroverebbe seconda davanti all’Inghilterra con 3 decimi di punto in più. Al momento infatti gli inglesi vantano ancora 2,405 punti di vantaggio sui tedeschi, ma a fine stagione verranno eliminati i risultati dell’annata 2010/2011 che permetterà alle squadre teutoniche di recuperare 2,691 punti complessivi.

Non è detto peraltro che a fine stagione il sorpasso non si possa già concretizzare: Arsenal e Manchester City dovranno fare un miracolo per passare, il Chelsea parte favorito ma non certo già qualificato contro il Psg, mentre in Europa League non hanno brillato Liverpool e Tottenham, con il solo Everton già qualificato di fatto agli ottavi di finale.

Cosa sta succedendo al calcio inglese?

Nel momento di maggior crescita (legato al contratto miliardario sui diritti tv) il movimento britannico sembra entrato in una fase autoreferenziale molto spinta.

Domenica sera sentivo i commenti alla BBC e l’impressione generale è che qui la Premier venga considerata un obiettivo decisamente superiore alla Champions, con l’FA Cup a giocare un ruolo più che di consolazione nel quadro dei trofei stagionali che una grande squadra può vincere. “Consolazione” che è legata più che altro alla Coppa di Lega (che domenica vedrà giocarsi a Wembley l’interessante finale Tottenham v Chelsea).

Va detto del resto che anche nel decennio scorso, quello che va dal 2000 al 2010, le inglesi ottennero più piazzamenti che successi. Due sole furono le coppe vinte (dal Manchester United 2008 e dal Liverpool 2005) a fronte di tantissimi piazzamenti arrivati fino ad una triplice semifinale (nell’anno in cui poi vincerà il Milan).

C’è in tutto questo una lezione per il calcio italiano? Sì.

Non c’è ombra di dubbio che avere budget molto alti come le società inglesi sia un vantaggio, ma si può fare molto bene in generale anche con molto meno. Se le nostre società ritroveranno la capacità di programmare oltre all’orgoglio delle idee, mettere nel mirino le inglesi terze in classifica non è impresa impossibile. E non ci sono diritti tv che tengano.

Già quest’anno, del resto, stiamo viaggiando a soli 4 decimi meno nel ranking annuale rispetto alle inglesi. Ed al momento pronosticare un nostro piazzamento migliore del loro a fine stagione è tutt’altro che folle.

Juventus, il crocevia tra presente e futuro della squadra… e di Pogba #Championsleague #jvtb #finoallafine

Quando Max Allegri arrivò in estate disse più volte che la Champions sarebbe stata il termometro della stagione. Ad oggi possiamo dire che effettivamente il tecnico bianconero si sta comportando di conseguenza mettendo i tempi della Champions al centro della programmazione stagionale.

Dopo aver giocato le prime 4 gare con il 3-5-2 è passato alla difesa a 4 contro l’Olympiakos ed ha chiuso con l’Atletico. La gara coi greci è stata decisiva per la qualificazione e bene ha fatto Allegri a giocarsi il tutto per tutto con un modulo che sente più suo.

Dalla sfida di andata con il Borussia Dortmund sono uscite diverse indicazioni.

1. Questa Juve non è obbligata a fare possesso palla, negli ultimi mesi si è preparata anche a questo e il 2-1 coi tedeschi riflette questo passo avanti rispetto alla scorsa stagione. Non è questione di catenaccio o di pullmann parcheggiati ma di opportunità tattiche. Che poi se tiri in porta più degli avversari hai sempre ragione tu, e se loro ti tirano solo dalla distanza la ragione si moltiplica.

2. In questo assetto Pirlo è croce e delizia. Non è una critica, ma correre in 10 se i tuoi avversari corrono più di te è meglio che correre in 9 e mezzo. Il suo infortunio non è stato uno svantaggio per la Juve. Che peraltro ha già in casa il dopo-Pirlo: Claudio Marchisio.

3. Da dopo Natale Morata è diventato titolare. Bravo Allegri a gestire il suo passaggio dalla panchina al campo in maniera intelligente. La bravura sta nel non averlo fatto notare particolarmente, al punto che oggi ci si accorge che Morata è il titolare ma non si sa quando questo sia iniziato.

4. Questo Morata che ad inizio campionato faticava ora diventa decisivo anche e soprattutto perché l’atteggiamento, la gestione di palla, la posizione in campo, della squadra, sono cambiate diametralmente. Le sue sofferenze di inizio anno sono le stesse di Llorente nel periodo che va dall’Olympiakos alla Supercoppa.

UPDATE 2/25/2015 14.17 <a href=”http://www.juventibus.com/content/limportanza-di-avere-un-morata-in-squadra.html”>QUI</a&gt; un approfondimento sul ruolo di Morata che porta la Juve di Allegri in una fase diversa rispetto a quella di Conte.

C’è poi una valutazione, da fare oggi, su Pogba e il suo futuro bianconero. Fuoritema? No, ecco perchè.

Sono tra quelli che non cederebbero mai Pogba. Ma nel calcio moderno la rotazione dei calciatori è importante. Spesso decisiva. Il punto è capire quando è il momento giusto. Prendete Di Maria. Se sei il Real Madrid è giusto cederlo dopo una Champions vinta, non in un altro momento.

Veniamo a Pogba. Lo considero incedibile. A meno che la Juventus non arrivi quest’anno alle semifinali di Coppa. Quello potrebbe essere il confine decisivo. Vorrebbe dire aver portato anche mentalmente la squadra al livello delle migliori meno qualcosa. Un qualcosa che non può dipendere da un solo giocatore e che non torna ad essere una differenza abissale senza quel giocatore.

Cedibile, quindi.

A patto che la dirigenza sappia chiudere rapidamente per 2-3 giocatori di grandi prospettive che richiederebbero comunque un esborso attorno ai 60 milioni di euro. Questo è l’unico aspetto su cui accetto l’inesatto parallelismo con quella che fu la cessione di Zidane.

Faccio qualche nome tra quelli che mi piacciono: i terzini sinistri Rodriguez del Wolfsburg (’93) o Amavi del Nizza (’94); il tanto sospirato trequartista per Allegri potrebbe essere Ander Herrera del Manchester United (’89); un attaccante di prospettiva come Lacazette del Lyon (1991) sarebbe poi l’inserimento chiave in attesa della già ventilata partenza di Tevez a parametro zero (e chi conosce il francese non può non vedere quanto starebbe bene a fianco di Morata).

Chi comprare? Lo si vede dai nomi. Non sono un amante degli investimenti sicuri a breve termine su grandi nomi altisonanti (preferirei per dire Lacazette a Van Persie). Nella logica di una Juve stabile nel gotha europeo se vendi un ’93 come Pogba devi puntare secondo me su coetanei o quasi in grado di essere in un paio d’anni giocatori da 40-50 milioni di valore di mercato.

A quali condizioni cederlo? Sì a squadre più o meno del nostro livello (Arsenal e Psg per me non ci sono superiori), no a squadre alle quali già paghiamo un differenziale importante (Real e Bayern su tutte). Insomma, se lo dobbiamo vendere cerchiamo di rendergli eventuali vittorie di prestigio più difficili di quanto non sarebbero alla Juve.

Per questo considero ad oggi ogni discorso su Pogba (sia di chiusura che di apertura a possibili partenze) del tutto prematuro. Perché come ha detto Allegri ad inizio stagione la Champions sarà il termometro della stagione.

In tutto e per tutto.

Finalmente a tre mesi dall’esonero di Mazzarri l’Inter è tornata alla media punti precedente #serieA #nonguardatelaneanche

La straordinaria vittoria dell’Inter (che non centrava tre successi di fila dall’inizio del campionato 2012-2013) permette alla squadra nerazzurra di portarsi in zona Europa League (in attesa del derby di Genova).

Con questa vittoria Mancini realizza una media punti in campionato di 1,46 (19 in 13 gare). Finalmente a 3 mesi dall’esonero di Mazzarri l’Inter è tornata alla media punti dell’allenatore precedente (che ne fece 16 in 11 gare): 1,45.

Da piccolo mi dicevano sempre: fare e disfare è tutto un giocare.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 777 follower