Carmine: se la movida trasforma un quartiere (blog-note) – #Brescia #consigliobs

Il Carmine…

Per anni considerato spina nel fianco di questa bella Brescia di salotti buoni e caffè, oggetto di tentativi di riqualificazione globale e progetti mirati alla sicurezza, al decoro, all’integrazione e all’educazione. Che, di fatto, hanno contribuito a preparare il terreno a un’invasione di coppie, studenti, professionisti e artisti, che qui hanno deciso di vivere, lavorare, o trascorrere epiche serate. È un movimento lento. Un’ondata che sta montando da tempo e che è ora arrivata ad investire in pieno questa zona della città.

da Carmine: se la movida trasforma un quartiere del Giornale di Brescia.

Bello l’articolo odierno di Ilaria Rossi sul GdB che coglie una tendenza del momento in città, ovvero il movimento notturno crescente al Carmine, una delle zone considerate storicamente “degradate” della città.

Il pezzo merita di essere letto per intero perchè dà un quadro fedele di quanto sta accadendo e dei protagonisti di questo fermento.

Io aggiungo qui 3 aspetti che sono per me determinanti per capire questa tendenza:

1. tra i 4.5/5 euro per un pirlo con buffet che si pagano in Arnaldo e i 3/4 euro di altre zone della città la gente fa due conti. E’ un fatto di crisi ma non solo…

2. ogni periodo storico ha le sue tendenze ed anche in piazzale Arnaldo non è più tempo per le sfilate dei macchinoni affittati o acquistati in leasing. Tuttavia quel luogo è rimasto il simbolo di una Brescia opulenta che oggi sta rivedendo i suoi usi e costumi, continua ad attrarre una clientela mediamente molto giovane, ma ha perso appeal in una fascia di età medioalta. Continua ad attrarre soprattutto una clientela extracittadina, da fuori città

3. la politica non è certo estranea a questi fenomeni. Se nel precedente periodo 2007-2008 dominava un certo modello fighetto-edonista che strizzava l’occhio al berlusconismo oggi sulla scorta di una precarietà sociale che si manifesta in molteplici forme è tornata dominante la necessità di creare qualcosa di nuovo per ripensare il futuro su nuove basi. E’ un nuovo modello che non ha leadership politica, e che per sua natura sfugge ad una scelta di campo. Non a caso il Gdb parla di

quartieri di immigrati e artisti, di porte screpolate e murales, di concerti live e gallerie, vecchi palazzi riattati a loft – fra il kebabbaro e il china market – e affittati da giovani con tele e chitarre.

un inciso che coglie il nuovo patto sociale tra la generazione di San Precario e gli immigrati. Spesso umanamente vicini nella sperimentazione dell’esclusione (dall’accesso al mondo del lavoro i primi, dall’accesso a molti diritti di cittadinanza i secondi). Un patto che è pre-politico e di cui non si potrà in futuro non tenere conto.

Considero questa la migliore risposta spontanea ai fatti della gru. Una risposta che non è politica ma sociale e solidale, in ossequio alla migliore tradizione democratica che da sempre caratterizza la convivenza civile in questa città.

Non più tardi di un anno fa impazzava la polemica per le ordinanze antighetto che avevano colpito due zone della città (tra cui San Faustino/Carmine). Era la reazione del leghismo della paura che aveva bisogno di tenere alta la tensione dopo la discesa dei sette immigrati reclusi nel cantiere metro di San Faustino.

Quello che sta succedendo ora dimostra più di ogni altra cosa la distanza abissale tra la lettura sociale di chi ha amministrato la città in questi quattro anni e la vita sociale della generazione in grado di ripensare ed animare la città, qualitativamente e quantitativamente, ovvero la fascia che va dai 25 ai 45 anni di età.

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