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Monthly Archives: March 2012

Qualche giorno fa, il Presidente USA Barack Obama ha annunciato il supporto degli USA alla candidatura di Jim Yong Kim alla presidenza della Banca Mondiale.

Nel giro di poche ore però questa candidatura è finita sotto il fuoco incrociato di commentatori economici e di numerosi politici americani. Lo “scheletro nell’armadio” che si rinfaccia a Kim è un libro del 2000 di cui è co-autore, intitolato “Dying for Growth” (Morire per la crescita). La tesi del libro è, si può dire, blasfema per molti politici americani: infatti mette in dubbio il fatto che la crescita a tutti i costi sia un bene.

da Banknoise.

Il punto è che la crescita è un bene solo quando è sostenibile. E sarà bene accorgercene in fretta ed agire di conseguenza.

Un articolo di Roberto Gotta – grande esperto di calcio inglese – su un blog del Guerin Sportivo mi permette di riprendere il filone sui luoghi comuni del gioco del calcio.

Esiste il “modello inglese”?

NO

Scrive Roberto

Ci siamo sempre rotolati dalle risate ad ogni invocazione in Italia del cosiddetto modello inglese, perché tale è definito solo in Italia, non certo lassù. È un insieme di norme, comprese agevolazioni ed elargizioni economiche governative: messe assieme, hanno creato una sorta di pace sociale e di progresso che hanno ripulito gli stadi dalla teppaglia che si era sparsa per almeno un ventennio

e ancora…

il club italiano medio viene seguito in Europa da un cospicuo numero di inviati tra cui però, specialmente nei casi di squadre non avvezze a tali trasferte, ci sono sempre infiltrati che con il mestiere del giornalista poco hanno a che fare.

su Mister Football: Il modello. Inglese.

Spiacevole soprattutto questo secondo passaggio che dimostra come il malcostume del tifoso – negazione di un eventuale “modello inglese” – abbia ormai compenetrato tutti gli ambienti vicini al calcio, a partire da quello giornalistico.

Condivisibile anche la conclusione che faccio mia: non è da escludere che quelli che hanno protestato siano i medesimi che invocano l’importazione del modello inglese in Italia. Purché non venga applicato a loro stessi…

Granieri evidenzia due dati che emergono dal rapporto sullo stato dell’informazione americana (che – non c’è bisogno di dirlo – in qualche misura anticipa le tendenze anche sull’Italia):

Un numero crescente di addetti ai lavori predice che entro 5 anni molti giornali offriranno una versione di carta solo la domenica».

Ma a dominare le headline che accompagnano l’uscita del rapporto è -soprattutto- la crescente importanza dei social media nel ciclo delle news.su Bookcafe: La sopravvivenza dei giornali.

Se il primo aspetto mi sembra piuttosto visionario e fondamentalmente immotivato (perché tenere il cartaceo se il business diventa altro?). Il secondo è decisamente più attuale e verificabile.

Il passaggio chiave secondo me sta in una nuova consapevolezza.

Il punto è che i social network hanno ormai attivato una enorme conversazione in cui le testate tradizionali perdono il monopolio precedente in cui erano loro a dettare tempi, trend e agenda delle stesse conversazioni. Spesso in maniera dispotica perché arbitraria rispetto agli indici di ascolto o di gradimento reali (in Italia ancora oggi paghiamo un forte gap tra le scelte dell’emittente e la misurazione reale ed affidabile dell’audience al seguito).

Ma la perdita del monopolio non è ancora perdita di autorevolezza. Questa al contrario può essere confermata ed addirittura aumentata nella misura in cui i media tradizionali (ovvero quelli nati prima della rete) sapranno inserendosi nella conversazione allargata con le proprie peculiarità deontologiche e professionali che in termini di autorevolezza non possono che rappresentare un valore.

Il Consiglio della Federazione Svizzera ha approvato il progetto di legge che permetterà alle coppie omosessuali, unitesi nel paese grazie alle “unioni civili”, di accedere al diritto di adozione.

In Italia nel frattempo si è scatenato un dibattito a suon di banalità ad uso e consumo dei politicanti. Polemica quantomeno fuoriluogo e lontana anni luce dai primi eventuali passi che andrebbero fatti. Basti pensare che il nostro paese discrimina pure i single.

Da Brescia alla Svizzera ci sono circa 3 ore di strada.

Curioso come le distanze geografiche e sociali possano improvvisamente moltiplicarsi.

Ieri parlavo della Spagna come di un modello da non imitare e dei campionati centroeuropei come di quelli più virtuosi.

Oggi mi viene in aiuto Calciopress che pubblica un pezzo di approfondimento sulla crescita della Bundesliga.

La Germania infatti, oltre a vantare i migliori bilanci societari del vecchio continente, ha visto più che triplicare i suoi ricavi negli ultimi dieci anni (passati da 577 a 1.715 milioni di euro).

da leggere su Calciopress.net.

I quarti di finale sono un momento interessante per fare un bilancio dell’annata calcistica a livello europeo.

La qualificazione dello Sporting Lisbona in Europa League e l’eliminazione del Lione in Champion’s League sono stati i due passaggi chiave che hanno sancito il sorpasso del Portogallo ai danni della Francia al quinto posto del ranking.

L’eliminazione del Lione stupisce anche perché fino a questo punto stando alle statistiche Opta pubblicate online da whoscored.com si trattava della quinta squadra per rendimento (si veda il rating della tabella sotto) dopo le due corazzate spagnole, il Chelsea e il Bayern.

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Il Portogallo aggiunge un’altra squadra al Benfica (sfiderà il Chelsea nei quarti di Champion’s) e si colloca al terzo posto per squadre qualificate dopo la Spagna con 5 e la Germania con 2. E’ la conferma di una tendenza iniziata lo scorso anno quando con 18.800 di score i lusitani furono i migliori in assoluto della stagione 2010-2011 (ben 3 semifinaliste di Europa League).

Interessante vedere soprattutto l’andamento degli ultimi due anni, con il Portogallo al terzo posto assoluto dopo le grandi scuole d’Europa. E l’Italia miseramente sesta.

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La Spagna si conferma al top con 5 squadre, e con 16 punti è quella che ha raccolto più di tutti quest’anno. Il dubbio nasce se si pensa alla condizione economica dei club (che già ha portato allo sciopero di inizio anno), perché all’entusiasmo del momento potrebbe seguire una disillusione causata da un sistema economicamente non più sostenibile. A partire proprio da Real e Barcellona che sono le osservate speciali numero uno del fair play finanziario.

Si conferma la Germania che con 3 squadre nei quarti conferma la crescita del movimento, ed è oggettivamente candidata a vincere entrambe le manifestazioni europee (il Bayern ha la finale in casa, lo Shalke04 ha tutte le carte in regola in Europa League). E piace anche la crescita dell’Olanda che porta nei quarti l’AZ Alkmaar capolista della Eredivisie. Una squadra che a Udine ha dimostrato tutto il suo valore, soprattutto tattico, visti i 75′ in 10.

A differenza del calcio iberico quello centroeuropeo rappresentato da Germania e Olanda è basato su presupposti assai diversi e la sua sostenibilità economica (bilanci in ordine, pochi investimenti nel mercato, molti nel settore giovanile, alta partecipazione del pubblico non solo agli eventi) nel lungo periodo secondo me sarà determinante nei prossimi anni.

Infine una parola sull’Inghilterra. E’ presto secondo me per parlare di crisi. Di certo non è stata un’annata positiva. Ma è pur vero che se si valutano le prestazioni stagionali in campionato il City e lo United sono 2 delle 5 squadre che sempre stando ai dati Opta sono riuscite a far registrare un rating superiore al 7, mentre nelle prime 8 (considerati i 5 campionati principali) si piazza anche il Tottenham. Il risultato quindi mi sembra più legato ad una serie di concause fortuite e negative (l’altalenante City, lo scivolone dello United, l’eliminazione dell’Arsenal contro un avversario come il Milan contro cui si poteva anche perdere) che ad una reale involuzione o inversione di tendenza.

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Diverso il caso dell’Italia, legata ormai al solo Milan. Le debacle in Europa League sono ormai all’ordine del giorno, e se in Champion’s riusciamo ancora a difenderci coi denti, il livello medio delle nostre squadre continua ad essere inferiore al resto d’Europa. Sono combattuto sulle reali cause, perché non credo che il fattore tecnico-tattico c’entri al 100%. C’è sicuramente una componente motivazionale (rendiamo al massimo solo davanti a motivazioni massime) ed anche culturale (basti vedere il pubblico scarso allo stadio Friuli visto contro l’AZ) che ci porta a non considerare una manifestazione che ci sta mettendo ai margini dell’Europa che conta.

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