Archivi del mese: luglio 2011

Sole di mezzanotte. Testimonianze dalla #Norvegia in lacrime – #Norway #Oslo #Utoya #weareallnorwegian

Oslo, Norvegia

Claudia Taurisano era a Trondheim in Norvegia, una settimana fa, mentre, sotto i suoi occhi di turista, si consumava il dramma del Paese: dalla tv agli sguardi in lingua sconosciuta della gente che la circondava. Martin Ranhoff era tornato da pochi giorni a casa, lui – norvegese per spirito, mentalità e formazione – ama Brescia e l’Italia, ha studiato alla Bocconi. Entrambi stanno bene e possono raccontare la “loro” Norvegia.

Ho raccolto ieri per Bresciaoggi le loro testimonianze in una doppia intervista pubblicata oggi a pagina 9.

Mi hanno colpito in particolare le parole di Martin, 24 anni, che dice, a pochi giorni dalle stragi di Oslo e Utoya:

«Abbiamo reagito all’odio tutti insieme, senza isterismi, coralmente: i politici e la gente comune, abbiamo pianto con dignità senza gridare vendetta, tristi fino in fondo all’anima, alzando ancora di più la nostra voglia di democrazia e civiltà».

Degli scandinavi (in questo termine unisco svedesi, norvegesi, finlandesi, danesi ma anche olandesi) ho sempre apprezzato la capacità di essere radicali nei loro pensieri, essenziali, diretti. Una capacità che si traduce in buon governo, volontà di modificare i propri stili di vita in base alle esigenze collettive prima che individuali. Sono così in tante cose che di loro ho conosciuto: dall’approccio sulla sostenibilità ambientale al loro originale approccio alle discipline sportive.

Noi, popolo del condono, dobbiamo solo imparare da questo popolo dell’”even better” (sempre meglio) che incita a comportamenti virtuosi non come atteggiamenti da lodare in piazza, ma come essenziali passaggi per una convivenza organizzata e armonica.

Mi hanno colpito per questo le parole di Martin che, con il Paese ancora in lacrime, parla di “pianto dignitoso che non grida vendetta”. Tante volte in Italia davanti a drammi umani si chiede, a chi ha subito il dolore direttamente, di esprimere il suo stato d’animo domandandosi se perdonerà o non perdonerà. Sempre si chiede di alzare l’asticella della pena, di essere esemplari, categorici, spietati.

Ebbene, le parole di Martin sono una lezione di profonda civiltà: tu mi hai ferito, ma proprio per questo io percepisco l’eccezionalità dell’accaduto e più forte di ieri credo nei miei valori: la democrazia, la cività, l’integrazione. Per questo tornerò più democratico, civile e integrato di prima. C’è una autoanalisi prima che una sentenza. Una tensione al miglioramento personale prima che un dito puntato alla pagliuzza nell’occhio del peccatore.

Una seconda cosa che di Martin mi ha colpito è stato l’approccio positivo, la voglia di parlarne, senza protagonismo, senza minimizzare il suo ruolo. Svolgendo nella giusta misura il compito richiesto dagli eventi: quello di essere testimone dell’accaduto per raccontare la sua Oslo ferita ad una città – Brescia – che lui conosce bene. Senza aggiunte o sensazionalismi, solo per quanto nelle sue possibilità e facoltà. E’ stato asettico nel descrivere le sue sensazioni personali, profondo ed appassionato nel raccontare la tragedia collettiva.

E’ una lezione a tutti noi che davanti a certi eventi da cronaca ci trinceriamo dietro ad omertosi silenzi oppure esibiamo protagonismi fuoriluogo (penso alle spettacolarizzazioni dei delitti che noi, gente comune, coi nostri silenzi di comodo e i nostri pettegolezzi irrispettosi, contribuiamo ad alimentare prima ancora che il giornalismo becero e scandalista soffi sul fuoco). Le parole di Martin testimoniano un equilibrio razionale che nessuno può esibire spontaneamente se non è radicato nel proprio essere.

Raramente, davanti a drammi così enormi, si ha la possibilità di confrontarsi direttamente con gli uomini e i loro stati d’animo, ed anche per questo non amo il giornalismo dei coccodrilli che diventano corvi al pari di quello delle vox populi che indugiano su lacrime inconsapevoli. Io ho avuto la fortuna di raccogliere queste testimonianze ed ancora di più, oggi, apprezzo l’approccio alla vita di questa gente di Norvegia e di tutta la Scandinavia.

Per questo chiudo con le parole di Claudia che, con grande profondità, trova una metafora tra l’ambiente e la sua gente, e spiega molto bene il solco profondo tra l’emotività degli eventi che scorrono e la razionalità dei principi che rimangono e indicano l’orizzonte anche nei drammi più profondi.

«Non hanno avuto l’incubo della notte, il sole di mezzanotte in qualche modo è stato d’aiuto, perchè quando ti succede qualcosa di brutto le tenebre che arrivano la sera sembrano nascondere qualcosa di ancor più pauroso. Ma in Norvegia questo non esiste, la sera non arriva, nelle città rimane la luce, e forse la mancanza del buio li ha tenuti ad occhi aperti ad affrontare l’interminabile giorno iniziando subito a restaurare il loro sistema e il loro orgoglio ferito».

Il ventaglio segreto – #cinema #recensioni #review

Una pellicola delicata e profonda sul cambiamento e il suo contrario, il movimento della vita quotidiana e il valore della storia. Un tratto tipicamente orientale in una pellicola cinese firmata da Wayne Wang.

A tratti fumettistico, per la scelta di narrare attraverso veloci flash e repentini cambi di ambientazione, riesce a tenere alta l’attenzione per quasi due ore.

E’ la storia parallela di due donne che vivono in due epoche diverse. Ma che nella Cina dell’800 come nella Shanghai dei giorni nostri trovano nella loro amicizia profonda (condificata da antiche tradizioni cinesi) l’unico punto di riferimento imprescindibile.

Un racconto sospeso: tra eterno (le regole umane nei rapporti che non cambieranno mai: la lealtà, il rispetto) ed eterno mutamento (il mondo in continua corsa). Tra storia e vita in divenire, tra individualità e socializzazione, tra tradizioni e ricerca del proprio io. Carico di contenuti, non dà una risposta ma pone domande, assume il paradigma del destino come metro di misurazione, ma lascia sullo sfondo tanti altri possibili approcci alla vita meno meccanici.

Consigliato a tanti, per una profonda riflessione sul peso dei rapporti umani nella vita di ciascuno.

Il lettore che sto diventando | Apogeonline – #giornalismo

Illuminante Sergio Maistrello su Apogeonline

Il lettore in rete non cerca la messa in scena del contenuto, cerca il contenuto e lo cerca all’altezza, altrimenti va altrove. Io, come lettore, mi sto abituando a scomporre la complessità in unità di senso, servendomi di ogni fonte disponibile. Cerco l’articolo prima che il giornale, il post prima che il blog, il messaggio di stato prima che il social network. Il processo di accesso all’informazione è capovolto e procede per ricombinazioni personali e non preventivabili all’origine. Non sto affatto insinuando che il giornale, la trasmissione, il palinsesto nel loro passaggio alla rete vengano superati, quanto piuttosto che diventano strumenti abilitanti al servizio dei contenuti.

La lezione araba per i politici di tutto il mondo – #italianrevolution #indignados #notav

NoiseFromAmeriKa sintetizza molto bene il vero comune denominatore economico-sociale-culturale-antropologico valido per tutti i Paesi che scaturisce dalle rivoluzioni arabe (e non solo, si pensi alla Spagna). Un insegnamento che dovrebbe guidare metodologicamente ed anche sul piano dei contenuti le scelte politiche future.

La crescita macroeconomica, se disgiunta da un assetto istituzionale che favorisca la diffusione dei benefici e delle opportunità a vasti strati della popolazione, genera malcontento e risentimento.
(cut)
I sacrifici richiesti dalle liberalizzazioni economiche possono essere accettati nella ragionevole speranza di un miglioramento per sé o quantomeno per i propri figli, ma se si sparge solo l’illusione senza che la maggioranza veda migliorare le proprie condizioni (e anzi si ingrossa un sottoproletariatto urbano che attratto dal miraggio della città finisce per vivere di espedienti ai margini della società) un giorno o l’altro una scintilla provoca l’esplosione della polveriera sociale.

#Marocco: una lezione per l’Italia? – #20feb #feb20 #morocco

La commissione costituzionale che doveva elaborare una revisione costituzionale in Marocco pare aver partorito il classico topolino. Almeno stando all’analisi di Jacopo Granci sul blog (r)umori dal Mediterraneo.

Tuttavia dal Marocco arriva una lezione che andrebbe importanta anche in Italia, laddove la costituzione vieta:

la transumanza politica dei parlamentari eletti (art. 61), un fenomeno comune negli ultimi anni, quando parte dei deputati hanno abbandonato i propri schieramenti politici per passare tra le fila del PAM (Partito dell’autenticità e della modernità, l’ultima formazione di regime creata nel 2008).

continua su (r)umori dal Mediterraneo: Marocco: la rivoluzione non è nella costituzione

In pratica i marocchini prima ancora di avere la libertà si sono assicurati di non avere gli Scilipoti.

Giovani imprenditori vecchi dentro

Secondo i giovani imprenditori di Confindustria questo è un modo giovane di comunicare:

Io già ce li vedo, i consulentoni over 40 interpellati dalla Confindustria che spiegano al simpatico Morelli che è bene andare in maniche di camicia su Youtube perchè la giacca lo fa sembrare troppo serioso, e che gli scelgono la cravatta rossa perchè sembra meno impostata…

Ma giovani sono gli uomini e i loro pensieri (a prescindere dall’età anagrafica), mai gli strumenti.

Anche se, ovviamente, al peggio non c’è mai fine…

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