Archive

Monthly Archives: July 2011

More about L'alieno Mourinho

“Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”.
Basterebbe l’epigrafe in prima pagina per rendere interessante “L’alieno Mourinho” di Sandro Modeo della Isbn Edizioni.
Ma due parole su questo libro profondo vanno spese.

In una breve recensione su anobii.com un lettore sintetizza così:

Uno s’immagina un’agiografia sgrammaticata e banale, e invece si trova davanti un saggio socio-pedagogico sulle neurobiologie e la narrazione dell’epica.

Lo confesso, per lo stile del tecnico portoghese ho sempre avuto un debole. Un vincente è un vincente. Non ho mai avuto la pretesa di mitizzare gli uomini ed anzi, apprezzo dei miti del calcio l’umanità prima ancora che la loro grandezza. Ho amato la discontinuità di Savicevic, l’aggressività di Montero, l’incompiutezza delle Champion’s della Juventus di Lippi, l’autodistruttività di Maradona, le carriere di Marco Van Basten e Michel Platini, talmente brevi da accrescere infinitamente la bellezza di ogni loro gesto apprezzato.

Del mito vivente Mourinho ho visto il tratto umano nella volgarità dello sfogo dopo la semifinale di Champion’s. L’anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete, per dirla alla Montale. Modeo parla del Mourinho neurobiologo applicato al calcio, crea un saggio che è valido a prescindere dai fatti di cronaca, disegna un profilo introspettivo del professionista prima e del personaggio poi, lo contestualizza nella storia del gioco più bello del mondo, e non solo: nella storia dell’umanità dell’ultimo secolo. Vale la pena di leggerlo solo per scoprire in Mourinho i continui rimandi ad altre personalità, i parallelismi e gli incroci.

Consigliato a chi ama vedere nel calcio uno sport e una rappresentazione della vita, non una metafora ma qualcosa di talmente reale da applicarsi alla perfezione all’essenza stessa della vita che altro non è se non agonismo quotidiano per l’autoaffermazione.

L’Uruguay con la vittoria in Copa America è diventata la quinta forza del calcio mondiale. Si tratta del miglior risultato di sempre – da quando esiste il Ranking Fifa – per la nazionale celeste. Un salto importante: dal diciottesimo al quinto posto. L’Italia, per la cronaca, ha perso due posizioni scendendo dal sesto all’ottavo posto.

In molti snobbano questa classifica. Io la tengo in grande considerazione. Al momento dice che Spagna, Olanda e Germania sono sul podio seguite dal Brasile (che ha preso una posizione con la Copa America). Poi c’è – appunto – l’Uruguay.

Oggi è facile parlare bene dei recenti vincitori della Copa America. Ma ho la certezza che tra un anno difficilmente si parlerà della squadra del maestro Tabarez con lo stesso entusiasmo. Eppure ad oggi sarebbe una valida candidata al titolo.

Al di là dei miglioramenti di uno o due posti il trionfo uruguaiano rappresenta l’ingresso della nazionale nella top ten, ovvero nel novero di quelle che se la possono giocare per qualsiasi traguardo (basta dire che al decimo si trova l’Argentina, che fa un po’ da spartiacque, ed alle sue spalle Cile, Norvegia, Grecia e Costa d’Avorio).

Quello che può portare in alto questa nazionale (lo si è visto anche nella finale con il Paraguay, ma soprattutto nelle gare precedenti) è il fatto che nella Copa America più tattica di sempre ha offerto il miglior connubio qualità tecnica – preparazione tattica. Non è stato così per l’Argentina (battuta sul piano tattico dallo stesso Uruguay capace di resistere per 60 minuti senza soffrire più del dovuto) e nemmeno per il Brasile (se la nazionale verdeoro è quella vista nelle ultime gare confermo che il livello tecnico è probabilmente il più scadente dal 1993 – anno dell’ultima Copa America in cui non ha conquistato l’accesso alle semifinali – ad oggi).

Oggi, poi, l’Uruguay presenta alcune individualità (faccio 4 nomi su tutti: Lugano, Alvaro Pereira, Suarez, Forlan) che probabilmente sarebbero titolari in qualsiasi nazionale del mondo. E questa ossatura rappresenta l’asse sulla quale costruire una nazionale vincente.

Infine: è stata la Copa America delle sorprese, ma la difficoltà media degli avversari affrontati dall’Uruguay è di alto livello. La celeste prima di dominare in lungo e in largo la finale con un modesto Paraguay, ha eliminato l’Argentina, giocato due volte (un pari nel girone e una vittoria in semifinale) con il Perù terzo qualificato, ha subito una rimonta (pareggiando al termine) con il Cile, battuto il Messico. Di fatto solo il Brasile, tra le presunte migliori, non ha sfidato la celeste.

Ma per il Brasile il verdetto è un altro. Nella storia la nazionale verdeoro ha vinto 8 volte la Copa contro le 15 dell’Uruguay (nessuno così vincente): una nota storico-statistica che dà grande onore all’impegno della nazionale celeste in questa competizione e traccia un solco rispetto ad una nazionale – quella brasiliana – che spesso si presenta in forma sperimentale, non motivatissima. Purtroppo, nello sport contano i risultati, non le presunte superiorità. Per questo è il Brasile, prima di tutto, a doversi rammaricare di non aver meritato sul campo la sfida all’Uruguay, piuttosto che il contrario.

La Copa America, infine, ha lasciato invariato il rank dell’Argentina, al decimo posto, migliorato quello del Chile dal ventisettesimo all’undicesimo, del Venezuela dal sessantanovesimo al quarantesimo, del Perù dal quarantanovesimo al venticinquesimo, della Colombia dal cinquantaquattresimo al trentacinquesimo.

Oslo, Norvegia

Claudia Taurisano era a Trondheim in Norvegia, una settimana fa, mentre, sotto i suoi occhi di turista, si consumava il dramma del Paese: dalla tv agli sguardi in lingua sconosciuta della gente che la circondava. Martin Ranhoff era tornato da pochi giorni a casa, lui – norvegese per spirito, mentalità e formazione – ama Brescia e l’Italia, ha studiato alla Bocconi. Entrambi stanno bene e possono raccontare la “loro” Norvegia.

Ho raccolto ieri per Bresciaoggi le loro testimonianze in una doppia intervista pubblicata oggi a pagina 9.

Mi hanno colpito in particolare le parole di Martin, 24 anni, che dice, a pochi giorni dalle stragi di Oslo e Utoya:

«Abbiamo reagito all’odio tutti insieme, senza isterismi, coralmente: i politici e la gente comune, abbiamo pianto con dignità senza gridare vendetta, tristi fino in fondo all’anima, alzando ancora di più la nostra voglia di democrazia e civiltà».

Degli scandinavi (in questo termine unisco svedesi, norvegesi, finlandesi, danesi ma anche olandesi) ho sempre apprezzato la capacità di essere radicali nei loro pensieri, essenziali, diretti. Una capacità che si traduce in buon governo, volontà di modificare i propri stili di vita in base alle esigenze collettive prima che individuali. Sono così in tante cose che di loro ho conosciuto: dall’approccio sulla sostenibilità ambientale al loro originale approccio alle discipline sportive.

Noi, popolo del condono, dobbiamo solo imparare da questo popolo dell'”even better” (sempre meglio) che incita a comportamenti virtuosi non come atteggiamenti da lodare in piazza, ma come essenziali passaggi per una convivenza organizzata e armonica.

Mi hanno colpito per questo le parole di Martin che, con il Paese ancora in lacrime, parla di “pianto dignitoso che non grida vendetta”. Tante volte in Italia davanti a drammi umani si chiede, a chi ha subito il dolore direttamente, di esprimere il suo stato d’animo domandandosi se perdonerà o non perdonerà. Sempre si chiede di alzare l’asticella della pena, di essere esemplari, categorici, spietati.

Ebbene, le parole di Martin sono una lezione di profonda civiltà: tu mi hai ferito, ma proprio per questo io percepisco l’eccezionalità dell’accaduto e più forte di ieri credo nei miei valori: la democrazia, la cività, l’integrazione. Per questo tornerò più democratico, civile e integrato di prima. C’è una autoanalisi prima che una sentenza. Una tensione al miglioramento personale prima che un dito puntato alla pagliuzza nell’occhio del peccatore.

Una seconda cosa che di Martin mi ha colpito è stato l’approccio positivo, la voglia di parlarne, senza protagonismo, senza minimizzare il suo ruolo. Svolgendo nella giusta misura il compito richiesto dagli eventi: quello di essere testimone dell’accaduto per raccontare la sua Oslo ferita ad una città – Brescia – che lui conosce bene. Senza aggiunte o sensazionalismi, solo per quanto nelle sue possibilità e facoltà. E’ stato asettico nel descrivere le sue sensazioni personali, profondo ed appassionato nel raccontare la tragedia collettiva.

E’ una lezione a tutti noi che davanti a certi eventi da cronaca ci trinceriamo dietro ad omertosi silenzi oppure esibiamo protagonismi fuoriluogo (penso alle spettacolarizzazioni dei delitti che noi, gente comune, coi nostri silenzi di comodo e i nostri pettegolezzi irrispettosi, contribuiamo ad alimentare prima ancora che il giornalismo becero e scandalista soffi sul fuoco). Le parole di Martin testimoniano un equilibrio razionale che nessuno può esibire spontaneamente se non è radicato nel proprio essere.

Raramente, davanti a drammi così enormi, si ha la possibilità di confrontarsi direttamente con gli uomini e i loro stati d’animo, ed anche per questo non amo il giornalismo dei coccodrilli che diventano corvi al pari di quello delle vox populi che indugiano su lacrime inconsapevoli. Io ho avuto la fortuna di raccogliere queste testimonianze ed ancora di più, oggi, apprezzo l’approccio alla vita di questa gente di Norvegia e di tutta la Scandinavia.

Per questo chiudo con le parole di Claudia che, con grande profondità, trova una metafora tra l’ambiente e la sua gente, e spiega molto bene il solco profondo tra l’emotività degli eventi che scorrono e la razionalità dei principi che rimangono e indicano l’orizzonte anche nei drammi più profondi.

«Non hanno avuto l’incubo della notte, il sole di mezzanotte in qualche modo è stato d’aiuto, perchè quando ti succede qualcosa di brutto le tenebre che arrivano la sera sembrano nascondere qualcosa di ancor più pauroso. Ma in Norvegia questo non esiste, la sera non arriva, nelle città rimane la luce, e forse la mancanza del buio li ha tenuti ad occhi aperti ad affrontare l’interminabile giorno iniziando subito a restaurare il loro sistema e il loro orgoglio ferito».

Giuro che questa non la sapevo… Della Valle era nel Cda dell’Inter (proprio come Guido Rossi). Se non lo sa lui cosa succedeva in casa nerazzurra…

Massimo Moratti aveva voluto Diego Della Valle nel consiglio di amministrazione dell’Inter dal 29 maggio ‘ 95. Un’intesa che era andata avanti fino al 2001, due anni dopo il primo grande rimpasto nerazzurro (15 luglio ‘ 99). Il 3 agosto 2002, Diego Della Valle aveva accettato di salvare la Fiorentina appena fallita e costretta a ripartire dalla C2.

via MORATTI E DELLA VALLE, DAI BACI AI CALCI (IN FACCIA) – FINO AL 2001.

Oggi Dagospia ripubblica un pezzo de La Stampa che sostanzialmente conferma quanto dicevo nei giorni scorsi a proposito dell’affare AS Roma – Di Benedetto – Unicredit.

Ad un passo dal traguardo, ad un passo dalla rottura. Mai stati così vicini, mai stati così lontani. Non sono paradossi, è il destino della Roma e dei suoi tifosi, costretti a rimanere con il fiato sospeso per conoscere l’esito della trattativa tra DiBenedetto e Unicredit. Rilassarsi non è concesso: a meno di 24 ore dall’annuncio della data del closing (fissato per il 29 luglio) il cortocircuito tra le parti ha toccato i massimi storici.

via LA CAPARRA DELLO ZIO TOM – TUTTO FATTO IN CASA ROMA? MANCO PER NIENTE:.

Nel frattempo la società ha venduto Menez al Paris Saint Germain prendendo Bojan con una formula (da 12 mln) che è a metà tra la comproprietà, il prestito biennale, il prestito oneroso e l’acquisto… e probabilmente si appresta a cedere De Rossi e Vucinic.

Le banche ormai sono come le telefonate: ti allungano la vita. Ma da lì a farti vivere bene…

PORTIERE: Villar (Paraguay) 1977, Valladolid – in Spagna fa il dodicesimo, con la maglia albirroja è diventato oggettivamente il valore aggiunto che, a detta di tutti, ha garantito ad una nazionale non eccelsa di approdare alla finale

TERZINO DESTRO: Zuniga (Colombia) 1985, Napoli – ha disputato una competizione impeccabile, finita purtroppo anzitempo da una nazionale che si è specchiata troppo in sè stessa facendo emergere i suoi limiti. Grande spinta e sovrapposizioni, tecnica in corsa, forza fisica: in questo momento uno dei migliori interpreti al mondo nel ruolo, soprattutto considerando quello di cui Dani Alves con il Brasile (non) è stato capace.
MARCATORE CENTRALE: Acasiete (Perù) 1977, Almeria - è il classico mastino difensivo, il fatto che il Perù abbia avuto una serie di 9 gare senza sconfitte prima di cedere all’Uruguay in semifinale è dovuto molto alla difesa, in cui questo marcatore vecchio stile è l’interprete di maggiore esperienza e risalto. Alla sua quarta Copa America ha portato il Perù al suo miglior risultato dal 1975 quando vinse la competizione.
REGISTA CENTRALE Lugano (Uruguay) 1980, Fenerbahce – praticamente immarcabile sui calci piazzati (tocca sempre la palla e lo fa in situazioni diverse: torre, ponte, finalizzatore), personalità da vendere sulla linea difensiva, unisce energia e fosforo, a gusto mio il miglior giocatore di questa edizione. Nel 2014 avrà 33 anni e con questo Uruguay potrebbe anche candidarsi autorevolmente alla vittoria finale.
TERZINO SINISTRO Cichero (Venezuela) 1984, Newell’s Old Boys – che avesse anche giocato in Italia (a Lecce) l’ho scoperto in questi giorni di Copa. Sicuramente da allora è molto cresciuto. Non sono tra quelli che si lagnano accusando le società di non valorizzare o scartare i giocatori troppo presto: di certo da allora è di molto cresciuto. Ma è anche giunto a scadenza di contratto e potrebbe giocarsi con benaltra personalità un’esperienza in Italia. E’ un esterno sinistro di grande dinamismo e discreta qualità. Un suo gol ha portato il Venezuela all’appuntamento con la storia battendo il Cile. Nel suo piccolo è già un eroe, a 27 anni è nel pieno di una carriera che può solo migliorare.

CURSORE INTERNO Alvaro Pereira (Uruguay) 1985, Porto – ha disputato un torneo impeccabile dopo una stagione ottima con il Porto vincitore dell’Europa League. Ha giocato da interno sinistro nel 4-3-3 e poi è passato a fare l’esterno sinistro. Strepitoso quando la squadra è rimasta con l’uomo in meno contro l’Argentina (e nessuno se ne è quasi accorto, grazie all’applicazione sua, di Arevalo Rios e Gonzalez).
VOLANTE Rincon (Venezuela) 1988, Amburgo – l’Amburgo ha scoperto in questa Copa America di avere in rosa un 23enne (non ancora titolare) in crescita e con ottime prospettive, ha mostrato soprattutto ottime qualità tecniche e visione di gioco, pur senza strafare, con umile e lineare geometria. Nel pezzo sull’evoluzione del ruolo del volante lo ho citato tra i migliori. Da allora ha continuato a crescere. Peccato la squalifica patita in semifinale. Se il Venezuela ha scritto la storia è per la sua organizzazione ma anche per alcune individualità che si sono espresse al loro massimo livello visto fin qui come lui.
INCONTRISTA Vidal (Chile) 1987, Bayer Leverkusen – ha chiuso con la Copa America una stagione da incorniciare in cui ha segnato 10 gol (calci piazzati, tiro dalla distanza e inserimenti le sue armi) con la maglia delle aspirine. Ora lo attende la sfida Juventus. Confesso che per lui ho un debole calcistico: lo considero una sorta di Tardelli del calcio moderno. In questa Copa si è destreggiato da interno nel 3-4-1-2, da difensore centrale sinistro ma anche (nella sfida al Venezuela) da esterno. E quando un giocatore mostra tale duttilità (soprattutto adattandosi ad arretrare) per me è una garanzia. Peccato abbia chiuso con una espulsione.

PUNTA DESTRA Suarez (Uruguay) 1987, Liverpool – se lui e Forlan fino alla semifinale avevano una incidenza attorno al 60% nelle finalizzazioni dell’Uruguay in qualità di tiratori o assist-men un motivo ci sarà. Per l’età che ha non è sufficientemente considerato tra i top player mondiali. Eppure è stato il miglior affare in termini di qualità-prezzo-risultati di gennaio della Premier League. E’ un finalizzatore che coniuga la sua incisività offensiva ad un atteggiamento “operaio” che non può non piacere a qualsiasi allenatore.
CENTRAVANTI Guerrero (Perù) 1984, Amburgo – ha spinto con gol e sostegno fisico alla manovra il Perù sul podio del torneo. Giocatore essenziale e completo dal fisico imponente, gioca spalle alla porta, difende la sfera, è forte nel gioco aereo e grazie alla esuberanza fisica sa anche finalizzare in area (somiglia al miglior Luca Toni, per fare un paragone).
PUNTA SINISTRA Aguero (Argentina) 1987, Atletico Madrid – gli va riconosciuto che nella Copa America in cui tutti i più attesi hanno più o meno deluso lui (che pure non godeva della fiducia incondizionata del suo tecnico) ha segnato 3 dei 5 gol della sua nazionale. Un contributo che non è bastato ma che rimane essenziale per un giocatore che ha confermato tutto quanto di buono ha già fatto vedere. E’ una seconda punta che gioca verticale per la finalizzazione, rapidità d’esecuzione, tagli interni e fiuto del gol in area sono le sue migliori caratteristiche, Messi (di cui lui ha detto: “quando ha palla Leo io mi limito a correre dove la metterà”) ne ha esaltato ulteriormente le doti di cecchino.

scritto mentre si sta svolgendo la finale terzo quarto posto il giudizio è dato alle prestazioni individuali complessive, non ai piazzamenti delle rispettive nazionali, che pure sono un metro di valutazione

Il presidente della Roma

Leggo su Calciopress.net (che cita una nota stampa ufficiale della AS Roma) nel pezzo
A.S. Roma, closing mercato e modello Barça | Calciopress.net

Nella nota si precisa che il Consiglio di Amministrazione ha deliberato la cessione alla A.S. Roma, di un finanziamento di 10 milioni di euro e che è stato sottoscritto tra Unicredit e la A.S. Roma un contratto di finanziamento di 30 milioni di euro. Insomma, ormai appare tutto fatto per il passaggio definitivo della società nelle mani statunitensi della cordata DiBenedetto.

Che tradotto in Italiano significa che una banca ha venduto una società ad un imprenditore che per acquistarla e iniziare ad operare ha dovuto essere finanziato dalla stessa banca.

Se me lo dicevano prima  a queste condizioni  la compravo io.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 791 other followers