League cup. L’Inghilterra assegna il primo trofeo della stagione #Chelsea v #Tottenham è Diego Costa contro Harry Kane – #Leaguecup

Primo titolo della stagione in palio domenica in Inghilterra, con il derby londinese tra Chelsea e Tottenham in finale di League Cup. L’attesa è grande soprattutto per lo scontro a Wembley tra i due centravanti Diego Costa e Harry Kane, dai piedi dei quali passeranno gran parte delle chances di vittoria delle rispettive squadre.

La gara è assai sentita non solo per la rivalità cittadina tra i due club ma anche perché l’ultima sfida tra le due fu il 5-3 di inizio anno che segnò il momento più basso della stagione del Chelsea (raggiunto in quell’occasione dal Manchester City al primo posto in Premier league) e quello più alto del Tottenham. I due mesi successivi hanno invece riportato le due squadre in situazioni più abituali: blues a fare da battistrada in campionato, whites a inseguire un posto in quell’Europa sfuggita questa settimana in seguito alla sconfitta di Firenze.

Già una volta le due squadre si erano trovate in finale: stagione 2007/2008, il Tottenham strappò il titolo al Chelsea che lo aveva vinto l’anno prima (il video è riferito a quella gara) vincendo per 2-1 dopo i tempi supplementari. Dopo il vantaggio di Drogba al 39′ la rimonta degli uomini allora allenati da Juande Ramos con le reti di Berbatov al 70′ e Woodgate al 4′ del primo tempo supplementare.

Per il Chelsea si tratta della sesta finale di Coppa di Lega con 4 vittorie (1965, 1998, 2005, 2007) e 2 sconfitte oltre a 5 presenze in semifinale. Settima apparizione invece per gli Spurs che hanno vinto 4 volte (1971, 1973, 1999 e 2008) e perso 3 arrivando 6 volte in semifinale.

Il primo successo blues del 1964-65 equivalse anche alla prima vittoria di una londinese nel torneo che si disputa dal 1960-61 (a vincere l’edizione inaugurale fu l’Aston Villa dopo la doppia finale andata/ritorno contro il Rotheram). Per i bianchi invece trionfo nel 1970/71 in finale proprio contro l’Aston Villa per 2-0.

Queste le formazioni attese in campo a Wembley (calcio d’inizio alle 16 locali, 17 in Italia).

SPURS (4-2-3-1): Lloris – Walker, Dier, Vertongen, Rose – Bentaleb, Mason – Lamela, Dembele, Eriksen – Kane

CHELSEA (4-2-3-1): Courtois – Ivanivic, Terry, Zouma, Azpilicueta – Ramires, Fabregas – Willian, Oscar, Hazard – Diego Costa

Infine un dettaglio finale: benché comunemente si sia portati a pensare che la Coppa Italia equivalga alla FA Cup, credo sia più corretto ammettere che il nostro trofeo nazionale sia più simile a questa Coppa di Lega, che si gioca solo tra squadre professionistiche e non è organizzata dalla Federazione ma dalle Leghe. Una FA Cup semplicemente da noi non esiste. Sarebbe bello se gli innovatori del nostro calcio, preso atto di questa “anomalia”, inventassero il nuovo trofeo.

L’Inghilterra si interroga. Perché in Europa non siamo i migliori? #europaleague #championsleague

L’Inghilterra del calcio si è svegliata questa mattina con un interrogativo in testa: perché in Europa non siamo i migliori, nonostante i nostri budget che ci permettono di primeggiare sul mercato?

Dibattito aperto e diverse ipotesi. Ma alla fine a prevalere è la critica agli allenatori sconfitti nella tre giorni europea.

Manchester City v Barcelona - UEFA Champions League Round of 16

Come successo all’Italia nel periodo nero delle nostre squadre in Europa League, c’è chi spiega che in fondo è meglio primeggiare in Italia. Vuoi mettere il piacere di battere il tuo vicino di casa rispetto a qualcuno che sta lontano e che domattina non incontrerai in ufficio? Uno degli esponenti di questo pensiero è ad esempio Noel Gallagher, che domenica sera sosteneva questo alla BBC nel programma notturno dedicato alle partite della domenica.

Al di là delle esagerazioni, tuttavia, l’impressione è che una marcata autoreferenzialità del calcio inglese sia innegabile. Non bisogna dimenticare che anche nel primo decennio degli anni 2000 le inglesi vinsero meno Champions league di noi (dal 2000 al 2010 3-2 per noi a cui si aggiungerà due anni dopo quella del Chelsea) nonostante semifinaliste a iosa e piazzamenti in quantità. Non è nuova invece la debacle in Europa League: negli ultimi dieci anni sono solo 9 le squadre inglesi arrivate ai quarti di finale. Una sola vittoria del Chelsea 2012 e una finale del Fulham 2010.

Non sarà, si chiedono molti, che uno dei totem del calcio inglese, ovvero il sovraccarico d’impegni nel periodo natalizio, finisca per nuocere alle squadre alla ripresa europea di febbraio? Tema già più interessante sul piano squisitamente tecnico-atletico.

Tuttavia i numeri – se non quelli stagionali abbastanza sporadici – dicono che nel primo turno del nuovo anno le inglesi negli ultimi 10 anni hanno subito 22 eliminazioni su 62 squadre, ovvero hanno perso il 35,5% delle loro rappresentanti contro il 39% della Spagna, il 45% delle tedesche e il 38,4% delle italiane. Curioso il dato raffrontato al tedesco, che sembrerebbe dire esattamente il contrario, ovvero che è la lunga pausa invernale della Bundesliga a nuocere.

Alla fine sembra invece prevalere una lettura meno macro-numerica del fenomeno e più legata alle singole situazioni.

Ecco allora il processo agli allenatori. In particolare sulla graticola sono finiti Pellegrini del Manchester City, reo di aver affrontato il Barcellona con lo stesso atteggiamento aperto che lo caratterizza in Premier, e Wenger dell’Arsenal – sostanzialmente per lo stesso motivo – che ha ottenuto il gol di Chamberlain (sullo 0-2) nel momento di maggior difensività della sua squadra.

Ecco allora l’inevitabile elogio di Mourinho e Martinez. Il primo uscito indenne dal Parco dei principi con il suo Chelsea, il secondo nettamente vincitore contro lo Young Boys con una tattica che i quotidiani inglesi sintetizzano con un difesa e palla a Lukaku.

Pare che gli inglesi, nel momento in cui molti italiani guardano con interesse ai modelli organizzativi d’oltremanica, siano invece attratti da quella che in qualche modo è la mentalità storica del nostro calcio, richiamando i propri tecnici ad atteggiamenti tatticamente più accorti e meno spregiudicati.

Inghilterra nel mirino. Il terzo posto nel #ranking per l’Italia non è più un miraggio #Europaleague

Grande notte di calcio europeo per le italiane, che stabiliscono un record di partecipazione agli ottavi di Europa League con le qualificazioni (ed altrettante vittorie) di Torino, Napoli, Fiorentina, Inter e Roma.

Mai così tante squadre di uno stesso paese sono arrivate nelle 16 migliori della seconda competizione europea.

Le 5 vittorie su 5 gare valgono un bottino di punti cospicuo che con un totale di 13.833 proiettano l’Italia al SECONDO posto stagionale nel ranking Uefa. Dietro solo alla Spagna prima con 14.642 e davanti sia alla Germania con 13.571 che all’Inghilterra con 12.857.

Oltretutto, se la Juve passasse l’Italia sarebbe l’unica nazione a non aver ancora avuto nessuna squadra eliminata in Europa.

Plauso soprattutto al Torino, che ha giocato una delle più belle partite di una squadra italiana in Europa nell’ultimo decennio e si è imposto 3-2 a Bilbao dove nessuna squadra italiana aveva mai battuto l’Athletic nella lunga storia delle coppe europee.

toro

L’Athletic è anche l’unica squadra spagnola eliminata, nella notte che vede il crollo di Liverpool e Tottenham (annata nera per le inglesi) e una serie di trionfi a Est delle squadre ucraine e russe che fanno l’en plein.

Ma quel che più conta è il ritrovato spirito vincente delle nostre anche nella seconda competizione europea, oltre ad un grande obiettivo che non è più impossibile: sfidare le squadre inglesi per il terzo posto nel ranking UEFA.

In un paio d’anni l’aggancio è possibile. Ecco come!

Nelle prossime due stagioni le inglesi cederanno i punti guadagnati nelle annate 2010/2011 e 2011/2012. La differenza punti tra noi e loro nell’ultimo triennio è stata di soli 3,655 punti (a loro favore, naturalmente).

Nel 2012/2013 le inglesi hanno fatto 2,012 punti più di noi mentre lo scorso anno ne hanno fatti 2,619 in più.

Al momento invece siamo noi a primeggiare con uno score di 0,976 punti migliore del loro.

Ora da qui a fine stagione le nostre squadre (a partire dalla Juve nella gara di ritorno degli ottavi di Champions con il Borussia) dovranno provare a ottenere più punti possibile in modo da assottigliare ulteriormente il divario.

Come detto, dandosi come obiettivo il sorpasso nel 2017, si parte da 3,655 punti di differenza. Ma le inglesi quest’anno proseguiranno la corsa con il solo Everton in Europa League, mentre in Champions il rischio di perdere sia Arsenal che Manchester City è altissimo, mentre il Chelsea parte con i favori dell’1-1 in trasferta nella sfida con il Psg.

Ecco quindi che l’Italia (con almeno 5 squadre ancora in corsa, più la Juve, attesa dalla trasferta di Dortmund), potrebbe recuperare almeno altri due punti da qui alla fine della competizione e ritrovarsi in proiezione 2017 ad una incollatura dall’Inghilterra.

Il nostro calcio raramente riesce a darsi obiettivi comuni, ma questo è decisamente alto e prestigioso. E’ tempo di mettere al bando i campanilismi per ritornare grandi occupando – di conseguenza anche economicamente – un posto sul podio europeo che fino a 15 anni fa ci vedeva primeggiare.

L’Inghilterra verso la retrocessione in Europa. Sorpasso tedesco nel 2016? #uefa #ranking #championsleague #europaleague

Dopo la sconfitta di ieri sera dell’Arsenal (1-3 in casa contro il Monaco) e la vittoria del Bayer Leverkusen 1-0 contro l’Atletico Madrid, si è verificata per la prima volta nelle ultime stagioni la concreta possibilità che la Germania superi l’Inghilterra nel ranking Uefa.

kompany

E’ questa la principale notizia del primo turno degli ottavi di finale della Champions League 2015. La parziale consolazione per gli inglesi è che comunque il passaggio dalla seconda alla terza posizione non genera alcun cambiamento nel numero di squadre che vengono ammesse alle Coppe. Rimarrebbero sempre 3 dirette ai playoff più una ai preliminari e 3 alla Europa League.

A parità di risultati da qui alla fine della prossima stagione, infatti, la Germania si ritroverebbe seconda davanti all’Inghilterra con 3 decimi di punto in più. Al momento infatti gli inglesi vantano ancora 2,405 punti di vantaggio sui tedeschi, ma a fine stagione verranno eliminati i risultati dell’annata 2010/2011 che permetterà alle squadre teutoniche di recuperare 2,691 punti complessivi.

Non è detto peraltro che a fine stagione il sorpasso non si possa già concretizzare: Arsenal e Manchester City dovranno fare un miracolo per passare, il Chelsea parte favorito ma non certo già qualificato contro il Psg, mentre in Europa League non hanno brillato Liverpool e Tottenham, con il solo Everton già qualificato di fatto agli ottavi di finale.

Cosa sta succedendo al calcio inglese?

Nel momento di maggior crescita (legato al contratto miliardario sui diritti tv) il movimento britannico sembra entrato in una fase autoreferenziale molto spinta.

Domenica sera sentivo i commenti alla BBC e l’impressione generale è che qui la Premier venga considerata un obiettivo decisamente superiore alla Champions, con l’FA Cup a giocare un ruolo più che di consolazione nel quadro dei trofei stagionali che una grande squadra può vincere. “Consolazione” che è legata più che altro alla Coppa di Lega (che domenica vedrà giocarsi a Wembley l’interessante finale Tottenham v Chelsea).

Va detto del resto che anche nel decennio scorso, quello che va dal 2000 al 2010, le inglesi ottennero più piazzamenti che successi. Due sole furono le coppe vinte (dal Manchester United 2008 e dal Liverpool 2005) a fronte di tantissimi piazzamenti arrivati fino ad una triplice semifinale (nell’anno in cui poi vincerà il Milan).

C’è in tutto questo una lezione per il calcio italiano? Sì.

Non c’è ombra di dubbio che avere budget molto alti come le società inglesi sia un vantaggio, ma si può fare molto bene in generale anche con molto meno. Se le nostre società ritroveranno la capacità di programmare oltre all’orgoglio delle idee, mettere nel mirino le inglesi terze in classifica non è impresa impossibile. E non ci sono diritti tv che tengano.

Già quest’anno, del resto, stiamo viaggiando a soli 4 decimi meno nel ranking annuale rispetto alle inglesi. Ed al momento pronosticare un nostro piazzamento migliore del loro a fine stagione è tutt’altro che folle.

Juventus, il crocevia tra presente e futuro della squadra… e di Pogba #Championsleague #jvtb #finoallafine

Quando Max Allegri arrivò in estate disse più volte che la Champions sarebbe stata il termometro della stagione. Ad oggi possiamo dire che effettivamente il tecnico bianconero si sta comportando di conseguenza mettendo i tempi della Champions al centro della programmazione stagionale.

Dopo aver giocato le prime 4 gare con il 3-5-2 è passato alla difesa a 4 contro l’Olympiakos ed ha chiuso con l’Atletico. La gara coi greci è stata decisiva per la qualificazione e bene ha fatto Allegri a giocarsi il tutto per tutto con un modulo che sente più suo.

Dalla sfida di andata con il Borussia Dortmund sono uscite diverse indicazioni.

1. Questa Juve non è obbligata a fare possesso palla, negli ultimi mesi si è preparata anche a questo e il 2-1 coi tedeschi riflette questo passo avanti rispetto alla scorsa stagione. Non è questione di catenaccio o di pullmann parcheggiati ma di opportunità tattiche. Che poi se tiri in porta più degli avversari hai sempre ragione tu, e se loro ti tirano solo dalla distanza la ragione si moltiplica.

2. In questo assetto Pirlo è croce e delizia. Non è una critica, ma correre in 10 se i tuoi avversari corrono più di te è meglio che correre in 9 e mezzo. Il suo infortunio non è stato uno svantaggio per la Juve. Che peraltro ha già in casa il dopo-Pirlo: Claudio Marchisio.

3. Da dopo Natale Morata è diventato titolare. Bravo Allegri a gestire il suo passaggio dalla panchina al campo in maniera intelligente. La bravura sta nel non averlo fatto notare particolarmente, al punto che oggi ci si accorge che Morata è il titolare ma non si sa quando questo sia iniziato.

4. Questo Morata che ad inizio campionato faticava ora diventa decisivo anche e soprattutto perché l’atteggiamento, la gestione di palla, la posizione in campo, della squadra, sono cambiate diametralmente. Le sue sofferenze di inizio anno sono le stesse di Llorente nel periodo che va dall’Olympiakos alla Supercoppa.

UPDATE 2/25/2015 14.17 <a href=”http://www.juventibus.com/content/limportanza-di-avere-un-morata-in-squadra.html”>QUI</a&gt; un approfondimento sul ruolo di Morata che porta la Juve di Allegri in una fase diversa rispetto a quella di Conte.

C’è poi una valutazione, da fare oggi, su Pogba e il suo futuro bianconero. Fuoritema? No, ecco perchè.

Sono tra quelli che non cederebbero mai Pogba. Ma nel calcio moderno la rotazione dei calciatori è importante. Spesso decisiva. Il punto è capire quando è il momento giusto. Prendete Di Maria. Se sei il Real Madrid è giusto cederlo dopo una Champions vinta, non in un altro momento.

Veniamo a Pogba. Lo considero incedibile. A meno che la Juventus non arrivi quest’anno alle semifinali di Coppa. Quello potrebbe essere il confine decisivo. Vorrebbe dire aver portato anche mentalmente la squadra al livello delle migliori meno qualcosa. Un qualcosa che non può dipendere da un solo giocatore e che non torna ad essere una differenza abissale senza quel giocatore.

Cedibile, quindi.

A patto che la dirigenza sappia chiudere rapidamente per 2-3 giocatori di grandi prospettive che richiederebbero comunque un esborso attorno ai 60 milioni di euro. Questo è l’unico aspetto su cui accetto l’inesatto parallelismo con quella che fu la cessione di Zidane.

Faccio qualche nome tra quelli che mi piacciono: i terzini sinistri Rodriguez del Wolfsburg (’93) o Amavi del Nizza (’94); il tanto sospirato trequartista per Allegri potrebbe essere Ander Herrera del Manchester United (’89); un attaccante di prospettiva come Lacazette del Lyon (1991) sarebbe poi l’inserimento chiave in attesa della già ventilata partenza di Tevez a parametro zero (e chi conosce il francese non può non vedere quanto starebbe bene a fianco di Morata).

Chi comprare? Lo si vede dai nomi. Non sono un amante degli investimenti sicuri a breve termine su grandi nomi altisonanti (preferirei per dire Lacazette a Van Persie). Nella logica di una Juve stabile nel gotha europeo se vendi un ’93 come Pogba devi puntare secondo me su coetanei o quasi in grado di essere in un paio d’anni giocatori da 40-50 milioni di valore di mercato.

A quali condizioni cederlo? Sì a squadre più o meno del nostro livello (Arsenal e Psg per me non ci sono superiori), no a squadre alle quali già paghiamo un differenziale importante (Real e Bayern su tutte). Insomma, se lo dobbiamo vendere cerchiamo di rendergli eventuali vittorie di prestigio più difficili di quanto non sarebbero alla Juve.

Per questo considero ad oggi ogni discorso su Pogba (sia di chiusura che di apertura a possibili partenze) del tutto prematuro. Perché come ha detto Allegri ad inizio stagione la Champions sarà il termometro della stagione.

In tutto e per tutto.

Finalmente a tre mesi dall’esonero di Mazzarri l’Inter è tornata alla media punti precedente #serieA #nonguardatelaneanche

La straordinaria vittoria dell’Inter (che non centrava tre successi di fila dall’inizio del campionato 2012-2013) permette alla squadra nerazzurra di portarsi in zona Europa League (in attesa del derby di Genova).

Con questa vittoria Mancini realizza una media punti in campionato di 1,46 (19 in 13 gare). Finalmente a 3 mesi dall’esonero di Mazzarri l’Inter è tornata alla media punti dell’allenatore precedente (che ne fece 16 in 11 gare): 1,45.

Da piccolo mi dicevano sempre: fare e disfare è tutto un giocare.

#jesuischarlie. Di libertà di stampa e altri argomenti da bar

Io non credo che la libertà oggi sia in pericolo. Non più di ieri.

Io non mi unisco al coro dei catastrofisti.

Io credo che la libertà sia sempre in pericolo: è in pericolo quando ci addormentiamo e non ci ricordiamo da dove veniamo, quando deleghiamo l’esercizio dei diritti e dei doveri fondamentali. Ogni volta che ci voltiamo dall’altra parte. Quando ci accontentiamo della prima versione, della soluzione più facile, dell’istintività che non fa appello alla ragione.

Oggi forse ci sentiamo come quando all’improvviso muore un nostro caro, senza preavvisi o malattie, in quel modo che tanti dicono “inspiegabile”. In quel momento ci si accorge della morte – che esisteva anche il giorno prima, ma non albergava in casa nostra – esattamente come oggi ci accorgiamo che la libertà è qualcosa che va esercitato e che si addormenta può morire e lasciarci cadaveri sul pianerottolo di casa. La morte era una possibilità anche il giorno prima, né più né meno.

Questo non vuol essere un pensiero irrispettoso o fatalista, solo realista ma estremamente concreto. E’ nell’azione quotidiana che conquistiamo la libertà e quando la sentiamo svanire puntualmente ci guardiamo indietro, vediamo gli errori commessi (se ne abbiamo la capacità e l’onestà intellettuale)…

Chiediamoci allora: cosa ho fatto io in questi anni per preservare la libertà di cui ho potuto godere? E per la libertà di satira o in senso più ampio di stampa, di espressione, una libertà che diventa una delle condiziono attraverso le quali posso esercitare la libertà in generale, cosa ho fatto?

Ognuno a prescindere dal ruolo che ricopre può fare qualcosa. Innanzitutto può alzare l’asticella del proprio impegno: acquistando un giornale, aprendo un blog, facendo da cassa di risonanza per notizie, testate o giornalisti di cui ha fiducia, perché questo serve oggi, che ognuno alzi l’asticella della sua partecipazione quotidiana al far sì che la libertà – e la libertà attraverso la libertà di stampa – siano un fatto e non solo un vuoto principio enunciato: non come reazione istintiva, ma come presa di coscienza da confermare nel lungo periodo.

La libertà di stampa per essere tale ha bisogno di lettori in primis, quindi di giornali, di giornalisti, di attivismo, di cittadini attivi. di finanziatori, di supporto, di numeri, di fatti concreti e di critiche attente e consapevoli sopra ogni cosa. Con le sole fotoprofilo vi lavate la coscienza, ma la libertà di stampa rimane agonizzante esattamente come quando nella redazione di Charlie Ebdo tutto scorreva tranquillamente e nell’indifferenza generale.

Collina sul gol di Bonucci in Juventus Roma, ecco cosa non ha detto l’ex arbitro. #nonguardatelaneanche #seriea @skyserieA

La vicenda di Collina che avrebbe detto (ma non l’ha detto) che il gol di Bonucci contro la Roma era da annullare per fuorigioco è stucchevole, ipocrita, deontologicamente scorretta.

E’ stata pubblicata sul sito di Sky nel video “Masterclass Collina, l’interpretazione” che potete trovare qui.

Giudicate voi dal video. E’ incredibile come Fabio Caressa cerchi di far dire una cosa al designatore europeo senza il conforto delle immagini, giocando agli equivoci, premettendo che non vuole parlare di casi italiani ma poi sentenziando in maniera sibillina in nome e per conto dell’arbitro, comprensibilmente in imbarazzo.

L’interpretazione viene decisa a tavolino a priori da Fabio Caressa, che premette che gli episodi che si vedranno sono simili a quello di Juve-Roma, che non farà a Collina una domanda diretta, ma giocando agli equivoci subito ammette: “però possiamo cercare di capire”.

A Collina viene chiesto di giudicare un gol del Maribor in Champions contro lo Shalke – molto diversa dal caso di Juve-Roma visto che l’attaccante è praticamente a contatto con il portiere, mentre Vidal è a circa 5 metri, poco dentro l’area piccola – e Caressa chiude con un sibillino “fatevi le vostre associazioni a casa e alcune cose già le spieghiamo”.

Quindi si passa ad un gol dello Shalke nello stesso match. Collina qui addirittura introduce un aspetto ulteriore nell’interpretazione dicendo: “Qui il regolamento parla di chiara ostruzione: deve ostruire in maniera chiara. Ora, un giocatore che salta, in questa maniera, ad una distanza così ampia dal portiere si può sostenere che non ostruisca la visione. Magari un po’ la può ostruire ma non in maniera tale da condizionare la parata del portiere. e questo potrebbe essere sicuramente un gol da convalidare”. In altre parole il designatore europeo sembra addirittura restringere ulteriormente le casistiche dicendo che anche se il giocatore è sulla linea di tiro (ma non sulla linea di visione del portiere) può essere considerato in fuorigioco passivo.

Dopo di che Collina conferma a Bergomi che per la valutazione si deve guardare la linea di visione e non più il “cono”. Ovvero certifica ulteriormente che questa immagine riassume bene la valutazione da prendere.

C_29_articolo_1047959_lstParagrafi_paragrafo_6_upiImgParOriz

Quel passaggio si conclude con lo studio ammiccante che ammette per bocca di Dario Marcolin: “Noi stiamo guardando questo ma pensiamo tutti…” alludendo a Juventus-Roma.

A quel punto Collina – che per evidente fair play nei confronti del designatore italiano non vuol dire né bene né male dell’episodio del 5 ottobre 2014 – è in imbarazzo, prova a passare al caso di Roma-Manchester City (su cui certificherà che il mani di Manolas è da rigore) e si gira verso lo schermo volendo ad andare oltre.

Caressa si accorge dell’imbarazzo dell’ex arbitro e trae la sua conclusione del tutto arbitraria. “Intanto lui va avanti (riferito a Collina, ndr) ma insomma avete capito che più o meno la posizione è che se un giocatore è in quella posizione lì non può non essere in fuorigioco. Il senso comune è abbastanza evidente. Ma non vogliamo fare degli esempi italiani perché se no la gente a casa si arrabbia e capisce meno”.

Vogliamo limitarci a chiamarlo atteggiamento ipocrita?

qqLkPaK

Probabilmente se gli avessero mostrato questa immagine, si sarebbero accorti che:

1. Skorupski vede il pallone
2. Il portiere è inclinato alla sua destra verso Vidal, ovvero è eventualmente ostacolato nella visione (che è comunque libera) dai difensori alla sua sinistra e non dallo juventino.
3. La dimostrazione che il portiere ha visto il pallone in ultima analisi sta nel tuffo tentato dal portiere, che vede palla e cerca di parare.

Si sarebbero inoltre accorti che eventualmente il giocatore incriminato è Vidal e non Tevez come da molti siti internet (come questo e questo) riportato, peraltro senza aver visto, come si evince dagli articoli stessi in cui si citano frasi non dette dall’arbitro.

Cosa altro si può dire davanti a certe scenette?

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.041 follower