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Un vitaminico Pane web e salame – #pwes #Brescia

Il “Pane web e salame” organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all’evento (clicca qui per il pdf):

Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall’ufficio – più di 100 persone nei momenti di punta – segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell’establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).

Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:

La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post

Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso – a proposito di chi predica e razzola – mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all’interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre – oltre che legittimo – gratificante, anche se davanti non c’è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana

Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po’ meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l’approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione – espressa nel mio intervento – della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

Il giorno in cui la Confindustria bresciana sdoganò i blog

Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la lettera di risposta del presidente dell’Aib, Giancarlo Dallera, al blog di Laura Castelletti. Il leader della Confindustria bresciana risponde nel merito di un dibattito su aziende e ambiente, e esordisce giocando al ribasso: “solamente perché, come si usa dire, vengo tirato per la giacca”.

In realtà il passo compiuto da Dallera è ben più importante. Innanzitutto perchè leggendo il contenuto si nota che tra Dallera e Castelletti si sviluppa un dibattito che ha senso nella sua dimensione pubblica e non certo privata. In secondo luogo perchè rispondendo ad un blog elencando quanto Aib sta facendo in questi anni in tema di ambiente, energia, prevenzione e pianificazione, il presidente di fatto riconosce il blog (o forse la blogger prima che il suo strumento) come interlocutore. Non già un interlocutore privato, come potrebbe essere con un qualsiasi esponente politico interessato alle tematiche, ma come interlocutore pubblico, con il quale intavolare un dialogo in piazza.

Non è un passaggio di poco conto. Fino a ieri questo tipo di dibattiti venivano impostati solo con i media tradizionali: i giornali o le tv, ora Dallera invece riconosce il potenziale divulgativo del blog, evidentemente capisce l’importanza di una audience altra rispetto a quella che solitamente frequenta le pagine di giornali e rispondento alla blogger Castelletti di fatto riconosce la necessità di un dialogo con il suo pubblico. La lettera di risposta diventa una finzione teatrale, perchè Dallera ben sa di essere in contatto con una audience ben più vasta.

A memoria mia è la prima volta che un esponente confindustriale interviene in Italia – nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali – in un dibattito sviluppato dai blog. E’ un passaggio storico, di cui andrà verificata la portata nelle prossime settimane. Intanto da parte della Confindustria un segnale di apertura e, lasciatemelo dire, di trasparenza.

Solo su una cosa trovo di dover eccepire rispetto a quanto esposto dal presidente Aib. Quando Dallera dice:

Gli imprenditori, particolarmente quelli bresciani, sono persone schive e non amano vantarsi di ciò che hanno fatto, preferiscono guardare solo al domani più che al passato.

in realtà il presidente Aib prova – sulla base di una presunta umiltà minimalista – a giustificare uno stile comunicativo che proprio i blog e i nuovi media stanno contribuendo a superare. Non si tratta di essere schivi, o di vantarsi di cose fatte. Le cose che si fanno non sempre portano a risultati positivi ed anche nel mondo delle lobby (come in quello della politica) sono i risultati a contare più delle buone volontà. Oggi la comunicazione pubblica delle associazioni di categoria è fatta sui progetti più che sui risultati, sulle potenzialità più che su ciò che viene concretizzato. Ebbene, chiedere resoconti e risultati non è un voler snaturare nature schive e volutamente low profile, si tratta di soddisfare la necessità di sapere che la strada che si sta percorrendo non si risolve in proclami ecologisti e sterili pressing improduttivi, ma cercare la testimonianza viva di idee che diventano realtà e che ancora sono in grado di influenzare le nostre esistenze. Di questo, se vorrà a sua volta accreditarsi presso la platea dei blogger o dei lettori dei blog, l’associazionismo imprenditoriale, di matrice confindustriale ma non solo, dovrà in futuro sempre più rendersi conto.

2010, l’anno del bunga bunga

E’ la parola più ricercata su Google in abbinata al termine “significato”, lo dice il report annuale Zeitgeist.

Ma ciò che più di tutto mi stupisce è l’ascesa costante de “Il fatto quotidiano”: una recente scommessa “old media”, solo un poco aggiornata rispetto alle attuali abitudini dei lettori, che sta riscuotendo un’audience sul web in continua ascesa.

Ciao Renato, peccato non averti conosciuto

Renato Rovetta è stato l’inventore di Bresciablob.com, semplicemente un blog, quando ancora i più non sapevano che si chiamava così. Oggi su quella pagina c’è un’indecifrabile serie di simboli cinesi. Ho capito solo che si parla di “macchinari” vari. C’è gente destinata ad anticipare i tempi in tutto e per tutto. Online, tuttavia, è stato conservato l’archivio.

Non l’ho mai conosciuto personalmente, solo qualche mail da curioso del web. Gli offrii di curare io i contenuti delle sue pagine e lui cortesemente mi rispose che preferiva avere il controllo su quello che faceva senza complicazioni tecniche. In realtà lui aveva semplificato di molto, capendo che il web è contenuto più che forma: copincollava in una pagina di html puro i testi e poi faceva upload in ftp. Io usavo la piattaforma di splinder.com per fare un blog calcistico, avevo visto quello che scriveva lui, lo ammiravo, ma temevo che tante cose finissero disperse.

Era un periodo diverso, di cambiamenti. Io ero tra quelli che divoravano gli aggiornamenti, apprezzando lo stile aperto, molto poco bresciano. Alcuni approfittarono dell’anonimato che lui offriva e vennero inventate le talpe delle redazioni. Le stesse talpe anni dopo, in era Facebook, imborghesite ed esigenti vorrebbero imporre nome e cognome contro chi li nomina, salvo poi scoprire – più frustrati di prima – che su alcuni non hai potere di vita o di morte professionale (oppure ne hai già abusato).

Di Renato Rovetta in tanti possono ricordare gli scritti del secolo scorso. Io l’ho apprezzato solo come web writer e per me rimarrà sempre colui che ha portato non tanto i blog quanto la mentalità-blog a Brescia. Ovvero il giornalismo critico sul web. Non quell’accozzaglia di brevine che fanno altri, ma l’approfondimento, la dimostrazione che l’innovazione la fai se hai testa, non testata. La città ha capito benissimo, per questo non c’è più stato un altro bresciablob.com, anche se qualcuno – se solo fosse un po’ meno cazzaro – potrebbe esserne potenziale erede.

Ecco come lo hanno ricordato oggi Marco Toresini, sul suo blog e Nino Dolfo su Bresciaoggi.

E qui un dicono di lui.

Quotidiani e iPad, esordio mediocre

I voti di Wired ai quotidiani italiani non risparmiano bocciature. La Stampa in pole position, Bresciaoggi rimandato a “dopo” settembre (la formula è ancora in fase sperimentale gratuita).

Robe da Mattes

Vi ricordate i due net artist bresciani Eva e Franco Mattes? Ne parlai tempo fa a proposito della loro performance di suicidio in chat su Chatroulette.

Questa volta sono andati a Chernobyl. Non so perchè ma ho come l’impressione che la performance non si esaurisca qui… le immagini? beh guardatele

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell’infanzia c’era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e “farla pagare” nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell’episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l’operazione “Fuori dal forno”. Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo “Mi piace” sul prodotto.

Si parte da un’offerta lancio di 10 euro, ed ogni “mi piace” su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click…

L’offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l’idea non può che attirare l’attenzione…

Politica e Facebook

Vendola ha superato Berlusconi su Facebook, ma per Bossi c’è sotto qualcosa (no, non scherzo, vedetevi il link).

Io nel frattempo ho compilato la classifica dei politici bresciani con più “amici” pubblicata oggi a pagina 10 e 11 su Bresciaoggi, cercando anche di dare un valore a questi indici: gradimento? visibilità? attivismo? Un dibattito che resta aperto.

Ne parla anche il blog Virtualeco di Fabrizio Martire (Uncle Pear), uno dei due esperti che ho interpellato.

In classifica anche la bresciana Maria Stella Gelmini, che evidentemente ha più fan della zucchina, del cetriolo, della felce e pure – incredibilmente – della banana


l’immagine è presa da Vistracàonpetto di Ettore Ferrini

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