Tag Archives: tutto ha un prezzo

Raunch girl, onori e oneri dell’indie porno

Il documentario presentato a Bergamo Film Festival venerdì scorso da Giangiacomo De Stefano e Lara Rongoni è un lavoro di profondità e sfumature.

Ho sempre considerato poetico tutto ciò che sa essere suggestivo ed allo stesso tempo estremamente personalizzabile. Capace di generare emozioni contrastanti e di lasciare all’occhio dello spettatore un numero infinito di interpretazioni possibili. In questo senso credo che questo documentario arrivi all’obiettivo. E di questo… delle mie percezioni, suggestioni e sensazioni, voglio scrivere.

Raunch girl è la vita di Clara Pizzaferri – 21 anni, attrice porno indipendente, per scelta – e si muove su un doppio piano. Scrivendo la sinossi gli autori dicono di analizzare: la ricerca di popolarità e la velocità con la quale questa si può raggiungere, la giovane età e molto spesso le mistificazioni che si creano…

Ci sarebbe una doppia difficoltà in un lavoro come questo: da una parte quella di sminuire la portata emotiva e l’invasione della sfera personale che la scelta di recitare scene porno determina in una persona, dall’altra quella di cadere nel moralismo. Gli autori qui prendono queste precauzioni e non cadono in un risultato neutro, ma mettono con nochalance la pulce di un loro giudizio, secco ma non invasivo, nell’orecchio (e nell’occhio) dello spettatore.

La parabola umana di Clara, un matrimonio a Las Vegas con il compagno che recita (senza troppa convinzione) sul palco con lei, si risolve in un nome d’arte (una identità altra) e in un matrimonio fallito (comunque lo si veda un esito sentimentale negativo). Un risultato assai deludente rispetto alla voglia iniziale di emersione, autodeterminazione e successo.

Questo l’epilogo, in cui entrano dettagli che potrebbero essere omessi (nickname e separazione, tra gli altri) ma stanno lì come informazioni utili non certo a “fare il titolo” (sensazionalistico e banalizzante) ma a dialogare con il “lettore-spettatore” della vicenda. Nello sviluppo tuttavia la storia non manca di far emergere un certo coraggio – pur non enfatizzato – da parte della protagonista, che sceglie la via del porno non già come vizio esibizionistico ma come forma radicale di espressione. Costruendoci su – tuttavia – (inevitabili?) “mistificazioni”.

Sembra muoversi, la vicenda di Clara, su un doppio piano. La propria ferrea volontà di successo, anche provando ad alzare (artificiosamente) il proprio livello gerarchico (da attrice a “imprenditrice” nel mondo del pay-porn indipendente del web) che si scontra con una società che se da una parte induce a mettersi a nudo in cambio di… (successo? notorietà? fama e gloria?) dall’altro prende le distanze dal re nudo (in senso letterale) pur ignorando in parte la propria ipocrisia di fondo. Il porno non è (non può? lo sarà mai?) essere pubblicamente e socialmente accettato, ma se esiste un germe alla sua radice questo si è già radicato nel nostro modo di socializzare le nostre vite.

E passa una riflessione, ad un certo punto, che merita di essere sottolineata, e che semplifico così. Oggi vi è una sostanziale gratuità dell’esibizionismo. Ti fai fare due foto le metti in rete e sei pubblicato. Una gratuità (che altro non è se non il più basso livello di mercificazione, perchè il gratis è il senza valore, è il 100% inflazionato) che, anche quando non si spinge al presunto eccesso dell’hardcore di pompini e penetrazioni, ma si ferma ad ammiccamenti e sensualità ostentata, è già potenzialmente-pornografica-in-sè, semplicemente perchè capace di svilire una sfera intima personale spogliata della sua inviolabilità prima che dei suoi abiti.

Sul terreno di gioco rimane un cadavere. Esiste una corsa all’esibizione che è indotta dalla mentalità dominante (e dai mezzi di comunicazione emergenti che la caratterizzano). Forse il porno indipendente è solo l’eccesso più efficace per descrivere l’iperbole di una deriva che togliendoci intimità rende più insicuri i nostri passi e meno certi i nostri esiti.

Ma resta il fatto – che necessita di grande e matura consapevolezza – che ogni nostro pensiero pubblicato e pubblicizzato, e quindi messo a nudo, è definitivamente messo in gioco.

La pornoattrice della porta accanto

L’essere considerate oggetti sessuali non è più un elemento di discredito, ma al contrario un mezzo per sentirsi realizzate e per realizzarsi nella vita e nel lavoro. Clara vuole fare porno perché pensa che dietro al fenomeno ufficiale, da sempre circondato da un alone negativo, ne possa esistere una forma “buona e utile”.

di Raunch girl, documentario prodotto con il sostegno della neonata Sonne Films e della più longeva Sarraz Pictures, vi parlerò nei prossimi giorni. Intanto ve lo segnalo.

E tu, che donna sei? Ora che hanno sdoganato alcuni concetti puoi dirlo più liberamente

Fossi la sua fidanzata avrei risolto ogni problema economico, avrei case, palazzi, macchine, autisti, probabilmente anche un lavoro in televisione se solamente lo volessi. Invece devo darmi da fare come modella e come hostess per riuscire a pagare la rata del mio mutuo. Berlusconi sarebbe un fidanzato eccezionale, ha conosciuto anche i miei genitori, pure loro stravedono per lui. Come me del resto

Manuela Ferrera, su Bresciaoggi.it

Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell’impegno e del sacrificio.

Giulia Bongiorno, su Repubblica.it

PS: per il primo genere va bene anche un vorrei

San Faustino by night

Per arrivare alla gru del metrobus dove da dieci giorni stanno asserragliati i clandestini bisogna prendere via San Faustino. Quella della fiera. Quella che un mio amico di destra diceva di non voler vedere nemmeno in cartolina perchè troppo straniera per uno come lui. Ed invece, in mezzo a loro, ci andò ad abitare.

Si fila dritti fino in fondo e sembra di stare alla notte bianca, c’è gente che si muove, che sta ferma e guarda il cordone di polizia. Sembra di stare alla notte bianca, come qualche settimana fa. Ma la notte è nera. Dopo gli scontri c’è ancora l’odore della paura nell’aria. Meno di quarantotto ore fa la polizia ha caricato, ha fatto arretrare il presidio. Perchè? Per cosa? Ora la gente sta cento metri indietro, ma continua a guardare naso all’insù quei sei disperati che minacciano di buttarsi se non avranno garantita l’incolumità. Un lavoro. Un foglio di carta che dice che esisti. Nemmeno loro sanno in che ordine stanno oggi il loro progetti.

Non c’è nessuna differenza tra quelli che stanno di là e di qua dal cordone. Recitano un ruolo, obbediscono agli ordini, stanno a teatro. E quando vanno allo scontro, armati o disarmati che siano: hanno paura. Sono uomini. Hanno potere. Vogliono potere. Sono donne. Vogliono potere sugli uomini. Avranno potere.

Viviamo in una città in guerra. C’è una pistola puntata che nessuno sembra vedere e forse non saranno loro a morire. Forse sarò io, perchè non si sa mai da che parte sta la vittima. Come Giuliani, come Raciti. Uno di qua e uno di là. Forse moriranno quelli che verranno dopo. Forse ci diranno che la guerra è risolta, ma continueremo a viverla mentre berrermo un caffè fianco a fianco con un uomo che non è nato a Brescia.

La democrazia non è una formuletta. E’ una cosa che si sperimenta giorno per giorno. E noi viviamo la notte della nostra libertà. Glielo ha detto, il mio amico Enzo, che le cose stanno così. Che giù di là la vita è compromessa. Che quando tutto finirà l’odio continuerà a serpeggiare. Fino a quando non impareremo a guardare l’orizzonte oltre il dito.

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell’infanzia c’era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e “farla pagare” nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell’episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l’operazione “Fuori dal forno”. Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo “Mi piace” sul prodotto.

Si parte da un’offerta lancio di 10 euro, ed ogni “mi piace” su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click…

L’offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l’idea non può che attirare l’attenzione…

L’infiltrazione

Ci sono infiltrazioni e infiltrazioni. L’ultima di cui mi ero occupato con curiosità era quella di una ragazza che alle tre di notte invitò tre miei amici da lei per vedere bene quelle di casa sua. Quel giorno capii che è nelle serate più divertenti che decidi di andare a letto presto.

L’altra infiltrazione curiosa è quella di Sara Grattoggi, la giornalista freelance che nei giorni scorsi è riuscita ad infiltrarsi alla lezione di Mu’ammar Gheddafi tra le hostess (pagate 100 euro lordi per il disturbo) e raccontare la lezione del Colonnello. Io Sara la ricordo a Bresciaoggi e mi è un po’ dispiaciuto (nel pezzo si vede) l’averla contattata per questa bravata anzichè per farmi raccontare di tutte le testimonianze e i dati che ha raccolto negli ultimi mesi per raccontare i disastri di Mary Star Gelmini sulla Scuola italiana, dalle collette studentesche nei licei ai genitori che fanno le pulizie.

Ma che volete, ci vogliono così, noi ggiovani: fantasiosi, sognatori, spericolati e precari. Che aiuta a rispondere con riverenza.

Rosy Bindi: “Umiliata la dignità delle donne italiane”. In effetti settanta euro è un prezzo da nigeriane. (spinoza.it)

Personal shopping

Consigli per gli acquisti? Oggi ne ho parlato su Bresciaoggi con una serie di domande a Monica Sirani, bresciana, autrice di “Professione personal shopper”, il primo libro in Italia dedicato alla professione del consulente per lo shopping…

I giornalismi ai tempi di Sara Carbonero

Si chiamano allo stesso modo, ma io e Sara Carbonero (nella foto mentre suda inseguendo faticosamente qualcuno che si voglia fare intervistare da lei) facciamo due lavori diversi. E ora vi dico perchè.

L’ingaggio di Sara Carbonero a Mediaset è la dimostrazione di una mia convinzione maturata da tempo. Esistono due tipi di giornalismo: quello che ha la priorità di raccontare i fatti e quello in cui lo spettacolo la fa da padrone. Non è mia intenzione generalizzare ed anzi, in tutta onestà sono contento che ad una venticinquenne spagnola venga data l’opportunità di emergere in un mondo non facile come questo dimostrando tutte le proprie qualità sul campo. Ma allo stesso tempo è sempre più evidente che il giornalismo televisivo, per tante giovani donne, sta rappresentando l’attività che, coniugando apparentemente intelletto e immagine, è in grado di dare un riscatto od una alternativa rispetto ad una carriera da velina. Non è una visione maschilista, tutt’altro, sono certo che molte brave (e meno brave) colleghe, in materia, potrebbero condividere portando il loro ulteriore carico di spietatezza.

A me questa direzione intrapresa fa piacere. Innanzitutto perché quando si gioca a carte scoperte i contenuti diventano ancor più determinanti. Le parabole professionali parlano chiaro, le qualità diventano riconoscibili. Io non so se Sara Carbonero sia meglio o peggio del migliaio di giovani giornalisti che ogni anno in Italia sostengono l’esame da professionisti. Ma so per certo che la sua immagine da un punto di vista giornalistico è un handicap prima di tutto per lei, perché sfido qualunque calciatore maschio eterosessuale (ed un qualsiasi appassionato, maschio o femmina che sia) a concentrarsi sulla domanda che ti pone una così.

Io credo che nella vita ci sia equivalenza di vizi e virtù, pregi e difetti, capacità ed handicap. Credo che ogni persona a conti fatti valga quanto le altre persone per le proprie qualità e le proprie pecche. Diciamo, semplificando, che ognuno fa 100. C’è chi ci arriva con la bellezza, chi con l’intelligenza, chi con la laboriosità, chi con la forza, chi con la genialità e l’intuitività. Nasciamo equivalenti. Sono gli ambienti, le società, le influenze esterne, che arbitrariamente ci attribuiscono un valore inferiore, non attualizzando tante potenzialità che potrebbero arricchire tutti. Ma in realtà, presi a 360°, abbiamo tutti lo stesso valore. Siamo forse limitati e incapaci spesso di riconoscerlo, ma valiamo uguale.

Tornando all’origine del discorso. In genere non conosco invidie e gelosie. Quel che ho scritto pocanzi, sull’equivalenza degli esseri, mi rende sostanzialmente immune, o per lo meno razionale, rispetto a questo tipo di sentimenti negativi. Infatti sono convinto che la probabilità che una potenziale fotomodella sia apprezzata per le proprie qualità giornalistiche sia pari a quella che uno zoppo ha di andare alle Olimpiadi. E in genere sono sufficientemente agnostico da non credere ai miracoli.

Credo, soprattutto, nella capacità di scelta dei lettori-telespettatori. Credo che, anche se non ce ne accorgiamo, viviamo in un mondo frammentario e fatto di nicchie, in cui difficilmente riusciamo ad affrontare argomenti in grado di generare un interesse diffuso. Tutt’al più possiamo parlare ad un pubblico più o meno riconoscibile e coeso, e in questi casi ci sembrerà di parlare al mondo nella sua totalità. Viviamo nel mondo dell’alta audience televisiva, ed anche in quello in cui l’Economist, che non firma i pezzi ma gioca la sua credibilità sull’autorevolezza della testata, vive uno dei suoi periodi più floridi in termini di vendite.

Per questo rimango fiducioso: credo in un giornalismo dei fatti. Nella capacità di chi li racconta di mimetizzarsi senza contagiare l’ambiente osservato. Credo che anche su questo si giocheranno tante fortune future delle iniziative editoriali. Perchè ci sarà sempre più un mercato pubblicitario, dell’immagine e delle chiacchiere ed un mercato dei contenuti, creato intorno ad altre prerogative. E sono certo che la gente li sappia riconoscere e relegare ai loro ambiti naturali. Per questo la presenza delle Carbonero in tv quest’anno sarà sempre più importante fondamentale: per differenziare i due mercati e farne emergere la natura profondamente differente.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.