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Il Brescia e il cosiddetto bel gioco. Quando la smetteremo con la retorica da tifosi?

A me il Brescia di domenica contro l’Udinese è parso brutto, scriteriato, prevedibile, inconcludente, totalmente fuori ruolo, senza una reale coscienza della sua consistenza.

Altro che strada giusta, bel gioco, sfortuna. Altro che sconfitta immeritata. Quando fai un gioco che non ti appartiene perdi, non ci sono storie. Ho letto addirittura critiche ad un allenatore avversario catenacciaro che avrebbe la colpa di non esaltare le qualità degli avversari. A fine gara nella mixed zone e in sala stampa si respirava un’aria surreale. Tutti commentavano una partita che non c’era mai stata. Come se difendersi e stare dietro compatti – come ha fatto l’Udinese – fosse reato. Come se giocare in contropiede non fosse consentito dai regolamenti.

Per come la vedo io non c’è peggiore situazione di quella della squadra che dice di giocare bene ma che perde sempre ed allora si carica di alibi che non hanno alcun fondamento logico se non quello della retorica del bel gioco (che nessuno ha mai capito cosa sia, ma di cui tutti si riempiono la bocca). Lo scorso anno l’Atalanta era la squadra che aveva più possesso palla e presenza offensiva, ma prendeva schiaffi da tutti e gol a ripetizione.

Eppure le statistiche parlano chiaro (si vedano i dati Paninidigital pubblicati dal sito della Lega Calcio). Se si fa una analisi approfondita delle prime sette gare del Brescia si scopre che:
– contro l’Udinese il Brescia ha realizzato il 53% di possesso palla, con una supremazia territoriale di 12’06” ovvero 3’13” in più degli avversari. Abbiamo attaccato di più, è vero, ma questa è una colpa e dice di una squadra tecnicamente non così forte da giustificare il gioco offensivo.

Nonostante questo:

- le palle giocate dal Brescia sono 539 contro i 540 dell’Udinese. Questo nonostante il possesso palla temporalmente superiore. In altre parole: il possesso palla è stato lento, e quindi prevedibile.

Tutto questo si è riflettuto sulle attitudini alla conclusione a rete:

- contro l’Udinese i biancazzurri hanno fatto 5 tiri in porta su 16 totali. Solo il 31,25% è andato nello specchio. E’ il dato percentuale minore delle partite giocate fin qui. Si potrà dire che Caracciolo ha fallito, ad esempio, una ghiotta palla gol testando fuori. Ma il punto è proprio quello: con noi gioca Caracciolo, non Ibrahimovic, non il miglior centravanti del mondo. E non puoi non tenerne conto. Anche perchè per giocare in quel modo hai sterilizzato totalmente Eder (ne parlo più avanti).

- l’Udinese ha avuto una percentuale di protezione dell’area del 64,2%, ovvero il miglior dato difensivo in assoluto per una avversaria del Brescia quest’anno. Significa che da una parte era preparata a questo tipo di partita, dall’altra che il Brescia non ha saputo scardinarla.

- l’indice di pericolosità del Brescia (che significa palle gol create, tiri in porta, parate del portiere avversario e possesso palla nell’area avversaria, ovvero una precondizione fondamentale per mettersi in condizione di segnare) è stato del 40,8% ovvero il terzo peggior dato inferiore della stagione (peggio si era fatto solo con la Lazio domenica scorsa e con la Roma). E non è casuale che con la Roma a fronte di una pericolosità bassissima (38,5%) si sia vinto la partita: perchè quando avevamo spazi loro non la prendevano mai sui nostri contropiedi. E infatti in tre volte abbiamo fatto due gol. Mentre, guardacaso, la Roma aveva fatto 8 tiri in porta su 25 totali, ovvero meno del 30%, ovvero una prestazione peggiore sul piano della finalizzazione rispetto alla nostra contro l’Udinese.

Ora mi domando come possa un giornalista che segue il calcio da una vita e che sa di avere di fronte il Brescia, ovvero una squadra che si vuole salvare, dire che questa squadra ha giocato bene quando il possesso palla, che pure c’è stato, è rimasto sterile, fine a se stesso, non finalizzato. Rassegnamoci: il possesso palla fine a se stesso non è un merito. Come ho scritto nell’analisi tattica di lunedì su Bresciaoggi.

Di Handanovic si ricordano due vere parate: una su punizione di Cordova, una su colpo di testa di Caracciolo. Due parate oggettivamente belle, decisive e spettacolari, ma non certo da fenomeno. Pensiamo ad esempio a cosa avrebbe dovuto fare Handanovic per subire il gol sul colpo di testa di Caracciolo: restare immobile e probabilmente venire deriso per il resto dei suoi giorni. Non è un po’ pochino?

Il punto è che questo Brescia contro il Bari e contro l’Udinese ha voluto strafare ed è stato preso a schiaffi. Poteva chiudersi e accontentarsi ed invece ha voluto andare fino in fondo e ne è uscito mortificato. Questa immutabilità del modulo è controproducente. Perchè non è vero che se giochi nella metà campo avversaria (peraltro contro una squadra che ti lascia il possesso palla) stai meritando di vincere. Per vincere bisogna tirare, ed il Brescia come dimostrato ha avuto il minor numero di tiri in porta sui tiri totali dall’inizio della stagione. E’ “bel gioco” tenere palla senza prendere mai la porta?

Avevo detto prima della partita che contro l’Udinese era meglio pareggiare che vincere. Perchè immaginando il tipo di partita pensavo che un eventuale pareggio sarebbe stato frutto di una gara accorta, attenta, gestita con criterio. Cosa che non è stata. Il Brescia domenica ha preso gol per la sesta volta in sette partite. Come è possibile non tenere conto di questo dato, non solo nell’analisi postgara, ma anche nell’impostare una partita in cui l’uomo tecnicamente più forte (Diamanti) è assente?

Ho letto che Guidolin è un catenacciaro e mortifica le qualità dei giocatori. A parte il fatto che trovo curioso imputare ad un allenatore di mortificare le qualità degli avversari, visto che secondo me un tecnico è lì proprio per quello. Forse sarebbe ora di dare una valutazione sui risultati e sugli atteggiamenti che hanno portato a questi risultati. E magari dire che con Zambelli in campo abbiamo perso 4 partite su 4 (e questo è un dato di fatto, un relativo, non certo un giudizio assoluto su Zambelli), che da quella parte è arrivato il gol di Corradi su cross di Pasquale, che forse se i nostri terzini coprono di più e spingono meno siamo più equilibrati e diamo meno il fianco all’avversario…

Ho sentito tanti dire che partite di questo genere sono rare. Personalmente invece vedo sempre più partite finire in questo modo. Ed ogni domenica sento e leggo interviste ad allenatori di tutte le categorie che dicono “abbiamo giocato ma abbiamo perso per un episodio”. Quanti alibi.

E questo discorso vale soprattutto se sei il Brescia. Certo, se sei il Barcellona le tue qualità emergono a prescindere, sbagli una partita in una stagione, ma se sei una squadra che gioca per salvarsi devi essere tu a sapere cosa esalta le tue qualità e magari ti può capitare l’eccezione opposta di fare il Barcellona per un giorno, ma non puoi pensare che quella sia la regola.

Prendete Eder: non è un giocatore fuori forma o stanco. E’ solo un contropiedista che si esalta quando ha spazi da attaccare. Non è un caso che uno come Mexes con il Brescia contropiedista è stato messo in difficoltà più e più volte, mentre i difensori dell’Udinese si sono esaltati in marcatura sul brasiliano, salvo poi scoprire a metà ripresa che se Eder riesce a partitre dalla propria trequarti in contropiede riesce ad essere una spina nel fianco (mi riferisco all’unica bella cosa fatta da lui domenica). Se Eder era stanco o fuori forma col cazzo faceva quella sgroppata in quel momento della partita!!!

Poi va beh, se vogliamo fare i tifosi facciamo i tifosi. Considero Iachini un grande tecnico e non riesco davvero a capire questa situazione, perchè ho come l’impressione che ci siano scelte che gli vengono imposte. Svegliati Beppe, cambia registro: DOBBIAMO SALVARCI! E se hanno deciso che ti vogliono cacciare sii te stesso fino in fondo.

Brescia, finita la luna di miele inizia la Serie A

Torno a scrivere di Brescia dopo le due sconfitte contro Bari e Lazio. Bilancio di campionato: 3 vittorie e 3 sconfitte. Ma un dato più importante di tutti: una sola partita (a Verona col Chievo) finita senza prendere gol. E’ un dato da non trascurare: vincere 3-2 (come col Palermo) e 2-1 (come con la Roma) è esaltante ma strutturalmente rischioso. Può non essere ripetuto. Queste sono analisi che è giusto fare dopo 6 gare e non nell’immediato. Anche per questo ho aspettato la pausa.

Contro l’Udinese bisognerà fare punti. Ovviamente, tre è meglio, ma anche uno solo sarebbe manna se la squadra avrà un atteggiamento diverso. La mia analisi si basa su quattro punti principali.

Il sudore e i risultati. Il vero rimpianto è la sconfitta di Bari. In questo momento i 9 punti del Brescia sono, a mio giudizio, un risultato accettabile. Hai giocato con Roma, Palermo, Lazio e Parma gare in cui potevi uscire con le ossa rotte, ed in quelle gare hai fatto 6 punti. Bene. Con Chievo e Bari ne hai fatti 3. A ben vedere l’unico rimpianto è Bari. Contro la Lazio c’era un avversario superiore, che ha palesato la sua superiorità. La squadra ha tirato meno in porta (3 volte contro la media stagionale di 5,2 a partita), alla fine ha perso perchè doveva perdere.

l 4-3-1-2 e l’atteggiamento tattico. (a.k.a. il falso problema del turn over). Dopo quella sconfitta di Bari secondo me si è parlato troppo di turn over (5 giocatori diversi rispetto alla vittoria infrasettimanale della gara prima con la Roma) e troppo poco di quello che considero il vero problema, ovvero l’atteggiamento. Il 4-3-1-2 continua a non convincermi del tutto. Va bene se fai 5 gol in due gare con squadre del calibro di Palermo e Roma. Ma per quanto (e quando, durante la stagione) puoi ripeterti? Sette giocatori in fase difensiva (il trequartista e le punte rientrano passivi) sono pochi. A maggior ragione, e qui sta l’errore di Bari, quando cambi pescando da una rosa che fin qui ha dimostrato di valere la serie A per i titolari, ma non dà altrettante garanzie nelle riserve. Il problema non è chi gioca, ma come gioca e con quali compiti. Fare il 4-3-1-2 con il miglior Diamanti e con il Caracciolo sgobbone delle prime gare è una cosa, con Kone e Possanzini tutt’altra. Direte voi, ma Kone ha segnato. Ecco, appunto, hai pure il vantaggio del fatto che ha segnato, sull’1-1 mettiti dietro la palla, buttala via, gioca per il pari, che la grazia l’hai già ricevuta… Problema di uomini quindi? Sì, ma non in assoluto. Problema di uomini perchè mandati in campo a giocare con un atteggiamento difficilmente sostenibile. Mi sono venute in mente le parole di Moggi dell’anno scorso a proposito di Diego: “fa cose carine in un modulo che le grandi squadre non fanno”. Modulo sconsigliabile alle grandi, e non certo perchè troppo difensivo. Figurarsi alle piccole, e figurarsi se non in presenza dei titolari a pieno ritmo.

Equivoco Hatemaj. Il finlandese Hatemaj nasce trequartista, ma oggi è un incontrista e nulla più. Se viene cercato, tocca tanti palloni e va oltre il suo ruolo che deve essere quello di prendere palla, darla vicino e magari sfruttare qualche inserimento senza palla, c’è da preoccuparsi più che da sorridere. Perchè puoi avere l’impressione che l’avversario ti sta lasciando giocare sul tuo punto debole tecnico. Guardacaso nella stessa partita (a Roma con la Lazio), il trequartista non la prende mai, si innervosisce e si fa cacciare, ed il playmaker viene schiacciato davanti alla linea difensiva, gioca orizzontale, non presenta la solita lucidità. Ho sempre diffidato dei cambiamenti di ruolo in corsa. Avete notato che Hamsik a Napoli segnava di più quando giocava d’inserimento sulla linea dei mediani? Sarà un caso?

Zambelli o Diamanti? Secondo me in questo momento la squalifica di Diamanti risolve più problemi di quelli che risolve. L’ex West Ham ha centrato ottime giocate quando teoricamente doveva essere meno in forma. Non si è visto con la Lazio. Ha preso tre giornate tutte per demerito proprio. Lo rivedremo – speriamo – al top della forma. Finalmente valutabile. Zambelli è l’altro equivoco. E’ un caso che le tre vittorie siano arrivate con Berardi in campo? La valutazione su loro due e sulla loro alternatività è sottile ma secondo me decisiva per il Brescia che verrà.
Iachini ha in mente il 4-3-1-2, che può essere giustificato con il miglior Diamanti in campo ed a patto di avere una difesa razionale, con pochi fronzoli. Tra un po’ ritroverà Zebina, che è un terzino (e non diventa intelligente tatticamente solo perchè è a Brescia e non alla Juve, perchè lui rimane se stesso), riavrà Mareco (che rispetto a Martinez dà più centimetri in mezzo). Dietro abbiamo scoperto che Berardi è da serie A, Dallamano pure. Siamo messi bene a patto che le fasce restino coperte (leggi Chievo). Zambelli oggi è un lusso in fase di spinta che non possiamo permetterci a prescindere, figurarsi con il 4-3-1-2 che già crea inferiorità numerica in mezzo. Leggo che si sta pensando al 3-5-2 modulo che cambia in un colpo la linea mediana e pure quella difensiva alleggerendo l’attacco. Zambelli in questo modulo farebbe il destro chiamato a compiti di offesa e difesa su tutta la fascia. Ma l’evoluzione naturale del 4-3-1-2 è il 4-4-2. Considerati gli uomini a disposizione la soluzione ideale è quella di liberare Zambelli da compiti difensivi ed investirlo del ruolo di vice-Diamanti, considerando la sua propensione a saltare l’uomo in corsa e servire assist per le punte una volta giunto sul fondo. Uovo di Colombo? Per ora sembra essere una soluzione che Iachini – grande tecnico e uno dei pochi “didattici” ancora in circolazione in serie A – non ha in mente.

Staremo a vedere cosa farà la squadra nella prossima gara casalinga, domenica 17 ottobre alle 15, in casa con l’Udinese. Di ritorno dalla luna di miele con la serie A.

Autogufarsi

Questa sera Brescia-Roma. Loro senza Totti e De Rossi vincono sempre.

Ma i giallorossi restano in piena crisi più per la pesante eredità delle prime giornate (2 soli pareggi, l’ultimo con una rimonta subita da 2-0) che per le indisponibilità varie. Non è certo mancata la qualità, al gioco della squadra di Ranieri: a leggere le statistiche Paninidigital messe a disposizione dalla Lega Calcio si scopre infatti che Totti è il giocatore che in serie A ha fatto più assist (passaggi per il tiro) ben 12 mentre Pizzarro con 188 passaggi riusciti è secondo solo a Pirlo (209). Ma il dato che spicca è un altro: il gioco fin qui è stato poco finalizzato. Basti considerare che i tiri nello specchio sono 6 in media a partita, tanti come quelli del Brescia. Ma tra le due squadre c’è una netta differenza nella mole di gioco (i ragazzi di Iachini giocano una settantina di palloni in meno in media). In altre parole: oltre a Totti la Roma non ha fonti di pericolosità, perchè se il capitano frutta 4 tiri a partita e ne effettua altrettanti in prima persona, significa che le fonti di offesa senza di lui sono sostanzialmente nulle. È questo il contraltare di una squadra che tuttavia, senza il suo capitano potrebbe paradossalmente giovarsi di una redistribuzione democratica delle responsabilità ed uscirne rinforzata come già successo in passato.

Chievo-Brescia 0-1

Doveva essere una partita chiave per capire meglio il valore di questo Brescia. Dal campo sono arrivate le migliori risposte possibili. Non solo per la netta crescita di Diamanti di cui ho scritto sul numero odierno di Bresciaoggi, delizioso e decisivo, ma anche per l’atteggiamento di tutta la squadra.

C’è un dato che mi è piaciuto particolarmente ieri e la dice lunga sull’atteggiamento propositivo e sulla personalità messa a Verona. In tutta la gara ho contato 18 falli commessi dal Chievo e 14 dal Brescia. Ma è la distribuzione territoriale degli stessi a fare la differenza: il Chievo ha dovuto fermare irregolarmente gli avversari per 12 volte nella propria metà campo, il Brescia ha risposto con 8 falli in zona d’attacco, ovvero nella metà campo avversaria, 7 dei quali concentrati nel primo tempo. Insomma una differenza evidente, che si ripercuote anche nelle palle recuperate: è stato Cordova, con 18 riconquiste, a dimostrazione di una squadra che ha saputo tenere il baricentro più alto del solito, con l’atteggiamento giusto di chi sa di dover andare a fare risultato. Non è un caso che questo record sia stato dei due esterni (Zambelli e Dallamano) a Parma e di Bega (18 recuperi) contro il Palermo, ovvero giocatori della linea difensiva a testimonianza di un centrocampo a impatto minore in fase difensiva.

Infine il ricorso storico: era dal 1933-34 che il Brescia non vincevano due gare nei primi 3 turni. Anche oggi come allora siamo in piena epoca fascista.

Brescia-Palermo 3-2

Cinico e concreto. Il primo Brescia casalingo contro il Palermo è stato così. Capace di calarsi nella nuova realtà e fare di necessità virtù. Questa la mia analisi tattica della partita, attraverso i dati Panini Digital messi a disposizione della Lega Serie A, pubblicata oggi su Bresciaoggi.it.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica: della gara di ieri bisogna prendere col sorriso giusto giusto il risultato. Aggiungo qui solo una considerazione in più: il modulo con il trequartista continua a darmi qualche perplessità, se la squadra non impara a giocare con baricentro più alto anche in fase di non possesso (ad esempio sfruttando, se necessario, anche il fuorigioco). Rispetto a Parma, quindi mi restano i due dubbi di fondo: come verrà impiegato Zambelli nel lungo periodo? Ieri ad esempio sul 2-1 a Dallamano è stato chiesto di spingere meno. E Diamanti? Quanto può essere congeniale il suo utilizzo ad una squadra che tende ad abbassarsi molto in fase di non possesso. Sono questi i dubbi al di là della convinzione che mi ha lasciato la vittoria sul Palermo, ovvero: il tridente del Brescia vale la serie A (anche se alle spalle la coperta è corta). E questa valutazione sul tridente non è scontata: Caracciolo in A ha fatto per lo più panchina (Palermo, Samp…); Eder è all’esordio nella massima serie e Diamanti ha dato il meglio di sè in B. Ma tutti e tre ieri hanno fatto la differenza.

Dopo di che è altrettanto vero che, personalmente, mi sembra di notare soprattutto una serie A dalle qualità tecniche medie assai in calo rispetto agli ultimi 3-4 anni.

Zemanlandia

Bentornato, maestro.
Ora ti chiederanno anche di vincere, purtroppo non capiranno mai, ma tu rimarrai fedele al tuo calcio sempre vincente per mentalità.

L’Europa che non conta

Quando si dice calcio spettacolo… (vedi video)

Che lo si voglia o meno il futuro del nostro calcio passa dall’Europa League molto più che dalla Champion’s League. Ci siamo cullati nell’idea che la vittoria dell’Inter sul Bayern ci abbia salvati dalla perdita di un posto nella massima competizione, per ritrovarci quest’anno con un probabile declassamento a tre squadre. Penso che il Werder sia favorito sulla Samp, e che il caso Ozil-Real sia stato una succulenta distrazione per i commentatori sportivi che sono stati sollevati dal fare una lucida analisi prepartita sul reale livello delle due squadre, al di là del singolo.

Ed allora il futuro del ranking italiano passa inevitabilmente dalle squadre impegnate in Europa League: Juventus, Napoli, Palermo, probabilmente la Samp. Trovo incoraggiante un certo rinnovato interesse per la seconda manifestazione europea. Probabilmente anni di schiaffi in faccia ci sono serviti (ma non credo bastino ancora per vincere). La miseria di una semifinale della Fiorentina in dieci anni (grande risultato sportivo in sè, ma isolato) è un po’ poco per chi negli anni 90 ha vinto 7 Coppe Uefa su 10.

Sul piano tecnico tattico, tuttavia, dovremo riacquistare l’umiltà di sempre. La ragion d’essere del nostro calcio fatto di difesa e furbizia, e non per questo meno affascinante, spettacolare o vincente di altri. Non si tratta di credere nei giovani o nei giocatori italiani ma semplicemente di metterli in condizione di fare il loro lavoro valutando i progressi (ovvero i miglioramenti rispetto al livello zero attuale) anzichè i sogni (le vittorie che tanto, comunque, al momento sono ridotte appunto a zero). Ricordandoci, infine, di tanto in tanto, che il risultato sportivo è una cosa, la vittoria un’altra. E non sono figli della stessa madre.

ps: da Calciopoli in poi il ranking delle italiane in Europa è sempre peggiorato. Ma si tratta sicuramente di un caso.

Le categorie del calcio globalizzato (buona fortuna, Marcello!)

Quanto vale il campionato di serie A in Australia? E quanto vale il pareggio dell’Italia contro la nazionale della Nuova Zelanda (dirimpettaia dell’Australia, con una squadra – Wellington – iscritta alla A-league)?

Me lo sono chiesto scrivendo la bella storia di Marcello Fiorentini – anticipata da Bresciaoggi nelle scorse settimane – ex centrocampista di Montichiari, Iseo e soprattutto Feralpi Lonato (“gli anni più belli della mia carriera, dice lui”) che nei prossimi giorni spiccherà il volo per giocare con i Newcastle Jets nella serie A australiana. Dalla serie D italiana (ultimo anno a Palazzolo corteggiato da tante pretendenti) alla massima divisione agli antipodi. Un calcio, non solo geograficamente, agli antipodi rispetto al nostro.

Fiorentini è partito un mese fa per un provino nato grazie a contatti quasi casuali ed è stato scelto dal tecnico Branco Culina (e la concorrenza era assai qualificata). Con due situazioni ad avvalorare il suo ruolo a Newcastle: le rose in Australia sono bloccate a 23, e solo 2 sono i posti che possono occupare gli stranieri. Prima di lui in quella squadra ha giocato un ex attaccante di livello come Fabio Vignaroli (io lo ricordo con Salernitana, Padova, Modena).

Quanto valgono le categorie?
Credo che Marcello nella chiacchierata informale che abbiamo avuto abbia fotografato bene la situazione. “In Italia tutti provano a giocare, c’è grande competizione e questo porta ad escludere per dettagli, arrivare al top significa avere tante opportunità, interessi convergenti o un cammino perfetto. In Australia il calcio è uno degli sport, la selezione non è così rigida e ferrea, ci sono più opportunità, tempi diversi, logiche differenti”.

Non si tratta di dire meglio o peggio di una categoria o di un’altra, certo è che a mio modo di vedere nel calcio il livellamento e la concentrazione di interessi a mio modo di vedere ha reso anche un po’ più annacquata la differenza di categorie. Per questo non stupisce che i campioni del mondo non vincano con la Nuova Zelanda e si facciano cacciare dal mondiale da Paraguay e Slovacchia.

Non sarà tempo di scrollarsi dai nostri pregiudizi, dai nostri tradizionali modi di leggere il calcio, cercando di analizzare solo i fatti smettendo di fare gli indovini?

Personalissimo post scriptum.
Ho conosciuto Marcello Fiorentini nell’anno in cui era a Lonato (il suo secondo). Non fu un grande anno per lui, vittima di un lungo infortunio. Dal momento del suo ritorno in poi la squadra cambiò passo e riuscì a salvarsi (era partita per altri traguardi, ma anche questo dimostra che le valutazioni precampionato non valgono nulla senza la prova del campo) sfiorando poi di un punto i play off all’ultima giornata. Di Marcello apprezzo il non essere umile. Lui è uno che in mezzo al campo di dice: dammi la palla che ci penso io. Sa prendersi responsabilità, conosce le sue qualità e gioca per attualizzarle, sempre. In lui ho visto la dimostrazione calcistica di una cosa che dico sempre: “l’umiltà, soprattutto nel calcio, è la virtù dei mediocri”. Ciò che veramente fa la differenza, a mio modo di vedere, è la consapevolezza. Non ho mai amato chi viaggia a fari spenti, spende e dichiara di doversi salvare, così come non ho mai amato chi parla di “bel gioco senza calcoli” quando ha passato l’estate a leccarsi le ferite. Più trasparenza e consapevolezza, meno finta umiltà. Questo è il calcio che vorrei.

Ecco il video di presentazione che Fiorentini ha fatto realizzare per presentarsi ai Newcastle Jets

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