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Calcio e bilanci. C’era una volta il calciomercato (e relative plusvalenze…)

Una intera pagina di analisi (superficiale, ma con alcuni spunti interessanti) sui bilanci delle società professionistiche bresciane depositati al 30 giugno 2010 (Brescia, Lumezzane, Feralpi Salò, Rodengo Saiano, Montichiari e Carpenedolo). La trovate oggi su Bresciaoggi e qui in PDF.

Riporto il mio attacco che accomuna i conti (al di là delle differenze tra chi ha chiuso in rosso, chi ha migliorato il risultato e chi ha fatto qualche utile) ed evidenzia il vero aspetto di difficoltà di tutte le società (che può essere sicuramente allargato a quasi tutte le realtà italiane).

Giocano in categorie diverse, ma le società professionistiche del calcio bresciano si trovano tutte ad affrontare lo stesso tipo di problema. Il modello storico, finalizzato a sostenere l’attività e basato sulla compravendita di giocatori, in parte con le risorse degli sponsor e dei presidenti-mecenate, in parte attraverso la valorizzazione di giocatori pagati a peso d’oro dalle formazioni più blasonate, è ormai irrimediabilmente giunto al capolinea. E l’analisi dei bilanci delle sei squadre della provincia è eloquente.

Anche alla luce di questa riflessione copio e incollo qui quanto dichiarato dal presidente del Brescia Calcio, Luigi Corioni, nel suo bilancio alla voce “Fatti di rilievo verificatisi nel corso dell’esercizio”. Lascio a voi ogni giudizio…

Nel corso dell’esercizio 2009/2010 la nostra squadra ha disputato il campionato italiano di calcio di serie B per il quinto anno consecutivo dopo la retrocessione subita ingiustamente al termine della stagione sportiva 2004/2005.
Fortunatamente la stagione si è conclusa per noi nel migliore dei modi, riuscendo finalmente a conquistare l’agognata promozione in serie A ed – al riguardo – ringrazio ancora l’allenatore, i giocatori e tutti coloro che si sono adoperati affinchè tale risultato sportivo potesse essere raggiunto.
Purtroppo nel corso dell’esercizio i ricavi della gestione caratteristica della società sono stati tutti inferiori rispetto a quelli degli scorsi anni mentre i costi sono stati praticamente invariati. In effetti il valore della produzione è sceso dai € 28.297.996 dello scorso esercizio ai € 16.291.923 del presente anno mentre i costi della produzione sono passati da € 25.444.832 ad € 25.056.121. Gli oneri finanziari netti dello scorso esercizio erano ammontati ad € 837.879 mentre nel presente bilancio (anche appesantiti da € 1.011.500 di oneri da compartecipazioni) hanno raggiunto la cifra di € 2.010.580.
L’importante riduzione dei ricavi è dovuta soprattutto al fatto di non aver voluto cedere nel corso dell’esercizio giocatori importanti per poter conseguire il risultato sportivo della promozione in serie A. Nel bilancio dello scorso esercizio le plusvalenze da cessione dei diritti sportivi alle prestazioni dei calciatori ammontavano ad € 16.088.270 mentre nel presente bilancio sono ridotte a “soli” € 7.003.000. Chiaramente minori plusvalenze per oltre 9 milioni di euro inficiano pesantemente il risultato dell’esercizio, ma sono convinto che – se avessi accettato in gennaio 2010 l’offerta di oltre 10 milioni di euro ricevuta per privarmi di Caracciolo – avrei un discreto bilancio, ma il Brescia sarebbe ancora in serie B.
I numeri appena accennati hanno contribuito a generare la perdita di bilancio di € 10.714.035, cifra che comunque avrebbe dovuto nelle mie previsioni essere mitigata da diversi milioni di sopravvenienze attive derivanti dal recupero di danni subiti nella stagione sportiva 2004/2005 che avrebbero dovuto essere incassati nel presente esercizio, mentre alla luce degli eventi dovremo attendere più a lungo. Mi riferisco con questo ai procedimenti penali in cui la Brescia Calcio S.p.a. è costituita parte civile nei confronti di altre tre società di calcio ( Juventus, Lazio e Fiorentina ) e nei confronti di Antonio Giraudo, Luciano Moggi, Andrea Della Valle, Diego Della Valle, Sandro Mencucci e Claudio Lotito per i noti fatti emersi nel corso del cosiddetto Processo Calciopoli in svolgimento presso il Tribunale di Napoli. Nel processo penale n° 57087/08 il GUP di Napoli in data 14/12/2009 ha definito il primo grado di giudizio, celebrato con rito abbreviato, pronunciando sentenza con la quale ha dichiarato Antonio Giraudo responsabile dei fatti ascrittigli e con la diminuente del rito l’ha condannato ad anni tre di reclusione.
Il suddetto provvedimento ha dichiarato giudizialmente l’esistenza di un’associazione a delinquere, contestata dai P.M. a Giraudo, Moggi, Mazzini, Lanese, Bergamo, Pairetto ed altri, nonché l’alterazione fraudolenta del risultato di numerose partite del campionato di calcio di serie A del 2004/2005. Le dette alterazioni – mirate a non far retrocedere in serie B la Lazio e la Fiorentina – hanno fatto in modo di far retrocedere invece il Brescia. Per questo motivo, abbiamo chiesto un indennizzo fino ad € 65.000.000 per danni periziati di tale entità. I legali del Brescia hanno altresì chiesto una provvisionale di € 35.000.000 a carico degli imputati e delle tre società prima citate, cifra che nelle loro previsioni potrà essere accordata nei prossimi mesi.
Recentemente il GUP di Napoli Eduardo De Gregorio ha disposto il sequestro conservativo penale dei beni di Antonio Giraudo per 12 milioni di euro a favore del Brescia.

Per approfondire è possibile, tuttavia, leggere la cronaca delle deposizioni dei consulenti del Brescia rilasciate al processo di Calciopoli

Orgogliosamente juventino

In questi giorni sto sentendo un sacco di cazzate a proposito dei risultati insufficienti della Juventus di inizio stagione. Sono le stesse che sentivo l’anno scorso quando si diceva che la squadra allora allenata da Ciro Ferrara era superiore all’Inter (vinse le prime tre in campionato battendo Chievo, Roma e Lazio). La mia non è voglia di andare per forza controcorrente, ma di cercare di analizzare la situazione in base a dati oggettivi.

Negli ultimi anni la Juventus ha esonerato gli allenatori perdendo totalmente la sua solida identità in questo delicato aspetto di gestione sociale. Ora si è voltata pagina e non si devono fare errori: a Gigi Del Neri va dato tutto il tempo necessario senza condizioni.

Ma attenzione. Se si parla della Juve 2010-2011 il primo dato INDISCUTIBILE è il seguente: la campagna acquisti della Juventus quest’anno ha generato per la società un RISPARMIO di 7 milioni di euro ed al contempo un taglio sull’età media della rosa di 3 anni e mezzo (da 29,25 anni a 25,6 anni). In questo link trovate il dettaglio.

La sintesi estrema è questa: le cessioni hanno fruttato 40,075 mln di euro, gli acquisti hanno richiesto un impegno da 56,45 mln. Allo stesso tempo si risparmieranno 51,8 mln di ingaggi a fronte di 29,2 mln di nuovi ingaggi in entrata. Quindi: da una parte la società ha speso 16 mln in più per gli acquisti, ma dall’altra risparmierà 23 milioni di ingaggi. Vuol dire 7 milioni di uscite in meno (e si consideri anche che i contratti a cui si è rinunciato sono pluriennali e che la media dei nuovi ingaggi è di 2,65 mln di euro contro i 4,3 mln precedenti).

Si tranquillizzi pure chi sostiene che abbiamo speso un patrimonio. Non è così. A Beppe Marotta è stata imposta la stessa regola che venne imposta a Luciano Moggi: gestire una società che si deve autofinanziare e mantenere. Purtroppo la gestione allegra delle ultime due stagioni ha creato sconquassi con cui anche il nuovo direttore deve fare i conti, ma ormai il latte è versato. Questa campagna acquisti improntata ad una gestione etica ed equilibrata non può che inorgoglirmi d’essere juventino.

Io lo so che questa cosa non piacerà a nessuno juventino. Nemmeno la constatazione che questa non è una squadra da scudetto, che si può al massimo arrivare quarti in campionato oppure migliorare il risultato della stagione scorsa, può piacere. Ma non si può in una analisi dimenticare che la rosa dell’anno scorso, che costava come detto 23 milioni di ingaggi in più ci ha fatto arrivare settimi!

Tutti vorrebbero sempre vincere, ma è bene che la gente si abitui fin da settembre a fare i conti con la realtà. La guida della Juventus è manageriale. Stiamo parlando di una società che è stata gestita in maniera mecenatistica fino ai primissimi anni ’90 prima di una svolta chiara coincisa con l’era Moggi-Giraudo. Negli anni della bolla speculativa del calcio che vedeva Roma, Lazio e Parma spendere cifre folli e gonfiare i bilanci in maniera inusitata la Juventus chiudeva ogni annata con utili e trofei. Sia chiaro: la crisi non c’entra nulla. Questo tipo di gestione è ormai nel dna bianconero. E’ una sorta di aggiornamento di stampo manageriale del tanto citato stile Juve di cui tutti parlano, ma la cui reale natura è davvero patrimonio di pochi. E stiamo parlando dell’unica società che ha un progetto immobiliare (Mondo Juve) di valorizzazione patrimoniale, dell’immagine e dell’indotto affaristico della società. Lungimiranza e non solo.

Alla Juventus non c’è un Berlusconi che avvalla per questioni personali una spesa in quattro anni di 64 milioni lordi più bonus di ingaggio per un solo giocatore, Ibrahimovic, che ha 29 anni. Più 24 milioni di cartellino: totale 88 + bonus. Alla Juve non c’è nemmeno un Moratti che resta immobile sul mercato acconsentendo alla cessione del ventenne Balotelli per 28 milioni di euro, che evidentemente serviranno a pagare parte dei 40 milioni lordi di ingaggio dell’ultratrentenne Milito.

Mettersi sulla riva del fiume ad aspettare cadaveri richiede pazienza e non è certo gratificante sul piano sportivo. Ma personalmente vedo la società nuovamente protagonista (anche nella definizione dei nuovi contratti e nella partita sull’accordo collettivo con i calciatori) e quindi nuovamente nell’animo di tornare ad essere la capofila di un intero movimento, quello del calcio italiano di cui siamo sempre stati la vera bandiera: forza e collante, anche se invidiati ed odiati. Lo eravamo quando l’Italia vinceva 7 coppe Uefa su 10 negli anni ’90, torneremo ad esserlo se avremo la forza di imporre un nuovo modello. Magari con l’aiuto del fair play finanziario del presidente dell’Uefa (che per ora è una pura manovra di conservazione del potere economico-sportivo dei grandi club e non crea un calcio più democrativo).

Il Corioni che conosciamo

Alzi la mano chi, leggendo oggi la pagina di Bresciaoggi dedicata alle reazioni dei politici al lungo memoriale del presidente Gino Corioni sulla vicenda stadio negli ultimi 20 anni, non ha sorriso riconoscendo nelle controverità dei vari Corsini, Paroli, Groli, il Gino Corioni che tutti conosciamo grazie alle cronache politicosportive di questi anni: imprenditore calcistico d’assalto, un po’ avventuriero, un po’ furbo, un po’ scaricabarile. Un uomo di grandi intuizioni e grandi cantonate, geniale e pressapochista, uno dei presidenti più longevi dell’Italia pallonara, ancora vivo e vegeto (forse mai come in questo momento) grazie al suo essere così profondamente radicato in un mondo del calcio che per molti aspetti lo rispecchia in pieno.

Il siparietto botta-risposta più significativo credo sia rispetto ai 30 mila metri quadrati di terreni acquisiti vicino al centro sportivo San Filippo (inedificabili). L’ex sindaco Paolo Corsini precisa così: Corioni dice di aver acquistato su suo consiglio per scoprire poi che non erano edificabili. «La realtà è che Corioni ha comprato quell’area di sua iniziativa, e solo dopo venne da me, che gli andai incontro, sollecitai l’architetto Mario Abba e io stesso andai a parlare con uno dei proprietari, anche se la situazione restò bloccata per il parere contrario della circoscrizione». Mezza verità per mezza verità (da quando le circoscrizioni hanno questo potere di veto così marcato?) il mosaico si ricompone…

Curioso il no comment dell’ex presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli. Un no comment ormai di routine, per lui. Ma come sempre i silenzi possono essere ignorati (lui fa sempre così…) o interpretati. Ammissione di colpa?

Per ora mi sento di dormire tranquillo. Se gli equilibri politico sportivi odierni saranno rispettati dalla classifica l’anno prossimo il Brescia si salverà. Ne sono fiducioso (lo sono molto meno per Bari, Cagliari, Catania, ho una riserva sul Cesena).

Intanto, da domani, dovrebbe partire il restyling minimale per lo stadio Rigamonti in vista della prossima stagione. Anche se mi lascia perplesso la cifra dichiarata di affluenza: 26 mila spettatori. Che mi lascia un dubbio: è opportuno (mi chiedo – in realtà – anche se sia possibile…) RADDOPPIARE di fatto l’affluenza in uno stadio che ancora presenta una struttura (la gradinata) dichiarata pericolante (che non rientra tra le ristrutturazioni da fare)? Non è una scelta rischiosa?

Parla Gino Corioni in esclusiva su Bresciaoggi: “Stadio, vent’anni di promesse non mantenute”

Le due pagine che oggi Bresciaoggi dedica alla vicenda stadio, con un ricco intervento del presidente del Brescia calcio Gino Corioni (che ha scritto tutto di suo pugno circa un anno fa), sono di quelle che ogni cittadino dovrebbe studiare, conservare e consultare. E’ sulla memoria che si costruisce un futuro importante.

Brescia, sapore di “quadripletta”

La vittoria dei playoff di serie B da parte del Brescia è stata salutata dagli interisti bresciani come l’ennesimo successo di una grande stagione, una sorta di loro personalissima quadripleta. Ma anche gli altri bresciani dovrebbero tenere in considerazione quello che è successo in questi ultimi due anni per capire che l’Inter nella nostra vittoria ha avuto un ruolo fondamentale.

E’ importante per capire quale sarà lo sviluppo del mercato del Brescia in vista del campionato di serie A e l’asse che può portare la squadra alla salvezza. Uno snodo che si muove sul triangolo Brescia-Parma-Milano (Inter): parte da Corioni e si appoggia a Ghirardi e Moratti.

Nel gennaio 2009 Viviano venne acquistato per 5 milioni per la metà. Fondamentali per chiudere l’annata. Si tratta del più alto valore speso negli ultimi anni per un portiere (di valore, non c’è dubbio) che è stato poi parcheggiato a Bologna a lottare per la salvezza. Quest’anno l’arrivo di Budel (fondamentale) e Cordova (accessorio) dal Parma, è rientrato in un giro chiaro che prevedeva Rispoli a Parma, mentre Ghirardi chiudeva il mercato in positivo grazie alla cessione di Mariga per 5 milioni (soldi più Biabiani).

Due operazioni fondamentali per il sostegno tecnico e finanziario della società, fino alla vittoria col Torino.

Gino Corioni, da sempre (ricordate l’iniziativa televisiva durata poche giornate?) fa parte dei presidenti d’opposizione. Il suo ritorno in serie A post-calciopoli potrebbe invece averlo messo in una nuova posizione di forza rispetto a molti altri. Nello stesso processo di calciopoli il Brescia calcio è ancora schierato sul fronte filointerista ed antijuventino, con la rivendicazione di 65 milioni di euro. Ecco perchè il Brescia in A è un affare che anche a Moratti, nel risiko calcio, interessa abbastanza.

Due operazioni diverse che confermano l’attuale egemonia finanziaria dell’Inter sul mercato. Che acquista a prezzi di favore (per gli acquirenti) tenendo in vita il giocattolo. Come ha fatto con la Roma a cui negli anni ha sempre acquistato il miglior giocatore messo sul mercato (Chivu, Mancini).

Per una volta mi limiterò a non dare un giudizio sportivo ma meramente economico. Oggi le speranze del Brescia di salvarsi in serie A passano soprattutto da questa alleanza strategica di mercato. Sono irrinunciabili. Attendiamo gli sviluppi di mercato per capire se la mia interpretazione è plausibile.

Juventini e interisti, condizioni per un tentativo di riconciliazione

Ci sono alcuni post dei blogger che, per la loro lucidità d’analisi, meriterebbero una pagina fissa in un blog e non un post che poi passa e se ne va. Sono editoriali, manifesti di pensiero più che semplici “articoli”. Sarà così per questo blog dal titolo Juventini e interisti, condizioni per un tentativo di riconciliazione pubblicato oggi da uccellinodidelpiero.com.

Europei 2016, l’Uefa ci boccia (per fortuna). E da Brescia può partire un esempio per tutti

Da tempo sostengo che il nostro calcio esprime ormai un movimento da terzo mondo dal punto di vista tecnico-tattico e anche economico-finanziario. Tutto peggiora ulteriormente quando il tema passa alle infrastrutture. Perchè alle carenze di un settore economico (quello calcistico) già di per sè disastrato (come dimostrano i bilanci e la classifica inversa delle perdite che dimostra che chi più vince più è in deficit), incapace di governarsi e regolamentarsi se non a partire da posizioni di rendita acquisite, si sommano le totali incapacità del sistema politico e di programmazione degli interventi pubblici.

Oggi a tal proposito è arrivata la bocciatura dell’Uefa (qui il documento in inglese) sullo stato dell’arte in vista della candidatura per gli Europei 2016 del nostro paese. Ovviamente, come sempre, ce la prenderemo con l’arbitro (leggi: Michel Platini, presidente dell’Uefa, francese, come l’altra nazione che vuole organizzare) dimenticando che qualche anno fa ci sono state preferite Polonia e Ucraina per organizzare Euro 2012.

Ma in questa situazione personalmente vedo solo una grande opportunità da sfruttare per affermare un nuovo paradigma in tema di politiche infrastrutturali sportive. Non abbiamo più emergenze, a livello nazionale. Possiamo riflettere e programmare senza pensare prioritariamente ad una scadenza (quella del 2016).

Il tema mi sta a cuore anche per Brescia, dove l’argomento stadio rimane di grande attualità e presto diverrà emergenza, considerando che con ogni probabilità l’anno prossimo la nostra squadra giocherà in serie A.

Personalmente continuo ad essere un sostenitore della linea non un euro pubblico per lo stadio. Credo che gli investimenti dei Comuni per lo sport debbano essere quelli dello sport per tutti e non altri, dello sport praticato, non dello sport guardato.

La pioggia di milioni destinati alle ristrutturazioni degli stadi potrebbe essere utilizzata in modi ben più intelligenti: da documento Uefa si parla di 744,5 milioni di euro. Il tutto a partire da un piano di risanamento finanziario delle società che preveda investimenti diretti di chi vuole fare calcio in stadi e strutture di servizio. E’ una opportunità per un paese che per una volta può ragionare senza emergenze. Non va dispersa.

Azzurra ’83, dentro il mito

Ieri ho avuto la possibilità di salire su Azzurra ’83, la mitica imbarcazione protagonista della prima partecipazione italiana all’America’s Cup ad inizio anni ’80. Lo considero uno degli eventi sportivi più emozionanti che mi siano capitati nella vita.

Dopo il restauro nel cantiere Maxi Dolphin di Erbusco ora Azzurra – di proprietà dello yacht club Costa Smeralda – sarà esposta nel week end al Navigami. Ne ho parlato oggi su Bresciaoggi.


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