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Play off di serie B e retrocessioni di serie A. La fabbrica dei fallimenti – #serie B

Cosa è successo negli ultimi 9 anni alle squadre che hanno giocato i play off di serie B senza vincerli? E cosa è successo a quelle che sono retrocesse dalla serie A?

In 13 casi su 21 le squadre che giocano i play off di serie B e non riescono a fare il salto di categoria retrocedono o falliscono (spesso entrambe le cose) entro i 3 anni successivi. Solo in 5 casi su 21 riescono a rilanciarsi e salire (Brescia, Sassuolo, Torino, Verona, Empoli).

Delle tre che retrocedono, invece, una torna subito in A, una si arrabatta e prova a sopravvivere in B, una fallisce o retrocede entro i due anni successivi.

E poi vi chiedete perché gli imprenditori bresciani non vogliono mettere i soldi nel calcio?

Sarebbe sbagliato dire che la serie B è un campionato non sostenibile. In realtà è la gestione delle società ad esserlo, perché ancora completamente assoggettata a programmazioni estemporanee (legate solo ai risultati) e ad un equilibrio finanziario puramente teorico, oltre al fatto che nessuno ha mai realmente provato ad applicare un modello di gestione che prescindesse dai risultati sportivi.

 

 

Il Brescia è in serie A, sport o videopoker?

# 2005-2006 – 10° in Serie B
# 2006-2007 – 6° in Serie B
# 2007-2008 – 5° in Serie B. Eliminato in semifinale play-off dall’Albinoleffe
# 2008-2009 – 4° in Serie B. Eliminato in finale play-off dal Livorno
# 2009-2010 – 3° in Serie B, vince i play-off contro il Torino. Promosso in Serie A

Questa la successione che Wikipedia riporta a proposito delle 5 stagioni del Brescia in Serie B. Impossibile non evidenziare il progressivo miglioramento di risultati in classifica sia nella stagione regolare che nei play off.

Non ricordo, a memoria, un’altra squadra che sia riuscita a sostenere 5 anni ai vertici della serie B senza centrare l’obiettivo promozione. Perchè la serie B costa, non porta risultati economici, non ha ragione d’esistere, schiacciata tra l’aumento esponenziale delle piccole piazze e una serie A onnivora (da quando, soprattutto, è passata a 20 squadre).

Tutt’al più la serie cadetta ha registrato ascese che quando non coronate dalla serie A hanno corrisposto ad altrettante clamorose discese. Delle squadre che hanno sono arrivate in zona playoff negli utimi cinque anni 6 su 12 (la 13esima è il Brescia) sono retrocesse entro i due anni successivi, in alcuni casi addirittura fallite. Non solo: il Brescia è l’UNICA società che ha disputato tre playoff su cinque e l’unica tra le sconfitte ad essersi ri-qualificata successivamente.

Una percentuale del 50% che è molto chiara: chi fa un campionato di serie B per salire e non centra l’obiettivo sta giocando d’azzardo e rischia molto più degli altri il declassamento o l’estinzione. E pensare che a Brescia c’era pure (e sono in molti) chi sosteneva che arrivare nei playoff e non andare in serie A fosse il vero business di Gino Corioni!!!

Il Brescia alla fine è un’eccezione. E se la giudicassimo dal punto di vista sportivo sarebbe davvero un trionfo eccezionale per la progressione di risultati che l’ha portata in serie A. Dello sport, di una società capace di migliorarsi anno dopo anno.

A bilancio un anno in serie B a livelli playoff costa (arrotondando) un milione di euro al mese. E questi vanno interamente coperti con il calciomercato. Che tuttavia a nessuna squadra della cadetteria è riuscito a garantire negli ultimi 5 anni un introito di oltre 10 milioni ogni anno, limitato come è tra prestiti, comproprietà, scambi e l’ultima geniale formula superutilizzata: “il presito con diritto di riscatto per la metà”. Nuova frontiera delle plusvalenze.

E alzi la mano chi ha visto riscattare il secondo 50% di un giocatore allo stesso valore del primo 50%. In altre parole se Tizio vale 3 milioni per la metà mai a fine anno prendi gli altri 3 milioni per la seconda metà.

Gli ultimi cinque anni saranno sempre ricordati dai tifosi come quelli delle delusioni. Effetto di un calcio in cui la vittoria non è più una sublime opportunità ma una questione di vita o di morte. Una sorta di liberazione. Sul piano sportivo una distorsione totale della realtà. Perchè nello sport migliorarsi può essere un obiettivo plausibile, non vincere.

Ci si dimentica troppo spesso che nel calcio uno vince e gli altri stanno dietro. E la nostra cultura sportiva rimane estremamente deficitaria. Sono le stesse società ad alimentarla: il Brescia negli ultimi cinque anni (compreso quello del trionfo) ha cambiato mediamente due tecnici all’anno (solo Cosmi è durato un’intera stagione) e la tensione attorno al tecnico è sempre andata crescendo: Maran e Somma vennero cacciati nel girone di ritorno, Cosmi e Cavasin in meno di dieci giornate, due anni fa (finale playoff!) i tecnici in panchina furono addirittura tre. Sintomi evidenti di una inquietudine che certo, stando ai numeri, non può essere imputata ai risultati.

Il vero termometro, ormai, sono solo ed esclusivamente i bilanci. Ed in questo senso Corioni è stato il presidente più resistente, più spregiudicato nel rilanciare e rischiare, probabilmente anche quello meglio coperto alle spalle, nonostante il continuo lagnarsi della mancanza di imprenditori a lui vicini.

Parla Gino Corioni in esclusiva su Bresciaoggi: “Stadio, vent’anni di promesse non mantenute”

Le due pagine che oggi Bresciaoggi dedica alla vicenda stadio, con un ricco intervento del presidente del Brescia calcio Gino Corioni (che ha scritto tutto di suo pugno circa un anno fa), sono di quelle che ogni cittadino dovrebbe studiare, conservare e consultare. E’ sulla memoria che si costruisce un futuro importante.

Brescia, sapore di “quadripletta”

La vittoria dei playoff di serie B da parte del Brescia è stata salutata dagli interisti bresciani come l’ennesimo successo di una grande stagione, una sorta di loro personalissima quadripleta. Ma anche gli altri bresciani dovrebbero tenere in considerazione quello che è successo in questi ultimi due anni per capire che l’Inter nella nostra vittoria ha avuto un ruolo fondamentale.

E’ importante per capire quale sarà lo sviluppo del mercato del Brescia in vista del campionato di serie A e l’asse che può portare la squadra alla salvezza. Uno snodo che si muove sul triangolo Brescia-Parma-Milano (Inter): parte da Corioni e si appoggia a Ghirardi e Moratti.

Nel gennaio 2009 Viviano venne acquistato per 5 milioni per la metà. Fondamentali per chiudere l’annata. Si tratta del più alto valore speso negli ultimi anni per un portiere (di valore, non c’è dubbio) che è stato poi parcheggiato a Bologna a lottare per la salvezza. Quest’anno l’arrivo di Budel (fondamentale) e Cordova (accessorio) dal Parma, è rientrato in un giro chiaro che prevedeva Rispoli a Parma, mentre Ghirardi chiudeva il mercato in positivo grazie alla cessione di Mariga per 5 milioni (soldi più Biabiani).

Due operazioni fondamentali per il sostegno tecnico e finanziario della società, fino alla vittoria col Torino.

Gino Corioni, da sempre (ricordate l’iniziativa televisiva durata poche giornate?) fa parte dei presidenti d’opposizione. Il suo ritorno in serie A post-calciopoli potrebbe invece averlo messo in una nuova posizione di forza rispetto a molti altri. Nello stesso processo di calciopoli il Brescia calcio è ancora schierato sul fronte filointerista ed antijuventino, con la rivendicazione di 65 milioni di euro. Ecco perchè il Brescia in A è un affare che anche a Moratti, nel risiko calcio, interessa abbastanza.

Due operazioni diverse che confermano l’attuale egemonia finanziaria dell’Inter sul mercato. Che acquista a prezzi di favore (per gli acquirenti) tenendo in vita il giocattolo. Come ha fatto con la Roma a cui negli anni ha sempre acquistato il miglior giocatore messo sul mercato (Chivu, Mancini).

Per una volta mi limiterò a non dare un giudizio sportivo ma meramente economico. Oggi le speranze del Brescia di salvarsi in serie A passano soprattutto da questa alleanza strategica di mercato. Sono irrinunciabili. Attendiamo gli sviluppi di mercato per capire se la mia interpretazione è plausibile.

Bicchiere mezzo pieno

Della sconfitta a Padova (e soprattutto di una eventuale eliminazione ai play off) possiamo sempre vedere il lato positivo: ora potremo rimandare l’emergenza stadio fino alla prossima partita decisiva per la serie A. Per poco che si aspetti non sarà prima di maggio 2011.

Padova-Brescia, il giorno dopo

Non c’è molto da aggiungere, se non il problema di sempre di questa società: una gestione totalmente dilettantistica di una categoria importante. Che ti porta a vincere le amichevoli con la Berretti del mercoledì ma non le partite che contanto.

E tra le solite giustificazioni e le stucchevoli motivazioni addotte, la gente oggi a Brescia si sente in dovere di dire qualsiasi cosa, tutto di natura tutt’altro che sportiva.

Dejà vu

Padova-Brescia 2-1

Sono quelle giornate che esci dallo stadio con la stessa tensione del prepartita, in attesa che la tua squadra inizi, prima o poi, a giocarla.

Noi siamo la Leonessa d’Italia

E’ il grande giorno!
ore 15. Padova, stadio Euganeo
Si gioca per la serie A

“Azzurre le maglie, lucenti le stelle, alè Rondinelle, vittoria sarà!”

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