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Roma-Bayern 1-7 e lo stato del calcio italiano – #championsleague #chl #europaleague #serieA @skyseriea

romabayern

Dopo la disfatta della Roma contro il Bayern si è riaperto sui social il dibattito sullo stato del calcio italiano. Non sono solo i tifosi ad aver ricominciato a lamentare un livello giudicato infimo, ma anche alcune testate che hanno voluto aprire sulle loro pagine dibattiti sul tema.

L’occasione è ghiotta per due riflessioni sulla partita e sul giudizio da dare.

LA PARTITA

Ho apprezzato le parole di Garcia che si è preso le colpe della sconfitta. Spesso gli allenatori lo fanno a prescindere spostando strumentalmente su di loro l’attenzione per alleggerire la squadra. Nel caso di Garcia invece credo fosse un atto doveroso, perché effettivamente il responsabile è lui.

Non c’è dubbio sul fatto che la Roma sia inferiore al Bayern. Lo si sapeva anche alla vigilia al netto dei proclami. Allo stesso modo il risultato non esprime secondo me il reale divario in assoluto tra le due squadre (secondo me inferiore).

La Roma ha perso 7-1 perché ha sbagliato completamente tattica ed al contempo ha avuto un approccio mentale alla gara totalmente sbagliato, fuori luogo. Le analogie con il 7-1 di Manchester sono molte e dicono di un ambiente da sempre soggetto a questi alti e bassi in quanto non abituato alla vittoria. Tattica e aspetto psicologico sono i due aspetti chiave dell’attività di un tecnico.

Giusto quindi dare le colpe a Garcia. Al netto di queste probabilmente la Roma sarebbe uscita battuta con proporzioni più simili – ad esempio – a quelle della Juventus nei quarti di Champions di due anni fa (2-0, 0-2) un 4-0 in 180′.

LO STATO DEL CALCIO ITALIANO

Si continua a commettere l’errore di giudicare il nostro movimento calcistico per le eccellenze che esprime e non per il livello medio.

E’ un dato di fatto che nell’ultimo quadriennio mondiale 2010-2014 le eccellenze nazionali non hanno avuto risultati all’altezza del massimo livello continentale.

A fronte delle due coppe campioni (Milan 2007, Inter 2010) vinte nel quadriennio precedente, il post-Sudafrica ci ha riservato solo sparute comparse (Inter nei quarti 2011, Milan nei quarti 2012, Juve nei quarti 2013).

Tuttavia le primissime del campionato non dicono di quale è il valore medio delle nostre squadre. Per farlo bisogna tenere nella giusta considerazione l’Europa League. Ed in questo senso è quella la competizine a cui guardare per dare una valutazione più seria e completa della competitività delle nostre squadre. E’ in questa competizione e non nella Champions che abbiamo perso il quarto posto nel ranking.

Ricordate cosa è successo alle tedesche nel quadriennio 2006-2010, ovvero quello del sorpasso all’Italia nel ranking? 2006: nessuna squadra nei quarti; 2007: Bayern eliminato nei quarti; 2008: Shalke04 eliminato nei quarti (Werder fuori nei gironi, Bayern – per la cronaca – battuto dallo Zenit in semifinale di Coppa Uefa); 2009: Bayern fuori nei quarti (unica qualificata dai gironi di Champions); 2010: Bayern battuto in finale dall’Inter.

Risultato: nel 2011 ci siamo svegliati con una squadra in meno in Champions. E 9 punti dai tedeschi nel ranking.

Cos’era successo? Che nel 2006 lo Shalke ha fatto i quarti di EL (nessuna italiana), nel 2007 il Werder era in semifinale e il Bayer Leverkusen nei quarti (nessuna italiana, nemmeno negli ottavi), nel 2008 Bayern in semifinale (come la Fiorentina) e Bayer Leverkusen nei quarti, nel 2009 Werder finalista e Amburgo semifinalista (Udinese fuori nei quarti, nessuna italiana agli ottavi), nel 2010 Amburgo semifinalista (Juve fuori agli ottavi, unica italiana agli ottavi).

Prendete la Spagna se preferite: si è sempre detto che la Liga esprimerebbe un movimento mediocre alle spalle delle prime. Eppure se si guarda all’Europa League si scopre che nel 2011 il Villareal è stato semifinalista, nel 2012 Atletico Madrid vincente con Bilbao in finale e Valencia in semifinale, nel 2014 Sivliglia vincitore con Valencia semifinalista. Sono ben 5 squadre di seconda fascia che arrivano alla fase decisiva in 4 anni. In questo lasso di tempo l’Italia ha fatto una semifinale (persa) con la Juventus.

Cosa ci manca?

Sarò banale ma è il nostro modo di giocare a calcio che risulta ormai anacronistico. Nell’approccio, prima ancora che nell’esecuzione.

Viviamo il campionato (che per la metà delle squadre è una tranquilla rincorsa senza patemi di retrocessione né velleità di scudetto) con pathos eccessivo, dividendoci tra squadre al top che vincono sempre contro avversari chiusi a fare le barricate nella loro area, e squadre di seconda e terza fascia abituate più a speculare sul risultato che a imporre una propria filosofia di gioco.

E così la nostra serie A finisce per non essere un banco di prova all’altezza per le prime della classe che recitano monologhi e vanno nel pallone quando devono interpretare partite contro avversarie che non ti concedono il 60% di possesso palla, mentre le altre sono talmente disabituate a fare gioco che quando si trovano a fronte di avversari abbordabili ne subiscono le (poche) buone attitudini.

Non mi stupisce ad esempio che a partire dal dominio Bayern (duopolio con il Dortmund nelle ultime quattro stagioni) siano peggiorate anche le prestazioni delle tedesche in Europa League, visto che nelle ultime 4 edizioni hanno conquistato la miseria di un quarto di finale con l’Hannover nel 2012!

In tutto questo non dimentichiamoci che quest’anno fortunatamente in Europa ci sono Napoli, Inter e Fiorentina che sono partite con i migliori auspici, e che anche il Torino sta ben figurando. Con l’augurio che tutte possano qualificarsi (l’obiettivo è ampiamente alla portata) al turno successivo e la speranza di poter rivedere almeno una delle nostre compagini in semifinale di EL.

Siamo in crisi?

Non lo siamo più di quanto non lo eravamo 12 anni fa, anche se ora il giornalismo miope non può più raccontare di acquisti faraonici e sperpero di denario, come accadeva fino ad alcuni anni fa. Non saremo rinati fino a che i risultati non torneranno. Ma non sarà una Champions a “fare primavera”, ma la capacità di risultati (anche intermedi, come piazzamenti e semifinali conquistate) di prestigio ma senza clamore. Fino ad allora dovremo solo riflettere sullo stato del nostro gioco, più che sui risultati. Quelli saranno consequenziali.

L’anno che verrà. Previsione sulla serie A basata su salari, monte ingaggi, valore economico e tecnico delle rose. #nonguardateleneanche

Da anni ormai la prima giornata di campionato rappresenta una sorta di aperitivo, un giro di riscaldamento simil Formula uno. Il break imposto dalle nazionali sposta di fatto il via ufficiale alla seconda giornata.

La chiusura del mercato al 31 agosto, poi, aggiunge contenuti tecnici sconosciuti alla vigilia della prima giornata. Sarebbe auspicabile una chiusura al 31 luglio, ma tant’è. Eccoci allora al vero semaforo verde della Serie A.

Ho provato a delineare l’anno che verrà in base ad alcuni parametri: valore economico delle rose (dati transfermarkt.it), monte ingaggi (dati Gazzetta), saldo di mercato estivo (ci dice se una società ha investito o fatto cassa) e piazzamento della scorsa stagione. La previsione di classifica finale è invece una personalissima previsione non solo su basi matematiche, che spiego nelle poche righe dedicate a ciascuna squadra.

I dati economici sono espressi in milioni (tra parentesi la posizione rispetto alle altre squadre di serie A in una classifica basata su quel dato)

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ROMA
Valore della rosa: 247,2 (3)
Monte ingaggi: 98 (2)
Saldo di mercato: -1,5 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 2-6-7
Pronostico: primo o secondo posto

Ha condotto un mercato equilibrato tra cessioni e acquisti rinforzando e allargando la rosa in ottica Champions league. Proprio l’ex Coppa del campioni rappresenta la maggiore incognita: come equilibrerà il doppio impegno la squadra a disposizione di Garcia. Ha lo svantaggio delle pressioni perché qualsiasi risultato che non sia il primo posto sarebbe letto dalla piazza come un fallimento a prescindere da tutto (forse anche da dietrologie e complottismi). Sulla stagione romanista aleggia una sola domanda: se non ora quando???

NAPOLI
Valore della rosa: 253,05 (2)
Monte ingaggi: 70 (5)
Saldo di mercato: +300 mila euro
Ultimi tre piazzamenti: 3-2-5
Pronostico: zona champions sicura

Con la Juve è la società dai risultati più stabili negli ultimi anni, ovvero con le minori oscillazioni. In ottica campionato l’esclusione dalla Champions soprattutto nella prima metà della stagione potrebbe diventare un vantaggio, anche se in questo momento il pessimismo aleggia sulla squadra. Ha una rosa di grande valore a bassissimo prezzo (dopo la Fiorentina è la società con il rapporto valore della rosa / monte ingaggi più alto, indice di una società dalla gestione equilibrata che non strapaga i giocatori). Tutto ciò si potrà tradurre in grandi motivazioni. Benitez deve solo risolvere l’enigma Hamsik, giocatore che io riporterei sulla linea dei mediani (anche nel 4-2-3-1) per sfruttarne il dinamismo e abbassare il peso dei gol fatti nei giudizi su di lui. E se la Roma non dovesse ripetere la stagione scorsa da 87 punti gli azzurri potrebbero essere la vera alternativa.

MILAN
Valore della rosa: 202,5 (6)
Monte ingaggi: 70 (3)
Saldo di mercato: +18,45
Ultimi tre piazzamenti: 7-3-2
Pronostico: secondo o terzo posto

Mi ricorda molto la Roma dello scorso anno per l’ambiente scoraggiato e per l’esclusione dall’Europa. Certo, non ha la rosa giovane e di prospettiva dei giallorossi 2013-2014, ma nell’ottica di un immediato riscatto potrebbe non essere uno svantaggio. L’unico dubbio è la tenuta nel lungo periodo, ma l’impressione è che questo Milan sia molto meglio di come lo si è descritto per tutta l’estate e se nomi come El Shaarawy, Menez, Torres, Alex e Muntari, per dirne solo alcuni, garantissero l’accesso in Champions, personalmente non mi stupirei.

JUVENTUS
Valore della rosa: 332,25 (1)
Monte ingaggi: 118 (1)
Saldo di mercato: +3 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 1-1-1
Pronostico: terzo o quarto posto

Statisticamente è molto difficile che vinca il quarto scudetto consecutivo. Secondo tutti gli osservatori il gap con la Roma quest’anno è diminuito anche – e non solo – per il cambio in panchina. Realisticamente è immaginabile che dopo 3 scudetti di fila la squadra possa avere una flessione di rendimento in campionato. L’impressione, poi, è che il giudizio della società su Allegri (diverso da quello dei tifosi) sarà legato più che altro al cammino Champions nell’ottica di una crescita europea che non ad un eventuale quarto scudetto. Tutte queste componenti portano a pensare che in ottica campionato avremo sicuramente una stagione di vertice più equilibrata. E non è detto che tra nove mesi non ci si ritrovi con una condizione psicologica mutata rispetto ad ora tra bianconeri e principali avversarie.

INTER
Valore della rosa: 230,6 (4)
Monte ingaggi: 70 (4)
Saldo di mercato: +1 milione
Ultimi tre piazzamenti: 5-9-6
Pronostico: quarto o quinto posto

Una squadra molto più rinnovata di quanto non voglia sembrare. Certamente lo è nelle dinamiche di gruppo: questo è il primo anno post-Zanetti, ovvero il primo dopo la lunga era del “clan” argentino. Mazzarri lo inizia con buone potenzialità, un mercato intelligente (Vidic e Medel su tutti), ma anche alcuni dubbi (equivoci?) tattici: Kovacic e Guarin su tutti. Credo che sarà la duttilità del tecnico ad incidere molto nelle fortune di questa stagione. Ma al momento non vedo ancora una squadra migliore delle dirette concorrenti per la zona Champions. Quindi credo che realisticamente un piazzamento in Europa League potrebbe essere l’obiettivo preventivabile.

FIORENTINA
Valore della rosa: 213,2 (5)
Monte ingaggi: 56 (6)
Saldo di mercato: 4,85 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 4-4-13
Pronostico: quinto o sesto posto

Ha fatto un mercato conservatore, con un saldo positivo di quasi 5 milioni. E’ anche la società con il rapporto tra valore della rosa e ingaggi pagati migliore di tutta la serie A. Potesse schierare per tutta la stagione il tridente Rossi-Gomez-Cuadrado sarebbe probabilmente la principale alternativa in zona Champions. Tuttavia gli ultimi sviluppi – e i movimenti delle altre – sembrano dire che una conferma del quarto posto delle ultime due stagioni sarebbe da considerare un ottimo traguardo. L’impressione è che possa scender di qualche gradino.

SAMPDORIA
Valore della rosa: 82,8 (11)
Monte ingaggi: 28 (11)
Saldo di mercato: -2,25 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 12-14-B
Pronostico: dal sesto all’ottavo posto

La stagione 2014-2015 potrebbe rimettere la Sampdoria in corsa per l’Europa. Non so se alla fine questo basterà come successo quest’anno al Torino, ma la squadra è in costante miglioramento da tre stagioni a questa parte ed il consolidamento di alcuni giocatori (d’attacco in primis) oltre ad alcuni innesti importanti, messi sotto la guida di Sinisa Mihajlovic che io considero dal punto di vista del rapporto con la squadra l’allenatore più simile all’ex juventino Antonio Conte, può fare di questa società la più interessante outsider in chiave Uefa.

LAZIO
Valore della rosa: 143,85 (7)
Monte ingaggi: 55,1
Saldo di mercato: -5,5 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 9-7-4
Pronostico: dal settimo al nono posto

Per il salto di qualità mi aspettavo ancora due acquisti di peso: un attaccante e un difensore centrale. Per me rimangono le incognite di una società che anche quando è arrivata settima e quarta ha offerto piazzamenti superiori al reale valore della rosa. Che nel frattempo avrà anche un Klose post-mondiale e poche altre certezze. Anche se Parolo, Basta e De Vrji sono tre ottimi innesti. Per questo credo che la conferma del ranking delle ultime due stagioni possa essere il massimo risultato alla portata. Anche in considerazione di una non-superiorità rispetto alle primissime.

SASSUOLO
Valore della rosa: 85,18 (10)
Monte ingaggi: 28 (9)
Saldo di mercato: -6,2 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 17-B-B
Pronostico: nono-decimo posto

Il presidente Giorgio Squinzi, leader di Confindustria, non ha badato a spese. Il Sassuolo è stato il club che più ha speso quest’estate e si presenta al via del campionato con il nono monte ingaggi totale ed un decimo posto per valore della rosa. La retorica sportiva dipinge il piccolo club come un gioiellino annoverabile tra le possibili sorprese della stagione. I dati reali della squadra affidata a Eusebio Di Francesco, che avrà gli occhi puntati per la valorizzazione degli attaccanti Berardi e Zaza, dicono invece che una posizione “normale” sarebbe tra il nono e il decimo posto e che tutto quello che verrà in più sarà trovato. Qui mi trovo combattuto nel pronosticare la squadra. Può davvero succedere di tutto. Credo che avremo una semplice conferma del ranking economico della società, senza particolari exploit verso l’alto e con una salvezza conquistata per tempo.

GENOA
Valore della rosa: 87,45 (9)
Monte ingaggi: 27,4 (11)
Saldo di mercato: +13,3 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 14-17-17
Pronostico: dall’undicesimo al quindicesimo posto

Società da sempre enigmatica che subisce gli alti e bassi gestionali del suo presidente. Vanta la nona rosa per valore in serie A, ma la sua unica certezza deriva dall’aver consolidato la posizione dell’unico tecnico ad aver trovato stabilità di rapporti con Enrico Preziosi, ovvero Gian Piero Gasperini. Personalmente gli dò fiducia e dico che quest’anno può essere l’anno di un avanzamento in classifica, anche in proporzione a monte ingaggi e valore della rosa.

PARMA
Valore della rosa: 67 (12)
Monte ingaggi: 20,5 (16)
Saldo di mercato: +9,5 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 6-10-8
Pronostico: dal dodicesimo al quattordicesimo posto

Annata di disinvestimenti dopo la delusione europea per il Parma. Potrebbe arrivare la conferma ma sono più portato a pensare che la squadra quest’anno sarà soggetta ad una flessione. Soprattutto perché Donadoni è tecnico abituato a tenere un assetto di gioco abbastanza propositivo ma non troppo produttivo quando non adeguato ai valori in campo. Prevedo quindi un piazzamento intorno al tredicesimo in classifica.

TORINO
Valore della rosa: 60,7 (13)
Monte ingaggi: 27 (12)
Saldo di mercato: +22,2 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 8-16-B
Pronostico: dal dodicesimo al quattordicesimo posto

Non mi aspetto miracoli da questo Torino che presenta un’ottima rosa ma dovrà trovare un’alchimia del tutto nuova dopo aver fatto cassa in estate risultando la squadra che più ha ricavato dal mercato. Salutati i contropiedisti Immobile-Cerci ecco Quagliarella-Amauri. Che Torino sarà? Tutto da scoprire, e potenzialmente più forte in Europa che in campionato. Per questo credo lo troveremo ad una media via tra le ultime due stagioni.

UDINESE
Valore della rosa: 92,4 (8)
Monte ingaggi: 26 (13)
Saldo di mercato: +1 milione
Ultimi tre piazzamenti: 13-5-3
Pronostico: dal tredicesimo al quindicesimo posto

Solito mercato conservativo e incognite tipiche di inizio stagione. Le sue fortune sono legate a giocatori che attualmente si possono solo intuire per potenzialità. Ma il defilarsi di Guidolin potrebbe pesare. Per questo dico che la conferma del risultato dello scorso anno sarebbe già un risultato.

CAGLIARI
Valore della rosa: 50,25 (17)
Monte ingaggi: 16 (18)
Saldo di mercato: -5,5 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 15-11-15
Pronostico: dal quattordicesimo al sedicesimo posto

A Zeman viene affidata la squadra più giovane del campionato (23,7 anni di medi un anno meno dell’Empoli che si ferma a 24,8: le uniche due sotto i 25 anni). Sul mercato sono stati realizzati 5,5 milioni. Gli innesti sono tutti di prospettiva. Sono dati che andranno ricordati quando si dovrà dare un giudizio sull’operato del boemo. Se retrocedesse non si potrebbe addossargli che una piccola parte della colpa, viste le premesse. Ciò nonostante vedo alcune buone individualità e scommesse di prospettiva. Come dice Mario Sconcerti “Zeman può portare una squadra da diciassettesimo al dodicesimo posto, ma se gliene dai una da primo rischi il quarto”. Non so quanto sia vera la seconda parte (non ho mai visto Zeman con una squadra da primato), ma mi fido della prima e dico che farà un campionato tranquillo.

VERONA
Valore della rosa: 42,2 (18)
Monte ingaggi: 15,5 (15)
Saldo di mercato: -1,55 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 10-B-B
Pronostico: dal quattordicesimo al diciassettesimo posto

Tutto sommato non si è limitato a vendere, anzi: chiude con un saldo di mercato leggermente negativo. Squadra ovviamente ricca di incognite e ormai assai rinnovata rispetto al gruppo dell’anno scorso. Non lo vedo tra le squadre candidate alla retrocessione, ma trovo assai difficile una conferma del decimo posto dello scorso anno. L’analisi delle statistiche tecniche (tiri, gioco offensivo) dice peraltro che la squadra nella passata stagione ha raccolto assai più dei suoi meriti. Per questo prevedo una flessione di rendimento rispetto a 12 mesi fa, sostanzialmente in linea con i valori economici della squadra.

PALERMO
Valore della rosa: 50,7 (16)
Monte ingaggi: 30 (8)
Saldo di mercato: -4,9 milioni
Ultimi tre piazzamenti: B-18-16
Pronostico: dal quattordicesimo al diciottesimo posto

E’ la squadra col peggior rapporto valore della rosa / monte ingaggi. In altre parole: strapaga i suoi giocatori. Questo ci dice che si tratta di ragazzi fortunati. Ma non aggiunge molto sul valore tecnico. Tornare in A è sempre difficile, soprattutto con le pressioni di questa piazza. L’impressione è che comunque la squadra di Iachini sia più attrezzata di molte altre.

CHIEVO
Valore della rosa: 55,38 (15)
Monte ingaggi: 18,3 (17)
Saldo di mercato: -250 mila euro
Ultimi tre piazzamenti: 16-12-10
Pronostico: dal sedicesimo al diciannovesimo posto

Da tre stagioni consecutive è in peggioramento rispetto all’anno prima. Questa sarà la prima gestione del dopo-Sartori in società e il banco di prova sarà particolarmente importante. Potrebbe essere un passaggio letale per gli scaligeri.

ATALANTA
Valore della rosa: 56,4 (13)
Monte ingaggi: 24 (14)
Saldo di mercato: +9,4 milioni
Ultimi tre piazzamenti: 11-15-12
Pronostico: dal diciassettesimo al ventesimo posto

Quarta stagione consecutiva in A. Negli ultimi trent’anni l’Atalanta l’ha superata indenne solo una volta (gli anni in massima serie dal 1984-85 sono stati 3, 6, 2, 3, 1, 4 prima dell’attuale serie giunta al quarto anno). L’Atalanta si presenta con la terza rosa più vecchia (al pari del Sassuolo) ed un mercato che non convince fino in fondo. Forse mi sbaglierò ma non la vedo tra le più tranquille della stagione.

EMPOLI
Valore della rosa: 32,95 (19)
Monte ingaggi: 11 (20)
Saldo di mercato: 0
Ultimi tre piazzamenti: B-B-B
Pronostico: dal quindicesimo al ventesimo posto

Il mio pronostico è legato al fatto che se questa squadra che ha cambiato alcuni giocatori pur mantenendo l’ossatura della scorsa stagione (almeno in partenza) si rivelerà all’altezza della serie A, potrà interpretare una tranquilla stagione con diverse soddisfazioni. Ma se questo non accadesse le ultime due posizioni avrebbero già una candidata. Va valutata in massima serie.

CESENA
Valore della rosa: 26,9 (20)
Monte ingaggi: 11,2 (19)
Saldo di mercato: – 300 mila euro
Ultimi tre piazzamenti: B-B-20
Pronostico: dal diciassettesimo al ventesimo posto

Vale grosso modo il discorso fatto per l’Empoli, con l’aggravante che trattandosi di una rosa mediamente più vecchia, mi sembra una squadra più adatta all’alta serie B che alla lotta nelle retrovie della massima serie.

Nè Juve nè Napoli, nè Conte nè Benitez: lo scudetto del conto economico lo vince la Roma di Rudy Garcia

Nè Juve nè Napoli, nè Conte nè Benitez: lo scudetto del conto economico lo vince la Roma di Rudy Garcia. Non saranno molto contenti i due tecnici che ieri sera si sono dati battaglia al San Paolo a scoprire che i conti da loro forniti sono egualmente sbagliati e che se c’è uno che va lodato per l’ottimo rapporto qualità (punti fatti) prezzo della sua squadra, quello è il tecnico francese della Roma.

Curiosa la polemica nata stasera nel dopo Napoli-Juve tra Rafa Benitez e Antonio Conte. Curiosa perchè proprio in questi giorni mi ero dilettato ad utilizzare la classifica del monte ingaggi delle squadre di serie A e i dati sugli investimenti effettuati da ogni società sul mercato quest’anno per capire chi stava rendendo meglio o peggio rispetto ai costi sportivi sostenuti.

Andiamo con ordine.

Benitez afferma: “Trecento milioni di fatturato ti permettono di comprare i migliori calciatori del mondo”

Conte ribatte: “La formazione azzurra è stata costruita per vincere, De Laurentiis ha speso più di cento milioni di euro e per questo non può accontentarsi di partecipare. Il fatturato? È una cosa opinabile, sulla nostra squadra sono stati investiti appena 20 milioni di euro”.

Chi ha ragione? Proviamo a mettere qualche punto fermo.

Il fatturato della Juventus nell’ultima stagione secondo i dati della Deloitte Football Money League è stato di 272,4 milioni.

Quanto afferma Benitez è quindi falso. E lo è sul piano contabile, ma anche su quello formale. Bene fa in questo senso Conte a correggere il tiro parlando degli investimenti.

Ma qui l’allenatore della Juve non è sufficientemente preciso, e trascura a sua volta un aspetto importante, ovvero il monte ingaggi. Perchè una squadra di serie A non viene costruita interamente in un’estate, come succede al fantacalcio, ma ha dei valori consolidati nel tempo, anche se indubbiamente gli investimenti estivi contano.

Ci vengono in aiuto i dati del sito Transfermarkt.it e della Gazzetta dello Sport.

La Juventus paga ai suoi giocatori 116 milioni di euro. Risulta poi che tutti i movimenti di mercato di quest’estate (che potete trovare qui nel dettaglio squadra per squadra) abbiano fruttato alla Juve 5,985 milioni di euro. In altre parole la Juve (che per gli acquisti, a voler essere precisi, ha speso 31,860 mln e non 20 come dichiarato da Conte) tra l’estate scorsa e il mese di gennaio ha incassato più di quanto investito sul mercato.

Il Napoli, che ha un monte ingaggi totale di 74,1 milioni di euro, effettivamente (come detto da Conte) ha speso sul mercato 100,7 milioni di euro. Ma in gran parte si trattava dell’introito per la cessione di Cavani al Psg (64,5 milioni). Alla fine quindi l’investimento reale di De Laurentiis per rinforzare la squadra è stato di 29,1 milioni di euro, dati dal saldo tra i 100,7 milioni spesi e i 71,2 milioni spesi.

A conti fatti quindi si può dire che il costo sportivo della stagione Juventina è stato di circa 110 milioni di euro (ho aggiunto ai dati Gazzetta il milione speso per Osvaldo arrivato in gennaio) mentre il Napoli ha sborsato in tutto, tra mercato e monte ingaggi circa 103 milioni di euro. Insomma, la differenza di quello che io chiamo “costo sportivo” della stagione non è stata poi molta.

In questo senso, quindi, mi sento di dire che la polemica – innescata da Benitez nel prepartita – mi pare essere del tutto fuoriluogo. I 64 punti del Napoli fatti fin qui se riportati a media costante alle 38 partite finali del campionato sono costati ciascuno 1,32 milioni di euro. La Juventus di Conte (a cui è difficile chiedere più degli 81 punti in 31 partite che a media costante potrebbero proiettarla a 99-100 punti a fine stagione) è invece costata 1,1 milioni di euro a punto. I dati parlano chiaro.

Tuttavia, in questo ragionamento, chi può fare la voce grossa è soprattutto Rudy Garcia, tecnico della Roma. Pescando dalle stesse fonti vediamo infatti che la sua squadra, che ha un importante monte ingaggi pari a 92 milioni di euro l’anno (ed annovera peraltro il calciatore più pagato della A, Daniele De Rossi, che prende 6,5 milioni l’anno), in estate ha disinvestito. Il saldo tra soldi spesi e incassati dalla Roma è stato infatti positivo per 41 milioni di euro (decisivi i 60 incassati tra Marquinhos e Lamela e i 20 tra Bojan e Bradley). La Roma quindi ha finanziato il 44,5% della sua stagione grazie al mercato. A conti fatti ogni punto dei giallorossi costa a bilancio alla società 580 mila euro. Praticamente la metà di quel che costano a Juventus e Napoli.

Interessante – nell’elaborazione per tutta la serie A – notare il costo abnorme della stagione di Milan e Inter, ancor più fallimentare alla luce delle cifre spese dalle due società. Ma anche il fallimento del Sassuolo (1,72 mln a punto). Realtà a cui fanno da contraltare le virtuose: Udinese, Cagliari, Torino e Parma.

Per eventuali delucidazioni o contatti stampa se qualcuno volesse approfondire la tematica o visionare il foglio dati: giovanni.armanini@gmail.com

Domenico Berardi (Sassuolo): 52% di incidenza realizzativa #seriea

Con 11 gol sui 21 totali del Sassuolo, Berardi è il giocatore che ha la più alta incidenza realizzativa in serie A sul totale della propria squadra: 52%. Segue Giuseppe Rossi con il 41% (14/34). Considerando gli assist (2) arriva al 59%. Impressionante che dalla tripletta con la Samp in poi Berardi abbia fatto 9 dei 12 gol del Sassuolo e 2 assist.

Udinese-Brescia 0-0. Un punto che fa la differenza

È impossibile non pensare alla gara di ieri evitando il parallelo con quella dell’andata. Perchè tra le due ci sono differenze formali e sostanziali. Allora un Brescia con il 4-3-1-2 giocò una gara propositiva ed offensiva, qualitativamente discutibile perchè al gioco espresso non si affiancò la concretezza.

Ieri tutta un’altra musica: organizzazione, copertura, ripartenza, capacità di non scoprirsi contro un avversario che non aspetta altro (quest’anno ha un possesso palla bassissimo e gioca tutto su ripartenze veloci e verticali per le sue punte). A Udine si è vista nel complesso la miglior prestazione da quando è tornato Beppe Iachini. A dimostrarlo è una lettura attenta dei dati statistici ufficiali della serie A che elaborano due indicatori interessanti per «protezione area» ed «attacco alla porta».

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Brescia – Bari 2-0 (analisi tattica). E alla fine tornò il 3-5-2 (era ora!)

Vittoria è stata, come doveva essere, grazie ad una tattica di grande accortezza, nonostante una condizione non brillantissima. Iachini così come a Roma ha riproposto il 3-5-2 della promozione con una squadra compatta e senza fronzoli che ha giocato sui limiti dell’avversario. Due guizzi hanno steso il Bari: manovriero ma sterile sul piano offensivo.

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Palermo-Brescia. Gli eccessi del difensivismo

Nella gara in cui il Brescia ha avuto il peggior score offensivo della stagione (solo 2 tiri nello specchio su 6 totali: 21,3% di pericolosità), ed il Palermo il migliore fra gli avversari incontrati fin qui (10/34) il pareggio è stato possibile fino a pochi minuti dalla fine. Perdere così brucia non tanto per il gioco espresso ma per il fatto che quando il tempo passa si alimenta la speranza. L’analisi oggettiva dei dati – tuttavia – dice altro.

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La Juventus di ieri e di oggi, il calcio di domani (si spera)

Diverse volte mi sono trovato a confrontarmi in questi mesi con colleghi giornalisti o altri tifosi sul valore di questa Juventus, sulle sue prospettive, sul livello del campionato italiano. Ma non è sempre facile trovare un linguaggio comune ed un punto di incontro con chi ragiona come se la Juventus debba essere una delle prime sempre, per mandato divino, a prescindere dai valori in campo, dai fatti reali e dalle loro implicazioni. Soprattutto è difficilissimo farlo con chi non riesce a capire che esistono dei limiti (sacrosanti) imposti dalla proprietà nella gestione della squadra che nessuno (evidentemente) si sogna di mettere in discussione.

Ieri parlando con un amico mi sono fermato alla frase “che la vendano a un russo o a uno sceicco se non vogliono spendere i soldi”. Non ho mai amato l’irriconoscenza dei tifosi, ma la questione va ben oltre: augurarsi che arrivi un mecenate paperone nella propria società è profondamente amorale, direi, quasi, incivile.

Oggi l’orgoglio juventino sta nel riconoscere il lavoro di una società che non ha il mandato di spendere fin che ce n’è bisogno, ma che deve muoversi con oculatezza sempre. Di questo ho già parlato in passato. Ma è bene ritornare sul tema.

Partiamo dai fatti. La Juventus dello scorso anno ha ottenuto il settimo posto in campionato e quella di quest’anno finora non è riuscita nemmeno a qualificarsi in Europa League. Alla fine del girone d’andata si è classificata sesta, dodici mesi fa era terza. Ha otto punti sulla prima contro i dodici dello scorso anno. Ma ha un campionato totalmente diverso (più allineato) intorno a sè. Questi eventi secondo me danno la dimensione di quale fosse il punto di partenza e di quale sia il primo punto intermedio del nuovo corso. Potrebbe esserci – secondo una certa logica – già abbastanza per dichiarare fallimenti ed annunciare rivoluzioni. Ma la strada intrapresa è un’altra.

La Juventus ha condotto un mercato al risparmio ottenendo dal saldo finale acquisti – cessioni – stipendi nuovi e vecchi un GUADAGNO di 7 milioni di euro ed un ringiovanimento della rosa (calcoli ante-Toni) di circa 3 anni in media. Ha lavorato sulle prospettive. Ha chiuso il primo trimestre del nuovo esercizio con un utile di bilancio superiore ai 5 milioni di euro contro la perdita di 18 mln dell’anno prima (altri non hanno obblighi borsistici, ma sarebbe bello, per una questione di etica sportiva, che la presentazione dei risultati economici intermedi diventasse regola per le società) e con un risparmio secco sul costo del personale che si aggira sui 6 milioni.

C’è un rinnovamento etico-economico alla base di quello che Andrea Agnelli e Beppe Marotta stanno facendo. Giustamente Mario Sconcerti nel post Juve – Napoli una settimana fa si chiedeva se questa società fosse in grado di rinverdire i fasti del passato, spiegando (con un certo gusto da tifoso fiorentino, ma con grande chiarezza in una analisi sostanzialmente condivisibile) che questa società dopo Gianni e Umberto Agnelli potrebbe non essere più la stessa:
– non ha più il retroterra dell’azienda-Stato Fiat
– non ha una vera piazza ma è una società decentrata, diffusa (con benefici e rishi che questo produce)
– ha un gap tecnico da colmare rispetto a tante antagoniste (e questo significa milioni di investimenti)
– ha una storia legata ad una identità che non c’è più
– con la Borsa ha anche più obblighi rispetto agli altri

Non si vince per il nome, ma per il valore che si esprime. Ed è evidente che oggi questa realtà possa non piacere ai tifosi ma razionalizza chiaramente il momento della squadra e della società. Per un parallelo con l’età moggiana si dovranno aspettare le sentenze dei processi. Intanto sportivamente non si può non apprezzare il lavoro equilibrato di una società che sta introducendo nel calcio di altissimo livello il vero fair play finanziario, che afferma valori più alti della vittoria a tutti i costi (economicamente intesi).

A tutti coloro che pensano che le mie siano solo fantasie astruse consiglio di approfondire la conoscenza di quello che è il fair play finanziario il cui monitoraggio entrerà in vigore dal 2011/2012 (ovvero sui bilanci di quest’anno), tenendo in buon conto che si tratta di una norma che verrà fatta osservare a livello europeo, che dovrebbe essere tutt’altra cosa rispetto al lassismo italiano.

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