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Nè Juve nè Napoli, nè Conte nè Benitez: lo scudetto del conto economico lo vince la Roma di Rudy Garcia

Nè Juve nè Napoli, nè Conte nè Benitez: lo scudetto del conto economico lo vince la Roma di Rudy Garcia. Non saranno molto contenti i due tecnici che ieri sera si sono dati battaglia al San Paolo a scoprire che i conti da loro forniti sono egualmente sbagliati e che se c’è uno che va lodato per l’ottimo rapporto qualità (punti fatti) prezzo della sua squadra, quello è il tecnico francese della Roma.

Curiosa la polemica nata stasera nel dopo Napoli-Juve tra Rafa Benitez e Antonio Conte. Curiosa perchè proprio in questi giorni mi ero dilettato ad utilizzare la classifica del monte ingaggi delle squadre di serie A e i dati sugli investimenti effettuati da ogni società sul mercato quest’anno per capire chi stava rendendo meglio o peggio rispetto ai costi sportivi sostenuti.

Andiamo con ordine.

Benitez afferma: “Trecento milioni di fatturato ti permettono di comprare i migliori calciatori del mondo”

Conte ribatte: “La formazione azzurra è stata costruita per vincere, De Laurentiis ha speso più di cento milioni di euro e per questo non può accontentarsi di partecipare. Il fatturato? È una cosa opinabile, sulla nostra squadra sono stati investiti appena 20 milioni di euro”.

Chi ha ragione? Proviamo a mettere qualche punto fermo.

Il fatturato della Juventus nell’ultima stagione secondo i dati della Deloitte Football Money League è stato di 272,4 milioni.

Quanto afferma Benitez è quindi falso. E lo è sul piano contabile, ma anche su quello formale. Bene fa in questo senso Conte a correggere il tiro parlando degli investimenti.

Ma qui l’allenatore della Juve non è sufficientemente preciso, e trascura a sua volta un aspetto importante, ovvero il monte ingaggi. Perchè una squadra di serie A non viene costruita interamente in un’estate, come succede al fantacalcio, ma ha dei valori consolidati nel tempo, anche se indubbiamente gli investimenti estivi contano.

Ci vengono in aiuto i dati del sito Transfermarkt.it e della Gazzetta dello Sport.

La Juventus paga ai suoi giocatori 116 milioni di euro. Risulta poi che tutti i movimenti di mercato di quest’estate (che potete trovare qui nel dettaglio squadra per squadra) abbiano fruttato alla Juve 5,985 milioni di euro. In altre parole la Juve (che per gli acquisti, a voler essere precisi, ha speso 31,860 mln e non 20 come dichiarato da Conte) tra l’estate scorsa e il mese di gennaio ha incassato più di quanto investito sul mercato.

Il Napoli, che ha un monte ingaggi totale di 74,1 milioni di euro, effettivamente (come detto da Conte) ha speso sul mercato 100,7 milioni di euro. Ma in gran parte si trattava dell’introito per la cessione di Cavani al Psg (64,5 milioni). Alla fine quindi l’investimento reale di De Laurentiis per rinforzare la squadra è stato di 29,1 milioni di euro, dati dal saldo tra i 100,7 milioni spesi e i 71,2 milioni spesi.

A conti fatti quindi si può dire che il costo sportivo della stagione Juventina è stato di circa 110 milioni di euro (ho aggiunto ai dati Gazzetta il milione speso per Osvaldo arrivato in gennaio) mentre il Napoli ha sborsato in tutto, tra mercato e monte ingaggi circa 103 milioni di euro. Insomma, la differenza di quello che io chiamo “costo sportivo” della stagione non è stata poi molta.

In questo senso, quindi, mi sento di dire che la polemica – innescata da Benitez nel prepartita – mi pare essere del tutto fuoriluogo. I 64 punti del Napoli fatti fin qui se riportati a media costante alle 38 partite finali del campionato sono costati ciascuno 1,32 milioni di euro. La Juventus di Conte (a cui è difficile chiedere più degli 81 punti in 31 partite che a media costante potrebbero proiettarla a 99-100 punti a fine stagione) è invece costata 1,1 milioni di euro a punto. I dati parlano chiaro.

Tuttavia, in questo ragionamento, chi può fare la voce grossa è soprattutto Rudy Garcia, tecnico della Roma. Pescando dalle stesse fonti vediamo infatti che la sua squadra, che ha un importante monte ingaggi pari a 92 milioni di euro l’anno (ed annovera peraltro il calciatore più pagato della A, Daniele De Rossi, che prende 6,5 milioni l’anno), in estate ha disinvestito. Il saldo tra soldi spesi e incassati dalla Roma è stato infatti positivo per 41 milioni di euro (decisivi i 60 incassati tra Marquinhos e Lamela e i 20 tra Bojan e Bradley). La Roma quindi ha finanziato il 44,5% della sua stagione grazie al mercato. A conti fatti ogni punto dei giallorossi costa a bilancio alla società 580 mila euro. Praticamente la metà di quel che costano a Juventus e Napoli.

Interessante – nell’elaborazione per tutta la serie A – notare il costo abnorme della stagione di Milan e Inter, ancor più fallimentare alla luce delle cifre spese dalle due società. Ma anche il fallimento del Sassuolo (1,72 mln a punto). Realtà a cui fanno da contraltare le virtuose: Udinese, Cagliari, Torino e Parma.

Per eventuali delucidazioni o contatti stampa se qualcuno volesse approfondire la tematica o visionare il foglio dati: giovanni.armanini@gmail.com

Kevin Strootman, l’uomo giusto per la Roma

traduzione da un articolo di James Horncastle per whoscored.com
@JamesHorncastle

Kevin Strootman stats

Strootman ha avuto la più alta media di tackle a partita di qualsiasi altro giocatore in Europa League. Un aspetto del suo gioco migliorato giocando con il suo ex compagno di squadra Mark van Bommel.
 
I due sono stati frequentemente confrontati e c’è qualche ragione in questo. Oltre alla capacità di van Bommel di rompere il gioco, Strootman possiede ha pure qualità da leader. Era il suo vice al PSV ed ha capitanato l’Olanda al Campionato Europeo Under 21 in Israele.
 
Ma qui finiscono le somiglianze. Poiché Strootman è ambivalente: sa costruire il gioco ma anche distruggerlo. Ha una media di 77,3 passaggi a partita in Europa League la scorsa stagione, la sesta più alta nel torneo e ha fatto quei passaggi con una precisione del 91,8%. Si alza su e giù per il campo molto di più di quanto non facesse van Bommel.
 
“Mi piace giocare da un lato verso l’altro”, ha detto Strootman a Il Corriere dello Sport. “Io faccio entrambe le fasi di gioco, attacco e difesa, senza una particolare preferenza.” Indicativo del suo stile “box-to-box” è la statistica che lo pone al quarto posto in Europa League nella scorsa stagione per tiri a partita.

g.a.

Ranking Uefa: entro due anni perderemo un altro posto in Champion’s – #calcio #italia

Se il buongiorno si vede dal mattino il calcio italiano si prepara all’ennesima stagione in cui verrà preso a schiaffi in Europa. Già due squadre su tre eliminate dall’Europa League, l’Udinese retrocessa, un bilancio assolutamente negativo e l’ennesimo dato preoccupante: secondo i dati del ranking Uefa le nostre squadre hanno riportato a livello Paese uno sconfortante 23esimo score (2,214 punti) a livello europeo.

Fare i nomi di certi paesi che hanno fatto meglio di noi potrebbe urtare la sensibilità di quelli che ragionano ancora come quando eravamo i più forti di tutti. Basti dire che dal quinto all’undicesimo posto TUTTI hanno fatto meglio di noi in termini di punteggio (si tratta di Francia, Portogallo, Russia, Ucraina, Olanda, Grecia e Turchia). Ed ora il livello degli avversari è destinato ad alzarsi (il nostro… il Napoli al posto di Roma e Udinese? …non lo so).

Solitamente i preliminari costituiscono (per le 15 nazioni più forti d’Europa) il 23% del bottino finale di punteggio nel ranking. Significa che se non ci sarà una svolta (che significa giocoforza vincere almeno una Coppa quest’anno e fare così incetta di bonus) entro due anni il rendimento attuale ci porterà dritti al declassamento al sesto posto, con il rischio che già a fine anno la Francia (che nei preliminari ha raccolto il terzo score tra le prime quindici d’Europa dietro a Inghilterra e Austria) ci possa sopravanzare.

Non credo che le categorie della vergogna facciano parte dello sport. Si gioca, ci si confronta, c’è chi vince e c’è chi perde. Tuttavia bisogna farlo con coscienza dei propri e degli altrui mezzi.

Nessuno sembra essersi accorto ad esempio che nello Slovan Bratislava di ieri sera c’erano in campo ieri sera 6 nazionali (contando anche il ’92 Pauschek che è nell’under). Non significa pensare di giocare contro i migliori al mondo, ma almeno rispettare un avversario che è pur sempre campione in carica nel suo paese. Ed invece prima della sfida d’andata si leggeva di esperimenti tattici, prove tecniche e vaccate del genere, che ormai in Europa abbiamo in testa solo noi e che significano solo zero cultura, niente rispetto dell’avversario, supponenza a fiumi e fallimenti assicurati.

Certo, Palermo, Roma e Udinese hanno perso per motivi diversi, ma il dato comune resta imbarazzante.

L’Udinese in 180′ non ne ha avuto uno solo in cui si è trovato in vantaggio e le situazioni di parità sono state rare: 8′ all’andata, 16′ al ritorno. Questa è inferiorità psicologica prima ancora che tecnica contro una squadra che vive il momento più difficile della sua storia recente. Il rigore sbagliato da Di Natale dà solo l’esatta dimensione di una squadra che arriva lì e si sente tremare le gambe.

Il Palermo, infine, è la barzelletta di sè stesso. Ha preso 3 gol in 180′ dal Thun. A prescindere dal fattore campo: cosa vuoi pretendere da una squadra che ogni ora che passa prende un gol e nonostante questo ha l’approccio mentale di chi si sente palesemente superiore all’avversario?

In pochi mesi la situazione è peggiorata, prima si iniziava a parlare di questi temi negli ottavi di Champion’s, ora partiamo già dai preliminari di Europa League.

Nella bassa bresciana il mitico Ciarli Varisco diceva ai suoi giocatori dilettanti prima delle partite: “Noi non sappiamo giocare, se ci rendiamo conto di questo possiamo rendere al 200%”. Lui lo faceva con un linguaggio un po’ colorito (parole testuali: “Notef fom cagà, gom de rindis cont che fom cagà, se sa rendem cont zughem be, altrimenti le ciapom”), ma la sostanza è quella: fin che l’Italia non ripartirà da questa convinzione smettendola di appellarsi a stronzate tipo: la sfortuna, il caldo agostano, le preparazioni pesanti o… barzelletta delle barzellette “il poco interesse per l’Europa League” continueremo a crogiolarci in una supposta superiorità ampiamente smentita dai fatti, beffata dal campo, superata dagli eventi.

Se poi a tutto questo unissimo anche un po’ di cultura e conoscenza che vada oltre la formazione titolare di Barcellona, Real e Manchester United (questo accomuna tutti: addetti ai lavori, giornalisti e tifosi) certo non guasterebbe nell’approccio con certi avversari.

Ovviamente partono i processi. Ma il dramma non è il fatto che partano processi mediatici o commenti fuori luogo tra i tifosi: il problema è che a fare i processi sono le società al loro interno!! Vedi il caos Roma, società fantoccio in mano a una banca e a un sedicente zio ricco e il Palermo e le minacce di addio di Zamparini. Fa eccezione l’Udinese che di fatto è stato declassato a quello che è il suo livello e quindi semplicemente fa spallucce a testa bassa e torna nel suo in silenzio.

E dico quest’ultima cosa con grande convinzione. E – come cerco di fare sempre – con la forza dei numeri. L’Udinese non è squadra da Champion’s ma da Europa League perchè il nostro campionato in questo momento sta esprimendo un valore medio inferiore rispetto all’attuale posizione nella classifica europea. Siamo quarti nel ranking, dopo Inghilterra, Spagna e Germania ma prima di Francia, Portogallo e Russia (che ha appena perso un posto in Champion’s a favore dei lusitani), ma quest’anno per l’ultimo anno abbiamo usufruito dei posti riservati ai terzi classificati: confermando che quella non è la nostra posizione.

Attenzione ora ai rischi: lo scorso anno abbiamo perso 3 squadre su 4 in Europa League nei gironi, quest’anno ci presentiamo con 2. In Champion’s intanto il rischio di non portare il Napoli agli ottavi è rilevante (e attenzione perchè la mancata qualificazione significa non poter aggiungere 5 punti al punteggio finale, mentre ai 4 del non raggiungimento della fase a gironi abbiamo già dovuto rinunciare lo scorso anno con la Samp), l’ipotesi di trovarci alle spalle della Francia nel mese di giugno, e di Francia e Portogallo nel giugno 2013 non è così remota.

LA CAPARRA DELLO ZIO TOM – TUTTO FATTO IN CASA #ROMA? PER NIENTE – #Unicredit #DiBenedetto

Oggi Dagospia ripubblica un pezzo de La Stampa che sostanzialmente conferma quanto dicevo nei giorni scorsi a proposito dell’affare AS Roma – Di Benedetto – Unicredit.

Ad un passo dal traguardo, ad un passo dalla rottura. Mai stati così vicini, mai stati così lontani. Non sono paradossi, è il destino della Roma e dei suoi tifosi, costretti a rimanere con il fiato sospeso per conoscere l’esito della trattativa tra DiBenedetto e Unicredit. Rilassarsi non è concesso: a meno di 24 ore dall’annuncio della data del closing (fissato per il 29 luglio) il cortocircuito tra le parti ha toccato i massimi storici.

via LA CAPARRA DELLO ZIO TOM – TUTTO FATTO IN CASA ROMA? MANCO PER NIENTE:.

Nel frattempo la società ha venduto Menez al Paris Saint Germain prendendo Bojan con una formula (da 12 mln) che è a metà tra la comproprietà, il prestito biennale, il prestito oneroso e l’acquisto… e probabilmente si appresta a cedere De Rossi e Vucinic.

Le banche ormai sono come le telefonate: ti allungano la vita. Ma da lì a farti vivere bene…

A.S. #Roma, oggi le #comiche, altro che modello #Barcellona – #calciomercato #Unicredit

Il presidente della Roma

Leggo su Calciopress.net (che cita una nota stampa ufficiale della AS Roma) nel pezzo
A.S. Roma, closing mercato e modello Barça | Calciopress.net

Nella nota si precisa che il Consiglio di Amministrazione ha deliberato la cessione alla A.S. Roma, di un finanziamento di 10 milioni di euro e che è stato sottoscritto tra Unicredit e la A.S. Roma un contratto di finanziamento di 30 milioni di euro. Insomma, ormai appare tutto fatto per il passaggio definitivo della società nelle mani statunitensi della cordata DiBenedetto.

Che tradotto in Italiano significa che una banca ha venduto una società ad un imprenditore che per acquistarla e iniziare ad operare ha dovuto essere finanziato dalla stessa banca.

Se me lo dicevano prima  a queste condizioni  la compravo io.

Come leggere il #calciomercato 2011

Non sono un appassionato di quel genere letterario fantasy che è il giornalismo legato al calciomercato, che in queste settimane spopola in ossequio al fatto che in mancanza di notizie i giornali (e le 24 ore di programmazione televisiva di SkySport24) in qualche modo vanno pur riempiti.

Ho maturato queste convinzioni in merito agli spostamenti dei top player. Cito a memoria tra partenti certi e possibili valutati dai 20 milioni in su: Sanchez, Rossi, Aguero, Tevez, Hamsik, Adebayor, Benzema, Bale, Drogba, Falcao, Higuain, Hulk, Nasri, Neymar, Fabregas, Pastore, Ribery, Vucinic)

1. BENCHMARK. In questo momento manca un benchmark, per dirlo con linguaggio economico, ovvero un punto di riferimento economico. Probabilmente quando ci sarà una prima vendita (facciamo due) di un top player si sbloccherà a catena tutto il resto. L’impressione è che inevitabilmente oggi il mercato lo faccia il Barcellona con la trattativa Sanchez. Sarà quello il metro di paragone per tutti.
Pozzo ha valutato 50 mln, le offerte vanno dai 30 mln cash più contropartite tecniche (considerando ciò che questo aspetto comporta in termini di valutazioni finali scritte a bilancio) ai 40-42 milioni. Vista sempre in una logica economica una oscillazione che va dallo 0 al 40% è davvero una enormità e fa capire l’incertezza delle scelte e la difficoltà a chiudere affari.

2. FAIR PLAY FINANZIARIO. Una considerazione che nessun giornale fa è relativa al fair play finanziario (approfondimenti qui e qui). Un anno e mezzo fa l’Uefa fece sapere di essere già in possesso di un pre-monitoraggio. In marzo la Gazzetta ha scritto che secondo gli ultimi bilanci solo 4 squadre di serie A sarebbero ammesse. L’impressione è che i top club – parlo di Europa e anche di chi ha ricavi ben più alti dei club italiani – non siano così virtuosi (salvo eccezioni tutte da verificare). Il discorso vale a livello europeo e l’impressione è che in questo momento la vera leva per tener controllati i parametri sia quella di contenere il più possibile gli ingaggi, perchè in prospettiva rappresenteranno un costo che si ripeterà di anno in anno (un esempio sono le scelte dell’anno scorso della Juventus, che riuscì ad abbattere il monte ingaggi di circa 52 milioni).

3. I CLUB DI SECONDA FASCIA. Probabilmente da qui a fine agosto sarò smentito. Tuttavia oggi alcuni gioielli sono in mano a società come Palermo o Udinese (Pastore, Inler, Sanchez… in particolare quest’ultimo) che si trovano a recitare un duplice ruolo: da una parte quello di sbloccare la situazione come detto al punto 1 (se Sanchez va via a 50 milioni si tira dietro tutti gli altri in termini di valutazioni, se va via a 30 ribassa automaticamente molti top player). Dall’altra si trovano a metà tra la voglia di fare cassa in un momento in cui tutti proporranno pagamenti pluriennali e scambi con contropartite tecniche, e la consapevolezza che oggi soprattutto nel campionato italiano esiste la concreta possibilità di assottigliare ulteriormente il divario sulle prime tre. La Juve è un rebus, il Milan deve dimostrare la tenuta nel lungo periodo, l’Inter è ancora indecifrabile e un pochino sgarruppata rispetto agli ultimissimi anni. Quale istinto – quello di far cassa a prescidnere dal fatto che il mercato è senza cash o quello di tentare il salto di qualità – prevarrà? Questo lo potremo dire solo il 31 agosto.

La “missione impossible” di un calcio da terzo mondo

Milan, Roma e Inter hanno perso la gara di andata degli ottavi di Champion’s League. Tutte e tre hanno perso in casa. E questo complica non poco il discorso qualificazione.

Chi perde la gara di andata in casa in genere esce. Lo dicono i numeri: quest’anno si gioca la trentacinquesima edizione della Coppa dei Campioni e dal 1955 ad oggi è successo soltanto 7 volte che chi ha chiuso la gara di andata giocata in casa con una sconfitta si sia qualificato.

Non svolgo qui una analisi tecnico tattica ma mi limito ad una constatazione statistica, anche perchè il dato che ne esce è abbastanza netto.

L’ultima volta è successo all’Ajax nel 1996 che ad Atene riscattò lo 0-1 interno dell’andata con un netto 3-1. Poi i lanceri persero la finale con la Juventus. questi gli altri precedenti.

1995-1996 semifinale Ajax Panatinaikos 0-1 3-0 Ajax poi battuto in finale dalla Juve ai rigori
1985-1986 quarti Anderlecht – Bayern 1-2 2-0 Anderlecht eliminato poi in finale dalla Steaua poi campione ai rigori sul Barcellona
1979-1980 quarti Notthingham Forest – Dinamo Berlino 0-1 3-1 NF campione 1-0 all’Amburgo
1977-1978 semifinali Liverpool – Borussia M 1-2 3-0 Liverpool campione 1-0 al Bruges
1974-1975 sedicesimi HJK Helsinki – Valletta 0-1 4-1 Hjk fuori negli ottavi con Atvidabergs (Svezia)
1968-1969 quarti Ajax – Benfica 1-3 3-1 (poi spareggio 3-0) Ajax battuto in finale dal Milan
1955-1956 ottavi Milan – Saarbrucken 3-4 4-1 Milan eliminato in semifinale dal Real che poi vinse la coppa

In altre tre occasioni, invece, la situazione è stata pareggiata ma poi la squadra che aveva vinto l’andata ha vinto lo spareggio.

A volerla vedere diversamente, da quando esiste la Champion’s League (con più squadre di uno stesso paese partecipanti) solo in UNA occasione chi ha perso l’andata in casa si è qualificato.

Nella storia intera della Coppa campioni, invece, capita mediamente ogni 7/8 anni che la squadra battuta all’andata riesca a qualificarsi ribaltando il risultato al ritorno. Certo, ora c’è un ritardo di 15 anni e si potrebbe pensare ad una doppia vittoria, ma statisticamente la rimonta è assai improbabile. Non certo impossibile sul piano tecnico tattico, anche perchè le tre italiane dal punto di vista del valore assoluto non mi sembrano inferiori, ma se i precedenti presentano medie così schiaccianti un motivo ci sarà pure.

Brescia-Roma 2-1, retroscena di un trionfo

Torno su quanto accaduto ieri sera anche per rispondere ad una mail che mi è arrivata oggi da un collega di Torino che mi chiede:

… possibile che io sia l’unico convinto che il fallo di ieri di Mexes ci fosse, che Mexes fosse ultimo uomo e che quindi andava espulso? Nulla da dire su altri episodi che vi hanno favorito, caro Giovanni, ma qui la decisione di Russo mi è parsa ineccepibile, e a te? Infine Cordova titolare dopo l’anno scorso passato tutto o quasi in panchina: finalmente Iachini è rinsavito o si tratta di ordini superiori della Corioni dinasty?

Le tre domande (sostanzialmente due) colgono in pieno il senso di questo Brescia e del giudizio a caldo del presidente Gino Corioni a fine partita che ha tagliato corto parlando di vittoria meritata.

1. il fallo di Mexes non c’era, ci sono immagini che lo dimostrano. Chi frequenta le tribune stampa sa che in quei casi ci si divide: c’è chi vuole capire e chi sceglie a priori in base al tifo. Quell’intervento era difficile da intuire. L’arbitro forse aveva visto giusto e il guardalinee lo ha ingannato. Tuttavia ieri sera in tribuna stampa nessuno ha gridato allo scandalo, anche perchè fin lì Mexes è stato da 4,5. Voto che io gli ho dato su Bresciaoggi. Allora, di che calcio parliamo? Quello del centrale della Francia che non ne prende una in più di un’ora, va in crisi con Eder più volte (4 partite in A), o quello che decide che la sua sbroccata era sacrosanta a causa di un rigore che non c’era visto da una telecamera su 30??? Anche perchè, e lo dico ad alta voce, stiamo valutando un caso che probabilmente sarebbe stato giudicato così anche in presenza di moviola in campo, proprio per la difficoltà di valutazione.

2. Cordova è mediamente meno tecnico di Budel ma più dinamico e veloce nell’esecuzione. Può peccare in precisione, ma quando lo fa la palla sta 20 metri avanti. Per la serie A forse è meglio del sardo che, mi spiace, ha esordito assai male contro il Parma. Tuttavia dovremo iniziare a considerare che essere titolare in A o esserlo in B, o essere panchinaro in A o esserlo in B non sono dati che esprimono un valore assoluto di un giocatore. Te lo dico con un altro esempio: Hetemaj in B non giocava, in A sì. Perchè mai? Forse perchè quando stai in una squadra di vertice (in B) che deve fare gioco ti tocca ricevere e rigiocare una 50ina di palloni ed emergono i tuoi limiti tecnici mentre in A non ne ricevi mai e la tocchi quando la riconquisti ripartendo corto ed il tuo lo fai egregiamente… ma è uno stupido vezzo del giornalismo sportivo quello di assolutizzare tutto, come se la sintesi del risultato potesse efficacemente sintetizzare tutto anche quando si parla di singoli.

Ebbene. Io a queste due logiche: a quella di chi guarda solo gli arbitraggi e a quella di chi va a caccia di vaticini assoluti, non cederò mai.

Sulla partita di ieri sera, infine, dico che è stata una grande vittoria di concretezza, che tuttavia somiglia molto a quella con il Palermo, con un portiere (Sereni) ancora una volta decisivo e senza il quale staremmo parlando di un altro Brescia e di un altro campionato. Per ora quindi il mio giudizio sul Brescia rimane fermo alla grande prestazione di Verona contro il Chievo, dove abbiamo dimostrato di poter essere meglio di una diretta avversaria che ha fatto come noi dei grandi risultati.

Ora, tuttavia, verrà il bello, perchè Iachini si troverà giocoforza a dover dare fiato a qualche titolare che in 10 giorni ha fatto 9 punti e che ieri è parso oltremodo stanco. E non si tratterà, credo, di un puro cambio di uomini. Continua a non convincermi l’innesto Kone – Diamanti con la conferma di un 4-3-1-2 che ha senso solo quando è in campo l’ex fantasista del West Ham, mentre la doppia prestazione da incorniciare di Berardi in questo momento mi mette qualche dubbio su Zambelli, che (come dico da inizio anno) potrebbe essere a questo punto più utile come esterno di centrocampo, magari in un 4-4-2 (senza Diamanti o una delle due punte quando anche queste dovranno rifiatare), soprattutto alla luce di un Possanzini che al momento non ha nemmeno un quarto d’ora da serie A nelle gambe.

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