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L’Italia migliore di Vendola

Riporto qui in due video l’intervista di ieri sera di Nichi Vendola ospite di Fabio Fazio.

Ciò che mi piace di Vendola è il coraggio nell’andare alla radice del fare politica. Non si limita a fare calcoli di convenienza, soprattutto quando afferma che è “preferibile perdere bene piuttosto che vincere male”.

Vendola sostanzialmente chiede ad ogni singolo italiano di smettere di pensare che si sia arrivati al punto dove nulla cambierà mai. Chiede alla politica stessa di smettere di ragionare come se i voti fossero di proprietà di qualcuno. Perchè crede ancora che sia possibile recuperare per la politica la sua radice profonda che è fatta di competenza, idee e cambiamento possibile. E lo si può capire solo USCENDO dai paradigmi di questi anni, assumento un nuovo e diverso metodo.

Permettetemi la metafora calcistica: Vendola è lo zemaniano che forse non vincerà mai il campionato, ma che risulterà vincente quando riuscirà ad inculcare alcuni suoi concetti nella metodologia politica corrente. Perchè si può essere vincenti anche seminando piccoli pezzi di sè senza risultare mai egemoni. Ma l’augurio è ovviamente un altro.

Due le risposte interessanti: nella prima non è molto efficace. Fazio gli chiede cosa farebbe lui in alternativa a Mirafiori, e Vendola entra in un discorso radicale sulle fabbriche che pensano il futuro. In maniera più lineare, ma allineata a quello che Vendola prova a dire, l’economista Deaglio dice sostanzialmente le stesse cose. Lo sentii in un convegno organizzato dall’Associazione industriale bresciana (che è pur sempre Confindustria, non l’internazionale socialista…) affermare:

Un esempio di questa «innovazione spinta»? «La Piaggio quando capì che non aveva futuro con gli aerei inventò la Vespa, e così cambiarono le abitudini degli italiani. E in questo momento gli indiani hanno preso questa direzione: immaginano auto a 5 mila euro e case a 7 mila, sono visionari ma anche realisti» sintetizza Deaglio, che in altre parole chiede di cambiare i paradigmi, immaginare scenari futuri, «fare altro» confrontandosi con il mercato reale.

non trovo quindi sconvolgente che un politico (finalmente) richiami la Fiat al suo vero ruolo sociale chiedendole di ragionare sulla mobilità futura, sugli orizzonti ambientali e dei trasporti, intravedendo lì la chiave per dare un futuro alla grande azienda. (purtroppo Fazio lo ferma sul più bello per motivi di tempi televisivi, ma questa mi pare la sostanza.

Sul secondo passaggio interessante Vendola è più efficace. Domanda: “Si alleerebbe con l’Udc?”. Risposta secca: “Discutiamo del sesso degli angeli. Io non ho problemi, penso ad una coalizione riformatrice ma voglio sapere cosa pensano i miei alleati della scuola e dell’università, perchè se votano la controriforma Gelmini come fanno a essere miei alleati?”. Finalmente un politico che vuol parlare di temi politici e non di alchimie e alleanze.

“Non abbiamo bisogno di soluzioni pasticciate ed emergenziali ma di fare politica e di mettere in campo un grande disegno di cambiamento della società italiana”.

Infine sulle primarie:

“Sono il contrario del leaderismo” “se la coalizione è questa specie di alchimia che bisogna inventarsi al chiuso in un laboratorio di qualche scienziato della politica io penso che non sarà mai attrattiva”

Citazioni colte… da Gioacchino Belli a Nichi Vendola

ma la mia preferita rimane…

Ecco per voi, o mortali, la sacra litania:
W la figa e chi la spisiga
W la brogna e chi la palpogna
W la berta e chi l’ha scoperta
W la vagia e chi la massagia
W la vulva e chi la masturba
W passerina e chi la incrina
W il bosco selvaggio e chi gli ha dato un assaggio
W la topa e chi la scopa
W la selva e chi la sbrana come una belva
W la foresta nera e chi ci gioca tutta sera
W il triangolo e chi ci entra col trampolo
W il buco ardente e chi lo mangia sempre al dente
W il taglio dientro la lampo e chi non gli dà scampo
W il buco nero e chi glielo infila tutto intero
W la serratura e chi gliela stura
W il fodero vuoto e chi lo riempie con lo scroto
W le labbra pelose e chi le mette in mille pose
W la breccia e chi ci infila la sua treccia
W il pelame e chi lo invade col bestiame
W il clito e chi ci mette il dito
W il fiore d’arancio e chi lo raccoglie con il gancio
W la prugna e chi la riempie come una spugna
W la prateria e chi ci mangia la cremeria
W il contenitore e chi gli dà sapore
W il buchetto e chi lo allarga quando è stretto
W l’organo genitale femminile e chi lo lavora con stile
W la fessura e chi la cattura
W il posto fra le coscie e chi ben lo conosce
W il figame e chi ha fame
W il luogo del fallo e chi lo tiene sempre in ballo
W la peluria e chi la apre come un’anguria
W il luogo ambito e chi sa quanto è squisito
W il passaggio e chi ci fa canottaggio
W il forello e chi lo apre come uno sportello
W lo scudetto scuro e chi ci piazza il suo siluro
W la sacca e chi ci dà una bella pacca
W la figassa e chi la squassa
W quella al vento e chi la agguanta in un momento
W la falda e chi gliela scalda
W la ciambella e chi ci infila la sua cappella
W l’imbuto e chi lo ottura in un minuto
W la figaccia e chi gli dà sempre la caccia
W la tasca e chi sempre dentro gli casca
W la farfalla e chi ci infila anche una balla
W la presa e chi la tiene sempre tesa
W la busta e chi gliela frusta
W il foro e chi ci trova ristoro.

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