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Porto, l’incubo delle francesi

Se Mancini non se la passa benissimo Ancelotti non è messo certo meglio sulla panchina del Paris Saint Germain.

I 5 punti dal Lione pesano come un macigno sulla sua gestione e non riuscire a raggiungere il primo posto nel girone di Champion’s contro il Porto potrebbe essere uno dei pretesti per non rivederlo alla guida della formazione parigina alla ripresa post-natalizia, anche se la difficoltà a rimpiazzarlo subito con un nome di grande calibro fa propendere per un più probabile avvicendamento a fine stagione.

Al Psg serve una vittoria per sopravanzare i portoghesi e prendere il primo posto nel girone.

Il Porto che nell’ultimo turno del girone affronta il Psg è un avversario particolarmente ostico. Quando i lusitani guidati da Mourinho vinsero nel 2003-2004 la Champion’s lo fecero eliminando ben 3 francesi: il Marsiglia nel girone (due vittorie 3-2, 1-0), il Lione nei quarti (2-0, 2-2) e il Monaco in finale (3-0: il risultato più rotondo delle ultime 10 edizioni)

Difficile dire cosa non funzioni nel Psg. La squadra sul piano quali-quantitativo esprime il miglior gioco della Ligue 1 francese (ha un rating Opta pari a 6,95). Spicca tuttavia un dato inusuale per una squadra di questo rango: è la seconda in assoluto per aggressività fisica. Ha subito in totale 39 sanzioni: 35 cartellini gialli e 4 rossi, peggio ha fatto solo il Bastia con 41 e 5.

Finora sembra essere mancata quella tranquillità che la consapevolezza nei propri mezzi dovrebbe dare ed evidentemente le pressioni hanno finito per prevalere.

L’alieno #Mourinho – #Isbn #libri #recensione #review

More about L'alieno Mourinho

“Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”.
Basterebbe l’epigrafe in prima pagina per rendere interessante “L’alieno Mourinho” di Sandro Modeo della Isbn Edizioni.
Ma due parole su questo libro profondo vanno spese.

In una breve recensione su anobii.com un lettore sintetizza così:

Uno s’immagina un’agiografia sgrammaticata e banale, e invece si trova davanti un saggio socio-pedagogico sulle neurobiologie e la narrazione dell’epica.

Lo confesso, per lo stile del tecnico portoghese ho sempre avuto un debole. Un vincente è un vincente. Non ho mai avuto la pretesa di mitizzare gli uomini ed anzi, apprezzo dei miti del calcio l’umanità prima ancora che la loro grandezza. Ho amato la discontinuità di Savicevic, l’aggressività di Montero, l’incompiutezza delle Champion’s della Juventus di Lippi, l’autodistruttività di Maradona, le carriere di Marco Van Basten e Michel Platini, talmente brevi da accrescere infinitamente la bellezza di ogni loro gesto apprezzato.

Del mito vivente Mourinho ho visto il tratto umano nella volgarità dello sfogo dopo la semifinale di Champion’s. L’anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete, per dirla alla Montale. Modeo parla del Mourinho neurobiologo applicato al calcio, crea un saggio che è valido a prescindere dai fatti di cronaca, disegna un profilo introspettivo del professionista prima e del personaggio poi, lo contestualizza nella storia del gioco più bello del mondo, e non solo: nella storia dell’umanità dell’ultimo secolo. Vale la pena di leggerlo solo per scoprire in Mourinho i continui rimandi ad altre personalità, i parallelismi e gli incroci.

Consigliato a chi ama vedere nel calcio uno sport e una rappresentazione della vita, non una metafora ma qualcosa di talmente reale da applicarsi alla perfezione all’essenza stessa della vita che altro non è se non agonismo quotidiano per l’autoaffermazione.

Chelsea-Inter, una pagina di storia

Avevo pronosticato l’1-0 finale (nonostante avessi detto Zanetti marcatore). Mi hanno tacciato di gufismo. L’ho pensato dopo la sconfitta di Catania: una di quelle gare (che non fanno onore, tuttavia, a giocatori professionisti), che uno psicologicamente sente come una inutile e fastidiosa tappa di passaggio.

La realtà, alla fine, è che a memoria non ricordo una squadra italiana capace di vincere la partita tatticamente prima ancora che sul piano del risultato in Inghilterra. In casa del Chelsea ce l’hanno fatta solo Lazio e Inter. I blues sono stati annichiliti da una squadra che ha giocato con tranquillità, senza buttare palloni, prendendo le misure giuste sul campo e capendo che in fase difensiva, spesso, basta solo metterci un piede.

Complimenti a Mourinho. Ha messo in campo una squadra capace di scrivere una pagina di storia nella sfida Italia-Inghilterra della Champion’s League. Non ancora una pagina storica per l’Inter (lo sarebbe stata per la Fiorentina, non per una società che la coppa l’ha già alzata). La grandezza di questa Inter starà proprio nel non confondersi: una vittoria importante come questa garantisce un incentivo psicologico notevole per il seguito della coppa, ma la storia si scrive solo arrivando alla finale.

Parole in libertà

Premetto che sono stato zemaniano. Erano i primi anni ’90, Sacchi e Zeman portarono nel calcio concetti tattici e atletici (vi prego, non fermatevi alla recita dei moduli di gioco che c’entra ben poco) che oggi applicano tutti. Anche per questo loro due non allenano più.

Ieri Zeman ha giudicato Mourinho: “Un tecnico mediocre – dice -, ma un gran comunicatore” e io credo che lui, in realtà, abbia scoperto l’acqua calda. Mourinho ha risposto a modo suo: “Non lo conosco”. Risposta da grande comunicatore, appunto.

Cerchiamo di capirci. Zeman ha nostalgia di un calcio in cui l’allenatore insegnava. E’ lo stesso Zeman che, di fatto, da una decina d’anni ormai non inaugura un ciclo positivo con una sua squadra. Forse perchè il mondo è andato avanti. Non so quanto ci sia ancora bisogno di questo tipo di allenatori “didattici”. Non so quanto lo siano le nuove leve (Ferrara, Leonardo) che pure il boemo ha tirato in ballo.

Ciò di cui sono certo è che ci stanno tirando tutti per il culo con parole ormai vuote e senza senso come: bel gioco, organizzazione, progetto, allenatore vincente, divertimento e altre variamente assortite.

Gioco d’anticipo

Non so quanto possa incidere in positivo, quest’anno, l’atteggiamento astutamente premeditato di Mourinho sull’Inter. Detto che in Champion’s la squadra deve nettamente progredire, in campionato per la prima volta si trova una vera antagonista: la Juventus. Una avversaria che vince con personalità ed è partita alla grande.

Condivido nella sostanza la richiesta di avere anticipi generalizzati per chi gioca in Champions. Non credo che la forma (conferenza stampa) sia il modo migliore. Il paragone con la Juventus (dice Mourinho: “entro giovedì avrà molto tempo per riposare, noi no”) in realtà evidenzia il timore per i bianconeri.

Ma ho come l’impressione che parlando di anticipi Mourinho abbia soprattutto voluto anticipare i tempi cercando un fattore esterno (influente, sia ben chiaro) che tenga l’attenzione dell’opinione pubblica lontana dalla critica al gioco della squadra. Una critica esistente anche se pe me infondata. In questo Mourinho fa ciò che sa meglio fare: tenere lo spogliatoio al riparo, mettendosi lui in prima linea, giocando d’anticipo sulle critiche. Non so, ribadisco, quanto questo possa essere produttivo alla luce di un equilibrio di forza cambiato, ovvero con una Juve (al momento) da inseguire.

Vincere il campionato, per l’Inter, è rimasta una necessità, perchè la società (che non sa ragionare serenamente su un’annata di progressi ma solo sulle vittorie) rischia di ritrovarsi senza Champion’s e con un campionato più difficile da conquistare, non tanto perchè i valori tecnici non siano superiori, ma perchè se l’Inter è inimitabile quando “fa l’andatura”, non è altrettanto affidabile nelle vesti di inseguitrice, di alternativa.

Più Inter che Milan

E’ sicuramente l’Inter la squadra uscita meglio dal primo turno di Champion’s. Mourinho non stava bluffando quando ieri sera ha detto di essere pienamente soddisfatto di gioco e risultato contro il Barcellona. Un punto contro i campioni d’Europa, con cui in questo momento è più facile giocare alla pari su campi diversi che non negli scontri diretti.

Ma il dato più importante secondo me è questo: l’Inter ha resistito sul piano tattico. Fermato Ibra (che in Europa non ha mai fatto faville) ha resistito contro una squadra più collaudata e qualitativamente migliore. Storicamente è proprio sul piano tattico che le nostre hanno quel valore aggiunto che permette loro di andare lontano in Europa. Alzi la mano, in fondo, chi pensava che i nerazzurri avessero una sola possibilità di imporre gioco ai blaugrana.

L’Inter esce meglio rispetto alla Juve, che ha giocato a fiammate e solo nella ripresa. Inutile pensare alla traversa di Marchisio quando per 90 minuti la tua manovra rimane irretita nel pressing di un Bordeaux tatticamente superiore e per certi versi pure più organizzato.

Discorso diverso per Fiorentina e Milan. La prima non ha ancora una dimensione europea, ed a certi livelli si perde banalmente. Il Milan invece esce da Marsiglia con meno certezze della vigilia. Ha trovato un grande Seedorf e un grandissimo Inzaghi: un risultato che complica ulteriormente il mosaico di Leonardo. Alzi la mano chi pensa che si possa scommettere su Superpippo per una intera competizione a prescindere da una organizzazione di gioco solida. Nel frattempo si concretizza ancor di più uno scollamento tra il Milan con Ronaldinho (diktat berlusconiano) ed il Milan vincente. Vittoria è stata, ma secondo me non “fu” vera gloria.

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