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Seedorf perde tanto quanto Allegri

Dopo 8 partite Seedorf ne ha perse 3, il 37,5%. Allegri ne ha perse 7 su 19 (il 36%). A queste va aggiunta l’eliminazione dalla Coppa Italia subita da Seedorf.

Ergo. La tanto attesa scossa per ora non sembra esserci stata. Seedorf forse ha dato qualcosa sul piano del gioco, ma la povertà tecnica di questo Milan rimane un dato di fatto confermato dai risultati.

La condanna di chiamarsi Milan #champions #acmilan

Riflessioni a margine di Celtic-Milan 0-3.

Siamo giunti alla tredicesima giornata e in campionato il Milan è la squadra che fa più possesso palla (60,2%) e la seconda (dopo la Juve) che tira di più (17,9 a partita). Ma con 5,4 tiri in porta a partita è anche la 13esima della graduatoria per percentuale di tiri dentro sui tiri totali (solo il 30,16% percentuale pari a Livorno e Udinese).

In Champion’s, dopo 5 partite su 6 del girone, il Milan è solo 27esima per possesso palla (41,3%) con 3,6 tiri dentro su 9,8 totali a partita. Tira in porta la metà rispetto al campionato, ma migliora la performance di tiri dentro/tiri totali portandola al 36,73%.

Un dato del genere in campionato sarebbe il terzo migliore in assoluto dopo il 41% della Juventus, il 37,25% del Napoli e subito prima del 36,42% della Roma.

Max Allegri

Perché succede questo? A mio giudizio per tre ragioni.

1. Il Milan non è una squadra con una propria identità di gioco. O meglio, non è squadra costruita per imporsi attraverso il possesso palla. Si ritrova giocoforza ad esserlo in campionato, ma complessivamente denuncia un livello medio degli interpreti non all’altezza della situazione tattica. Per tenere palla bisogna essere anche tecnicamente portati ad essere incisivi e il Milan non lo è, per questo diventa prevedibile e sostanzialmente sterile in zona gol nonostante l’impegno – innegabile e dimostrato dai numeri – profuso.

2. La controprova sta nel fatto che quando la squadra affronta avversarie che se la giocano alla pari ottiene performances offensive migliori. Non si tratta qui di chiedersi se il Celtic sia meglio di una Udinese o di un Livorno. Piuttosto bisogna prendere atto che in Europa il Milan è agevolato da avversari che non gli impongono di fare la partita e concedono molto di più.

3. Una squadra deve avere la consapevolezza della sua forza ed oggi il Milan si ritrova – soprattutto in campionato – a recitare un ruolo per il quale non è attrezzato. Sono certo che una squadra qualsiasi tra quelle non di primissima fascia con gli stessi giocatori del Milan ma con un nome diverso otterrebbe risultati migliori.

Quel che oggi manca al Milan è la capacità di calarsi nel ruolo di comprimaria e giocare come se l’obiettivo non fosse l’Europa ma una meno nobile tranquillità. Finirebbe per giovarsene sul piano tattico e dei risultati, esattamente come accade in Europa quando incontra avversari che lo affrontano a viso aperto.

PatetiKakà. Riccardino rinuncia allo stipendio

Il video di Kakà pubblicato oggi dal Milan è la cosa più patetica a cui mi sia stato concesso di assistere in vita mia. Un giocatore che rinuncia allo stipendio perché infortunato è immorale. Non ho altre parole.

Se firmo un contratto vuol dire che ritengo di meritare quell’ingaggio.
L’infortunio fa parte del gioco.

Disgustoso questo calcio buonista fatto di abatini e mezzi uomini.

Come leggere il #calciomercato 2011

Non sono un appassionato di quel genere letterario fantasy che è il giornalismo legato al calciomercato, che in queste settimane spopola in ossequio al fatto che in mancanza di notizie i giornali (e le 24 ore di programmazione televisiva di SkySport24) in qualche modo vanno pur riempiti.

Ho maturato queste convinzioni in merito agli spostamenti dei top player. Cito a memoria tra partenti certi e possibili valutati dai 20 milioni in su: Sanchez, Rossi, Aguero, Tevez, Hamsik, Adebayor, Benzema, Bale, Drogba, Falcao, Higuain, Hulk, Nasri, Neymar, Fabregas, Pastore, Ribery, Vucinic)

1. BENCHMARK. In questo momento manca un benchmark, per dirlo con linguaggio economico, ovvero un punto di riferimento economico. Probabilmente quando ci sarà una prima vendita (facciamo due) di un top player si sbloccherà a catena tutto il resto. L’impressione è che inevitabilmente oggi il mercato lo faccia il Barcellona con la trattativa Sanchez. Sarà quello il metro di paragone per tutti.
Pozzo ha valutato 50 mln, le offerte vanno dai 30 mln cash più contropartite tecniche (considerando ciò che questo aspetto comporta in termini di valutazioni finali scritte a bilancio) ai 40-42 milioni. Vista sempre in una logica economica una oscillazione che va dallo 0 al 40% è davvero una enormità e fa capire l’incertezza delle scelte e la difficoltà a chiudere affari.

2. FAIR PLAY FINANZIARIO. Una considerazione che nessun giornale fa è relativa al fair play finanziario (approfondimenti qui e qui). Un anno e mezzo fa l’Uefa fece sapere di essere già in possesso di un pre-monitoraggio. In marzo la Gazzetta ha scritto che secondo gli ultimi bilanci solo 4 squadre di serie A sarebbero ammesse. L’impressione è che i top club – parlo di Europa e anche di chi ha ricavi ben più alti dei club italiani – non siano così virtuosi (salvo eccezioni tutte da verificare). Il discorso vale a livello europeo e l’impressione è che in questo momento la vera leva per tener controllati i parametri sia quella di contenere il più possibile gli ingaggi, perchè in prospettiva rappresenteranno un costo che si ripeterà di anno in anno (un esempio sono le scelte dell’anno scorso della Juventus, che riuscì ad abbattere il monte ingaggi di circa 52 milioni).

3. I CLUB DI SECONDA FASCIA. Probabilmente da qui a fine agosto sarò smentito. Tuttavia oggi alcuni gioielli sono in mano a società come Palermo o Udinese (Pastore, Inler, Sanchez… in particolare quest’ultimo) che si trovano a recitare un duplice ruolo: da una parte quello di sbloccare la situazione come detto al punto 1 (se Sanchez va via a 50 milioni si tira dietro tutti gli altri in termini di valutazioni, se va via a 30 ribassa automaticamente molti top player). Dall’altra si trovano a metà tra la voglia di fare cassa in un momento in cui tutti proporranno pagamenti pluriennali e scambi con contropartite tecniche, e la consapevolezza che oggi soprattutto nel campionato italiano esiste la concreta possibilità di assottigliare ulteriormente il divario sulle prime tre. La Juve è un rebus, il Milan deve dimostrare la tenuta nel lungo periodo, l’Inter è ancora indecifrabile e un pochino sgarruppata rispetto agli ultimissimi anni. Quale istinto – quello di far cassa a prescidnere dal fatto che il mercato è senza cash o quello di tentare il salto di qualità – prevarrà? Questo lo potremo dire solo il 31 agosto.

#Calciopoli, il sentimento popolare

Prendo dalla rivista Studio un estratto dell’articolo Calciopoli, il sentimento popolare che riassume perfettamente quello che penso di Calciopoli.

Il sentimento popolare, quello che ancora evita a tutti in questi giorni di entrare nel merito delle cose, tipo se abbia senso o meno la prescrizione nello sport, tipo di distinguere finalmente fra una requisitoria e una condanna (per me le requisitorie di Palazzi erano ridicole allora e lo sono oggi, e quegli juventini che adesso Palazzi è figo e prima era uno stronzo sono uguali a Moratti & co che allora erano tutti eroi e oggi sono “quelli lì”), o tipo finalmente capire una volta per tutte che c’entra la stagione 2005/2006 su cui non esistono non solo prove (quelle proprio non esistono in generale) ma manco intercettazioni; tipo se tutto questo processo di Calciopoli abbia senso o meno (secondo me non lo aveva allora e ne ha ancora di meno oggi). Il solo risultato da portare a casa sembra essere sempre quello: “Gobbi ladri, gobbi ladri, gobbi ladri”. Peccato.
 
 

Di tutt’altro genere, ma troppo poeticamente e sfacciatamente fazioso per non essere apprezzato è questo crudo, spietato, oltraggioso, logorroico, ricercato, astioso, velenoso, incazzato, gobbissimo pezzo di Vincenzo Ricchiuti su L’uccellino di Del Piero.

“Fate schifo”. Quello che v’hanno fatto è un po’ una mascalzonata. Quello che non sapete dire è peggio. La prescrizione non significa colpevolezza, anzi. La prescrizione significa un bel niente. Avete impersonato per così tanti anni il Bene da non saper la differenza con il Male. Il bene è: il male, si diventa. Mentre per voi fisionomisti anche il male è. Lo avete stabilito coi criteri di Lombroso.

…e altre cose da far impallidire preti e suore

Leonardo, un modello su cui riflettere

C’è un messaggio che nessuno sembra voler leggere nell’addio di Leonardo all’Inter. Quando si ha a che fare con un manager capace bisogna tenerselo stretto. Finiti i tempi del calcio padronale in cui presidenti considerati emeriti coglioni venivano giustificati con il termine “vulcanico”.

Milan e Inter possono governare il calcio italiano ma non la vita di un uomo libero come Leonardo.

Scelta economica? Anche. Ma un anno fa fu lui a farsi da parte al Milan in nome di un rapporto che non funzionava.
Scelta irriverente? Forse. Ma Moratti sa come stanno le cose ed ha banalmente detto: “Non mi serve un direttore generale”.

La scelta di Leonardo è soprattutto lo schiaffo ad un modello gestionale italiano arcaico ampiamente in crisi.

Ha certamente ragione Mario Sconcerti

C’è qualcosa di eccessivo, quasi di dilettantesco, tra la libertà lasciata a Leonardo e la flessibilità con cui si sta cercando adesso il sostituto. Una specie di annullamento delle differenze che non fa parte delle strategie di una grande azienda.

e probabilmente andrà come profetizza Stefano Olivari

In cosa consiste il progetto PSG finanziato dall’immancabile fondo sovrano e gestito da Leonardo? A prima vista nello spendere cifre impossibili, ammazzare il mediocre campionato francese e garantirsi un posto eterno in Champions League con abbonamento all’eliminazione agli ottavi di finale o ai quarti. Però agenti e giocatori hanno annusato il profumo dei soldi e fingono di prenderlo sul serio.

ma ciò che rimane oggi di certo lo ha scritto oggi Marco Ansaldo su La Stampa

Quando si è parlato di Cristiano Ronaldo al Milan, l’effetto è stato più comico di una barzelletta del presidente del Consiglio, quando invece Lippi ha rivelato che Ferguson non sarebbe stato contrario a riprendersi l’ex pupillo portoghese se ne è discusso per due giorni. Moratti disse in altri tempi che Messi provava simpatia per l’Inter, aprendo spiragli suggestivi: se lo fa oggi gli servono un calmante, benché l’Inter sia il club campione del mondo in carica mentre allora aveva sul petto lo scudetto di cartone o poco più.

Insomma, fino a dieci anni fa, e anche meno, eravamo il Paradiso terrestre. Ora si muove chi non può farne a meno.

La “missione impossible” di un calcio da terzo mondo

Milan, Roma e Inter hanno perso la gara di andata degli ottavi di Champion’s League. Tutte e tre hanno perso in casa. E questo complica non poco il discorso qualificazione.

Chi perde la gara di andata in casa in genere esce. Lo dicono i numeri: quest’anno si gioca la trentacinquesima edizione della Coppa dei Campioni e dal 1955 ad oggi è successo soltanto 7 volte che chi ha chiuso la gara di andata giocata in casa con una sconfitta si sia qualificato.

Non svolgo qui una analisi tecnico tattica ma mi limito ad una constatazione statistica, anche perchè il dato che ne esce è abbastanza netto.

L’ultima volta è successo all’Ajax nel 1996 che ad Atene riscattò lo 0-1 interno dell’andata con un netto 3-1. Poi i lanceri persero la finale con la Juventus. questi gli altri precedenti.

1995-1996 semifinale Ajax Panatinaikos 0-1 3-0 Ajax poi battuto in finale dalla Juve ai rigori
1985-1986 quarti Anderlecht – Bayern 1-2 2-0 Anderlecht eliminato poi in finale dalla Steaua poi campione ai rigori sul Barcellona
1979-1980 quarti Notthingham Forest – Dinamo Berlino 0-1 3-1 NF campione 1-0 all’Amburgo
1977-1978 semifinali Liverpool – Borussia M 1-2 3-0 Liverpool campione 1-0 al Bruges
1974-1975 sedicesimi HJK Helsinki – Valletta 0-1 4-1 Hjk fuori negli ottavi con Atvidabergs (Svezia)
1968-1969 quarti Ajax – Benfica 1-3 3-1 (poi spareggio 3-0) Ajax battuto in finale dal Milan
1955-1956 ottavi Milan – Saarbrucken 3-4 4-1 Milan eliminato in semifinale dal Real che poi vinse la coppa

In altre tre occasioni, invece, la situazione è stata pareggiata ma poi la squadra che aveva vinto l’andata ha vinto lo spareggio.

A volerla vedere diversamente, da quando esiste la Champion’s League (con più squadre di uno stesso paese partecipanti) solo in UNA occasione chi ha perso l’andata in casa si è qualificato.

Nella storia intera della Coppa campioni, invece, capita mediamente ogni 7/8 anni che la squadra battuta all’andata riesca a qualificarsi ribaltando il risultato al ritorno. Certo, ora c’è un ritardo di 15 anni e si potrebbe pensare ad una doppia vittoria, ma statisticamente la rimonta è assai improbabile. Non certo impossibile sul piano tecnico tattico, anche perchè le tre italiane dal punto di vista del valore assoluto non mi sembrano inferiori, ma se i precedenti presentano medie così schiaccianti un motivo ci sarà pure.

Ronaldinho al Gremio? Si muovono gli sponsor

Interessante retroscena nel passaggio di Ronaldinho dal Milan al Gremio. L’Ansa svela oggi un particolare.

Secondo Paulo Odone (presidente del Gremio), «non è solo l’arrivo di un giocatore, ma anche un’operazione di marketing che si finanzierà da sola». Fra i partner che renderanno possibile l’operazione c’è la brasiliana Topper, che subentrerà alla Puma come sponsor tecnico del Gremio. Conta sull’effetto Ronaldinho, anche se il giocatore ha un contratto personale con la Nike.

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