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Gerarchie

Mai come quest’anno è in discussione la gerarchia storica di due campionati come la Serie A e la Premier League. Ma abbiamo, finalmente, qualcosa di cui vantarci a differenza degli inglesi.

In Inghilterra la situazione è abbastanza chiara: lo United ha fatto un mercato più di cessioni che di acquisti, il Chelsea si è consolidato senza strafare, l’Arsenal si è ridimensionato, il Liverpool poteva inserirsi in un discorso di primato ma ha balbettato. Tottenham e Manchester City si sono inseriti investendo. Se i primi ci provano da anni i secondi stanno facendo il botto a suon di acquisti altisonanti: una condizione possibile solo se sei guidato dall’uomo più ricco del mondo.

Dietro all’ascesa di Genoa, Napoli e Sampdoria e alla solidità della Fiorentina, ai buoni propositi della Lazio, stanno invece programmazioni più attente ed oculate (non le spese folli d’oltremanica). Solo il Milan, fra i top club italiani, ha sofferto sul piano economico in estate dovendo rinunciare a un giocatore come Kakà. La Juventus ha investito, ma può farlo perchè attualmente è forse l’unico caso europeo di società che ha anticipato l’idea di Platini: spendere solo in base al fatturato dell’anno precedente (la Borsa, prima di roi Michel, lo impone).

L’Inter è sempre lui, ma per la prima volta ha rinunciato ad un big come Ibra monetizzando. La Roma è partita male, ma in casa giallorossa non è cambiato molto rispetto all’ultimo anno.

Mentre le due maggiori spagnole spendono e si indebitano alla faccia della crisi che ha colpito il Paese molto più di altri (e per fattori economici strutturali, molto meno finanziari che altrove) perpetuando una storica leadership, gli altri due campionati potrebbero ritrovare un equilibrio perduto.

Purtroppo da quando la Champion’s è stata allargata, garantendo di fatto un’entrata sostanziosa ai Top club, anche i campionati si sono di molto livellati. In Italia i primi tre posti dal 2000 (primo anno della Champion’s a quattro) ad oggi sono stati occupati solo dalle romane, milanesi e dalla Juventus (nemmeno Calciopoli ha riscritto questa gerarchia) lasciando le briciole del quarto posto alla outsider di turno. Alla faccia della cupola. In Inghilterra è anche peggio: dal 2000 ad oggi sul podio sono andate solo in 4 (Mufc, Arsenal, Liverpool e Chelsea) con una eccezione: il Newcastle (ora in Championship, la serie B, terzo nel 2002-2003).

La vera perdita è stata in termini di imprevedibilità, variabilità, divisione dei premi Champions. Sia chiaro: il Milan secondo me rimane una delle 4 squadre più forti del campionato, e ce ne accorgeremo nel lungo periodo. Vero è che in questo momento è possibile riscrivere la gerarchia, in Italia come in Inghilterra.

E’ questo, infine, il momento migliore per giudicare le mosse del presidente Uefa Michel Platini. Che predica un fair play economico da attuare con alcune riforme radicali:
1. mercato vincolato al fatturato delle 3 stagioni precedenti
2. rose bloccate come accade nel basket per livellare la contesa
3. fine del sistema dei prestiti e delle comproprietà
4. sistema mutualistico di una parte dei premi delle competizioni europee
5. nuovo protagonismo delle Leghe rispetto ai club

Una sfida difficile, ma necessaria per un calcio più democratico.

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