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Consiglieri regionali, stipendi oltre i 10 mila euro. Ma i tagli li pagano i precari (e i dipendenti) – #politica #Italia

Gli stipendi dei consiglieri regionali sono i più alti d’Europa. Quelli lombardi ad esempio sono il doppio rispetto ai lander tedeschi (circa 10.800 euro contro una media di 4.500 euro al mese…). Ma siccome siamo una provincia efficiente abbiamo subito provveduto a tagliare…

Ma non si tratta degli stipendi dei consiglieri (se non per la parte riguardante la diaria parlamentare): a pagare – stando a quanto pubblicato sul sito del consiglio regionale – saranno soprattutto i lavoratori precari impiegati nella struttura (alla voce «lavoro somministrato»). E tra le altre sforbiciate spiccano quelle relative alla comunicazione radiotelevisiva (che venne introdotta ufficialmente come misura di trasparenza) e alla formazione specialistica del personale dipendente, oltre al dimezzamento delle consulenze ed attività di studio.

a questi aggiungo dei legittimi dubbi

considerando anche che negli ultimi 6 anni, peraltro, rispetto alle cifre messe a bilancio previsionale, si è finiti per «sforare» di circa 12,7 milioni di euro (un paio di milioni all’anno), non pare fuoriluogo dire che anche quest’anno le spese potrebbero superare i 72 milioni di euro, ovvero più dei 71,850 mln stanziati lo scorso anno.

continua online qui, mentre qui potete trovare la seconda pagina della mia inchiesta pubblicata da Bresciaoggi sui costi della politica (qui invece la prima puntata, mentre sul giornale di domani la terza parte dedicata alle Province).

#Parlamentari, legare lo stipendio al livello medio dei redditi – #politica #Italia

La proposta viene da linkiesta.it e da lavoce.info. L’ho ripresa oggi su Bresciaoggi nel primo di una serie di articoli in cui analizzo le spese per le strutture che ci rappresentano.

Una indagine suggerita da Matteo Pelagatti, ricercatore di Statistica economica all’Università di Milano Bicocca e ripresa online dal quotidiano linkiesta.it e dal periodico lavoce.info suggerisce di calcolare il rapporto tra lo stipendio dei deputati e il benessere economico dei cittadini (per semplicità, il Pil pro capite). In questo senso il confronto con gli altri Paesi europei è semplice e non lascia dubbi: i parlamentari italiani sono di gran lunga i più pagati del continente. Non solo, con la loro media retributiva di quasi 150 mila euro all’anno a testa i nostri onorevoli si discostano nettamente dal grafico (visibile qui a fianco) che mostra una certa continuità e proporzionalità tra ricavi e reddito medio del Paese. In altre parole – stando al grafico qui a fianco – i nostri onorevoli dovrebbero prendere (se retribuiti in proporzione al nostro benessere) circa un terzo di quanto ricevono attualmente, ovvero un dato medio tra Grecia, Slovenia, Cipro e Spagna (i paesi che si trovano al nostro livello verticale sul grafico) e proporzionalmente anche le spese di funzionamento delle due camere andrebbero abbattute di una cifra vicina a due terzi del totale attuale. (continua qui)

#Banche – #imprese: in #Italia la stretta del #credito è stata meno forte

Da almeno due anni le aziende italiane lamentano una stretta creditizia da parte delle banche. Per questo ho letto con sorpresa i dati dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese secondo cui:

la variazione tendenziale del totale impieghi, che è risultata pari a +1,1% nella media dell’Area euro (+2% a maggio 2009), +2,5% in Italia (+2,9% a maggio 2009).

via Bank-Press.com

In sostanza, le aziende italiane hanno meno da lamentarsi rispetto alla media europea. Il dato in qualche modo avvalora questa mia tesi del gennaio scorso.

Analisi economiche condivisibili :)

“Se passi la vita a fare il cinese prima o poi arriva uno che è più cinese di te. Questo le nostre aziende non lo hanno mai capito e continuano a ragionare sui prezzi” (Giovanni Armanini, maggio 2009)

“Siete il paese più direttamente in competizione con la Cina, per la tipologia dei prodotti” (Daniel Gros direttore del Bruxelles il Centre for European Policy Studies al World Economic Forum di Davos, 27 gennaio 2011)

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Gerontocrazia e maschilismo. Ecco la più fedele fotografia possibile.

osservatorio di voghera

Avvistato su Distanti saluti

Italia, ai confini dell’Europa

Il berlusconismo è regola.

Più di tutto ci deve preoccupare l’indifferenza reciproca fra noi e il resto d’Europa.

Su Piovono Rane trovate la traduzione.

Io sto con Lippi

 

Tre ottimi motivi per lasciare a casa Cassano.

1. Le squadre si costruiscono anche sui valori tecnici dei singoli, ma non solo. Per certi ruoli chiave è indispensabile avere giocatori protagonisti nei top club anzichè leader in società outsider. Meglio avere un panchinaro felice tecnicamente inferiore che un escluso di lusso col muso lungo anche se qualitativamente eccelso. Meglio uno che fa gruppo che un sedicente fenomeno.

2. Ad un giocatore come Cassano, che ha passato almeno 5 anni della sua carriera a sperperare talento, chiederei un tempo altrettanto lungo per dimostrare un cambiamento. Detto questo un conto è giocare nella Samp per un posto in Uefa un conto è puntare al titolo mondiale. Altro conto è fallire con Roma e Real.

3. Applicando il punto numero uno Marcello Lippi ha vinto il mondiale 2006, le sue scelte meritano rispetto e comprensione. Non significa negare il diritto di critica, ma ammettere che prima di attaccare un allenatore vincente di questo livello (l’unico da quel che mi risulta ad essere diventato campione del mondo sia co club che con nazionali), bisogna prima capire quale è la sua logica di fondo applicata in occasione dei trionfi.

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