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Il futuro alle spalle (2). Startup e dintorni: #bastacazzate

Interessandomi in questi anni di tecnologia, internet e startup non posso non condividere l’urlo di dolore lanciato recentemente da alcuni amici attraverso il blog Virtualeco e diffuso con l’hashtag #bastacazzate.

In sostanza #bastacazzate è una lista di semi-citazioni e storie vere, creata a più mani, da chi le startup non le racconta a pitch, convegni, seminari ma le realizza – come fornitore – per conto di qualcun altro.

Io voglio qui solo aggiungere una piccola riflessione personale.

Mi pare che a Brescia lo spirito di #bastacazzate sia quello dominante, almeno nell’ultimo anno. Anche se si vedono ancora titoli di giornale che annunciano che uno startup weekend farà nascere aziende a rotta di collo; anche se si continua a parlare di internet come di un mondo a parte e non come di questo mondo, quello che stiamo vivendo; anche se in fondo startupper e professionisti della rete sono ancora visti come alieni da raccontare con stupore anziché da capire.

Due sono le testimonianze.

La prima deriva dalla svolta data al Pane web e salame. L’edizione 2013 era sottotitolata “Come il web mi ha salvato la vita”. Ha raccontato storie di persone che hanno sostanzialmente un comune denominatore: hanno utilizzato il web come leva in grado di moltiplicare le proprie opportunità, come strumento in grado di velocizzare la conoscenza (intesa come idea ma anche come il “farsi conoscere”).

La mia preferita è la storia di Giulio Vita, creatore de La Guarimba film festival. Sarà per quello spirito a metà tra il nuovo-nuovo cinema paradiso, sarà per l’operosità attiva che lui ha messo alla base della sua idea, sarà perchè effettivamente quest’estate in quel paesino sperduto della Calabria ci è arrivato un macello di gente. Insomma, poche cazzate, il web come mezzo e non come fine. Sembra il classico uovo di Colombo.

L’altro momento chiave è stato lo startup weekend di Brescia. L’idea vincente è legata agli orti urbani. Non so dirvi se “Orto cittadino”, l’idea partorita da Andrea Piva, diventerà effettivamente una azienda (quando dico questo il mio retropensiero è: sei una azienda se sei redditizia, non se spendi il capitale che qualcuno ti sta prestando senza farlo fruttare). Ma il fatto che il team sia riuscito a convincere unendo tre aspetti: un social network agricolo, un orto urbano partecipato, l’utilizzo di terreni recuperati, mi sembra decisivo e testimone di una svolta rispetto al passato.

Una startup, insomma, è una startup. Anche se apro un bar ho una startup.
Seguire la check list di riferimento suggerita da Virtual Eco mi sembra un primo passaggio per capire se si è in linea con il #bastacazzate o meno (la trovate qui). Per il resto vi serviranno tanto sudore e, perchè no, la consueta dose di fortuna.

Good luck.

Un vitaminico Pane web e salame – #pwes #Brescia

Il “Pane web e salame” organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all’evento (clicca qui per il pdf):

Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall’ufficio – più di 100 persone nei momenti di punta – segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell’establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).

Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:

La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post

Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso – a proposito di chi predica e razzola – mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all’interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre – oltre che legittimo – gratificante, anche se davanti non c’è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana

Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po’ meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l’approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione – espressa nel mio intervento – della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

Mettere Internet dentro la Costituzione

Sto partecipando a questa discussione sul blog del professor Giovanni Boccia Artieri (Università di Urbino) a proposito di un’idea lanciata dal mensile Wired.

Internet for Peace, anche gli Eretici digitali dicono di no

Non confondiamo lo strumento con l’obiettivo, altrimenti non daremmo il giusto valore alle idee ed alle persone.

Torno sul tema del Nobel per la pace a Internet per ribadire la mia contrarietà (condivisa da diversi blogger).

More about Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi

A confermarlo anche un intero capitolo (il sesto) dal titolo “Il tubo non è neutrale” che inizia con il paragrafo “I nuovi gabellieri” di un libro che sto leggendo: Eretici digitali. Un saggio profondo ed analitico sulla crisi dei media e sulle dinamiche della rete.

Anche iniziative come quella di Barack Obama a proposito di Internet e embargo nei Paesi nemici conferma come, al di là del giudizio che si può dare sulla revoca dell’embargo web per i ‘nemici’ Iran, Cuba e Sudan, attraverso la semplificazione dell’esportazione di servizi come email, messaging e social networking, lo strumento rimanga sostanzialmente un media in mano alla volontà degli attori che contribuiscono ad orientarlo.

La stessa opinione di un parlamentare come il bresciano Pierangelo Ferrari del Pd, che ha firmato per il Nobel (e quindi è un sostenitore) è assai confusa (come già verificato anche per l’altra firmataria bresciana, Viviana Beccalossi) in materia e conferma le perplessità di fondo. Soprattutto quando afferma: “In effetti, internet è una grande opportunità per chi si batte, in Iran, per esempio, a Cuba e altrove, per conquistare libertà e per smascherare dittature, al punto da meritarsi, a mio avviso, un singolare premio Nobel per la pace. Ma lo spazio aperto del web è anche un territorio aperto a razzisti e a fanatici, a pedofili e a maniaci vari”. Un giro di parole che la saggezza popolare bresciana avrebbe semplificato con “Me fiol l’è un brao fiol quant che el vòl, sul che’l vòl mai!” (trad: mio figlio è un bravo figlio quando vuole, solo che non vuole mai).

Internet Nobel per la pace, un pretesto per dire tutto e il contrario di tutto

Nelle scorse settimane ho espresso il mio dissenso per la candidatura di Internet al Premio Nobel per la pace avanzata da Wired. Avevo registrato da Bresciaoggi le confuse motivazioni dell’onorevole Viviana Beccalossi. Purtroppo non c’è stato verso di avere la risposta dell’onorevole Pierangelo Ferrari, nonostante una mia mail del 17 marzo 2010 al suo inidirizzo della Camera dei deputati. Eppure Ferrari, del Pd, ha un blog e dovrebbe essere molto sensibile e ricco di spunti in materia.

Sostanzialmente ho sempre evidenziato come fosse assurdo dare un premio a uno strumento, che non è nè buono nè cattivo, ma solo uno strumento.

Uscire da questa categoria significa celebrare il mezzo attribuendogli dogmaticamente, direi quasi fideisticamente, una natura “buona” (operazione totalmente fuoriluogo), ma al contempo esporsi a tesi deliranti come quella di oggi letta su Il Giornale e segnalata anche dal blog di Alessandro Gilioli, che per difendere la Chiesa spara a caso sostenendo che, si sorvola sulla massiccia presenza in Internet di siti pedofili strutturati da social network o paludati da blog e chiede perché nessuno ha messo sotto processo Internet che pullula di lerci siti pedofili? Due operazioni di segno opposto ma figlie di una comune matrice che stravolgendo la natura stessa di un media ne svilisce il possibile contributo al bene comune.

Siamo insomma al processo dei mezzi che rischia solo, a prescindere dal vincitore, di mortificare quello che è il reale contributo del medium stesso, ovvero la predominanza del contenuto.

Ho accostato le due cose per un semplice motivo: il tentativo di beatificare uno strumento, così come quello di controllarlo e imbavagliarlo (molto fiorente, quest’ultimo, anche in Italia) secondo me sono figli dello stesso errore di valutazione, ovvero quello di spostare lo scontro dal contenuto al mezzo. Uno spostamento che sconfina rendendo necessaria una attenzione supplementare, perchè quando questo accade ad essere minacciata è la libertà di tutti.

Nobel a internet? Firmo, ma non so il perchè…

Bresciaoggi pubblica oggi la notizia di due firme di parlamentari bresciani al Nobel per la pace. Si tratta di Viviana Beccalossi (Pdl) e Pierangelo Ferrari (Pd).

Queste le motivazioni di Viviana Beccalossi:
«Sono sempre abbastanza scettica sui social network - premette Viviana Beccalossi -, ma ho voluto firmare questo documento perchè ritengo che grazie a Internet tanti popoli non siano più isolati, penso che si siano costruiti rapporti importanti e che quello che un tempo era impossibile adesso non lo sia più: soprattutto per questo penso che Internet meriti il Nobel per la pace. Per questo ho firmato, anche se resto comunque convinta che in tante altre circostanze la tecnologia abbia contribuito a impoverire i rapporti e a bruciarli nel volgere di pochissimo tempo. Io sono sempre stata piuttosto lontana dai socialnetwork, poi, anche per vigilare su mio figlio, ho dovuto adeguarmi».

Considerazione personale: o Viviana Beccalossi non ha capito la domanda, o non sa cosa ha firmato.
Personalmente rimango contrario al Nobel per la pace a Internet

PS: non è stato interpellato Pierangelo Ferrari, l’altro firmatario. Che risulta solo come firmatario. Peccato perchè mi sarebbe piaciuto conoscere le sue motivazioni…

Nobel a Internet? No, Grazie

L’operazione dell’autorevole Wired continua a non convincere più di un blogger.

Ma ancor più importante credo sia leggere questo pezzo di Reporters sans frontieres, segnalato da Luca De Biase.

No comment

“Il giornale l’abbiamo sempre fatto, anche prima di Internet”

Ieri mentre mi compiacevo dei link personali generati da Facebook (a proposito di un caso di cronaca nera, purtroppo), mi sono sentito dire questa cosa per la seconda volta nella mia vita.

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