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Carmine: se la movida trasforma un quartiere (blog-note) – #Brescia #consigliobs

Il Carmine…

Per anni considerato spina nel fianco di questa bella Brescia di salotti buoni e caffè, oggetto di tentativi di riqualificazione globale e progetti mirati alla sicurezza, al decoro, all’integrazione e all’educazione. Che, di fatto, hanno contribuito a preparare il terreno a un’invasione di coppie, studenti, professionisti e artisti, che qui hanno deciso di vivere, lavorare, o trascorrere epiche serate. È un movimento lento. Un’ondata che sta montando da tempo e che è ora arrivata ad investire in pieno questa zona della città.

da Carmine: se la movida trasforma un quartiere del Giornale di Brescia.

Bello l’articolo odierno di Ilaria Rossi sul GdB che coglie una tendenza del momento in città, ovvero il movimento notturno crescente al Carmine, una delle zone considerate storicamente “degradate” della città.

Il pezzo merita di essere letto per intero perchè dà un quadro fedele di quanto sta accadendo e dei protagonisti di questo fermento.

Io aggiungo qui 3 aspetti che sono per me determinanti per capire questa tendenza:

1. tra i 4.5/5 euro per un pirlo con buffet che si pagano in Arnaldo e i 3/4 euro di altre zone della città la gente fa due conti. E’ un fatto di crisi ma non solo…

2. ogni periodo storico ha le sue tendenze ed anche in piazzale Arnaldo non è più tempo per le sfilate dei macchinoni affittati o acquistati in leasing. Tuttavia quel luogo è rimasto il simbolo di una Brescia opulenta che oggi sta rivedendo i suoi usi e costumi, continua ad attrarre una clientela mediamente molto giovane, ma ha perso appeal in una fascia di età medioalta. Continua ad attrarre soprattutto una clientela extracittadina, da fuori città

3. la politica non è certo estranea a questi fenomeni. Se nel precedente periodo 2007-2008 dominava un certo modello fighetto-edonista che strizzava l’occhio al berlusconismo oggi sulla scorta di una precarietà sociale che si manifesta in molteplici forme è tornata dominante la necessità di creare qualcosa di nuovo per ripensare il futuro su nuove basi. E’ un nuovo modello che non ha leadership politica, e che per sua natura sfugge ad una scelta di campo. Non a caso il Gdb parla di

quartieri di immigrati e artisti, di porte screpolate e murales, di concerti live e gallerie, vecchi palazzi riattati a loft – fra il kebabbaro e il china market – e affittati da giovani con tele e chitarre.

un inciso che coglie il nuovo patto sociale tra la generazione di San Precario e gli immigrati. Spesso umanamente vicini nella sperimentazione dell’esclusione (dall’accesso al mondo del lavoro i primi, dall’accesso a molti diritti di cittadinanza i secondi). Un patto che è pre-politico e di cui non si potrà in futuro non tenere conto.

Considero questa la migliore risposta spontanea ai fatti della gru. Una risposta che non è politica ma sociale e solidale, in ossequio alla migliore tradizione democratica che da sempre caratterizza la convivenza civile in questa città.

Non più tardi di un anno fa impazzava la polemica per le ordinanze antighetto che avevano colpito due zone della città (tra cui San Faustino/Carmine). Era la reazione del leghismo della paura che aveva bisogno di tenere alta la tensione dopo la discesa dei sette immigrati reclusi nel cantiere metro di San Faustino.

Quello che sta succedendo ora dimostra più di ogni altra cosa la distanza abissale tra la lettura sociale di chi ha amministrato la città in questi quattro anni e la vita sociale della generazione in grado di ripensare ed animare la città, qualitativamente e quantitativamente, ovvero la fascia che va dai 25 ai 45 anni di età.

Brescia, l’aspirante città universitaria che chiude i locali alle 22. (Dopo il carosello tutti a nanna)

Le ordinanze antighetto non piacciono proprio a nessuno. Ecco un passaggio del discorso del rappresentante degli studenti Andrea Curcio durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’altro giorno (nel video trovate questo passaggio al minuto 9′ 30″)

L’Università di Brescia ha le potenzialità per guidare un serio cambiamento, ma in questo cambiamento deve necessariamente essere accompagnato dalla città e dalla cittadinanza. Quindi, ben venga il progetto di un campus universitario nel centro storico, ma che questo non rimanga chiuso in se stesso. Che l’università si apra alla città e che la città si apra all’università. Per lo stesso motivo bisogna dare la possibilità agli studenti di poter vivere la propria città. E’ quindi controproducente far chiudere i locali di aggregazione della zona universitaria di San Faustino entro le dieci di sera, adducendo pretestuose motivazioni di ordine pubblico. Come studenti universitari chiediamo una città a misura di giovani.

In questi mesi si è detto che la capacità del vicesindaco Fabio Rolfi è quella di ascoltare le istanze della città. Beh, questo sms degli studenti universitari mi sembra abbastanza chiaro. Speriamo sia in ascolto.

A Brescia è scoppiata la “guerra del putrido”

Nei giorni scorsi su Bresciaoggi con Thomas Bendinelli ho fatto una ricerca per verificare la situazione in città in seguito alla cosiddetta “ordinanza antighetto” (qui il PDF della pagina). Lo spunto mi era arrivato da un allarmistico pezzo di Bresciapoint.it dal titolo “Niente spuntini notturni a Brescia: il “putrido” chiude“. UN PEZZO CHE RIPORTA COSE NON VERE. La realtà, come spesso accade a Brescia, non è così drastica, ma forse anche peggiore.

L’ordinanza antighetto, per chi ancora non lo sapesse, impone in due zone della città la chiusura degli esercizi commerciali e artigianali con aree commerciali alle 22, la pena è una multa da 450 euro. Annunciata in agosto, è stata realizzata il 7 dicembre scorso, e divulgata ufficialmente il 13 dicembre in conferenza stampa).

Andando PERSONALMENTE a verificare le affermazioni fatte in quell’articolo ho potuto constatare che la situazione è assai diversa da quella descritta.

- PRIMA COSA NON VERA
il titolo dice

il putrido chiude

e nel pezzo invece si legge

Praticamente è stato come obbligarli a chiudere, visto che buona parte delle vendite vengono effettuate tra la mezzanotte e le prime ore del mattino. Anzi, uno dei 3 negozi ha già chiuso

A parte lo stile da chiacchierata al bar (praticamente è stato come, anzi no hanno chiuso..): sono stato in via Vallecamonica (più precisamente Via Valsaviore, poi capirete il perchè) lunedì scorso (27 gennaio, tre giorni dopo l’articolo di Bresciapoint del 24 gennaio) e le tre fornerie dell’area erano ancora tutte aperte anche dopo le 22. Ho parlato personalmente con i tre proprietari. Per ora la reazione è stata passiva. Le due fornerie interessate dall’ordinanza si rifiutano di pagare le multe (tra un attimo capirete perchè 2 e non 3). Attendono la scadenza dell’ordinanza (30 giugno di quest’anno) per vedere come andrà a finire. Ma nessuno ha intenzione di chiudere. Tutt’altro. A me i proprietari sono anzi sembrati assai agguerriti.

- SECONDA COSA NON VERA
si legge nel pezzo:

i 3 negozi sono stati costretti ad abbassare anche loro le serrande alle ore 22:00.

Innanzitutto NESSUN PUTRIDO ha MAI chiuso alle 22 in via Vallecamonica (questo lo dico anche perchè una notizia falsa letta dalla gente può indurre a non andare in un posto che invece è APERTO. Inoltre questa affermazione oltre a non essere vera denota anche una certa ignoranza dei fatti. E’ vero che in via Valcamonica – via Valsaviore sono presenti 3 fornerie, ma solo 2 sono comprese nell’ordinanza. Come è possibile? Riporto in corsivo la mia ricostruzione dei fatti (il pdf con l’articolo è alla fine di questo post): l’ordinanza del 7 dicembre scorso riporta nel titolo «misure relative ad attività economiche del complesso commerciale S11 di via Valsaviore – via Valcamonica», ma scorrendo il testo si legge che «il presente provvedimento si applica a tutela dell’area comunale all’interno del complesso commerciale S11 di via Valsaviore e ha validità sperimentale fino al 30 giugno 2011, con possibilità di proroga». Di fatto quindi è esclusa via Valcamonica (citata nel titolo ma non tra le disposizioni), e con essa una terza forneria (cut) in altre parole: le due attività del complesso «a U» che hanno numero civico in via Valsaviore devono obbligatoriamente chiudere alle 22, il loro dirimpettaio, al 29 di via Valcamonica no.

Aggiungo, a puro titolo informativo, che le due fornerie interessate sono di proprietà di pakistani, la terza (Frank) di un italiano. Casualità? Ognuno su questo fatto tragga le conclusioni che vuole. Come del resto fanno i diretti interessati nell’articolo pubblicato il 31 gennaio da Bresciaoggi.

Il problema quindi rimane. A Brescia da oltre un mese è attiva un’ordinanza che impone la chiusura dei negozi in due zone della città (il quartiere Carmine e il complesso commerciale di via Valsaviore) alle 22. Se per le attività diurne cambia poco, l’ordinanza diventa invece una sorta di condanna a morte per chi di fatto non fa un euro di fatturato prima delle 23 o di mezzanotte. Al Carmine si ha notizia di una sola multa data (ad un fruttivendolo!) in via Valsaviore i titolari delle due fornerie colpite parlano rispettivamente di 5 e 9 multe.

Curioso infine che in una recente lettera al Giornale di Brescia il vicesindaco Fabio Rolfi parli di:

una certa complicità con situazioni anche più gravi come lo spaccio di stupefacenti

una accusa grave ma poco circostanziata, che di fatto getta fango non tanto su kebabbari, pizzetari o fornai, ma su circa 40 commercianti delle due zone. Se poi invece questa frase è riferita nello specifico a via Valsaviore ed ai proprietari dei “putridi” viene da chiedersi perchè se c’è una relazione diretta tra il disordine e chi gestisce i locali, la proprietà di una delle due fornerie sia titolare anche di una attività identica, a Sant’Eufemia. Zona più ordinata e fuori dall’ordinanza, dove evidentemente i commercianti come per incanto diventano più buoni, come a natale. Ma evidentemente non era a loro che ci si riferiva.

Del caso si è occupato, con il suo solito stile canzonatorio anche il blog di sarcasmo politico Murodicani.

QUI potete scaricare il PDF della pagina di Bresciaoggi dedicata all’argomento

Clamoroso in Loggia: la legalità va oltre i proclami e il Pd scavalca “a destra” la Lega (occhio alle virgolette)

Quello che è successo ieri a Brescia in consiglio comunale sul tema dei campi nomadi è un fatto storico che va analizzato e capito. L’impostazione del Partito democratico è epocale. Di fatto il Pd ha imposto due emendamenti sulla regolamentazione dei campi che sono ancor più restrittivi di quelli pensati dalla maggioranza composta da Lega Nord e Pdl. Come è stato possibile? Semplicemente perchè i consiglieri, guidati dall’ex assessore ai servizi sociali Fabio Capra, hanno ragionato sui contenuti e non sui proclami politici uscendo vincitori in consiglio. E’ un passaggio politico che va sottolineato con forza e che auspico diventi una pietra miliare nel metodo di elaborazione politica del Pd.

ANTEFATTO.
Fabio Rolfi (assessore alla sicurezza) e Giorgio Maione (assessore ai servizi sociali) mercoledì avevano tenuto una conferenza stampa in cui avevano presentato il loro modello per superare il fallimento dei campi nomadi e puntare all’integrazione degli “ospiti” dei campi nella città. In altre parole: Rom e Sinti fuori dai campi fatiscenti per essere progressivamente portati negli appartamenti (popolari e non) di Brescia. La necessità tutta leghista di fare i soliti proclami su una questione apparentemente scontata come il pagamento delle utenze (bollette di acqua e energia) per gli ospiti dei campi aveva portato ad enfatizzare il passaggio sull’imposizione del pagamento.

LA DELIBERA.
Venerdì la Giunta di centrodestra ha portato in consiglio una delibera in cui diceva sostanzialmente due cose:
1. il campo di via Orzinuovi sarà previsto come unica struttura rientrante nella disciplina del «regolamento aree per nomadi»
2. verranno espulsi coloro che reiteratamente non pagheranno le bollette delle utenze e di tutti i servizi erogati dal Comune

Il punto 2 può sembrare scontato. Ma come, non devono già pagare? L’ho chiesto personalmente agli assessori in conferenza stampa: Rolfi ha spiegato che dal 2007 c’era stata una deroga da parte della maggioranza (allora centrosinistra) che aveva concesso di non pagare a causa del “disagio abitativo”.

Inoltre mi stupiva quel “reiteratamente”: che vuol dire? Un mese? Due mesi? Un anno? La risposta è stata “si valuta di caso in caso in base alle situazioni”. Non proprio una replica da pugno di ferro (quello si era esaurito sui proclami iniziali…).

L’altra mia domanda era stata: cosa succederà con i debiti pregressi? Rolfi e Maione avevano fatto spallucce: come possiamo stabilire chi ha speso e quanto ha speso?

Successivamente gli assessori ed il presidente della commissione competente, Giovanni Aliprandi, avevano auspicato senso di responsabilità da parte dell’opposizione e massima condivisione.

IL RISULTATO
Ebbene. Ieri in Consiglio la delibera è passata con il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti. Contrari la Sinistra arcobaleno e Claudio Bragaglio (Pd, autosospeso). Ma la delibera è stata corretta da due emendamenti. E qui sta la svolta storica.

NEL PRIMO il Pd ha chiesto di cancellare la parola “reiteratamente” dal regolamento. Ovvero: basterà anche un solo mancato pagamento per l’espulsione dal campo. Questo passaggio ha generato una maggioranza curiosa: Lega, Sinistra Arcobaleno e consigliere sospeso del Pd (Claudio Bragaglio) relegati nel ruolo di opposizione. Pd, Pdl e lista Castelletti: maggioranza. Mi sfuggono ancora le cause per cui la Lega non abbia votato a favore ma addirittura contro. Non voglio arrivare a dire che in quel voto si nasconda una volontà di esercizio arbitrario e soggettivo del potere, di certo, tuttavia, in questo caso la Lega è rimasta un passo indietro rispetto ad una impostazione maggioritaria più rigorosa.

NEL SECONDO sempre il Pd ha fatto introdurre un canone di 25 euro per famiglia a copertura dei debiti pregressi. Questo emendamento ha visto il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti, il no di Albini di Sinistra Arcobaleno e l’astensione di Claudio Bragaglio.

Quest’ultima, di fatto, è la stessa maggioranza che ha approvato il nuovo regolamento. Un regolamento che prevede che ora i nomadi dovranno pagare i debiti pregressi e che in caso di mancato pagamento anche una volta sola saranno espulsi dai campi.

L’IMPOSTAZIONE POLITICA
Fabio Capra (consigliere di opposizione Pd che fu assessore ai servizi sociali ai tempi della deroga sui pagamenti delle bollette) di fatto è intervenuto dichiarando FALLITO il tentativo di dialogo ed allineandosi INASPRENDO le linee della maggioranza. Un inasprimento che tuttavia va valutato in una doppia direzione: aver tolto la parola “reiteratamente” da una parte aumenta le possibilità di espulsione dai campi, ma dall’altra TOGLIE un elemento di VALUTAZIONE SOGGETTIVA della norma. In altre parole dimostra che la legalità si fa con certezza delle regole e non con terminologie aleatorie e potenzialmente arbitrarie. Il problema non è essere amici o nemici dei nomadi, il problema è che le regole devono essere uguali per tutte. Non si tratta di dichiarare guerra, ma di imporre fermezza e diritto senza proclami socialmente pericolosi.

E’ un salto di qualità di impostazione politica non da poco.

1. il Pd non ha difeso ma ha superato la sua vecchia impostazione improntata al dialogo, ha allargato la maggioranza, ha sostanzialmente condiviso il progetto Rolfi-Maione di integrazione degli ospiti dei campi nomadi nella città. Lo stesso Rolfi aveva fatto notare in conferenza stampa che si tratta di famiglie da tempo presenti nei campi (anche da 20 anni in alcuni casi) e spesso si tratta di coppie giovani.

2. il Pd non si è limitato a rispondere ai proclami leghisti e a “chi non paga fuori dal campo” ha risposto con un emendamento restrittivo che diminuisce l’interpretabilità soggettiva dei passaggi. Lo stesso Capra ha detto che “non sarà facile”, ma ciò che ha fatto la differenza è il coraggio di una posizione che va nella opzione opposta alla sterile difesa conservatrice di opzioni passate che evidentemente non hanno sortito gli effetti voluti.

VALUTAZIONE
C’è un aspetto extra Pd nel progetto Rolfi-Maione che il Pd ha sottoscritto e rafforzato. E’ stato evidenziato da Jebediah Wilson, di Muro di Cani, in un commento su questo blog al mio post di ieri. Analizzando il mio pezzo su Bresciaoggi JW scrive: “Certo non gli hai reso un gran servizio dal punto di vista elettorale. Il legaiolo medio se ne frega dell’integrazione, preferisce un Rolfi in stile “paga l’affito o foera dai coioni”. Quindi, teoricamente, potresti aver fatto perdere almeno un voto al povero Fabiolino… quindi, preferisco decisamente il tuo articolo.

Ora, ammesso che il leghista medio sia attento a quel che si scrive sui giornali… c’è ormai un dato di fatto nella politica sul territorio del centrodestra di cui la Lega è principale ispiratore teorico. Da una parte i proclami di guerra agli immigrati, dall’altra atti amministrativi di sostanziale responsabilità che aprono al dialogo, ipotizzano scenari e sostanzialmente prendono atto della inevitabilità del fenomeno migratorio. Perchè quando Pdl e Lega arrivano a condividere una impostazione che io ho sintetizzato nei giorni scorsi scrivendo che si tratta di integrare Rom, Sinti ed i cosiddetti «nomadi» nella città. Portarli progressivamente fuori dai campi per farli vivere a Brescia da bresciani a tutti gli effetti e non in strutture «che hanno fatto il loro tempo e fallito la loro missione» diventa evidente che i proclami di borgheziana e prosperiniana memoria sono assai lontani e che i passaggi ragionati sono sostanzialmente condivisibili.

Forse non è ancora finito il tempo in cui etnia, religione, sessualità e diritti essenziali saranno degradati a temi disponibili per alzare i toni dello scontro politico, ma di certo ieri il Pd ha dato un esempio alto di come andranno elaborati programmi e contenuti politici in prospettiva.

Mi chiedo a questo punto quando arriverà il giorno in cui la gente, finalmente, comincerà a ragionare sulla base di questi contenuti e non dei proclami conservatori destinati a restare fini a se stessi senza sortire effetti se non una crescita dell’odio sociale. Me lo chiedo anche come giornalista: da un po’ sto cercando di andare all’essenza degli atti amministrativi e non alle esigenze pubblicitarie ed agli slogan dei vari esponenti di partito, perchè sono i primi a mettere ordine e non i secondi. Questo (e qui rispondo all’interrogativo che provocatoriamente ho posto ieri) credo sia il primo compito di chi quotidianamente racconta la realtà. Questo, infine, deve essere lo sforzo che l’opposizione oggi deve fare per essere un responsabile contraltare alle scelte della maggioranza legittimata dal voto.

POST SCRIPTUM
Nel titolo ho messo scavalca “a destra” la Lega. A destra è tra virgolette. Da tempo ormai considero totalmente vuote le definizioni di destra e di sinistra. Sono due parole che non dicono più niente di contemporaneo. Sono categorie di pensiero del passato, buone per la storia e non per le prospettive. Se devo semplificare preferisco le categorie di progressista e conservatore. Non sempre i progressisti stanno a sinistra, non sempre i conservatori stanno a destra. In realtà secondo me siamo di fronte ad un progetto di INTEGRAZIONE, quindi per nulla “di destra” o conservatore che dir si voglia, ma di grande cambiamento, un po’ visionario (non sarà facile raggiungere l’obiettivo) e sicuramente progressista, non certo da scontri e barricate, pure con una certa lungimiranza. Ecco perchè, forse, più che il Pd che scavalca a destra la Lega si tratta a mio giudizio di un programma PROGRESSISTA responsabile degno di un paese LIBERALE rispettoso delle regole e che ancora vuole pensare il futuro immaginando scenari nuovi. Se poi a firmarlo è stata una maggioranza atipica, che prefigura l’impegno attivo della Lega e del Pd, TANTO MEGLIO!

Nomadi, il modello Rolfi-Maione

Ogni volta che partecipo ad una conferenza stampa della Loggia non riesco a capire se io sono ingenuo o se sono solamente un pessimo giornalista.

Ieri la stessa conferenza stampa ha generato pezzi diametralmente opposti:
Quibrescia.it: Chi non paga fuori dal campo. Bresciaoggi.it: Un piano della Loggia per i campi nomadi: obiettivo integrazione.

L’attacco di Quibrescia. Una modifica al regolamento comunale sui campi nomadi per “scacciare” gli zingari “morosi” ed evitare che possano beneficiare dei servizi erogati dal comune di Brescia. E’ questo che la giunta comunale di Brescia proporrà al consiglio durante la seduta di venerdì.

Il mio attacco. Integrare Rom, Sinti ed i cosiddetti «nomadi» nella città. Portarli progressivamente fuori dai campi per farli vivere a Brescia da bresciani a tutti gli effetti e non in strutture «che hanno fatto il loro tempo e fallito la loro missione». Parole e musica di Fabio Rolfi, vicesindaco ed assessore alla sicurezza del Comune di Brescia e Giorgio Maione, titolare dei servizi sociali nella giunta cittadina.

Mi chiedo: sono diventato buonista? Sbaglio? Era già successo in occasione del tema dei muri taggati dai writers.

Ma i lettori da noi cosa vogliono? Sintesi e proclami o progetti e logiche razionali? Me lo dite please?

Writing, Brescia alla ricerca di un modello di dialogo

Su Bresciaoggi parlo del writing a Brescia. Il dibattito si è aperto nei giorni scorsi dopo che i nuovi treni del metrobus sono stati trovati taggati.

Credo che oggi il giornale abbia dato due contributi importanti, quello di Alessandro Mininno, che da anni svolge attività di ricerca sul writing ed ha pubblicato tre libri sul tema. E il mio pezzo in cui ho cercato di andare al cuore del problema, perchè, ad esempio, urlare che si spenderanno 250 mila euro per pulire i muri (che in realtà sono molti meno) se non viene paragonato con le cifre delle altre città è una somma senza alcun significato. E metterlo in cima ad un corposo programma come quello della Loggia (che in realtà parla di benaltro ed ha tutt’altra impostazione) è semplicemente fuoriluogo e fuorviante.

In realtà l’assessore Mario Labolani e il vicesindaco Fabio Rolfi hanno scelto la via del dialogo con i writers. Ed hanno elaborato un intelligente piano di collaborazione in otto punti per dare spazio alla creatività. Non è la fine del tag illegale, ma un ottimo modo per provare a risolvere il problema. Nei giorni scorsi ero personalmente infastidito dal fatto che tutto si stesse riducendo ai proclami polizieschi lanciati contro i taggatori del metrobus.

Mi spiego. Se Labolani dice: ora li prendiamo e pagheranno, semplicemente fa il suo dovere. Ma il messaggio non può fermarsi lì, e personalmente credo che giornalisticamente questo non sarebbe nemmeno il “titolo” se vivessimo in un Paese che sa far rispettare le leggi ed applica con equilibrio le sanzioni previste.

Anche io, come hanno fatto notare altri, sono convinto che la questione sia stata sollevata per una banale quisquilia di campanile contro Radio Onda d’Urto, che in questi giorni sta tenendo la tradizionale festa, che nell’Alabama bresciana rappresenta comunque il più importante evento culturale dell’estate (perchè è in assoluto il più partecipato). Ma mi pare che l’intento sia fallito.

E’ un vero peccato che ci sia costantemente bisogno di accendere piccoli focolai ed inscenare dei muro contro muro, quando invece la razionalità dei provvedimenti e dei programmi amministrativi porta esattamente dall’altra parte. Forse, e lo dico direttamente a Labolani e Rolfi: si ignora che il costante clima di allarmismo crea una città psicologicamente più insicura, diffidente e sospettosa, difficile da far crescere da un punto di vista collaborativo, per non dire empatico.

In sostanza dico BRAVI a Labolani e Rolfi sul piano amministrativo. Peccato questo continuo sfociare del ruolo istituzionale in quello politico. Che rimane, purtroppo, quel che è.

Le due immagini di questa pagina sono prese da Gismovive.

Pmi, crisi e Rosari, uno spunto per il dibattito

“Le piccole e medie imprese nella crisi economica” è il titolo del dibattito che questa sera dovrò condurre a Botticino, alla festa provinciale del Pd, alle 21. Con me ci saranno un esponente confindustriale come Francesco Franceschetti, presidente del Comitato piccola industria di Aib, il leader di Apindustria Luciano Gaburri, il presidente provinciale di Confartigianato, Eugenio Massetti, e Luigi Dolci, presidente di Ascom Fidi.

Oggi, leggendo il Giornale di Brescia, ho avuto un bellissimo spunto da cui partire dal vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, secondo cui i “Rosari” (confidenzialmente, il venditore di rose di strada, che vedete nella foto mentre ammalia i clienti-serpenti e fa fallire un paio di commercianti) mettono in difficoltà i negozi ed afferma: “i fioristi regolari a causa di questi venditori, per lo più indiani e pachistani, soffrono un calo delle vendite”. Questa sarà di certo una delle domande che porrò ai miei interlocutori… convinto come sono che la crisi non sia solo un fatto economico ma anche sociale e più in generale una questione di democrazia internazionale.

La massa che protegge, la massa che nasconde

Sono stato un po’ lontano dalle cronache bresciane per entrare approfonditamente nei fatti degli ultimi giorni. Non mi è sfuggito, tuttavia, l’accoltellamento in Piazzale Arnaldo di martedì scorso (non potevo non scrivere una riga visto che Arnaldo campeggia da sempre come simbolo di questo blog nella colonna di sinistra). Così come non mi sono sfuggite le successive polemiche gratuite, ed anche le provocazioni condivisibili ma retoriche.

A tal proposito condivido Daniele Bonetti (mio collega a Bresciaoggi, terzo blogger in ordine di tempo in redazione) quando dice “Nella massa c’è tutto. Ma la massa ha anche il potere di nascondere e, come l’altra sera, di nascondersi”, così come quando definisce pretestuose le prese di posizione del vicesindaco Fabio Rolfi (dimostrando che per non condividere Rolfi non è indispensabile essere di sinistra).

A Daniele, che dice: “Ho il sospetto che tra qualche ora potrei venire perquisito perchè bevo un aperitivo in una piazza”, posso solo consigliare – infine – di non andare in via Milano dove queste cose succedono già.

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