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Votare è un piacere?

Gli spagnoli hanno il più alto tasso di disoccupazione giovanile d’Europa. Ma almeno quando c’è da votare si divertono. Ecco come stanno invitando al voto i partiti della Catalogna…
Sempre detto che gli spagnoli sono avanti! Il primo video è un invito al voto del Partito socialista, sotto la risposta dell'”Alternativa” di destra. Vi dico solo che il primo s’intitola “Votare è un piacere” e il secondo “Il video porno di Monste Nebrera”

visti su ninjamarketing

Le preferenze a Bossi (della serie: io l’avevo detto)

Nel periodo pre elettorale, parlando con qualche amico, avevo detto che secondo me Renzo Bossi detto “la Trota” (vedi foto) avrebbe preso parecchie preferenze in quanto, chiamandosi Bossi, si sarebbe avvalso di quei tanti voti che solitamente venivano annullati alla Lega nelle precedenti consultazioni. Avevo infatti seguito diverse volte in passato gli spogli notando che non era infrequente che venisse scritto “Bossi” sulla scheda, a prescindere dal fatto che il senatùr Umberto fosse candidato o meno.

Oggi apprendo dal blog di Alessandro Gilioli che effettivamente questa mia deduzione non è così fuori luogo. Lo testimonia un segretario di seggio che a conclusione della sua lettera si chiede: “Forse, più che interrogarsi su “chi l’ha votato” occorrerebbe chiedersi se il sistema elettorale è corretto”.

La burocrazia che affossa il Pd e ammala la sinistra

Salvatore Vassallo, deputato Pd di Salerno, critica nel suo blog le modifiche statutarie che il 21 e 22 di maggio l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico sarà chiamata a votare.

La sintesi estrema è questa: “un principio fondativo del Partito democratico verrebbe così del tutto vanificato. Le primarie da regola diventerebbero eccezione”. L’attento Civati ha “sposato” la linea Vassallo.

Prima considerazione. Non sapevo esistesse un passaggio nello statuto Pd che recita Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione. Da cui si deduce che per il regolamento del Pd Filippo Penati non è stato correttamente candidato alla carica di presidente regionale della Lombardia. (se sbaglio mi corigerete..)

Sostanzialmente mi sembra di capire che il Pd sposti il tema delle primarie da un fatto interno ad una questione di coalizione (qualora questa esista) introducendo un curioso stratagemma: l’imposizione del candidato unico di partito per questo tipo di competizione. Il quale candidato, tuttavia, non verrebbe scelto attraverso le primarie.

Il tema della partecipazione, che come ho già avuto modo di dire, secondo me va legato strettamente a quello della scelta di una riforma elettorale radicale improntata al maggioritario uninominale (sul modello Usa, dove le primarie funzionano da 150 anni, con regole assai differenziate da uno stato all’altro – a tal proposito ho approfondito qui, e qui), rimane aperto ed interessante. Il modo di porlo, tuttavia, sembra essere estremamente conservatore da parte di una nomenklatura di partito chiaramente orientata a far valere la propria potestas (che suona un po’ come: “abbiamo tanti voti, perchè dividerci favorendo gli alleati nella corsa alla leadership”), anzichè l’eventuale auctoritas. Preferisce in altre parole fare la voce grossa anzichè scegliere la via della politica e della proposta (evidentemente il caso Puglia non ha insegnato nulla).

Rimane, e questo rammarica, una impostazione leaderista e verticista della politica, che è il contrario della partecipazione e dell’inclusione di cui le primarie dovrebbero essere portatrici. E una sorta di fastidio strisciante nei confronti dello stesso strumento che ha portato alla leadership l’attuale gruppo dirigente del partito.

Mi sono occupato di questo tema non tanto per uno spiccato interesse nei confronti del Pd, quanto perchè credo che dalle scelte interne di questo partito derivino indirettamente alcune scelte di posizione di tutto l’arco extraberlusconiano. E constato con rammarico che l’utilizzo dello strumento continua ad avere meccanismi di funzionamento sostanzialmente plebiscitari ogni volta che applicato all’esterno del partito, fatti salvi (leggi: Vendola) i casi in cui alla fine il Pd perde.

E tu che stile sei?

Preferite la copertina “soviet chic” o “l’austero libro dei salmi”?

Da una segnalazione del blog di Luisa Carrada ecco come il Guardian analizza i programmi elettorali di laburisti e conservatori in Gran Bretagna. Una bella pagina di giornalismo ai tempi delle elezioni, di incontro tra i media, di creatività, di politica.

Consigliato a tutti con qualche nostalgia post elettorale pensando a cosa è stata da noi, l’ultima consultazione popolare…

Pensate a cosa sarebbe se ad esempio sul prossimo programma elettorale dei candidati alla Loggia vi comparisse in un ipertesto la domanda impertinente fatta da me o da un mio collega a proposito di una incongruenza programmatica…. :)

I tanti Pd d’Italia

Le ultimissime analisi post voto lasciano spazio a qualche spunto interessante.

In Lombardia i quattro più preferenziati hanno tutti meno di 45 anni. Rischiano di invecchiare da eterne promesse, ma di questi tempi il fatto anagrafico è una notizia. Nel Lazio gli otto eletti in consiglio regionale del Pd sono quasi tutti consiglieri uscenti, molti di loro assessori e politici di lungo corso già in sella nella Dc o nel Pci degli anni Ottanta.

Semplicemente, c’è Pd e Pd. E davanti a questa constatazione personalmente interviste come quelle di Michele Salvati sul Riformista di qualche giorno fa, lasciano il tempo che trovano. Semplicemente perchè mettono al centro le strutture e non le persone.

Un augurio al centro sinistra: spero che in futuro non ci sia mai più spazio per un candidato che, una volta sconfitto, faccia analisi come questa di Filippo Penati e che utilizza il termine “ho accettato di candidarmi”, nello specifico: “non mi candiderò a sindaco di Milano come avevo già detto quando ho accettato di candidarmi alle regionali”. Come se candidarsi fosse un sacrificio, non già l’attitudine di un leader capace di catalizzare il consenso e consapevole di saper interpretare quel ruolo meglio di altri. Dico io: Obama ha forse accettato da qualcuno di candidarsi a presidente? O non ha forse scelto in prima persona misurandosi sul campo con i possibili antagonisti (interni ed esterni) facendo poi sintesi delle sensibilità migliori e funzionali al suo progetto per costruire una squadra vincente?

La vittoria dei conservatori

Spero che nessuno, nel Pd o dintorni, domani provi a dire che «non è andata così male, in fondo». Altro che balle: l’unico fondo di cui possiamo parlare oggi è quello che abbiamo toccato. (Alessandro Gilioli)

Cambiando il verbo “possiamo” con “possono”, condivido questo giudizio di Alessandro Gilioli, giornalista di Repubblica e blogger che spesso cito qui. Eppure ieri sera ho sentito il segretario del Pd bresciano, Piero Bisinella, dire che Formigoni non ha sfondato. Punto più, punto meno, anche senza l’Udc il presidente della Lombardia ha fatto un +12%. Dichiarazioni da Zelig. Niente più.

Dell’astensionismo ho già parlato ieri. Ma non amando la demagogia di quanti piangevano sulle ceneri dell’elettore scomparso, tentando di dare fantasiose letture del perchè, dico che secondo me chi sta a casa dà un segnale silenzioso ma comunque indecifrabile. Interrogarsi è una perdita di tempo. Fa bene il sindaco di Brescia Adriano Paroli, ad esempio, a minimizzare: secondo lui è solo un problema di prenotazione di weekend e vacanze pasquali (e lui, come spiegava ieri su Teletutto, ne conosce tanti così).
Io dico che il problema della politica rimane quello di interpretare bisogni ed attese di tutti i cittadini, ma di agire poi sulla base delle indicazioni di chi al voto ci va, perchè la democrazia è un gioco di percentuali, non di numeri assoluti (altrimenti oggi più che gli zero virgola che hanno determinato alcune vittorie si starebbero contando le quantità di schede non depositate nell’urna e il calo di voti generalizzato da una e dall’altra parte).
Gli italiani vivono la politica come il tifo calcistico, e quando la loro squadra li delude non cambiano maglia, semplicemente non vanno allo stadio. Ma attenzione: è tifo ovunque, nel Veneto texano, nell’Alabama lombarda, ma anche nelle regioni rosse delle maggioranze schiaccianti in cui l’alternanza è una chimera.

Il referendum. Doveva essere un pro o contro Berlusconi. La gente non ha dubbi, se avesse voluto minimamente indebolire il leader avrebbe avuto milleuno motivi (tutti quelli sventolati dagli oppositori). Chi lo ha votato non è nè impaurito nè ignorante: vuole esattamente quello che Berlusconi sa dare, un leader che non sia in discussione un giorno sì e l’altro pure (diceva Montanelli: “non temo il Berlusconi in sè ma il Berlusconi in me”). Il problema della partecipazione, della democrazia, degli equilibri istituzionali non è nemmeno in discussione nè tantomeno preso in considerazione. Questo è il Paese dei cassintegrati che votano contro l’allungamento della cassa integrazione perchè tanto stanno lavorando in nero. Saranno miopi, ma stasera mangeranno. Non ci sono sindacati, nè partitidemocratici, nè legalità che tenga. Da questo punto di vista Berlusconi è una garanzia. E sulla base di questi escamotage, che danno risposte veloci, semplicistiche, furbe, italiane (e mi piange il cuore ad utilizzare questo termine come aggettivo), ai primi bisogni sentiti della gente, il premier ha vinto l’ennesima battaglia. E’ la riedizione italica del lasciar fare alimentato a pane e circo.

Non so in quanti ancora diranno che la Seconda Repubblica volge al termine. Al momento mi sembra di poter dire che se questo accadrà non sarà certo per la fine del berlusconismo, quanto più per la sua assimilazione da “metodo di parte” a “regola dell’agire politico”.

Restano sullo sfondo alcuni temi “del giorno prima” di cui l’Italia facilmente si dimentica il giorno dopo:

I grillini. In Piemonte grazie ai voti dei No Tav hanno consegnato la regione al leghista Roberto Cota, avranno due seggi in consiglio, saranno il “virus” regionale, faranno una bella opposizione. Non volevano Mercedes Bresso, ora quelli dei comitati andranno a discutere con la Lega. Tanti auguri. In Lombardia e in Veneto non hanno superato lo sbarramento (mettiamoci per completezza anche la Campania). In compenso sono terza forza in Emilia Romagna (dove basta che dici una cosa che sembri vagamente di sinistra e prendi voti). Dove stia il successo non lo so. Fin qui hanno parlato della loro genuinità civica, che personalmente considero qualunquismo politico. Il risultato piemontese denuncia quantomento ingenuità (che non a caso è anagramma di genuinità), a voler essere buoni. Per il resto mi rimangono tutti i dubbi sul fenomeno Grillo che fa fare politica agli altri. Avevano due punti di forza: le piazze piene, ma il voto ha dimostrato che quella era gente che stava andando a teatro (altrimenti altro che 3%) e il fattore web, di cui dirò tra poco. Solo una nota di stile: è davvero bello sentir dire Vito Crimi, candidato del Movimento 5 stelle in Lombardia: noi non siamo il partito di Grillo, quando sul simbolo sta scritto beppegrillo.it (ma forse si riferiva al termine “partito”).

Fattore Internet. (Parlo qui soprattutto da giornalista oltre che da appassionato cultore della rete). Io sono sostanzialmente d’accordo con quanto scritto da Filippo Facci su Libero e riportato da Macchianera.net. In altre parole Raiperunanotte (l’unico vero evento web pre-elettorale) è stata una colossale occasione persa per “imporre quella par condicio naturale che ogni vero giornalista dovrebbe portarsi dentro”. Una iniziativa che invece ha messo al centro la figura di Michele Santoro rafforzando i pregiudizi di tutti e risvegliando i fantasmi di chi lo considera solo un malcelato arruffapopolo.
Per il resto, semplicemente, i blog (che rimangono sempre un fenomeno di nicchia) dal punto di vista della capacità di generare consenso elettorale hanno dimostrato al momento di essere solo brusio di fondo, semplicemente il nuovo strumento scoperto da una parte del popolo degli ultras-elettori. Tutt’al più sono serviti a confermare le teorie di Ross e Geer: i due strateghi della comunicazione elettorale di Barack Obama secondo cui l’audience che si raggiunge in rete è per lo più quella dei sostenitori. La novità è che il web ha permesso un dialogo diretto con questi. Il web, in altre parole, sarà più utile da qui al prossimo anno che a una settimana dal voto.
La brutta impressione, da giornalista di carta stampata, è che il regresso di copie vendute, pubblicità e capacità attrattiva di parte dei media, in realtà sia determinato molto più da incapacità strutturali delle testate storiche di interpretare le necessità informative della gente che dall’avanzata di un nuovo strumento (che pure ha il suo ruolo nella partita).

IL FUTURO Bersani elogia il modello Liguria. “Claudio Burlando ce l’ha rifatta portando dentro sinistra e centristi, dipietristi e grillini”. Da Veltroni (che portò il Pd alle politiche in semi-solitaria) a Burlando, quindi, rivince il modello ulivista del fu Romano Prodi. Che tuttavia manca sempre di metodo, ovvero di un percorso lineare e replicabile che pur nelle specificità indichi una via da percorrere in Piemonte come in Sicilia quando si arriva alle elezioni. Sinceramente non so come sia riuscita a Burlando la maggioranza ulivista del “dentro tutti”. Tuttavia quel tutti insieme, praticato nel voto e che adesso si profila ancora più ampio, agli uomini di Veltroni continua a non piacere.
Vedo una sola strada per il Pd (ma il problema è di tutti quelli che non si riconoscono nella leadership di Berlusconi): le primarie di tutti coloro che si sentono alternativi alla destra, fatte mesi prima, giocate alla luce del sole. Non primarie di partito ma primarie elettorali, aperte a tutti, all’americana. Sempre, non solo quando fa comodo (leggi Penati).

Il metodo sarà efficace solo se unitariamente la sinistra tutta si richiamerà ai valori del ’93, quelli che portarono al referendum vinto dai maggioritaristi guidato da Mario Segni, ripartendo da un punto: la rappresentanza “il più diretta possibile” fra i territori (intesi come collegi elettorali) e i loro rappresentanti. Quello stesso referendum sconfessato dalla riforma Calderoli di dieci anni dopo.
Per farlo servirà una battaglia tutta politica, di posizione, di composizione e di dialogo.
Pensare di far passare questo dallo sdegno popolare, lo dimostra il voto che ha dato un colpo di straccio a un anno di scontri (diciamo da Noemi Letizia in poi), è l’ennesima strategia perdente.
A fare i populisti e gli insurrezionisti (anche quando stanno alla maggioranza ma parlano da opposizione) sono più bravi gli altri. E questo – checchè ne dica la sinistra benpensante e beninformata – ha determinato la vittoria dei conservatori.

Comunque vada a finire

Io la morale di queste elezioni già l’ho capita. E’ contenuta in una fantastica canzone dei Rolling Stones (grazie ad Alessandra per avermela ispirata).

Elezioni regionali in diretta su Bresciaoggi.it

Le Elezioni Regionali 2010 saranno l’occasione per il primo esperimento di Live blogging su Bresciaoggi.it.

Lunedì seguiremo in diretta gli scrutini elettorali con diversi servizi ma soprattutto attraverso diversi canali. Oltre al sito avete a disposizione il mio blog e la mia pagina twitter, ma anche la pagina Facebook del quotidiano e ovviamente il sito del quotidiano.

Ovviamente siete caldamente invitati a linkarci e condividere i nostri contenuti sui vostri blog, sui vostri profili di twitter, facebook e dei vostri social network preferiti per diffondere il più possibile le informazioni in tempo reale che metteremo a disposizione.

La vera novità sarà proprio quest’ultima: la possibilità di tenervi aggiornati grazie alla multicanalità del web 2.0. Speriamo di essere all’altezza. Attendo (qui) commenti e critiche.

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