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Tutta la verità sul Brescia calcio – #serieb #brescia #calcio

Un’enorme roulette, dove si può solo scommettere: sul futuro del Brescia Calcio, sulle probabilità di riuscita dei piani di salvataggio, sul futuro della governance societaria e sulla promozione del Brescia in serie A nella prossima stagione. Magari anche sull’approdo in Champions e sulla vittoria dello Scudetto in due anni, come faceva Oronzo Canà presentando la Longobarda. Ma per scommettere bisogna avere un vocabolario per capire su cosa si sta puntando.

ISCRIZIONE. Servono 4 milioni di euro entro il 15 luglio. Arriveranno? Probabilmente sì. Nessuno degli imprenditori chiamati in causa (Camozzi, Lonati, Scuola, Gnutti, il presidente Aib Bonometti) ha risposto «lascia», mentre da chi è già creditore del Brescia (come Saleri) è arrivato l’inevitabile «raddoppia». Fare colletta non sarà difficile. Ma quali responsabilità comporterà il salvataggio?

GOVERNANCE. Si parla di «newco», ovvero una nuova azienda, ma alla newco bisogna dare un nome e un cognome, ovvero un presidente. Altrimenti ci si è solo cimentati con l’inglese da bar. In Italia non è possibile salvare il titolo sportivo scorporandolo da una società. Per dire: non è che a Bari sono ignoranti, falliscono e poi arriva Paparesta, e noi siamo più furbi e arriva Paperone prima di fallire, non paga i debiti, va avanti, ci porta in A e siamo tutti felici. Di chi è la newco? Il giro delle parrocchie «industriali» ha detto che nessuno vuole mettere il proprio nome in cima al progetto. Chi ha risposto lo ha fatto per cortesia o dovere istituzionale. Due i motivi: il primo sono i debiti, il secondo è che nessuno è interessato a fare l’imprenditore nel mondo del calcio. Insomma, la mitica «cordata» – che richiede un progetto di governance e di prospettiva societaria – ora come ora non esiste. C’è solo una generica disponibilità a pagare l’iscrizione, purché sia finita lì. Piccolo quesito aggiuntivo: qualcuno ricorda una «cordata» di successo nel calcio?

FALLIMENTO. Per uno sportivo fallimento significa non iscrivere la squadra al campionato. In economia fallimento è quando una società arriva al capolinea. Chiarezza per chiarezza: se non falliscono le società che controllano il Brescia la squadra non si salva. Non ci si scappa. O arriva Paperone a ripianare i debiti o si fallisce: così facendo si può salvare il titolo sportivo (vedi Bari).
Un fallimento – che azzera i debiti e salva la categoria – può rendere appetibile la società. Magari un fallimento di quelli definiti «in bianco» o «di continuità», secondo le nuove norme della legge fallimentare: a tutela della continuità aziendale in presenza di un nuovo progetto gestionale (simile al Parma dopo-Parmalat e pre-Ghirardi). Ma pur sempre un fallimento, che – ovvio – non piace ai creditori, banche in primis, nonostante le promesse di moratoria: che vuol dire «mi paghi il debito che ha fatto un altro, ma tra qualche anno». Tanto alla fine paghi (sottinteso).

VINCERE. L’ultimo interrogativo riguarda il modello di business. Come si fanno i soldi nel calcio? Non lo sa nessuno, e chi più vince (tipo il Real Madrid) è più indebitato. Qualcuno ha dubbi? Qualche soldo lo si vede andando in A (grazie alle tv). Ma nel lungo periodo se non vai in Europa arranchi. Chi entra nel Brescia – stante la situazione debitoria – deve scommettere sulla promozione immediata: vincere, pagare i debiti, rivincere, sperare. Un circolo vizioso. Quindi perché rischiare? Tornano alla mente le parole di Corioni pronunciate nell’estate precedente all’ultima stagione giocata in serie A: «Retrocedere sarebbe peggio che non essere mai saliti». Ipse dixit.

Il nuovo Brescia di Iachini. Ecco cosa è cambiato.

Penso ci siano tre elementi che hanno determinato gli ultimi due risultati positivi del Brescia.
– Il 3-5-2, ovvero una fase difensiva con 8 uomini
– L’abbandono del playmaker davanti alla difesa per un centrocampista di maggiore sostanza ed equilibrio
– L’apporto determinante di alcuni leader a partire dal neo capitano, Francesco Bega

nelle ultime due gare, ovvero con il ritorno di Beppe Iachini, Filippini si è messo a disposizione diventando l’alternativa a Cristiano Zanetti nel ruolo di mediano davanti alla difesa. Una posizione in cui fin qui erano stati impiegati solo due giocatori: Cordova e Budel, ma che per caratteristiche proprie lo interpretavano in maniera diversa. Il cileno ed il sardo sanno dare un discreto l’apporto in fase di possesso, soprattutto per capacità di verticalizzare la manovra, ma qualcosa in meno sul piano della copertura, quando a giocare sono gli altri. La svolta è arrivata a Roma: Zanetti ha proposto un gioco lineare capace di sfruttare (anche per il ritorno del centrocampo a 5) le vie esterne con passaggi più corti, rapidi e soprattutto meno rischiosi. Nella ripresa, sullo 0-1 dal 67′ è stato Filippini a mettersi tra Hetemaj ed il più offensivo Lanzafame. E con questa soluzione è arrivato in pochi minuti il gol dell’1-1. Sempre nel secondo tempo, ma dal 1′, contro il Bari, il gemello «A» è stato riproposto nella stessa posizione. La gestione di palla del Brescia è pure migliorata, con alcune aperture interessanti, di prima, immediate, che hanno provato ad innescare sia Diamanti che Eder.

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Palermo-Brescia. Gli eccessi del difensivismo

Nella gara in cui il Brescia ha avuto il peggior score offensivo della stagione (solo 2 tiri nello specchio su 6 totali: 21,3% di pericolosità), ed il Palermo il migliore fra gli avversari incontrati fin qui (10/34) il pareggio è stato possibile fino a pochi minuti dalla fine. Perdere così brucia non tanto per il gioco espresso ma per il fatto che quando il tempo passa si alimenta la speranza. L’analisi oggettiva dei dati – tuttavia – dice altro.

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Brescia – Parma. Fu vera gloria?

Brescia ha superato il Parma grazie alla migliore partita sul piano difensivo della stagione. È stato aiutato da due fattori contingenti: l’atteggiamento offensivo non certo brillante della squadra di Marino, e l’espulsione di Paci che lasciato gli avversari in inferiorità numerica. Ma se il primo è un dato indipendente dalla volontà della squadra, il secondo è un risultato positivo tutt’altro che casuale, ottenuto grazie alla positività dell’atteggiamento della squadra in campo.

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Da Iachini a Beretta: ecco le novità tattiche (e i demeriti della Samp)

di Giovanni Armanini

La vittoria di ieri va archiviata con il sorriso di soddisfazione per i tre punti. Ma è giusto capire al contempo cosa è cambiato nel Brescia, da Iachini a Beretta, sul piano tattico ed anche quali sono stati i demeriti della Samp, che ieri ha confermato le sue caratteristiche.

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Piccolo inciso su Gianluca Nani che afferma Tranne il buco nell’ozono tutto quello che accade a Brescia ultimamente è colpa mia.
Non si sopravvaluti, il direttore sportivo del Brescia, e risponda solo dei risultati di questa squadra che lui ha creato dopo essere arrivata in serie A nell’anno in cui lui è stato più lontano ed in seguito a 4 anni in cui lui (spesso con intuizioni interessanti e positive) ha provato a riportarla in A (ma senza riuscirci).

Ci sei sempre stata (toh, l’Inter!)

Agli interisti piace tanto Luciano Ligabue. Oddio, non solo a loro, ma loro gli pagano i diritti per mettere le sue canzoni ad ogni gol, e non solo. Ebbene, dopo urlando contro il cielo, una vita da mediano e tante hit di cui si sono impossessati quest’anno la loro colonna sonora potrebbe essere: “Ci sei sempre stata”. Già, perchè alzi la mano chi, nonostante siano passati cinque anni, con altrettanti scudetti nerazzurri, non ha sempre avuto netta l’impressione che in fondo questa Inter fosse nella sua radice più profonda la stessa squadra perdente di sempre.

Le reazioni di Massimo Moratti sono esattamente le stesse uscite da incompetente ante-Calciopoli. Il triplete? E’ stata un’impresa irripetibile, ma è lui stesso a svuotare di significato tutto quello che la squadra ha fatto con processi di piazza sommari, frasi fuori luogo e taciti ultimatum continui ad uno come Benitez, troppo signore per una società rozza come quella.

Non c’è valutazione tecnica, nulla di nulla. Guardate la differenza di stile tra il Milan degli ultimi anni, che non faceva mercato, arrancava ma faceva quadrato, non spendeva ma difendeva anche gli scarsi al pari dei fuoriclasse. Anni fa si diceva che era la mancanza di vittorie a fare la differenza. Ne sono sempre stato assolutamente poco convinto. E questo campionato mi sta dando ragione. Finito il viagra di Calciopoli gli inetti sono tornati.

Intanto – cambiando argomento – in fondo alla classifica stanno 4 squadre di cui 3 neopromosse (Brescia, Lecce e Cesena), a -5 dal resto del mondo, a dimostrazione della altissima stratificazione che ormai ha assunto il nostro campionato: in cui 20 squadre – semplicemente – sono troppe (16 sarebbe il numero ideale). Un vero peccato che non ci sia una reale volontà riformatrice in un campionato ormai da terzo mondo d’Europa, i cui valori tecnici vengono puntualmente presi a schiaffi nella seconda competizione continentale chiamata Europa League, ma che continua a crogiolarsi ingiustificatamente nei fasti dei bei tempi andati ed in un accanimento viscerale che dell’antica passione italica per il calcio ha sempre di meno.

Ibracadabra, tutti le magie di Zlatan: “zingaro del calcio”

di Giovanni Armanini

«Si fa chiamare zingaro, ma è uno zingaro di lusso e lui lo sa». Parole e musica di Luciano Ligabue che sembrano scritte apposta per Zlatan Ibrahimovic, il mago Walter del calcio mondiale che ha vinto talmente tanti campionati da permettersi di vederne sparire due, quelli 2004-2005 e 2005-2006 in maglia Juventus in seguito alla sentenza «Calciopoli» facendone ricomparire uno (il secondo) fatto di cartone e tinto di nerazzurro. Da lì dominio con l’Inter e con il Barcellona, prima di approdare al Milan dove la nuova sfida del settimo sigillo consecutivo sembra averlo già coinvolto in pieno. Fino alla prossima tentazione estiva.

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Zeru gol

Se non prendi gol di certo non perdi. Ecco perchè bisogna prima di tutto difendersi. Oggi ho fatto un pezzo quasi esultante per il fatto che finalmente (seconda volta stagionale dopo Chievo) il Brescia non ha subito reti.

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