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Ciao Renato, peccato non averti conosciuto

Renato Rovetta è stato l’inventore di Bresciablob.com, semplicemente un blog, quando ancora i più non sapevano che si chiamava così. Oggi su quella pagina c’è un’indecifrabile serie di simboli cinesi. Ho capito solo che si parla di “macchinari” vari. C’è gente destinata ad anticipare i tempi in tutto e per tutto. Online, tuttavia, è stato conservato l’archivio.

Non l’ho mai conosciuto personalmente, solo qualche mail da curioso del web. Gli offrii di curare io i contenuti delle sue pagine e lui cortesemente mi rispose che preferiva avere il controllo su quello che faceva senza complicazioni tecniche. In realtà lui aveva semplificato di molto, capendo che il web è contenuto più che forma: copincollava in una pagina di html puro i testi e poi faceva upload in ftp. Io usavo la piattaforma di splinder.com per fare un blog calcistico, avevo visto quello che scriveva lui, lo ammiravo, ma temevo che tante cose finissero disperse.

Era un periodo diverso, di cambiamenti. Io ero tra quelli che divoravano gli aggiornamenti, apprezzando lo stile aperto, molto poco bresciano. Alcuni approfittarono dell’anonimato che lui offriva e vennero inventate le talpe delle redazioni. Le stesse talpe anni dopo, in era Facebook, imborghesite ed esigenti vorrebbero imporre nome e cognome contro chi li nomina, salvo poi scoprire – più frustrati di prima – che su alcuni non hai potere di vita o di morte professionale (oppure ne hai già abusato).

Di Renato Rovetta in tanti possono ricordare gli scritti del secolo scorso. Io l’ho apprezzato solo come web writer e per me rimarrà sempre colui che ha portato non tanto i blog quanto la mentalità-blog a Brescia. Ovvero il giornalismo critico sul web. Non quell’accozzaglia di brevine che fanno altri, ma l’approfondimento, la dimostrazione che l’innovazione la fai se hai testa, non testata. La città ha capito benissimo, per questo non c’è più stato un altro bresciablob.com, anche se qualcuno – se solo fosse un po’ meno cazzaro – potrebbe esserne potenziale erede.

Ecco come lo hanno ricordato oggi Marco Toresini, sul suo blog e Nino Dolfo su Bresciaoggi.

E qui un dicono di lui.

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell’infanzia c’era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e “farla pagare” nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell’episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l’operazione “Fuori dal forno”. Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo “Mi piace” sul prodotto.

Si parte da un’offerta lancio di 10 euro, ed ogni “mi piace” su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click…

L’offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l’idea non può che attirare l’attenzione…

Societing: la sociologia che si mangia il marketing

Grazie alla segnalazione di Giovanni Boccia Artieri sul suo blog sto iniziando ad approfondire la teorizzazione del societing di Giampaolo Fabris, professore dello Iulm e prima all’Università di Trento scomparso ieri.

Molto interessante l’esito: “Perché il marketing, nel suo percorso verso Damasco per approdare alla nuova epoca, non può che realizzare un proficuo incontro, non soltanto strumentale come è successo in passato, con la società. Instaurando con questa un rapporto che sia anche di servizio, rispettoso, tendenzialmente simmetrico. Non esistono ricette miracolose per fare evolvere il marketing verso il societing: bensì una profonda rivisitazione delle sue frontiere alla luce dei nuovi scenari di una società postmoderna e delle nuove responsabilità sociali da cui non può astenersi dal confrontarsi”.

La prima impressione è questa: un’illuminante pensiero che attualizza ciò che potenzialmente molti consulenti strategici hanno già in testa dando una forma teorica assolutamente suggestiva.

Il sottile confine tra tuo figlio e il tuo lavoro

Credo che per comprendere in pieno il valore dell’etica nella propria professione sia estremamente significativo parlare del caso di Reputation Manager un servizio inventato, in Italia, per quelle aziende che vogliono misurare la propria reputazione e conoscere l`opinione dei consumatori sul web. Ma che da qualche tempo, sta diventando il chiodo fisso di genitori preoccupati sia per le frequentazioni web dei propri figli, sia per le foto e le informazioni che gli adolescenti rilasciano ingenuamente in rete.

Qualche perplessità in più, invece, a proposito del social network basato sulla reputazione professionale.

A tal proposito voglio cogliere anche l’occasione, in questa serata svuotarchivi per segnalare un vecchio post di Social Media Today sulla distinzione tra aziende orientate alla vendita oppure orientate al marketing. Una distinzione non indifferente e spesso confusa non solo nella mente dei profani, ma anche dei professionisti.

Pane, web e salame. Il barcamp dei creativi bresciani

Eppur si muove…

Oggi su Bresciaoggi parlo di questo progetto di un gruppo di creativi bresciani (di seguito il pezzo che non è online).

Un gruppo aperto e trasversale, che ha raccolto l’esperienza di singoli professionisti e quella di aziende strutturate di ben più significative dimensioni. Tutto è nato da Linkedin, si è spostato su Google e su un sito dedicato, e si manifesterà pubblicamente con un barcamp chiamato «Pane web e salame» che si terrà il 23 giugno 2010 a Castello Malvezzi..

Insomma: c’è vita nell’internet bresciano. La crescita, la maturazione e la voglia di collaborare si vedono chiaramente, i progetti sono tutti documentati online e testimoniano la creatività dei nerd locali. Per ora il
sito dedicato all’evento panewebesalame.com riporta fra i supporter projectgroup.com (una società di consulenza aziendale) e webdebs.org (un gruppo di sviluppatori). Ma tra i contributi ci sono quelli della Wave di Bedizzole (che ha sedi anche a Milano, Torino e Lecce ed è una realtà attiva in più settori, dai call center alla pubblicità). Tra i promotori e main sponsor Uncle Pear (la divisione di web strategy di Project group) ed il
giovane Davide Dattoli con la sua Ddweb. Numerosi sono i contributi di queste settimane dapprima sul gruppo di linkedin.com (social network dedicato ai professionisti di qualsiasi settore, spesso utilizzato dalle aziende – soprattutto Usa – per scovare curriculum interessanti) quindi su un gruppo che è concentrato su Google groups ed ha dato vita, a webdebs.org che altro non è se non l’abbreviazione del dialettale «web de Bresà».

In ossequio alla formula del barcamp la giornata a Castello Malvezzi (dalle 9.30 alle 18) sarà aperta a tutti i contributi (di 20 minuti massimo) in materia di socialmedia, web 2.0 & imprese, best practice locali e nazionali. Si parlerà di socialmedia e mercato italiano, personalizzazione di facebook e twitter, pubbliche relazioni, social Crm, misurazione dei risultati, sviluppo dei maggiori social media. In ossequio al loro intento di proporre un evento aperto «formale ma professionale» i promotori hanno lanciato attraverso il sito anche l’appello ad eventuali sponsorizzazioni di aziende.

Il sito web del progetto è panewebesalame.com e sarei anche tentato di fare un intervento a proposito di giornalismo e social media. Vedremo.

Apprezzo il fatto che da ieri sono aumentati technical sponsor e supporter, anche se il gruppo di riferimento rimane quello degli sviluppatori di Web de Bresà

La vita e la morte online: un bresciano si suicida, in chat

Franco Mattes, bresciano stabilitosi a New York (Brooklyn), pioniere della Net Art si è suicidato in diretta collegandosi a Chatroulette e lasciando la webcam collegata sul suo corpo impiccato in fondo al salotto. E la chiamano arte.

Ne parlo oggi su Bresciaoggi. Franco Mattes è vivo e sta bene, in questi giorni sta allestendo una nuova mostra nella grande mela alla Postmasters Gallery: la sua era solo finzione artistica: anche questa volta lui e Eva Mattes, conosciuti sul web come http://www.0100101110101101.org (che sta in codice binario per la lettera K), hanno «invitato a pensare» a modo loro. Sovvertendo in modo provocatorio, non banale, diretto e scioccante l’utilizzo dei nuovi media, ovvero inscenando una impiccagione.

Qui il video, bannato da Youtube, attualmente su Vimeo (che tuttavia non si fa embeddare): No Fun – Eva and Franco Mattes from Franco Mattes on Vimeo.

Ne parla oggi anche il blog “Lega Nerd”, con un taglio critico che non è mancato online nemmeno tra i net artist e critica la performance chiedendosi: “Perchè cacchio la mia land in second life, i miei mega script in irc i miei grassi e grossi virus (ahh windozz) sono da sfigati e screenshot di avatar, bot irc e altri virus sono opere d’arte! BOH! Più rispetto per il nerd senza ganci artisitici!”

Personalmente ho avuto modo, nel mio articolo, di rilanciare un tema di libertà che mi sta a cuore: “I messaggi forti in Internet passano e si diffondono a prescindere dal benestare o meno dei grandi protagonisti del web alla guida dei social network. Un vanto che rilancia in qualche modo la natura incontrollabile e sostanzialmente anarchica di una piattaforma che è prima di tutto collaborazione ed empatia, e tende a ordinarsi e organizzarsi da sè”.

Le loro performance fanno sempre discutere: da quando clonarono il sito del Vaticano su vatican.org (copiando gran parte e sostituendo alcuni pezzi con stralci di canzoni degli 883 ed altre genialate), a quando nel centro storico di Brescia fecero un blitz notturno pubblicando una segnaletica surreale per lanciare messaggi alla città.

Curioso che di questa performance (del 2005) io non abbia trovato alcun testimone che se ne ricordasse. Nemmeno un articolo sul giornale (effettivamente mi è stato confermato dai diretti interessati, via mail da New York, che non ci fu conferenza stampa di presentazione), nemmeno uno che ricordasse “qualcosa di simile” (quindi se qualcuno vuole raccontarmelo mi contatti). Forse a quell’ora i bresciani stavano lavorando e non avevano tempo per le trovate di due artisti pazzi, che nella loro carriera hanno cambiato almeno 15 pseudonimi.

Eva e Franco Mattes sono su Facebook: qui

La caccia, i calendari, la passione

Riporto con piacere un rapido scambio di email con un lettore di Bresciaoggi.it che ha voluto approfondire il tema dei giorni in più in calendario. Approfondisce l’argomento, anche con un po’ di colore che non guasta mai e tanta passione. Il riferimento è al mio pezzo di due giorni fa su Bresciaoggi (che ho riportato anche qui e che fa seguito al dibattito successivo a questo post e alla mia intervista al senatore Franco Orsi).

Il giorno 27 aprile 2010 18.25, Maurizio Balducci ha scritto: Voglio sperare che nessuno la chiami per aver avvistato un nido di vacca su un leccio per poi pubblicarglielo. Non dico che il paragone sia uguale maa il concetto si, e ora le spiego. Se la decade di Febbraio con tutti gli annessi e connesi prenderà vita, sappia che i giorni di caccia, vista la legge 157, sono 6 che spettano ad ogni cacciatore. Perché ogni settimana, togliendo il divieto del Mar e Ven, su 5 giorni rimasti se ne possono usufruire a scelta solo 3. E visto che questo giochino di aumentare le giornate di caccia, (che non sono 9 ma 7 disponibili) da parte di molti giornalisti e politici, per far credere all’opinione pubblica chissà quale vantagio sarà dato ai cacciatori, gli pongo il problemino: lei ha 5 gnocche disponibili per settimana, ne può scelgiere a piacere solo tre, (non faccia il furbo perchè si parla di una al giorno) il martedi e il venerdi si riposano tutte, quante trombate si fa in 7 giorni? Tre e quindi 6 per la decade di febbraio!

Il giorno 27 aprile 2010 21.45, Giovanni Armanini ha scritto:Ho apprezzato troppo (e condiviso) il tono della sua risposta per non replicare alla sua mail (di cui la ringrazio). nel mio pezzo ho cercato solo di fotografare la situazione attuale. lei ha totalmente ragione sul discorso dei giorni in più. in italia dobbiamo fare i conti con degli animalisti idioti che non sanno cos’è l’ambientalismo. le richiamo solo quello che per me è il principio chiave di questo passaggio in parlamento: “Intanto il passaggio della Legge comunitaria permetterà di far passare il principio secondo cui il calendario venatorio non è più esclusiva competenza della politica”. Sarà una vittoria di Pirro, ma da oggi secondo me qualcosa cambia…

Il giorno 28 aprile 2010 11.50, Maurizio Balducci ha scritto:La ringrazio della risposta e non é poco in una società dove il cittadino (specie nei media o meglio, di chi ci lavora) non viene mai ascoltato. Vorrei solo aggiungerle una cosa su quest’articolo 43 che tanto polverone ha alzato, per non parlare che sono 9 anni che qualcuno per interessi personali politici sta sconvolgendo il nostro mondo. Primo non ha portato nessun vantaggio ai cacciatori anzi, perché prolungare la caccia per pochissimi giorni a 4-5 specie appartenenti solo agli anatidi si rischia la chiusura anticipata per 12 specie di animali molto prima del 31 gennaio se all’Europa dobbiamo allinearci. Secondo, non facciamo lo sbaglio di 2 anni fa, dove molti dissero che i verdi o animalisti intransigenti erano stati spazzati via dal Parlamento, perché esistono negli enti locali. Quindi, é vero ciò che dice, che la politica non avrà più l’esclusiva delle competenze sul calendario venatorio, ma quella di Regioni e Province lei come la chiamerebbe? Comunque chiudo e la ringrazio ancora del tempo dedicatomi, aggiungendo solo che sarebbe bastato anni fa prendere la 157/92 e applicarla in toto, cambiare una manciata di articoli, riperimetrare certe aree protette, restituire alla caccia quei piccoli santuari gestiti da certe Ass. Ambientaliste (mal tenute, non d’interesse naturalistico ma dove seguitano a percepire stanziamenti dai cittadini) togliere il porto d’Armi per un tott di anni per chi “delinque” (no depenalizzare le pene) e il gioco era fatto. Calcolando che questo tipo di legge che si vuol cambiare, compreso l’art. 43, non sta bene al 75% dei cacciatori, e glielo dice uno che ne ha giornalmente “sotto Pc” in due liste più di 500 di cacciatori-listaioli.

Brescia e il web 2.0. Eppur si muove: ecco “Calesita”

Ogni tanto qualche segnale “2.0″ anche a Brescia.

L’ultimo in ordine di tempo è quello di Calesita, un’azienda sudamericana commercializzata in Italia dalla Sicos di Castelcovati di cui tempo fa avevo scritto la storia. Una bella vicenda imprenditoriale familiare, con storie di emigrazione e legami che rimangono nel tempo fra parenti di diverse generazioni.

L’idea interessante, tutta da sviluppare, è quella di un blog che anzichè fare comunicazione di prodotto proverà (questo almeno sembra trasparire) a dialogare con i potenziali clienti. Lo si capisce meglio entrando nello specifico: l’azienda fa giocattoli per bambini molto piccoli, l’idea comunicativa (della freelance bresciana Ilaria Dondi) è quella di fare un blog orientato ai genitori puntando a stabilire con loro un contatto comunicativo. I primi post sono stati ad esempio: “Come comportarsi di fronte ai capricci del bambino?” “Essere genitori consapevoli”.

Un piccolo ma significativo segnale, in un tempo in cui ancora l’idea prevalente fra gli imprenditori è quella che si parli della propria azienda il meno possibile, ma che il marchio sia bello grande e in risalto…

Update: intanto mi è stata anche segnalata la buona riuscita del convegno dei gironi scorsi al museo Mille Miglia con una cinquantina di piccoli imprenditori sui modelli organizzativi.

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