
Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la

Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la

La blogosfera bresciana pullula.
La faccenda delle carte di credito della Loggia tiene banco anche sui blog: dal più riflessivo Egidio Papetti secondo cui “Essere indignati e diventare faziosi oggi è un dovere”, al re dei livorosi Murodicani.
Nel frattempo Laura Castelletti si pone una domanda curiosa a proposito del succulento tema “pizzette e kebab in centro” che anche io ho affrontato qui. Se Birbes invece che aprire 6 mesi fa la “succursale” in via Mazzini decidesse di farlo ora… che succederebbe?. Potrebbe farlo? Le dareste l’autorizzazione?
Mentre interessantissimo è lo scambio di opinioni su Via Milano che si sta svolgendo su parlabrescia.it (Francesco Onofri).
Intanto è annunciato un comizio di Beppe Grillo (incredibile come all’improvviso quelli che venivano chiamati spettacoli o monologhi in Italia diventino “comizi”) in città. Il blog di Grillo per chi non lo sapesse è stato votato dai blogger italiani “Blog dell’anno 2008″ e “Blog andato a puttane 2009″ (a dimostrazione delle libertà di pensiero e della velocità di trasmissione delle idee della rete.
Grillo sarà a Brescia venerdi 12 marzo, alle ore 20.45 in piazza Loggia. Vogliamo scommettere quale sarà l’argomento più gettonato?
Ogni tanto beppegrillo.it, il blog votato come “blog andato a puttane” alla blogfest 2009, ha ancora dei sussulti anche condivisibili
A Milano c’è stato il Far West. In via Padova, a due passi da piazzale Loreto, a poche fermate di metropolitana dal centro, sono avvenuti nell’ordine: una rissa tra immigrati, un omicidio, un ferito, decine di auto ribaltate, locali distrutti, un corteo di nordafricani che ha seminato il terrore tra i passanti al grido di “Allah akbar”. La colpa è della sinistra buonista, secondo il centrodestra che governa Milano da 15 anni. Più a sud in Campania, ci sono i Casalesi, la Camorra, l’illegalità diffusa. Un altro Far West con rifiuti tossici, discariche abusive, ecomafie. La colpa è del centrodestra colluso, secondo il centrosinistra che governa la Campania da 15 anni. Tutto si può dire di questi politici, ma non che gli manchi la faccia da culo.
L’uscita di Google Buzz, il nuovo servizio strumento di social network e microblogging, ha destato non poche polemiche sull’utilizzo disinvolto della privacy. Oltre ad altre considerazioni critiche da parte degli utenti di Twitter (uno dei social network che andrebbero integrati).
Su Social Media Today Laurent Francois l’ha definito senza mezzi termini “furto della proprietà sociale”, sottolineando che “In termini di fiducia e di etica, è la cosa peggiore che si possa fare”.
Il direttore di Nova (Il Sole 24 Ore), Luca De Biase, sul suo blog ha tratto la logica conclusione che “chi accetta di partecipare ai social network deve sapere che alle piattaforme non importa molto della privacy, o meglio della libertà di parola e di silenzio degli utenti”. Mettendo Google Buzz sullo stesso piano di Facebook, che qualche settimana fa ha indotto molti utenti a trasformare in informazioni pubbliche quelle che in precedenza erano riservate agli amici. Di fatto lo stesso
Nel frattempo MySpace continua la sua agonia, non capendo che i social network vanno pensati come Luttazzi insegnava ovvero in forma semplificata “per venire incontro alle vostre facoltà mentali”. La piattaforma acquistata dalla NewsCorp di Rupert Murdoch del resto mi sembra rispetto al mondo social quello che erano i siti Internet del freeweb prima del 2001, ovvero prima dei blog. Troppo codice, qualche complicazione, pochissima condivisione e, inevitabilmente, una limitatissima possibilità di integrazione con gli altri sistemi (nulla di più anti-social). In questo senso condivido la tesi di Massimo Mantellini sulla scelta inevitabile di un SN preferito, che lui chiama monotasking sociale. Per dirla con Niklas Luhmann è tempo di ridurre la complessità (e direi anche di andare a dormire).
Oggi il Corriere della sera torna sull’argomento delle news a pagamento (di cui ho scritto ieri e le reazioni alle prese di posizione di Murdoch e dei suoi fratellini con due intere pagine. Una intervista a Francesco Caio che sostanzialmente condivido.
Nelle scorse settimane avevo affrontato il tema anche sul blog di Project group a proposito di prezzo delle notizie e rapporti testata-inserzionisti