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Il giorno in cui la Confindustria bresciana sdoganò i blog

Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la lettera di risposta del presidente dell’Aib, Giancarlo Dallera, al blog di Laura Castelletti. Il leader della Confindustria bresciana risponde nel merito di un dibattito su aziende e ambiente, e esordisce giocando al ribasso: “solamente perché, come si usa dire, vengo tirato per la giacca”.

In realtà il passo compiuto da Dallera è ben più importante. Innanzitutto perchè leggendo il contenuto si nota che tra Dallera e Castelletti si sviluppa un dibattito che ha senso nella sua dimensione pubblica e non certo privata. In secondo luogo perchè rispondendo ad un blog elencando quanto Aib sta facendo in questi anni in tema di ambiente, energia, prevenzione e pianificazione, il presidente di fatto riconosce il blog (o forse la blogger prima che il suo strumento) come interlocutore. Non già un interlocutore privato, come potrebbe essere con un qualsiasi esponente politico interessato alle tematiche, ma come interlocutore pubblico, con il quale intavolare un dialogo in piazza.

Non è un passaggio di poco conto. Fino a ieri questo tipo di dibattiti venivano impostati solo con i media tradizionali: i giornali o le tv, ora Dallera invece riconosce il potenziale divulgativo del blog, evidentemente capisce l’importanza di una audience altra rispetto a quella che solitamente frequenta le pagine di giornali e rispondento alla blogger Castelletti di fatto riconosce la necessità di un dialogo con il suo pubblico. La lettera di risposta diventa una finzione teatrale, perchè Dallera ben sa di essere in contatto con una audience ben più vasta.

A memoria mia è la prima volta che un esponente confindustriale interviene in Italia – nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali – in un dibattito sviluppato dai blog. E’ un passaggio storico, di cui andrà verificata la portata nelle prossime settimane. Intanto da parte della Confindustria un segnale di apertura e, lasciatemelo dire, di trasparenza.

Solo su una cosa trovo di dover eccepire rispetto a quanto esposto dal presidente Aib. Quando Dallera dice:

Gli imprenditori, particolarmente quelli bresciani, sono persone schive e non amano vantarsi di ciò che hanno fatto, preferiscono guardare solo al domani più che al passato.

in realtà il presidente Aib prova – sulla base di una presunta umiltà minimalista – a giustificare uno stile comunicativo che proprio i blog e i nuovi media stanno contribuendo a superare. Non si tratta di essere schivi, o di vantarsi di cose fatte. Le cose che si fanno non sempre portano a risultati positivi ed anche nel mondo delle lobby (come in quello della politica) sono i risultati a contare più delle buone volontà. Oggi la comunicazione pubblica delle associazioni di categoria è fatta sui progetti più che sui risultati, sulle potenzialità più che su ciò che viene concretizzato. Ebbene, chiedere resoconti e risultati non è un voler snaturare nature schive e volutamente low profile, si tratta di soddisfare la necessità di sapere che la strada che si sta percorrendo non si risolve in proclami ecologisti e sterili pressing improduttivi, ma cercare la testimonianza viva di idee che diventano realtà e che ancora sono in grado di influenzare le nostre esistenze. Di questo, se vorrà a sua volta accreditarsi presso la platea dei blogger o dei lettori dei blog, l’associazionismo imprenditoriale, di matrice confindustriale ma non solo, dovrà in futuro sempre più rendersi conto.

I blogger della Leonessa

La blogosfera bresciana pullula.

La faccenda delle carte di credito della Loggia tiene banco anche sui blog: dal più riflessivo Egidio Papetti secondo cui “Essere indignati e diventare faziosi oggi è un dovere”, al re dei livorosi Murodicani.

Nel frattempo Laura Castelletti si pone una domanda curiosa a proposito del succulento tema “pizzette e kebab in centro” che anche io ho affrontato qui. Se Birbes invece che aprire 6 mesi fa la “succursale” in via Mazzini decidesse di farlo ora… che succederebbe?. Potrebbe farlo? Le dareste l’autorizzazione?

Mentre interessantissimo è lo scambio di opinioni su Via Milano che si sta svolgendo su parlabrescia.it (Francesco Onofri).

Intanto è annunciato un comizio di Beppe Grillo (incredibile come all’improvviso quelli che venivano chiamati spettacoli o monologhi in Italia diventino “comizi”) in città. Il blog di Grillo per chi non lo sapesse è stato votato dai blogger italiani “Blog dell’anno 2008″ e “Blog andato a puttane 2009″ (a dimostrazione delle libertà di pensiero e della velocità di trasmissione delle idee della rete.

Grillo sarà a Brescia venerdi 12 marzo, alle ore 20.45 in piazza Loggia. Vogliamo scommettere quale sarà l’argomento più gettonato?

Facce da culo

Ogni tanto beppegrillo.it, il blog votato come “blog andato a puttane” alla blogfest 2009, ha ancora dei sussulti anche condivisibili

A Milano c’è stato il Far West. In via Padova, a due passi da piazzale Loreto, a poche fermate di metropolitana dal centro, sono avvenuti nell’ordine: una rissa tra immigrati, un omicidio, un ferito, decine di auto ribaltate, locali distrutti, un corteo di nordafricani che ha seminato il terrore tra i passanti al grido di “Allah akbar”. La colpa è della sinistra buonista, secondo il centrodestra che governa Milano da 15 anni. Più a sud in Campania, ci sono i Casalesi, la Camorra, l’illegalità diffusa. Un altro Far West con rifiuti tossici, discariche abusive, ecomafie. La colpa è del centrodestra colluso, secondo il centrosinistra che governa la Campania da 15 anni. Tutto si può dire di questi politici, ma non che gli manchi la faccia da culo.

Quando il Social diventò Anti-Social

L’uscita di Google Buzz, il nuovo servizio strumento di social network e microblogging, ha destato non poche polemiche sull’utilizzo disinvolto della privacy. Oltre ad altre considerazioni critiche da parte degli utenti di Twitter (uno dei social network che andrebbero integrati).

Su Social Media Today Laurent Francois l’ha definito senza mezzi termini “furto della proprietà sociale”, sottolineando che “In termini di fiducia e di etica, è la cosa peggiore che si possa fare”.

Il direttore di Nova (Il Sole 24 Ore), Luca De Biase, sul suo blog ha tratto la logica conclusione che “chi accetta di partecipare ai social network deve sapere che alle piattaforme non importa molto della privacy, o meglio della libertà di parola e di silenzio degli utenti”. Mettendo Google Buzz sullo stesso piano di Facebook, che qualche settimana fa ha indotto molti utenti a trasformare in informazioni pubbliche quelle che in precedenza erano riservate agli amici. Di fatto lo stesso

Nel frattempo MySpace continua la sua agonia, non capendo che i social network vanno pensati come Luttazzi insegnava ovvero in forma semplificata “per venire incontro alle vostre facoltà mentali”. La piattaforma acquistata dalla NewsCorp di Rupert Murdoch del resto mi sembra rispetto al mondo social quello che erano i siti Internet del freeweb prima del 2001, ovvero prima dei blog. Troppo codice, qualche complicazione, pochissima condivisione e, inevitabilmente, una limitatissima possibilità di integrazione con gli altri sistemi (nulla di più anti-social). In questo senso condivido la tesi di Massimo Mantellini sulla scelta inevitabile di un SN preferito, che lui chiama monotasking sociale. Per dirla con Niklas Luhmann è tempo di ridurre la complessità (e direi anche di andare a dormire).

Il canto del cigno (2)

Oggi il Corriere della sera torna sull’argomento delle news a pagamento (di cui ho scritto ieri e le reazioni alle prese di posizione di Murdoch e dei suoi fratellini con due intere pagine. Una intervista a Francesco Caio che sostanzialmente condivido.

Nelle scorse settimane avevo affrontato il tema anche sul blog di Project group a proposito di prezzo delle notizie e rapporti testata-inserzionisti

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