#Bundesliga, un modello per il #calcio italiano in crisi

Ieri parlavo della Spagna come di un modello da non imitare e dei campionati centroeuropei come di quelli più virtuosi.

Oggi mi viene in aiuto Calciopress che pubblica un pezzo di approfondimento sulla crescita della Bundesliga.

La Germania infatti, oltre a vantare i migliori bilanci societari del vecchio continente, ha visto più che triplicare i suoi ricavi negli ultimi dieci anni (passati da 577 a 1.715 milioni di euro).

da leggere su Calciopress.net.

Il #calcio iberico vince. Ma non è un modello economico da imitare – #champions #europaleague

I quarti di finale sono un momento interessante per fare un bilancio dell’annata calcistica a livello europeo.

La qualificazione dello Sporting Lisbona in Europa League e l’eliminazione del Lione in Champion’s League sono stati i due passaggi chiave che hanno sancito il sorpasso del Portogallo ai danni della Francia al quinto posto del ranking.

L’eliminazione del Lione stupisce anche perché fino a questo punto stando alle statistiche Opta pubblicate online da whoscored.com si trattava della quinta squadra per rendimento (si veda il rating della tabella sotto) dopo le due corazzate spagnole, il Chelsea e il Bayern.

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Il Portogallo aggiunge un’altra squadra al Benfica (sfiderà il Chelsea nei quarti di Champion’s) e si colloca al terzo posto per squadre qualificate dopo la Spagna con 5 e la Germania con 2. E’ la conferma di una tendenza iniziata lo scorso anno quando con 18.800 di score i lusitani furono i migliori in assoluto della stagione 2010-2011 (ben 3 semifinaliste di Europa League).

Interessante vedere soprattutto l’andamento degli ultimi due anni, con il Portogallo al terzo posto assoluto dopo le grandi scuole d’Europa. E l’Italia miseramente sesta.

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La Spagna si conferma al top con 5 squadre, e con 16 punti è quella che ha raccolto più di tutti quest’anno. Il dubbio nasce se si pensa alla condizione economica dei club (che già ha portato allo sciopero di inizio anno), perché all’entusiasmo del momento potrebbe seguire una disillusione causata da un sistema economicamente non più sostenibile. A partire proprio da Real e Barcellona che sono le osservate speciali numero uno del fair play finanziario.

Si conferma la Germania che con 3 squadre nei quarti conferma la crescita del movimento, ed è oggettivamente candidata a vincere entrambe le manifestazioni europee (il Bayern ha la finale in casa, lo Shalke04 ha tutte le carte in regola in Europa League). E piace anche la crescita dell’Olanda che porta nei quarti l’AZ Alkmaar capolista della Eredivisie. Una squadra che a Udine ha dimostrato tutto il suo valore, soprattutto tattico, visti i 75′ in 10.

A differenza del calcio iberico quello centroeuropeo rappresentato da Germania e Olanda è basato su presupposti assai diversi e la sua sostenibilità economica (bilanci in ordine, pochi investimenti nel mercato, molti nel settore giovanile, alta partecipazione del pubblico non solo agli eventi) nel lungo periodo secondo me sarà determinante nei prossimi anni.

Infine una parola sull’Inghilterra. E’ presto secondo me per parlare di crisi. Di certo non è stata un’annata positiva. Ma è pur vero che se si valutano le prestazioni stagionali in campionato il City e lo United sono 2 delle 5 squadre che sempre stando ai dati Opta sono riuscite a far registrare un rating superiore al 7, mentre nelle prime 8 (considerati i 5 campionati principali) si piazza anche il Tottenham. Il risultato quindi mi sembra più legato ad una serie di concause fortuite e negative (l’altalenante City, lo scivolone dello United, l’eliminazione dell’Arsenal contro un avversario come il Milan contro cui si poteva anche perdere) che ad una reale involuzione o inversione di tendenza.

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Diverso il caso dell’Italia, legata ormai al solo Milan. Le debacle in Europa League sono ormai all’ordine del giorno, e se in Champion’s riusciamo ancora a difenderci coi denti, il livello medio delle nostre squadre continua ad essere inferiore al resto d’Europa. Sono combattuto sulle reali cause, perché non credo che il fattore tecnico-tattico c’entri al 100%. C’è sicuramente una componente motivazionale (rendiamo al massimo solo davanti a motivazioni massime) ed anche culturale (basti vedere il pubblico scarso allo stadio Friuli visto contro l’AZ) che ci porta a non considerare una manifestazione che ci sta mettendo ai margini dell’Europa che conta.

Prove di pace in #Confindustria, l’Aib di #Brescia tra i mediatori

Ci sarebbe anche il presidente dell’Aib di Brescia, Giancarlo Dallera (nella foto), tra i protagonisti della pax politica che Confindustria sta tentando di raggiungere in vista della elezione del nuovo presidente. Dallera è stato indicato nei giorni scorsi da La Stampa come componente del gruppo di sostenitori di Alberto Bombassei composto da Gianfranco Carbonato di Torino, Carlo Mazzoleni di Bergamo, Pietro Ferrari di Modena, Gianni Brugnoli di Varese, Andrea Tomat del Veneto e Gianfelice Rocca.

Questo gruppo chiede che si arrivi, chiunque vinca, a una profonda riforma di Confindustria, basata su una diversa governance più vicina alla base, con pochi autorevoli vicepresidenti e un meccanismo elettorale che eliminando gli attuali bizantinismi accorci la catena fra associati e vertici, con un taglio netto a certi «professionisti dell’associazionismo». A questo punto servirebbe un «pontiere». Potrebbe essere Rocca, stimato e considerato da entrambi gli schieramenti.

da Squinzi-Bombassei, prove di pace per Confindustria- LASTAMPA.it.

Per Brescia – storicamente protagonista delle nomine presidenziali, sin dai tempi in cui in via Cefalonia maturò la candidatura di Luca Cordero di Montezemolo – in gioco c’è una doppia posta in palio. Da una parte la vicenda romana, con ambizioni legate alla vicepresidenza (in questo momento il past president Aldo Bonomi è vice di Emma Marcegaglia con delega al territorio), dall’altra la ricerca di una unità territoriale che guarda anche al rinnovo del vertice bresciano nel 2014, considerando che nessuno dei tre presidenti bresciani di associazioni di settore, ovvero Giuseppe Pasini (Federacciai), Enrico Frigerio (Assofond) e Sandro Bonomi (Anima) ha espresso una posizione allineata alla scelta dell’Aib di schierarsi con Bombassei.

Una novità, questa, che non si è mai verificata nella storia ultracentenaria dell’associazione, a prescindere dal fatto che non è mai esistito alcun vincolo territoriale nel sostegno ad un determinato candidato.

Carmine: se la movida trasforma un quartiere (blog-note) – #Brescia #consigliobs

Il Carmine…

Per anni considerato spina nel fianco di questa bella Brescia di salotti buoni e caffè, oggetto di tentativi di riqualificazione globale e progetti mirati alla sicurezza, al decoro, all’integrazione e all’educazione. Che, di fatto, hanno contribuito a preparare il terreno a un’invasione di coppie, studenti, professionisti e artisti, che qui hanno deciso di vivere, lavorare, o trascorrere epiche serate. È un movimento lento. Un’ondata che sta montando da tempo e che è ora arrivata ad investire in pieno questa zona della città.

da Carmine: se la movida trasforma un quartiere del Giornale di Brescia.

Bello l’articolo odierno di Ilaria Rossi sul GdB che coglie una tendenza del momento in città, ovvero il movimento notturno crescente al Carmine, una delle zone considerate storicamente “degradate” della città.

Il pezzo merita di essere letto per intero perchè dà un quadro fedele di quanto sta accadendo e dei protagonisti di questo fermento.

Io aggiungo qui 3 aspetti che sono per me determinanti per capire questa tendenza:

1. tra i 4.5/5 euro per un pirlo con buffet che si pagano in Arnaldo e i 3/4 euro di altre zone della città la gente fa due conti. E’ un fatto di crisi ma non solo…

2. ogni periodo storico ha le sue tendenze ed anche in piazzale Arnaldo non è più tempo per le sfilate dei macchinoni affittati o acquistati in leasing. Tuttavia quel luogo è rimasto il simbolo di una Brescia opulenta che oggi sta rivedendo i suoi usi e costumi, continua ad attrarre una clientela mediamente molto giovane, ma ha perso appeal in una fascia di età medioalta. Continua ad attrarre soprattutto una clientela extracittadina, da fuori città

3. la politica non è certo estranea a questi fenomeni. Se nel precedente periodo 2007-2008 dominava un certo modello fighetto-edonista che strizzava l’occhio al berlusconismo oggi sulla scorta di una precarietà sociale che si manifesta in molteplici forme è tornata dominante la necessità di creare qualcosa di nuovo per ripensare il futuro su nuove basi. E’ un nuovo modello che non ha leadership politica, e che per sua natura sfugge ad una scelta di campo. Non a caso il Gdb parla di

quartieri di immigrati e artisti, di porte screpolate e murales, di concerti live e gallerie, vecchi palazzi riattati a loft – fra il kebabbaro e il china market – e affittati da giovani con tele e chitarre.

un inciso che coglie il nuovo patto sociale tra la generazione di San Precario e gli immigrati. Spesso umanamente vicini nella sperimentazione dell’esclusione (dall’accesso al mondo del lavoro i primi, dall’accesso a molti diritti di cittadinanza i secondi). Un patto che è pre-politico e di cui non si potrà in futuro non tenere conto.

Considero questa la migliore risposta spontanea ai fatti della gru. Una risposta che non è politica ma sociale e solidale, in ossequio alla migliore tradizione democratica che da sempre caratterizza la convivenza civile in questa città.

Non più tardi di un anno fa impazzava la polemica per le ordinanze antighetto che avevano colpito due zone della città (tra cui San Faustino/Carmine). Era la reazione del leghismo della paura che aveva bisogno di tenere alta la tensione dopo la discesa dei sette immigrati reclusi nel cantiere metro di San Faustino.

Quello che sta succedendo ora dimostra più di ogni altra cosa la distanza abissale tra la lettura sociale di chi ha amministrato la città in questi quattro anni e la vita sociale della generazione in grado di ripensare ed animare la città, qualitativamente e quantitativamente, ovvero la fascia che va dai 25 ai 45 anni di età.

Huntelaar, campione sottovalutato – #calcio #football #soccer

Sostengo da qualche anno che Jan Klas Huntelaar sia un centravanti di livello assoluto, che tuttavia non ha avuto la giusta valorizzazione da parte dei top team (Real e Milan) in cui ha giocato. La tripletta di ieri in Europa League ne conferma le qualità: è il miglior marcatore di sempre in Europa in maglia Shalke 04. Ma non solo. In nazionale olandese si profila un testa a testa con Robin Van Persie. Ma…

in maglia arancione i numeri dell’attaccante prodotto dal vivaio del De Graafschap sono notevoli. 30 gol segnati in 2886 minuti giocati, per una media di una rete ogni 96.2 minuti. Come goleador effettivo, meglio di lui solamente Bep Bakhuys, leggendario attaccante degli anni Trenta

via 50 gol potrebbero non bastare « Guerin Sportivo – Il mondo siamo noi -.

I 7 paradossi economici del #calcio – #soccer #football

Non capiremo mai il calcio e i suoi movimenti se prima non prenderemo atto del fatto che…

1. Il tifoso vuole lo scudetto, la società vuole il piazzamento europeo che garantisca introiti futuri

2. Il tifoso spera che l’altra squadra della città retroceda. La società ha tutto l’interesse a sfruttare il mercato dei derby

3. Il tifoso vuole legarsi a un campione. La società ha bisogno di valorizzare un campione per venderlo

4. Al tifoso interessa l’appuntamento ciclico con la squadra amata. La società ha bisogno di eventi unici da enfatizzare

5. Il tifoso ragiona in termini di risultati sul campo. La società in termini di equilibrio economico necessario

6. Per il tifoso il valore del calciatore è legato alle sue prestazioni. La società guarda al mix valore di bilancio – mediatico – mercato del giocatore (per questo tanti bidoni fanno carriera)

7. Il tifoso valuta un nuovo acquisto sulla base del suo valore tecnico. L’allenatore sulla base del suo valore tattico. La società in base ad equilibri di mercato indipendenti dalla sua volontà

#Twitter non ucciderà il #giornalismo, ma l’#Auditel stia in guardia

Sono convinto da tempo che twitter, lungi dall’essere considerato una fonte primaria, sia una risorsa e non un limite per il giornalismo. E che peraltro configurandosi come “agenzia di citizen journalism” porti in sé una carica creativa solo marginalmente pericolosa per il giornalismo. Lo dice bene oggi Giuseppe Granieri nel suo blog.

Twitter sta diventando trasversale a tutti i settori dell’industria culturale… [cut]c’è molto da riflettere su come si può utilizzare l’«ascolto sociale» per capire come funziona davvero la televisione. Soprattutto in una modernità che ha invecchiato di colpo l’Auditel, già sistema discutibile prima.

via Il crocevia di tutti i media, dal blog di Giuseppe Granieri

Esultiamo con Pertini (video) – #Italia #openparlamento #politica #socialist

Il 24 febbraio 1990 se ne andava il Sandro Pertini un grande presidente, un grande italiano, un grande socialista. Voglio ricordarlo così, mentre risponde a braccia alzate dalla tribuna del Bernabeu al mitico urlo di Tardelli e un altro mio idolo, Nando Martellini, commentava a nome di tutti gli italiani con una frase che appartiene ad uno stile ormai perso, come solo i grandi telecronisti sapevano fare: “Esultiamo con Pertini”.

Una frase semplice, entusiastica senza esagerazione, sintetica senza sensazionalismi, carica di significato nella sua lineare semplicità. Come solo i grandi narratori del calcio sapevano fare, rispettosi del rito collettivo, delle immagini già per loro natura esaustive, del loro ruolo di narratori, protagonisti senza protagonismi.

Lo stile di Martellini in quella frase fu lo stile che contraddistinse la vita di Sandro Pertini. Il presidente degli italiani.

In questo video un documento davvero bello testimone dell’amore reciproco tra Pertini e l’Italia.

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