Category Archives: politica

Lampedusa e i gesti flebili


Del lutto nazionale e del minuto di silenzio per la strage di Lampedusa mi è rimasta solo la triste sensazione che il gesto sia stato flebile. Troppo.

Mi sono tornate alla mente le parole di Sergio Moroni, prima del suicidio, quando scrisse al presidente della Camera Napolitano: “Quando la parola è flebile non rimane che il gesto”.

I due fatti sono del tutto scollegati dal punto di vista della cronaca. Ma assai vicini se ci interroghiamo sul senso dell’agire politico e sui suoi significati. Perché è assai vero che per essere risolutiva la politica si affida alle parole e quando non sufficienti ai gesti.

Mi chiedo cosa rimanga quando anche il gesto diventa del tutto ininfluente.

Superare la retorica è un primo passo. E tornare alla politica – intesa come capacità di analisi e quindi di azione che indirizza soluzioni efficaci – è l’inevitabile esito.

Oggi ci si divide tra chi specula sui morti e chi, conscio della propria incapacità di andare oltre i gesti flebili, svuotati di contenuto dalla retorica di questi anni, si ferma ad essi.

Odio la sociologia basata sui fatti di cronaca, le analisi estemporanee che generalizzano un fatto a fini politici. Ma peggiore è la politica emergenziale fatta dei proclami del giorno dopo: ipocrita oltre che inconcludente.

La partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa aumenta la coesione sociale

Se fossimo un paese normale l’appeal di candidature come quella di Matteo Renzi verrebbe misurato sulle distanze da proposte come quella del “disegno di legge per una delega al Governo rivolta alla definizione di forme di coinvolgimento dei lavoratori” di cui parla oggi il blog amici di Marco Biagi.

Soccorso rosso. Da “Il furbo e i fessi”

il M5S, chiamandosi fuori, rimette al centro della scena politica Berlusconi, che Grillo non a caso cita come assurdità dei tempi che corrono. Questa è politica, da fessi quanto si vuole, ma è così. E il fatto che i deputati e i senatori del M5S se ne siano accorti e si interroghino sulle conseguenze è un bene, ma non per me, per il Paese.

viaIl furbo e i fessi | [ciwati].

Epifani, una scelta conservatrice #occupypd

Risulta dall’analisi dei dati elettorali che la sola categoria di elettori nella quale il partito di Bersani ha preso più voti degli altri partiti maggiori è quella dei pensionati. Anche la Cgil è la confederazione sindacale che ha più pensionati tra i suoi tesserati. Forse, però, questo sarebbe stato un buon motivo per non scegliere come nuovo segretario del PD proprio l’ex-segretario della Cgil, in pensione lui stesso.

via Pietro Ichino |  IL PD, GUGLIELMO EPIFANI E I PENSIONATI.

E se ora la #Lega facesse come la Dc? – #politica #amiainsaputa

Umberto Bossi

Leggo troppo entusiasmo intorno alle dimissioni di Bossi. Ammesso e non concesso che ci sia qualcosa che è arrivato al capolinea questo è il bossismo, non ancora il leghismo tout court.

Il rischio maggiore? Che ora gli esperti del marketing politico si mettano alla rincorsa di eventuali voti in fuga provando ad occupare i territori elettorali in cerca d’autore sensibili ai temi intrecciati dalle parole: “ordine, sicurezza, immigrati”. Proponendo magari una versione riveduta e corretta del celodurismo.

Il rischio vero? Quando morì la Dc ci fu la diaspora Dc in tutto l’arco parlamentare, ora la stessa cosa potrebbe succedere con la Lega, che peraltro dalla Fiom all’estremismo di destra, come noto, ha sempre raccolto consensi trasversali.

La #Svizzera che approva le #adozioni #gay mentre in #Italia si discriminano i #single

Il Consiglio della Federazione Svizzera ha approvato il progetto di legge che permetterà alle coppie omosessuali, unitesi nel paese grazie alle “unioni civili”, di accedere al diritto di adozione.

In Italia nel frattempo si è scatenato un dibattito a suon di banalità ad uso e consumo dei politicanti. Polemica quantomeno fuoriluogo e lontana anni luce dai primi eventuali passi che andrebbero fatti. Basti pensare che il nostro paese discrimina pure i single.

Da Brescia alla Svizzera ci sono circa 3 ore di strada.

Curioso come le distanze geografiche e sociali possano improvvisamente moltiplicarsi.

Mumbai bye – #india #viaggi

Se Rio de Janeiro, che ho visto per la prima volta a fine maggio, è la città delle contraddizioni, Mumbai (la vecchia Bombay) è LA contraddizione.

Non riusciremo a capirci se non ridurremo la lingua a sette parole, diceva il vecchio Gibran, saggio libanese navigatore. Lo capisci quando l’uomo viene messo di fronte alla sua umanimalità. Come nelle strade di Mumbai, dove puoi essere comunista o capitalista, comunitario, libertario o identitario, agnostico o religioso, razzista e pure fascista e convinto della tua superiorità, dove puoi essere solo te stesso e tutto è possibile. Dove sei di fronte al nulla, nudo, ed alla sua crudezza, affamata. Dove l’individualità mitizza l’individualità calpestata.

Nulla è più disarmante del tutto è possibile. Distruttivo e rivoluzionario nel punto in cui il destino si incrocia con il libero arbitrio e l’opportunità con il niente.

Ti viene da ribellarti dicendo no, non siamo frutto della stessa umanità.
Sei libertario e ti aggrappi agli spiragli di un sistema che non c’è.
Sei capitalista e assaggi la contraddizione della pancia gonfia che ti limita i movimenti.
Sei umanitario e ti volti per riscoprire la tua essenza isolandoti dal resto, un razzista in preda ai tuoi pensieri di diversità.
Vorresti essere comunista per rifugiarti in un diritto di nascita, e già ti senti mancare lo spazio all’orizzonte.
E cos’altro di insensato puoi essere quando ti trovi di fronte la tua umanimalità che ha mani e piedi diversi dai tuoi?

Cosa dire di una città del caos dove anche essere il nulla è lecito. Dove i bambini rovistano pane tra i rifiuti. Piccoli imprenditori affamati della loro crescita rachitica. Dove nessuno ha colpa perchè vivere non è colpa e morire solo un effetto indotto dal risveglio.

Dove nessuno si rialza se nessuno tende una mano e nessuno resta in piedi se tutti restano somma, ma non prodotto, dei loro desideri.

Il cambiamento si può solo governare. Il riscatto è la moneta del prigioniero.

E’ sporca la città, tutto cercherà
Di condurre sino a te e io no.

(Manuel Agnelli)


(nel video le immagini del flash mob di domenica alla stazione di Mumbai)

Vedi amore, i viaggi con te
giocano ad inseguire orizzonti,
intrappolano emozioni senza parole:
lì nascono e dentro noi, morendo, vivono.

Vedi amore, i viaggi senza te
perchè solo abbiano un senso
che non sia la mia solitudine
sono aliti da regalare al mondo.

I viaggi con te
sono istantanee morenti
che di sangue, solo, vivono. (g.a.)

5 idee da 2 miliardi di euro sul taglio dei costi della politica – #finecorsa #rimontiamo #oramonti @openparlamento

Tutti speriamo che questo Parlamento nell’anno che separa i lavori in aula dalle urne si concentri nell’unica riforma in grado di dimostrare responsabilità e serietà e ridare parzialmente, ma in maniera diretta, fiducia nei politici: il taglio dei costi della politica.

(Volendo essere maligno aggiungo: per molti di loro si tratterebbe anche di una riforma sostanzialmente a costo zero sul piano personale visto che l’auspicio è che la prossima legislatura porti anche ad un ampio rinnovamento dell’attuale compagine).

Per entrare nel merito, sono giunto ad alcune convinzioni dopo aver curato nel mese di agosto su Bresciaoggi un’inchiesta (in chiave locale, ma non solo) sui costi della politica, in 5 capitoli: parlamento, regione, provincia, comuni, vitalizi dei parlamentari. Dopo l’inchiesta posso delineare

5 PERCORSI CONCRETI PER TAGLIARE
DI 2 MILIARDI ALL’ANNO
I COSTI DELLA POLITICA.

1. PARLAMENTO: MONOCAMERALISMO,
RISPARMIO DI UN MILIARDO DI EURO

Con l’abolizione del Senato si risponderebbe a una delle critiche più comuni: il nostro bicameralismo si basa su due camere con funzioni identiche, ovvero sul sostanziale fallimento dell’idea dei costituenti di Senato come camera delle regioni.

Sul numero dei parlamentari il problema non è il numero assoluto ma il significato della rappresentanza. Più che stabilire se avere una camera da 630 o da 500 deputati quel che conta è che ogni seggio abbia un forte valore territoriale e che la distribuzione dei seggi sia valutata in base a tre parametri: estensione geografica, prodotto interno lordo e numero di abitanti del collegio elettorale.

Sugli stipendi dei parlamentari il miglior parametro è quello suggerito da lavoce.info (e da me scovato su Linkiesta), ovvero parametrare gli stipendi dei parlamentari in base al livello di benessere del paese, ovvero al Pil pro capite.

Il grafico qui sopra mostra chiaramente come in tutti i paesi europei ci sia una sostanziale proporzionalità diretta tra stipendi dei parlamentari e benessere dei cittadini. Infatti, al di là dei discostamenti, si può seguire una linea crescente che ha una sola eccezione: l’Italia.

I nostri parlamentari ci fanno vivere come Grecia, Slovenia e Cipro, ma pagano se stessi più di Olanda e Austria (prendono quasi il 30% in più dei loro colleghi austriaci che sono i meglio pagati ma anche il secondo Paese per Pil pro capite d’Europa!!!).

- Concretamente adottare questo parametro significa decurtare lo stipendio annuo da 150 mila euro a 50 mila euro l’anno (all’incirca il 66%). Ovviamente il parametro dovrebbe essere adottato anche per tutte le spese parlamentari connesse. Considerando che camera e senato costano ogni anno 1 miliardo e 600 milioni di euro in termini di spese correnti (per la precisione 1.638.473.981 euro secondo i dati di bilancio pubblicati dalle due camere, un miliardo la sola Camera dei deputati) si deduce che il passaggio al monocameralismo ci porterebbe (milione più milione meno…) a risparmiare UN MILIARDO di euro.

2. COSTI DEI CONSIGLI REGIONALI DIMEZZATI.

Il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali può essere fatto in maniera identica a quelli dei parlamentari e parametrato su dati europei.

Qui il quadro è più variegato, ma con approssimazione possiamo prendere il caso della Lombardia, dove ogni consigliere prende sui 10.800 euro netti al mese (con diverse voci variabili in gioco). Per semplificare paragoniamo la regione più ricca d’Italia alla media delle regioni tedesche, da sempre considerate un modello di efficienza, che si attesta intorno ai 4.500 (con differenziazioni notevoli da regione a regione in ossequio alla totale indipendenza finanziaria). Siamo ad un rapporto 2:1. Il funzionamento del consiglio regionale costa 73,050 milioni (stando al bilancio annuale pubblico dell’organismo). Il dimezzamento è quindi sostanzialmente possibile e porterebbe a un ulteriore risparmio di almeno 35 milioni nella sola Lombardia, che tuttavia è la più ricca. Moltiplicato per venti e parametrato ai vari casi porterebbe non meno di 400 milioni di euro di risparmi.

Nota a margine: il consiglio regionale lombardo ha iniziato da quest’anno a risparmiare. ma i primi tagli li pagheranno i precari e i dipendenti, non i politici!!

3. ABOLIZIONE DEI CONSIGLI PROVINCIALI, NON DELLE PROVINCE

Il consiglio provinciale di Brescia nell’ultimo anno è costato 456 mila euro lordi che diviso per 12 mesi e 35 consiglieri dà una indennità media netta per consigliere provinciale da 1.086 euro lordi al mese, ovvero 706 euro netti. Briciole. Significa arrivare al massimo a una 50 milioni a livello nazionale. Che tuttavia sono rinunciabilissimi.

Un recente studio di Luigi Olivieri (collaboratore della società dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e del Centro Studi e Ricerche sulle Autonomie Locali di Savona) ripreso online da lavoce.info, mostra però come il taglio delle Province potrebbe generare un risparmio nominale di 2 miliardi di euro (su 12 totali spesi ogni anno). Ma si tratterebbe di costi amministrativi (non politici!!) che verrebbero traslati poi sulle Regioni. L’effetto sarebbe quello di spostare sostanzialmente da una contabilità all’altra con il rischio di un aumento dei costi.

Se tuttavia si adottasse una legge elettorale in grado di ricalcare quella per il parlamento (come descritto sopra) si potrebbe introdurre una rappresentanza territoriale nel consiglio regionale, ed in questo modo si avrebbero consiglieri regionali funzionalmente legati al territorio.

4. DIFESA DEI COMUNI,
NUOVE ENTITA’ POLITICO-TERRITORIALI
DA ALMENO 15 MILA ABITANTI:
MEZZO MILIARDO DI RISPARMI ALL’ANNO

Il problema, come nel caso delle Province, non è quello di tagliare costi amministrativi ma POLITICI e di rappresentanza.

Uno studio dell’Osservatorio degli enti locali ha stimato in 1,661 miliardi di euro i costi della politica nei Comuni.

Il dato comprende gettone del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali, compenso del revisore dei conti, assicurazioni per amministratori, spese per le ricorrenze istituzionali, gemellaggi, associazione (Acb e Anci in primis), spese di rappresentanza, rimborsi agli amministratori, personale di segreteria se assegnato agli amministratori, auto blu, altri acquisti di beni per organi istituzionali e prestazioni di servizi per organi istituzionali.

Cosa dice questo studio?

Innanzitutto che il mantenimento dei consigli comunali nei comuni più piccoli (con meno di mille abitanti) ai singoli cittadini costa più del doppio rispetto alle altre realtà: 64 euro all’anno contro i 27 di media nazionale.

Alla luce di questo dato si capisce che l’esigenza per i piccoli comuni non è tanto quella di avere un consiglio comunale quanto un rappresentante che porti le istanze della sua piccola realtà in un organismo più grande.

Questo anche perchè – come sa chiunque abbia una infarinatura di economia – ragionando su risorse economiche più numerose è possibile razionalizzare meglio le spese. Ovvero garantire migliori servizi a minor costo. E del resto il fenomeno degli ultimi venti anni sono i consorzi servizi in grado (si spera) di gestire in maniera più efficace ed efficiente risorse maggiori.

Il tema quindi è quello di una legge elettorale comunale che anche qui garantisca rappresentanza diretta alle comunità locali nei consigli comunali.

Supponiamo l’aggregazione tra un comune A di 13 mila abitanti, un comune B di 3 mila abitanti un comune C da 2 mila abitanti e due mini-comuni da 500 abitanti l’una. Se l’organo conservato fosse quello del Comune maggiore precedentemente esistente si dovrebbero eleggere 20 consiglieri, grosso modo un consigliere ogni mille abitanti.

Quale risparmio genererebbe?
Sostanzialmente cancellare tutte le spese per organi istituzionali di comuni sotto i 15 mila abitanti sempre stando alla tabella dell’Osservatorio enti locali si arriverebbe a circa 460 milioni annui risparmiati

5. VITALIZI DEGLI EX PARLAMENTARI

Ogni anno la spesa nazionale è di 200 milioni di euro: quasi 62 pagati da palazzo Madama, gli altri 138 da Montecitorio. (A Brescia sono 28 i beneficiari).

Anche qui non esiste uno studio puntuale, ma faccio un ragionamento di equità più che puramente matematico. Il vitalizio dovrebbe essere corrisposto solo al compimento del 65esimo anno di età (o 67esimo in caso di riforma delle pensioni in questo senso). e valutato comunque su base contributiva (ovvero in base a quanto realmente versato, non in base allo stipendio percepito) e non retributiva, come attualmente avviene, andandosi a cumulare con tutti gli altri contributi versati.

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