Category Archives: marketing

Il futuro alle spalle (3). Nonni insospettabili

La demografia del web è un aspetto importante se si vogliono capire le strategie digitali da mettere in atto a tutti i livelli.

Su Twitter, ad esempio, la fascia d’età a maggior crescita è quella tra i 55 e i 64 anni.

In molti stanno riflettendo sul fatto che è una strategia utile pensare che le persone anziane e meno alfabetizzate siano disponibili a sostenere la carta a tutti i costi.

I dati sono avvalorati (per qualcuno, soprendentemente) se si guarda al più immediato fenomeno di business del web: l’e-commerce. Basta leggere i numeri dello studio elaborato dall’Osservatorio sull’e-commerce Ipsos-Webloyalty, condotto su 1500 consumatori online nel nostro Paese.

Vediamo ad esempio fasce d’età che più ricorrono all’e-commerce, effettuando un elevato numero di acquisti. Se, come è lecito attendersi, i più attivi sono nella fascia 25 – 34 anni (80,1% di grossi acquirenti), seguiti a brevissima distanza dai giovani tra i 18 e i 24 (79,6% nella stessa categoria), bisogna sottolineare come ben il 68,4% degli ultrasessantacinquenni sia annoverabile tra gli “heavy buyer”, superando i 55-65enni (68,4%), posizionandosi in tal modo immediatamente alle spalle della fascia 45-54 anni (73,4%) e non lontano da quella 35-44 anni (in cui il 76,6% è composto da “grossi acquirenti”).

Stiamo insomma entrando nell’era del nonno multimediale.

Forse, insospettabilmente, prima di rendercene conto.

Un vitaminico Pane web e salame – #pwes #Brescia

Il “Pane web e salame” organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all’evento (clicca qui per il pdf):

Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall’ufficio – più di 100 persone nei momenti di punta – segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell’establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).

Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:

La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post

Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso – a proposito di chi predica e razzola – mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all’interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre – oltre che legittimo – gratificante, anche se davanti non c’è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana

Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po’ meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l’approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione – espressa nel mio intervento – della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

La comunicazione politica ai tempi dei #socialnetwork

Io credo che uno dei problemi che avrà la politica andando avanti è che ogni dichiarazione avrà sempre più delle reazioni in tempo reale da parte della gente. Ed anche il populismo gratuito avrà una contromisura d’opinione. Oggi ne ho avuta la prova sul tema dello stadio Rigamonti di Brescia.

I #consorzi di tutela il #territorio e la #politica – #Brescia #Franciacorta #B2B #B2C

Mi inserisco in un discorso aperto da Giovanni Arcari sul suo blog Terra uomo cielo.

Giovanni parla del futuro dei Consorzi di tutela e afferma:

Certo non possono diventare enti turistici, i Consorzi, però dovrebbero cominciare a dialogare con le istituzioni, facendo sentire il proprio peso politico per tutelare un territorio che qualcuno -meno agricolo- dovrà promuovere anche con il loro fondamentale contributo.
TerraUomoCielo

Lo spunto è interessante e mi ha fatto venire in mente una lampadina che mi si è accesa leggendo recentemente un post a proposito del Great British Beer Festival.

il festival della birra più interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.
PintaPerfetta – Luoghi, viaggi e persone legate alla birra.

Ho fatto uno più uno. Ciò che manca oggi ai Consorzi sono i “membri iscritti”. I consumatori. Troppo spesso in Italia quando si fa del B2B si dimentica che alla fine di ogni processo di mercato sta… il mercato, ovvero i consumatori, non le aziende. C’è la supponenza di pensare che si faccia sempre un prodotto perfetto a prescindere dalla domanda. Lo dico in generale, non solo riferito al mondo del vino. Lo stesso potrebbe essere ad esempio se le aziende dell’acciaio, o energetiche, o manifatturiere ad impatto ambientale, in generale, pensassero di più alla gente cercando un dialogo costruttivo non solo quando un comitato di integralisti verdi scende in piazza.

Un consumatore non avrà mai la cultura e la competenza di un produttore, ma la sua presenza è funzionale e, dico io, indispensabile, se si vuole pesare l’interesse. Perchè la produzione di un qualsiasi prodotto è nulla, anche in presenza dei migliori propositi ambientali, se non ha un mercato.

In Italia manca la mentalità del B2C a prescindere. Potrei fare un esempio calcistico. Ho lavorato per due anni in una azienda di statistica sportiva che vende contenuti ad aziende. Il principale competitor è inglese. Il modello di business è nettamente B2B, la differenza è una: mentre gli italiani pensano a come vendere (ai media principalmente, ma anche ai club calcistici) gli inglesi pensano anche a come far diventare appetibili e diffusi i contenuti tra i consumatori (i tifosi, principalmente) in modo da facilitarsi il compito nel momento in cui si presenteranno dall’azienda cliente a vendere un nuovo supporto statistico.

E’ una differenza sostanziale. Il miglior B2B non perde d’occhio il mercato, prova a favorire comportamenti indotti, scavalca l’azienda cliente per convincerla con la forza dei fatti che esiste una domanda di quel prodotto. Crea la domanda di quel prodotto. Che poi magari ha bisogno di un ulteriore passaggio (ad esempio, dal supporto informativo al media della comunicazione) per arrivare al consumatore-cliente-tifoso (ed uso quest’ultimo termine proprio perchè ogni consumatore fidelizzato in fondo è un po’ tifoso…). Ma proprio in questo passaggio necessario che rende il rapporto con il consumatore “mediato” sta la forza dell’azienda cliente.

Questo accade anche quando l’interlocutore è la politica. Potremmo chiamarlo B2P (business to politics, ovvero creare le condizioni per scelte politiche che siano funzionali al business). Ma se il B2P rimane fine a se stesso diventa una cancrena clientelare. Se invece ci si pone nei confronti della politica come portatori di interessi di un numero più o meno alto di cittadini (che per il politico sono sempre e comunque voti potenziali) il paradigma cambia. Radicalmente. Perchè è l’interesse strutturato e veicolato verso la politica a prendere il sopravvento.

L’idea? Semplicissima. Aprire i Consorzi – o altre entità associative, il problema non sta nel nome e nemmeno nel cambiare ciò che già esiste – (a quale livello lo si vedrà e discuterà) ai portatori d’interesse finale. I consumatori.

#ikea e i #gay … il nuovo manifesto ha qualche connessione?

nel cartellone che offre l’hot dog di manzo a soli 50 centesimi di dollaro, è stato reso chiaro (e scritto anche molto grande) che l’immagine non è a dimensione reale. Che peccato! Visto che il cartellone misura ad occhio e croce 5 metri.
via Ninja Marketing.

alzi la mano chi non ha pensato che si sia trattato di una specifica messa apposta per “tranquillizzare” le famiglie target dell’ultimo cartellone che non piacciono a quel buontempone di Giovanardi.

Camunia lovers

TerraUomoCielo, il blog di Giovanni Arcari, racconta una bella storia made in Vallecamonica

una linea di abbigliamento per un target giovane, dove al posto delle tavole da surf e delle onde di Tarifa appaiono snowbord e “pagher” del Parco dell’Adamello. Disegnato il logo, scelto il nome, registrato il marchio. E si fa sul serio. L’ispirazione diventa un’idea, che si tramuta in disegno che viene poi riportato a pc; si crea il telaio, si stampano i capi, si piegano e s’imbustano, tutto in Valle Camonica.
TerraUomoCielo.

I negozi Prestorik sono a Breno e a Boario Terme, ma c’è anche l’e-commerce al sito http://www.prestorik.com E vi consiglio di tenere d’occhio anche il profilo fb , con tutte le immagini e le novità https://www.facebook.com/prestorik

“Apparato” iPhone4

“Per l’ottimizzazione delle attività istituzionali anche attraverso una migliore sincronizzazione dei dati è stata rappresentata l’esigenza di fornire al sindaco un apparato iPhone 4. La curiosa definizione di “apparato iPhone4″ è stata partorita dall’ufficio di gabinetto del sindaco di Palermo, Diego Cammarata (e ripresa da Repubblica).

Al di là delle valutazioni politiche o amminstrative che si possono fare attorno alla vicenda ciò che mi fa più sorridere è il linguaggio. In quell’”apparato iPhone4″ sembra nascondersi il tipico arrampicarsi sui vetri dello studente chiamato alla lavagna che non sa la lezione ed allora prova ad avvalorare la sua non preparazione con parole che possano suonare altisonanti, visto che i contenuti giocoforza rischiano di smascherarlo. Fuor di metafora: chiamarlo “apparato iPhone4″ è il miglior modo per far capire che non si sa di cosa si sta parlando, tentando l’arrampicata verbale per giustificare qualcosa che si percepisce come non proprio correttissima (autonota: tenere indietro questo post per il prossimo seminario su comunicazione e rapporti con i media tradizionali).

Ora, io lo so che forse Palermo ha qualche problemino più stringente, tuttavia un corso di comunicazione aziendale, fossi in loro, non me lo farei mancare.

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell’infanzia c’era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e “farla pagare” nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell’episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l’operazione “Fuori dal forno”. Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo “Mi piace” sul prodotto.

Si parte da un’offerta lancio di 10 euro, ed ogni “mi piace” su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click…

L’offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l’idea non può che attirare l’attenzione…

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