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5 idee da 2 miliardi di euro sul taglio dei costi della politica – #finecorsa #rimontiamo #oramonti @openparlamento

Tutti speriamo che questo Parlamento nell’anno che separa i lavori in aula dalle urne si concentri nell’unica riforma in grado di dimostrare responsabilità e serietà e ridare parzialmente, ma in maniera diretta, fiducia nei politici: il taglio dei costi della politica.

(Volendo essere maligno aggiungo: per molti di loro si tratterebbe anche di una riforma sostanzialmente a costo zero sul piano personale visto che l’auspicio è che la prossima legislatura porti anche ad un ampio rinnovamento dell’attuale compagine).

Per entrare nel merito, sono giunto ad alcune convinzioni dopo aver curato nel mese di agosto su Bresciaoggi un’inchiesta (in chiave locale, ma non solo) sui costi della politica, in 5 capitoli: parlamento, regione, provincia, comuni, vitalizi dei parlamentari. Dopo l’inchiesta posso delineare

5 PERCORSI CONCRETI PER TAGLIARE
DI 2 MILIARDI ALL’ANNO
I COSTI DELLA POLITICA.

1. PARLAMENTO: MONOCAMERALISMO,
RISPARMIO DI UN MILIARDO DI EURO

Con l’abolizione del Senato si risponderebbe a una delle critiche più comuni: il nostro bicameralismo si basa su due camere con funzioni identiche, ovvero sul sostanziale fallimento dell’idea dei costituenti di Senato come camera delle regioni.

Sul numero dei parlamentari il problema non è il numero assoluto ma il significato della rappresentanza. Più che stabilire se avere una camera da 630 o da 500 deputati quel che conta è che ogni seggio abbia un forte valore territoriale e che la distribuzione dei seggi sia valutata in base a tre parametri: estensione geografica, prodotto interno lordo e numero di abitanti del collegio elettorale.

Sugli stipendi dei parlamentari il miglior parametro è quello suggerito da lavoce.info (e da me scovato su Linkiesta), ovvero parametrare gli stipendi dei parlamentari in base al livello di benessere del paese, ovvero al Pil pro capite.

Il grafico qui sopra mostra chiaramente come in tutti i paesi europei ci sia una sostanziale proporzionalità diretta tra stipendi dei parlamentari e benessere dei cittadini. Infatti, al di là dei discostamenti, si può seguire una linea crescente che ha una sola eccezione: l’Italia.

I nostri parlamentari ci fanno vivere come Grecia, Slovenia e Cipro, ma pagano se stessi più di Olanda e Austria (prendono quasi il 30% in più dei loro colleghi austriaci che sono i meglio pagati ma anche il secondo Paese per Pil pro capite d’Europa!!!).

- Concretamente adottare questo parametro significa decurtare lo stipendio annuo da 150 mila euro a 50 mila euro l’anno (all’incirca il 66%). Ovviamente il parametro dovrebbe essere adottato anche per tutte le spese parlamentari connesse. Considerando che camera e senato costano ogni anno 1 miliardo e 600 milioni di euro in termini di spese correnti (per la precisione 1.638.473.981 euro secondo i dati di bilancio pubblicati dalle due camere, un miliardo la sola Camera dei deputati) si deduce che il passaggio al monocameralismo ci porterebbe (milione più milione meno…) a risparmiare UN MILIARDO di euro.

2. COSTI DEI CONSIGLI REGIONALI DIMEZZATI.

Il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali può essere fatto in maniera identica a quelli dei parlamentari e parametrato su dati europei.

Qui il quadro è più variegato, ma con approssimazione possiamo prendere il caso della Lombardia, dove ogni consigliere prende sui 10.800 euro netti al mese (con diverse voci variabili in gioco). Per semplificare paragoniamo la regione più ricca d’Italia alla media delle regioni tedesche, da sempre considerate un modello di efficienza, che si attesta intorno ai 4.500 (con differenziazioni notevoli da regione a regione in ossequio alla totale indipendenza finanziaria). Siamo ad un rapporto 2:1. Il funzionamento del consiglio regionale costa 73,050 milioni (stando al bilancio annuale pubblico dell’organismo). Il dimezzamento è quindi sostanzialmente possibile e porterebbe a un ulteriore risparmio di almeno 35 milioni nella sola Lombardia, che tuttavia è la più ricca. Moltiplicato per venti e parametrato ai vari casi porterebbe non meno di 400 milioni di euro di risparmi.

Nota a margine: il consiglio regionale lombardo ha iniziato da quest’anno a risparmiare. ma i primi tagli li pagheranno i precari e i dipendenti, non i politici!!

3. ABOLIZIONE DEI CONSIGLI PROVINCIALI, NON DELLE PROVINCE

Il consiglio provinciale di Brescia nell’ultimo anno è costato 456 mila euro lordi che diviso per 12 mesi e 35 consiglieri dà una indennità media netta per consigliere provinciale da 1.086 euro lordi al mese, ovvero 706 euro netti. Briciole. Significa arrivare al massimo a una 50 milioni a livello nazionale. Che tuttavia sono rinunciabilissimi.

Un recente studio di Luigi Olivieri (collaboratore della società dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e del Centro Studi e Ricerche sulle Autonomie Locali di Savona) ripreso online da lavoce.info, mostra però come il taglio delle Province potrebbe generare un risparmio nominale di 2 miliardi di euro (su 12 totali spesi ogni anno). Ma si tratterebbe di costi amministrativi (non politici!!) che verrebbero traslati poi sulle Regioni. L’effetto sarebbe quello di spostare sostanzialmente da una contabilità all’altra con il rischio di un aumento dei costi.

Se tuttavia si adottasse una legge elettorale in grado di ricalcare quella per il parlamento (come descritto sopra) si potrebbe introdurre una rappresentanza territoriale nel consiglio regionale, ed in questo modo si avrebbero consiglieri regionali funzionalmente legati al territorio.

4. DIFESA DEI COMUNI,
NUOVE ENTITA’ POLITICO-TERRITORIALI
DA ALMENO 15 MILA ABITANTI:
MEZZO MILIARDO DI RISPARMI ALL’ANNO

Il problema, come nel caso delle Province, non è quello di tagliare costi amministrativi ma POLITICI e di rappresentanza.

Uno studio dell’Osservatorio degli enti locali ha stimato in 1,661 miliardi di euro i costi della politica nei Comuni.

Il dato comprende gettone del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali, compenso del revisore dei conti, assicurazioni per amministratori, spese per le ricorrenze istituzionali, gemellaggi, associazione (Acb e Anci in primis), spese di rappresentanza, rimborsi agli amministratori, personale di segreteria se assegnato agli amministratori, auto blu, altri acquisti di beni per organi istituzionali e prestazioni di servizi per organi istituzionali.

Cosa dice questo studio?

Innanzitutto che il mantenimento dei consigli comunali nei comuni più piccoli (con meno di mille abitanti) ai singoli cittadini costa più del doppio rispetto alle altre realtà: 64 euro all’anno contro i 27 di media nazionale.

Alla luce di questo dato si capisce che l’esigenza per i piccoli comuni non è tanto quella di avere un consiglio comunale quanto un rappresentante che porti le istanze della sua piccola realtà in un organismo più grande.

Questo anche perchè – come sa chiunque abbia una infarinatura di economia – ragionando su risorse economiche più numerose è possibile razionalizzare meglio le spese. Ovvero garantire migliori servizi a minor costo. E del resto il fenomeno degli ultimi venti anni sono i consorzi servizi in grado (si spera) di gestire in maniera più efficace ed efficiente risorse maggiori.

Il tema quindi è quello di una legge elettorale comunale che anche qui garantisca rappresentanza diretta alle comunità locali nei consigli comunali.

Supponiamo l’aggregazione tra un comune A di 13 mila abitanti, un comune B di 3 mila abitanti un comune C da 2 mila abitanti e due mini-comuni da 500 abitanti l’una. Se l’organo conservato fosse quello del Comune maggiore precedentemente esistente si dovrebbero eleggere 20 consiglieri, grosso modo un consigliere ogni mille abitanti.

Quale risparmio genererebbe?
Sostanzialmente cancellare tutte le spese per organi istituzionali di comuni sotto i 15 mila abitanti sempre stando alla tabella dell’Osservatorio enti locali si arriverebbe a circa 460 milioni annui risparmiati

5. VITALIZI DEGLI EX PARLAMENTARI

Ogni anno la spesa nazionale è di 200 milioni di euro: quasi 62 pagati da palazzo Madama, gli altri 138 da Montecitorio. (A Brescia sono 28 i beneficiari).

Anche qui non esiste uno studio puntuale, ma faccio un ragionamento di equità più che puramente matematico. Il vitalizio dovrebbe essere corrisposto solo al compimento del 65esimo anno di età (o 67esimo in caso di riforma delle pensioni in questo senso). e valutato comunque su base contributiva (ovvero in base a quanto realmente versato, non in base allo stipendio percepito) e non retributiva, come attualmente avviene, andandosi a cumulare con tutti gli altri contributi versati.

Londra brucia – #londonriots #prayforlondon #riotcleanup #staysafe #ukriots

Quando i teppisti diventano un esercito e mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale, significa che è successo qualcosa che non si può più combattere solo aumentando il numero dei poliziotti e delle celle.

Gramellini come sempre illuminante su LaStampa.it

Sole di mezzanotte. Testimonianze dalla #Norvegia in lacrime – #Norway #Oslo #Utoya #weareallnorwegian

Oslo, Norvegia

Claudia Taurisano era a Trondheim in Norvegia, una settimana fa, mentre, sotto i suoi occhi di turista, si consumava il dramma del Paese: dalla tv agli sguardi in lingua sconosciuta della gente che la circondava. Martin Ranhoff era tornato da pochi giorni a casa, lui – norvegese per spirito, mentalità e formazione – ama Brescia e l’Italia, ha studiato alla Bocconi. Entrambi stanno bene e possono raccontare la “loro” Norvegia.

Ho raccolto ieri per Bresciaoggi le loro testimonianze in una doppia intervista pubblicata oggi a pagina 9.

Mi hanno colpito in particolare le parole di Martin, 24 anni, che dice, a pochi giorni dalle stragi di Oslo e Utoya:

«Abbiamo reagito all’odio tutti insieme, senza isterismi, coralmente: i politici e la gente comune, abbiamo pianto con dignità senza gridare vendetta, tristi fino in fondo all’anima, alzando ancora di più la nostra voglia di democrazia e civiltà».

Degli scandinavi (in questo termine unisco svedesi, norvegesi, finlandesi, danesi ma anche olandesi) ho sempre apprezzato la capacità di essere radicali nei loro pensieri, essenziali, diretti. Una capacità che si traduce in buon governo, volontà di modificare i propri stili di vita in base alle esigenze collettive prima che individuali. Sono così in tante cose che di loro ho conosciuto: dall’approccio sulla sostenibilità ambientale al loro originale approccio alle discipline sportive.

Noi, popolo del condono, dobbiamo solo imparare da questo popolo dell’”even better” (sempre meglio) che incita a comportamenti virtuosi non come atteggiamenti da lodare in piazza, ma come essenziali passaggi per una convivenza organizzata e armonica.

Mi hanno colpito per questo le parole di Martin che, con il Paese ancora in lacrime, parla di “pianto dignitoso che non grida vendetta”. Tante volte in Italia davanti a drammi umani si chiede, a chi ha subito il dolore direttamente, di esprimere il suo stato d’animo domandandosi se perdonerà o non perdonerà. Sempre si chiede di alzare l’asticella della pena, di essere esemplari, categorici, spietati.

Ebbene, le parole di Martin sono una lezione di profonda civiltà: tu mi hai ferito, ma proprio per questo io percepisco l’eccezionalità dell’accaduto e più forte di ieri credo nei miei valori: la democrazia, la cività, l’integrazione. Per questo tornerò più democratico, civile e integrato di prima. C’è una autoanalisi prima che una sentenza. Una tensione al miglioramento personale prima che un dito puntato alla pagliuzza nell’occhio del peccatore.

Una seconda cosa che di Martin mi ha colpito è stato l’approccio positivo, la voglia di parlarne, senza protagonismo, senza minimizzare il suo ruolo. Svolgendo nella giusta misura il compito richiesto dagli eventi: quello di essere testimone dell’accaduto per raccontare la sua Oslo ferita ad una città – Brescia – che lui conosce bene. Senza aggiunte o sensazionalismi, solo per quanto nelle sue possibilità e facoltà. E’ stato asettico nel descrivere le sue sensazioni personali, profondo ed appassionato nel raccontare la tragedia collettiva.

E’ una lezione a tutti noi che davanti a certi eventi da cronaca ci trinceriamo dietro ad omertosi silenzi oppure esibiamo protagonismi fuoriluogo (penso alle spettacolarizzazioni dei delitti che noi, gente comune, coi nostri silenzi di comodo e i nostri pettegolezzi irrispettosi, contribuiamo ad alimentare prima ancora che il giornalismo becero e scandalista soffi sul fuoco). Le parole di Martin testimoniano un equilibrio razionale che nessuno può esibire spontaneamente se non è radicato nel proprio essere.

Raramente, davanti a drammi così enormi, si ha la possibilità di confrontarsi direttamente con gli uomini e i loro stati d’animo, ed anche per questo non amo il giornalismo dei coccodrilli che diventano corvi al pari di quello delle vox populi che indugiano su lacrime inconsapevoli. Io ho avuto la fortuna di raccogliere queste testimonianze ed ancora di più, oggi, apprezzo l’approccio alla vita di questa gente di Norvegia e di tutta la Scandinavia.

Per questo chiudo con le parole di Claudia che, con grande profondità, trova una metafora tra l’ambiente e la sua gente, e spiega molto bene il solco profondo tra l’emotività degli eventi che scorrono e la razionalità dei principi che rimangono e indicano l’orizzonte anche nei drammi più profondi.

«Non hanno avuto l’incubo della notte, il sole di mezzanotte in qualche modo è stato d’aiuto, perchè quando ti succede qualcosa di brutto le tenebre che arrivano la sera sembrano nascondere qualcosa di ancor più pauroso. Ma in Norvegia questo non esiste, la sera non arriva, nelle città rimane la luce, e forse la mancanza del buio li ha tenuti ad occhi aperti ad affrontare l’interminabile giorno iniziando subito a restaurare il loro sistema e il loro orgoglio ferito».

Il lettore che sto diventando | Apogeonline – #giornalismo

Illuminante Sergio Maistrello su Apogeonline

Il lettore in rete non cerca la messa in scena del contenuto, cerca il contenuto e lo cerca all’altezza, altrimenti va altrove. Io, come lettore, mi sto abituando a scomporre la complessità in unità di senso, servendomi di ogni fonte disponibile. Cerco l’articolo prima che il giornale, il post prima che il blog, il messaggio di stato prima che il social network. Il processo di accesso all’informazione è capovolto e procede per ricombinazioni personali e non preventivabili all’origine. Non sto affatto insinuando che il giornale, la trasmissione, il palinsesto nel loro passaggio alla rete vengano superati, quanto piuttosto che diventano strumenti abilitanti al servizio dei contenuti.

La lezione araba per i politici di tutto il mondo – #italianrevolution #indignados #notav

NoiseFromAmeriKa sintetizza molto bene il vero comune denominatore economico-sociale-culturale-antropologico valido per tutti i Paesi che scaturisce dalle rivoluzioni arabe (e non solo, si pensi alla Spagna). Un insegnamento che dovrebbe guidare metodologicamente ed anche sul piano dei contenuti le scelte politiche future.

La crescita macroeconomica, se disgiunta da un assetto istituzionale che favorisca la diffusione dei benefici e delle opportunità a vasti strati della popolazione, genera malcontento e risentimento.
(cut)
I sacrifici richiesti dalle liberalizzazioni economiche possono essere accettati nella ragionevole speranza di un miglioramento per sé o quantomeno per i propri figli, ma se si sparge solo l’illusione senza che la maggioranza veda migliorare le proprie condizioni (e anzi si ingrossa un sottoproletariatto urbano che attratto dal miraggio della città finisce per vivere di espedienti ai margini della società) un giorno o l’altro una scintilla provoca l’esplosione della polveriera sociale.

Un vitaminico Pane web e salame – #pwes #Brescia

Il “Pane web e salame” organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all’evento (clicca qui per il pdf):

Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall’ufficio – più di 100 persone nei momenti di punta – segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell’establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).

Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:

La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post

Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso – a proposito di chi predica e razzola – mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all’interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre – oltre che legittimo – gratificante, anche se davanti non c’è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana

Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po’ meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l’approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione – espressa nel mio intervento – della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

Bike mob, i cittadini di #Brescia si sono riappropriati della politica – #slegalabici

Io lo so che la parola “politica” fa paura. Perchè ormai in Italia viene usata per definire il tatticismo politico che ha a che fare con le carriere personali più che con la soluzione dei problemi della gente. Tuttavia non conosco alcun modo di risolvere le istanze sociali, economiche e di civile convivenza delle persone che non sia principalmente politico.

Per questo dico che le mille persone che ieri hanno affollato piazza Loggia hanno dato un messaggio soprattutto politico. E lo hanno fatto nel modo più naturale possibile, senza che in piazza comparisse una sola bandiera, senza simboli, affermando un’idea che è di tutti e su cui nessuno ha avuto il coraggio di mettere il proprio stemmino (anche se legittimamente alcuni hanno espresso sostegno e solidarietà). Perchè ieri in piazza Loggia c’era la sacralità di un’idea. Altro che strumentalizzazione.

Ieri i bresciani hanno detto che vogliono mobilità sostenibile, meno inquinamento, stili di vita diversi. Non è così scontato. Non è l’unica soluzione possibile. Altrimenti non ci sarebbe stata una protesta. Che poi non è che fosse una protesta di incazzati, di “indignados”, per dirla alla spagnola. In piazza Loggia ieri i bresciani erano felici e sorridenti, contenti di manifestare.

La stessa Laura Castelletti, presidente dell’Associazione Brescia per Passione e consigliera comunale (non un extraterrestre, ma una donna che vive di politica), ha mandato un segnale all’amministrazione cittadina chiaro e, come nel suo stile, assolutamente dialogante:

Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l’amministrazione non può ignorare

Se facessero così tutti quelli che vogliono entrare in Giunta… povero Paroli

Ora quella gente aspetta una risposta. Perchè la solidarietà alla iniziativa di Brescia per passione la potevano dare oggettivamente tutti, ma poi amministrare la cosa pubblica e realizzare i sogni della gente è tutt’altra cosa ed ha a che fare con la macchina amministrativa, con passaggi logici e logistici (che inevitabilmente creano qualche disagio), e quindi pianificazione, programmazione, realizzazione.

Intanto la gente ha dato un segnale, autoconvocandosi attraverso Internet in piazza, che ho sottolineato nel mio pezzo odierno su Bresciaoggi:

LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l’attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. CONTINUA QUI

#ikea e i #gay … il nuovo manifesto ha qualche connessione?

nel cartellone che offre l’hot dog di manzo a soli 50 centesimi di dollaro, è stato reso chiaro (e scritto anche molto grande) che l’immagine non è a dimensione reale. Che peccato! Visto che il cartellone misura ad occhio e croce 5 metri.
via Ninja Marketing.

alzi la mano chi non ha pensato che si sia trattato di una specifica messa apposta per “tranquillizzare” le famiglie target dell’ultimo cartellone che non piacciono a quel buontempone di Giovanardi.

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