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I 6 aspetti chiave della retrocessione del Napoli in Europa League – #napoli #el #chl

Un anno dopo l’addio a Mazzarri e l’inizio dell’era Benitez il Napoli è retrocesso in Europa League perdendo per 3-1 a Bilbao contro l’Athletic. Si tratta della terza competizione consecutiva in cui peggiora rispetto all’anno prima. Ma la sconfitta va vista secondo me nella logica più complessiva del progetto anziché in quella della singola sfida sui 180′.

In campionato ha chiuso terzo con 78 punti (23 vittorie) frutto di 77 gol fatti e 39 subiti. Nella stagione precedente aveva fatto gli stessi punti e le stesse vittorie con 73 gol fatti e 36 subiti, ma col secondo posto. E’ mancata la capacità di tener testa al diretto avversario (la Juve prima, la Roma poi) con l’aggravio della sfavorevole posizione in chiave Champions. Sostanzialmente il salto di qualità non c’è stato, anzi.

In Champions è passata da un ottavo di finale a una eliminazione nel girone a una retrocessione in Europa League.

La Coppa Italia vinta ha invece confermato la bontà complessiva di una squadra che non si è consolidata rimanendo legata a exploit estemporanei, ma senza continuità.

Emerge chiaramente che la squadra non è migliorata in nulla.

Ma l’eliminazione del Napoli ci insegna alcune cose non solo legate alla squadra di Benitez. Ecco quindi quelli che sono i sei aspetti più importanti che emergono in particolare in chiave mercato, in riferimento al calcio italiano nel suo complesso, e nello specifico della squadra azzurra.

MERCATO

1. Vendere Cavani è stato un errore. La retorica giornalistica più in voga dice che è bello vendere un fuoriclasse per comprare 4-5 giocatori a sostituirlo. Il risultato è che invece si finisce per peggiorare. Il discorso vale per il Tottenham del dopo-Bale ed è stato evocato da autorevoli osservatori (come Alan Shearer) per il Liverpool post-Suarez. Idem a mio giudizio per le ultime annate dell’Arsenal caratterizzate sempre da cessioni illustri (quella di Fabregas su tutte). Vale a livello italiano per il Napoli, e lo stesso ragionamento lo accosterei in futuro a Roma, Juve, Fiorentina qualora giocatori chiave come Benatia, Vidal o Cuadrado finissero altrove.

2. Le nostre società devono cambiare strategie di mercato. E’ tempo di capire che se non si hanno grandissimi capitali da investire è inutile puntare – ad esempio – su 4 giocatori che valgono meno di 10 milioni, meglio a quel punto costruirsi in casa giocatori di prospettiva ed inserirli in un collettivo impreziosto dai campioni (quelli grosso modo che valgono dai 25-30 milioni in su). Del resto il nostro miglior calcio (quello degli anni ’80 e ’90) era così: campioni affermati più prodotti interni. Detto questo non sono tra quelli che amano la retorica dei giovani italiani a tutti i costi, credo anzi che servano più giovani italiani da far crescere in vivai esteri, ma troverei apprezzabile una politica che intelligentemente coniughi l’autarchia con una precisa strategia finanziaria orientata a pochi acquisti ma dal peso specifico superiore. Purtroppo questo cozza con l’interesse di direttori sportivi faccendieri e procuratori che hanno bisogno del movimento per spartirsi la loro parte di torta legata a trasferimenti e percentuali su ingaggi e cartellini.

IL CALCIO ITALIANO

3. Da quando è in voga questa formula dei preliminari di Champions abbiamo superato il turno solo una volta su cinque. L’eliminazione del Napoli non è un fatto isolato ma fotografa il livello attuale del nostro movimento. Prima degli azzurri anche la Samp e l’Udinese (due volte) hanno fatto la stessa fine, solo il Milan lo scorso anno si è qualificato.

4. Il ranking italiano non è a rischio a causa di questa retrocessione. Ad essere compromesso è il fatturato stagionale del Napoli (ieri sera ha perso almeno una ventina di milioni che sarebbero stati incassati grazie al market pool, oltre ai lauti premi dei punti che avrebbe fatto nel girone di Champions). Paradossalmente ora il Napoli può invece fare risultati migliori e quindi contribuire in maniera più incisiva allo score italiano, andando in una competizione in cui le sue chances di arrivare in semifinale sono molto alte.

IL NAPOLI

5. Non è in alcun modo accettabile presentarsi con una condizione fisica inadeguata ad una gara così. Il calo del Napoli nel secondo tempo è stato verticale. Gli errori dei singoli derivano da problemi di lucidità e la lucidità cala al calare della condizione atletica di un calciatore, soprattutto se capitano ad un reparto nella sua quasi totalità e nella parte centrale del secondo tempo. C’è un errore di valutazione nell’impostazione del lavoro stagionale che non si può trascurare ed è forse la colpa maggiore in questa triste retrocessione.

6. Benitez ha un problema Hamsik: ignorarlo può diventare letale per il suo secondo anno a Napoli. Non si tratta di celebrare il centrocampista slovacco per il gol fatto: da grande giocatore quale è ha capitalizzato l’unica occasione vera avuta. Chi conosce Hamsik dall’inizio della carriera si intristisce a vederlo giocare da seconda punta toccando pochissimi palloni e finendo per fare solo il finalizzatore, venendo mortificato da un ruolo di rifinitore che non è suo e da una impostazione tattica che non lo contempla più come primo riferimento (sia in fase di possesso che di non possesso). Hamsik è un interno di centrocampo, a due o a tre che sia: va rimesso al suo posto, a costo di vederlo in una mediana con due soli interni come accade nel 4-2-3-1.

L’Opinione – Balotelli lascia il Milan, fallimento annunciato

armagio:

Mario Balotelli è il Chris Bosh del calcio italiano.

Assolutamente incapace di caricarsi una squadra sulle spalle. Fortemente inadeguato in moltissime situazioni di gioco. Ma altresì dotato di un talento sconfinato, lo stesso che gli permette di mantenersi su buoni livelli di marcatura nonostante i suoi molteplici difetti. Lo stesso che gli rende facile segnare con bombe all’incrocio da quaranta metri. Lo stesso che lo ha portato a crearsi il personaggio che, oggi, è anche il suo più grande limite.

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Ricordo bene quel 31 gennaio 2013.

Uscito dal lavoro mi incontro con un paio di amici, entrambi milanisti, e parte l’immancabile discussione calcistica. Che quel tardo pomeriggio di inverno non può non ruotare attorno al colpo di mercato del giorno: Mario Balotelli.

Acquistato per 20 milioni (rateizzati in cinque anni) più 3 di bonus l’ex stellina del vivaio dei cugini Nerazzurri sembra, agli occhi di molti, destinato a guidare il Milan verso la rinascita.

In quel preciso momento storico, infatti, la squadra di Allegri non naviga in buone acque, nonostante l’ottimo inizio di stagione di El Shaarawy.

Ma il discorso è più ampio: il Milan ha bisogno di un nuovo leader tecnico che non solo guidi la rimonta Champions quell’anno, ma che rappresenti…

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Hello Goodbye, Mario!

armagio:

Su Mario Balotelli è bello (finalmente) scoprire che non sono l’unico ad avere una visione relativa e non assolutista come succede al 99% della pubblicistica italiana…

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Bye bye, Mario! Via, via dal Milan: solo 30 gol in 56 partite nell’era di Constant, Poli e Robinho. Indegno!

Best wishes, e speriamo di non vederti in Nazionale: rovina di una squadra illuminata di Cerci, Immobile e Insigne.

With kind regards, o anche no: pure Bobo Vieri, uno che ha scritto la storia del Milan, dice che Galliani ha fatto il colpaccio.

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Balotelli saluta il Milan tra profezie di “fallimento” del “talento sprecato”, ora all’“ultima spiaggia” sulle rive della Mersey.

Tempo di bilanci per i 19 mesi in rossonero. Niente agiografie, anzi. Pur con numeri mica infami, l’esperienza è stata deludente. Balotelli non è stato leader; non ha fatto il salto di qualità professionale; è stato spesso anonimo quando non assente per stupide squalifiche. Anzi, i numeri a suo favore lasciano l’amaro in bocca: se questo ragazzo potesse dare “di più”, che razza di giocatore sarebbe?

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Tempo di bilanci, dicevamo…

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Marcos Lopes, il nuovo “James Rodriguez” di René Girard

armagio:

Le etichette lasciano il tempo che trovano. Sarebbe ad esempio interessante sapere cosa ne sarebbe stato di James Rodriguez senza
quelle 5 partite al mondiale…

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Per la rubrica “i talenti sotto la torre”, oggi andremo a conoscere più da vicino un giovane centrocampista (classe ’95) in forza al Lille di Rene Girard, ma di proprietà del Manchester City, ovvero il portoghese Marcos Lopes.

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BIOGRAFIA- Marcos Paul Mesquita Lopes, noto semplicemente come Marcos Lopes e soprannominato “Rony” (in onore del Fenomeno), è nato il 28 Dicembre del 1995 a Belém, capoluogo dello stato di Parà nel Brasile e cittadina più importante, insieme a Manaus, di tutta la regione amazzonica. Dopo essersi trasferito in Portogallo all’età di 4 anni, comincia la sua carriera calcistica nell’Ad Poiares, club dove rimane sino al 2006, quando arriva la chiamata illustre del grande Benfica. Qui però rimane sino al 2011, anno in cui è chiamato ad affrontare un altro lungo viaggio, che lo porta in Inghilterra, precisamente a Manchester, sponda Citizens. Infatti nell’estate del…

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Balotelli, un affare per nessuno, una svolta per SuperMario – #premierinuk #epl

Balotelli non potrà far fare il salto di qualità al Liverpool. Nemmeno se migliorasse ulteriormente i propri standard. La squadra di Rodgers ha commesso un errore strutturale gravissimo nel cedere Suarez, e non esiste che si possa pensare di sostituire con 5 giocatori da 20 un fuoriclasse da 100.

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La nuova Premier League: riparte il viaggio più bello – #premierinuk #epl

Torna il campionato più bello del mondo. La Premier league 2014-2015 ha premesse addirittura migliori rispetto a quella vinta in maggio dal Manchester City.

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Il calcio da tavolo nel 1964

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Gli amanti del Subbuteo staranno già saltando sulla sedia. 1964. Molti sono convinti che il mondo sia iniziato nel 1974, data del primo campionato mondiale giocato da Beverini. I più attenti fanno risalire l’origine al 1970, anno del primo vero mondiale subbuteo. Ma prima del mondo cosa c’era? C’era lo stesso mondo che amiamo, ma sembra sia stato dimenticato. Nella breve cronistoria del gioco si può risalire fino agni anni ’20. In definitiva la voglia di simulare il calcio su un panno verde è vecchia quanto il calcio stesso. Oggi conosciamo questa voglia con il nome di Subbuteo, ma la Subbuteo era una delle ditte che producevano il materiale per il calcio da tavolo; non l’unica.

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La nazionale del Belgio

Nel 1964 si gioca a Rotterdam la prima edizione del campionato europeo di calcio tavolo. Otto giganti di questo gioco si sfidano nella prima vera competizione agonistica. C’erano state…

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Hearts vs Man City LIVE HERE – #mcfc #comeoncity #epl

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