Monthly Archives: marzo 2012

La #crescita è un bene solo se sostenibile. Io sto con Kim – #crisi #economia

Qualche giorno fa, il Presidente USA Barack Obama ha annunciato il supporto degli USA alla candidatura di Jim Yong Kim alla presidenza della Banca Mondiale.

Nel giro di poche ore però questa candidatura è finita sotto il fuoco incrociato di commentatori economici e di numerosi politici americani. Lo “scheletro nell’armadio” che si rinfaccia a Kim è un libro del 2000 di cui è co-autore, intitolato “Dying for Growth” (Morire per la crescita). La tesi del libro è, si può dire, blasfema per molti politici americani: infatti mette in dubbio il fatto che la crescita a tutti i costi sia un bene.

da Banknoise.

Il punto è che la crescita è un bene solo quando è sostenibile. E sarà bene accorgercene in fretta ed agire di conseguenza.

#Giornali e #socialnetwork. Il futuro che vedo. – #Italia #Usa #giornalismo #sn

Granieri evidenzia due dati che emergono dal rapporto sullo stato dell’informazione americana (che – non c’è bisogno di dirlo – in qualche misura anticipa le tendenze anche sull’Italia):

Un numero crescente di addetti ai lavori predice che entro 5 anni molti giornali offriranno una versione di carta solo la domenica».

Ma a dominare le headline che accompagnano l’uscita del rapporto è -soprattutto- la crescente importanza dei social media nel ciclo delle news.su Bookcafe: La sopravvivenza dei giornali.

Se il primo aspetto mi sembra piuttosto visionario e fondamentalmente immotivato (perché tenere il cartaceo se il business diventa altro?). Il secondo è decisamente più attuale e verificabile.

Il passaggio chiave secondo me sta in una nuova consapevolezza.

Il punto è che i social network hanno ormai attivato una enorme conversazione in cui le testate tradizionali perdono il monopolio precedente in cui erano loro a dettare tempi, trend e agenda delle stesse conversazioni. Spesso in maniera dispotica perché arbitraria rispetto agli indici di ascolto o di gradimento reali (in Italia ancora oggi paghiamo un forte gap tra le scelte dell’emittente e la misurazione reale ed affidabile dell’audience al seguito).

Ma la perdita del monopolio non è ancora perdita di autorevolezza. Questa al contrario può essere confermata ed addirittura aumentata nella misura in cui i media tradizionali (ovvero quelli nati prima della rete) sapranno inserendosi nella conversazione allargata con le proprie peculiarità deontologiche e professionali che in termini di autorevolezza non possono che rappresentare un valore.

La #Svizzera che approva le #adozioni #gay mentre in #Italia si discriminano i #single

Il Consiglio della Federazione Svizzera ha approvato il progetto di legge che permetterà alle coppie omosessuali, unitesi nel paese grazie alle “unioni civili”, di accedere al diritto di adozione.

In Italia nel frattempo si è scatenato un dibattito a suon di banalità ad uso e consumo dei politicanti. Polemica quantomeno fuoriluogo e lontana anni luce dai primi eventuali passi che andrebbero fatti. Basti pensare che il nostro paese discrimina pure i single.

Da Brescia alla Svizzera ci sono circa 3 ore di strada.

Curioso come le distanze geografiche e sociali possano improvvisamente moltiplicarsi.

Ma l’Articolo 18 serve ai lavoratori o ai sindacati? | Banche, Risparmio, Investimenti e Trading

In estrema sintesi:

in caso di licenziamento non per giusta causa, l’impresa non sarebbe più tenuta al reintegro del lavoratore, ma questi potrebbe venire risarcito “solo” economicamente.

viaDa Banche, Risparmio, Investimenti e Trading.

Prove di pace in #Confindustria, l’Aib di #Brescia tra i mediatori

Ci sarebbe anche il presidente dell’Aib di Brescia, Giancarlo Dallera (nella foto), tra i protagonisti della pax politica che Confindustria sta tentando di raggiungere in vista della elezione del nuovo presidente. Dallera è stato indicato nei giorni scorsi da La Stampa come componente del gruppo di sostenitori di Alberto Bombassei composto da Gianfranco Carbonato di Torino, Carlo Mazzoleni di Bergamo, Pietro Ferrari di Modena, Gianni Brugnoli di Varese, Andrea Tomat del Veneto e Gianfelice Rocca.

Questo gruppo chiede che si arrivi, chiunque vinca, a una profonda riforma di Confindustria, basata su una diversa governance più vicina alla base, con pochi autorevoli vicepresidenti e un meccanismo elettorale che eliminando gli attuali bizantinismi accorci la catena fra associati e vertici, con un taglio netto a certi «professionisti dell’associazionismo». A questo punto servirebbe un «pontiere». Potrebbe essere Rocca, stimato e considerato da entrambi gli schieramenti.

da Squinzi-Bombassei, prove di pace per Confindustria- LASTAMPA.it.

Per Brescia – storicamente protagonista delle nomine presidenziali, sin dai tempi in cui in via Cefalonia maturò la candidatura di Luca Cordero di Montezemolo – in gioco c’è una doppia posta in palio. Da una parte la vicenda romana, con ambizioni legate alla vicepresidenza (in questo momento il past president Aldo Bonomi è vice di Emma Marcegaglia con delega al territorio), dall’altra la ricerca di una unità territoriale che guarda anche al rinnovo del vertice bresciano nel 2014, considerando che nessuno dei tre presidenti bresciani di associazioni di settore, ovvero Giuseppe Pasini (Federacciai), Enrico Frigerio (Assofond) e Sandro Bonomi (Anima) ha espresso una posizione allineata alla scelta dell’Aib di schierarsi con Bombassei.

Una novità, questa, che non si è mai verificata nella storia ultracentenaria dell’associazione, a prescindere dal fatto che non è mai esistito alcun vincolo territoriale nel sostegno ad un determinato candidato.

Carmine: se la movida trasforma un quartiere (blog-note) – #Brescia #consigliobs

Il Carmine…

Per anni considerato spina nel fianco di questa bella Brescia di salotti buoni e caffè, oggetto di tentativi di riqualificazione globale e progetti mirati alla sicurezza, al decoro, all’integrazione e all’educazione. Che, di fatto, hanno contribuito a preparare il terreno a un’invasione di coppie, studenti, professionisti e artisti, che qui hanno deciso di vivere, lavorare, o trascorrere epiche serate. È un movimento lento. Un’ondata che sta montando da tempo e che è ora arrivata ad investire in pieno questa zona della città.

da Carmine: se la movida trasforma un quartiere del Giornale di Brescia.

Bello l’articolo odierno di Ilaria Rossi sul GdB che coglie una tendenza del momento in città, ovvero il movimento notturno crescente al Carmine, una delle zone considerate storicamente “degradate” della città.

Il pezzo merita di essere letto per intero perchè dà un quadro fedele di quanto sta accadendo e dei protagonisti di questo fermento.

Io aggiungo qui 3 aspetti che sono per me determinanti per capire questa tendenza:

1. tra i 4.5/5 euro per un pirlo con buffet che si pagano in Arnaldo e i 3/4 euro di altre zone della città la gente fa due conti. E’ un fatto di crisi ma non solo…

2. ogni periodo storico ha le sue tendenze ed anche in piazzale Arnaldo non è più tempo per le sfilate dei macchinoni affittati o acquistati in leasing. Tuttavia quel luogo è rimasto il simbolo di una Brescia opulenta che oggi sta rivedendo i suoi usi e costumi, continua ad attrarre una clientela mediamente molto giovane, ma ha perso appeal in una fascia di età medioalta. Continua ad attrarre soprattutto una clientela extracittadina, da fuori città

3. la politica non è certo estranea a questi fenomeni. Se nel precedente periodo 2007-2008 dominava un certo modello fighetto-edonista che strizzava l’occhio al berlusconismo oggi sulla scorta di una precarietà sociale che si manifesta in molteplici forme è tornata dominante la necessità di creare qualcosa di nuovo per ripensare il futuro su nuove basi. E’ un nuovo modello che non ha leadership politica, e che per sua natura sfugge ad una scelta di campo. Non a caso il Gdb parla di

quartieri di immigrati e artisti, di porte screpolate e murales, di concerti live e gallerie, vecchi palazzi riattati a loft – fra il kebabbaro e il china market – e affittati da giovani con tele e chitarre.

un inciso che coglie il nuovo patto sociale tra la generazione di San Precario e gli immigrati. Spesso umanamente vicini nella sperimentazione dell’esclusione (dall’accesso al mondo del lavoro i primi, dall’accesso a molti diritti di cittadinanza i secondi). Un patto che è pre-politico e di cui non si potrà in futuro non tenere conto.

Considero questa la migliore risposta spontanea ai fatti della gru. Una risposta che non è politica ma sociale e solidale, in ossequio alla migliore tradizione democratica che da sempre caratterizza la convivenza civile in questa città.

Non più tardi di un anno fa impazzava la polemica per le ordinanze antighetto che avevano colpito due zone della città (tra cui San Faustino/Carmine). Era la reazione del leghismo della paura che aveva bisogno di tenere alta la tensione dopo la discesa dei sette immigrati reclusi nel cantiere metro di San Faustino.

Quello che sta succedendo ora dimostra più di ogni altra cosa la distanza abissale tra la lettura sociale di chi ha amministrato la città in questi quattro anni e la vita sociale della generazione in grado di ripensare ed animare la città, qualitativamente e quantitativamente, ovvero la fascia che va dai 25 ai 45 anni di età.

#Twitter non ucciderà il #giornalismo, ma l’#Auditel stia in guardia

Sono convinto da tempo che twitter, lungi dall’essere considerato una fonte primaria, sia una risorsa e non un limite per il giornalismo. E che peraltro configurandosi come “agenzia di citizen journalism” porti in sé una carica creativa solo marginalmente pericolosa per il giornalismo. Lo dice bene oggi Giuseppe Granieri nel suo blog.

Twitter sta diventando trasversale a tutti i settori dell’industria culturale… [cut]c’è molto da riflettere su come si può utilizzare l’«ascolto sociale» per capire come funziona davvero la televisione. Soprattutto in una modernità che ha invecchiato di colpo l’Auditel, già sistema discutibile prima.

via Il crocevia di tutti i media, dal blog di Giuseppe Granieri

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