Archivi del mese: maggio 2011

28 maggio 1974 #PiazzaLoggia #Brescia

il 28 maggio 1974 è un racconto in bianco e nero nelle parole di mio padre
il 28 maggio 1974 è un paradosso che emerge per rivendicare con orgoglio la tua passione civile
il 28 maggio 1974 è la storia della mia città, dell’odio rimasto in fondo al cuore di chi sa
il 28 maggio 1974 è un reato impunito, una strage senza colpevoli che ancora grida vendetta

“il 28 maggio 1974 in questa piazza non è successo niente”

(many tnx to Monkey Combos per il pezzo nel video)

La leggenda del #furgone che rapisce i #bambini. Chi ha #paura dell’uomo nero? – #leggendemetropolitane

In questi giorni si stanno diffondendo su Facebook ed altri social network (ma su facebook di più perchè essendo più diffuso il livello mentale è mediamente inferiore) delle catene di Sant’Antonio che puntano a diffondere paura e sospetto di chiaro stampo razzista con messaggi di questo tipo:

…ho copiato e incollato da un’amico..fatelo anche voi…ATTENZIONE A TUTTE LE MAMME: ci sn dei bastardi cn 1 furgone marrone, ke cercano di rapire i bambini dicendogli ke i loro genitori hanno avuto 1 incidente e ke li accompagnano da loro, girano tra castenedolo, buffalora e san zeno, l’anno scorso da quel ke so giravano anke a mazzano quindi OKKIO! fate girare, + gente sa meglio è…

Messaggi di questo tipo tendono a variare in base alle zone geografiche. Nel bresciano le località più gettonate sembrano essere quelle camune, al punto che il portale Camunity ha cercato di spiegare il fenomeno per spegnere sul nascere l’allarmismo.

Da qualche giorno circola in bassa Valle Camonica una vera e propria “leggenda metropolitana” che come tale si sta ingrandendo e creando anche un certo disagio e apprensione, specie tra le sempre apprensive mamme. In alcune scuole molte mamme sono in perenne stato di agitazione e qualcuna ha anche dato segnali di panico per via della notizia, completamente inventata da qualche burlone, che da qualche giorno, si starebbe aggirando un furgone bianco su cui vi è uno o più individui che cercherebbero di adescare i bambini nei pressi delle scuole e dei parchi giochi. Sembra anche che qualche mamma, al limite della fobia, abbia anche chiamato le forze dell’ordine che, come loro dovere, hanno iniziato delle indagini che non hanno portato a nulla. Molte volte le leggende metropolitane, a quanto ci risulta, viaggiano più velocemente che non le notizie vere. camunity

Inoltre, consiglio di dare una lettura a questa inchiesta di Peacelink – una associazione volontaria di giornalisti professionisti attiva in Italia dal 1992 – che afferma tra l’altro:

Il fenomeno di rapimenti di bimbi italiani da parte di nomadi o organizzazioni criminali non compare nei dati raccolti dalla polizia di Stato sui minori scomparsi. E’ invece una costante registrata dagli studiosi di leggende metropolitane.
E’ quanto emerge dall’analisi delle statistiche diffuse dalla direzione centrale della polizia criminale riguardanti scomparse di minori in Italia (www.bambiniscomparsi.it) e dai pareri espressi con Reuters da alcuni esperti.

Un tema ripreso anche qui.

La comunicazione politica ai tempi dei #socialnetwork

Io credo che uno dei problemi che avrà la politica andando avanti è che ogni dichiarazione avrà sempre più delle reazioni in tempo reale da parte della gente. Ed anche il populismo gratuito avrà una contromisura d’opinione. Oggi ne ho avuta la prova sul tema dello stadio Rigamonti di Brescia.

#Banche – #imprese: in #Italia la stretta del #credito è stata meno forte

Da almeno due anni le aziende italiane lamentano una stretta creditizia da parte delle banche. Per questo ho letto con sorpresa i dati dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese secondo cui:

la variazione tendenziale del totale impieghi, che è risultata pari a +1,1% nella media dell’Area euro (+2% a maggio 2009), +2,5% in Italia (+2,9% a maggio 2009).

via Bank-Press.com

In sostanza, le aziende italiane hanno meno da lamentarsi rispetto alla media europea. Il dato in qualche modo avvalora questa mia tesi del gennaio scorso.

#Pisapia l’anticristo (ma non c’entrano i #morattiquotes) – #effettopisapia

uno lo puoi accusare di furto d’auto, di contiguità col terrorismo, di favorire i musulmani a scapito dei cittadini, di voler fare di Milano la “Mecca dei gay” (qualunque cosa ciò voglia dire), di voler portare la droga in città, di aver rovinato la vita a Matilde Ciccia e, il colmo dell’infamia, di boicottare i concerti di Red Ronnie. Da queste accuse scomposte uno può provare a difendersi, contrapporre argomenti, un certificato penale; ma l’accusa di essere l’Anticristo proietta lo scontro in una dimensione ultraterrena davanti alla quale nemmeno il casellario giudiziario può venirti in aiuto. Provateci voi a dimostrare di non essere l’Anticristo.

Tarantula

quando leggo post come questi, di una sarcastica profondità di pensiero sono fiero del fatto che da un paio di settimane Max Giuliani tiene una rubrica su Bresciaoggi.

Patto sociale vs populismo – #spainrevolution #italianrevolution @braomario

Condivido in pieno l’analisi de “Linkiesta” sullo scenario europeo e la doppia strada (tutta politica) per uscire dalla crisi.

La strada “virtuosa” è quella di un nuovo patto sociale, con una migliore distribuzione del reddito, e finalmente una vera apertura alle realtà imprenditoriali giovanili. Esiste però anche una via populista: cavalcando le proteste, governi edonistici in cerca di apprezzamento generale potrebbero sentirsi autorizzati a dichiarare default e a uscire in tutta fretta dall’euro. Ciò prolungherebbe la crisi, e annienterebbe le aspettative anche delle prossime generazioni: i paesi “fuoriusciti” entrerebbero in una “Serie B” finanziaria da cui uscirebbero con enorme fatica.

Si sente dire che “tanto lo ha già fatto l’Argentina, e non stanno poi messi molto male”. Il problema è che l’Argentina del 2002 non era un’economia industrialmente sviluppata” come quelle europee di oggi. Le opportunità di crescita in Argentina sono superiori a quelle di casa nostra, proprio perché il paese sudamericano è ancora indietro nella crescita. Da noi, un default distruggerebbe un patrimonio economico creato in sessant’anni di impegno. Le piazze avranno la maturità di comprendere tutto questo?

continua su Linkiesta.it.

#nerd #economy atto II – #bresciaoggi #siliconvalley

Seconda puntata oggi su Bresciaoggi parlando della nerd economy bresciana (qui la prima puntata). Si parla tra l’altro di “Servizi Internet”, una azienda locale che ha sviluppato un modello ben lontano dalle roboanti quotazioni a stelle e strisce:

Creare valore per il web, senza l’assillo della crescita dei ricavi nel tempo, con l’obiettivo focalizzato sui servizi online. (…) Un approccio molto bresciano, lontano dai rischi di bolla tecnologica. Un tema, quello dello «sboom», che potrebbe tornare d’attualità visto il rischio crescente di non riuscire a far fronte agli impegni finanziari che tante piccole startup della Silicon Valley hanno preso negli ultimi due anni sottoscrivendo intese molto simili ai contratti derivati.

potete leggere qui la pagina in pdf in cui si parla anche di Pane web e salame – Foursquare – Wineblogger e altro…

I #consorzi di tutela il #territorio e la #politica – #Brescia #Franciacorta #B2B #B2C

Mi inserisco in un discorso aperto da Giovanni Arcari sul suo blog Terra uomo cielo.

Giovanni parla del futuro dei Consorzi di tutela e afferma:

Certo non possono diventare enti turistici, i Consorzi, però dovrebbero cominciare a dialogare con le istituzioni, facendo sentire il proprio peso politico per tutelare un territorio che qualcuno -meno agricolo- dovrà promuovere anche con il loro fondamentale contributo.
TerraUomoCielo

Lo spunto è interessante e mi ha fatto venire in mente una lampadina che mi si è accesa leggendo recentemente un post a proposito del Great British Beer Festival.

il festival della birra più interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.
PintaPerfetta – Luoghi, viaggi e persone legate alla birra.

Ho fatto uno più uno. Ciò che manca oggi ai Consorzi sono i “membri iscritti”. I consumatori. Troppo spesso in Italia quando si fa del B2B si dimentica che alla fine di ogni processo di mercato sta… il mercato, ovvero i consumatori, non le aziende. C’è la supponenza di pensare che si faccia sempre un prodotto perfetto a prescindere dalla domanda. Lo dico in generale, non solo riferito al mondo del vino. Lo stesso potrebbe essere ad esempio se le aziende dell’acciaio, o energetiche, o manifatturiere ad impatto ambientale, in generale, pensassero di più alla gente cercando un dialogo costruttivo non solo quando un comitato di integralisti verdi scende in piazza.

Un consumatore non avrà mai la cultura e la competenza di un produttore, ma la sua presenza è funzionale e, dico io, indispensabile, se si vuole pesare l’interesse. Perchè la produzione di un qualsiasi prodotto è nulla, anche in presenza dei migliori propositi ambientali, se non ha un mercato.

In Italia manca la mentalità del B2C a prescindere. Potrei fare un esempio calcistico. Ho lavorato per due anni in una azienda di statistica sportiva che vende contenuti ad aziende. Il principale competitor è inglese. Il modello di business è nettamente B2B, la differenza è una: mentre gli italiani pensano a come vendere (ai media principalmente, ma anche ai club calcistici) gli inglesi pensano anche a come far diventare appetibili e diffusi i contenuti tra i consumatori (i tifosi, principalmente) in modo da facilitarsi il compito nel momento in cui si presenteranno dall’azienda cliente a vendere un nuovo supporto statistico.

E’ una differenza sostanziale. Il miglior B2B non perde d’occhio il mercato, prova a favorire comportamenti indotti, scavalca l’azienda cliente per convincerla con la forza dei fatti che esiste una domanda di quel prodotto. Crea la domanda di quel prodotto. Che poi magari ha bisogno di un ulteriore passaggio (ad esempio, dal supporto informativo al media della comunicazione) per arrivare al consumatore-cliente-tifoso (ed uso quest’ultimo termine proprio perchè ogni consumatore fidelizzato in fondo è un po’ tifoso…). Ma proprio in questo passaggio necessario che rende il rapporto con il consumatore “mediato” sta la forza dell’azienda cliente.

Questo accade anche quando l’interlocutore è la politica. Potremmo chiamarlo B2P (business to politics, ovvero creare le condizioni per scelte politiche che siano funzionali al business). Ma se il B2P rimane fine a se stesso diventa una cancrena clientelare. Se invece ci si pone nei confronti della politica come portatori di interessi di un numero più o meno alto di cittadini (che per il politico sono sempre e comunque voti potenziali) il paradigma cambia. Radicalmente. Perchè è l’interesse strutturato e veicolato verso la politica a prendere il sopravvento.

L’idea? Semplicissima. Aprire i Consorzi – o altre entità associative, il problema non sta nel nome e nemmeno nel cambiare ciò che già esiste – (a quale livello lo si vedrà e discuterà) ai portatori d’interesse finale. I consumatori.

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