Monthly Archives: gennaio 2011

Analisi economiche condivisibili :)

“Se passi la vita a fare il cinese prima o poi arriva uno che è più cinese di te. Questo le nostre aziende non lo hanno mai capito e continuano a ragionare sui prezzi” (Giovanni Armanini, maggio 2009)

“Siete il paese più direttamente in competizione con la Cina, per la tipologia dei prodotti” (Daniel Gros direttore del Bruxelles il Centre for European Policy Studies al World Economic Forum di Davos, 27 gennaio 2011)

Tra le cose interessanti del giorno anche

Arclinea a “Buonissimo”, occasioni di cultura in centro storico

Non mi hanno ancora convinto sul fatto che l’apertura di Buonissimo in centro storico (negli spazi dell’ex Oviesse in corso Mameli) a Brescia sarà un successo dal punto di vista commerciale. I prezzi, ma soprattutto le abitudini dei bresciani nel loro rapporto con il centro storico, restano i due interrogativi maggiori.

Ciò che tuttavia mi piace moltissimo è il tentativo di unire commercio e cultura in una ridefinizione più ampia della vivibilità degli spazi commerciali cittadini. Per questo trovo di grande interesse le lezioni di cucina di Arclinea che si terranno nello spazio inaugurato il mese scorso.

E’ una scelta che va nella direzione indicata da Fabrizio Valente di Kikilab (consulente ed esperto di retail) in una intervista che gli feci nel luglio 2010:

Non si deve più intendere il negozio come spazio di vendita, ma come punto di relazioni capace di catalizzare l’attenzione di potenziali clienti attraverso incontri, relazioni, spazi di incontro.

Credo che la sfida vada oltre i fatturati e sarà vinta il giorno in cui effettivamente questo nuovo store entrerà negli usi e costumi di una parte della città.

I dilettanti della protesta

Nelle scorse settimane si era sentito parlare di professionisti della protesta e del disordine: una terminologia che spostava dal merito delle manifestazioni di piazza facendole sembrare strumentali manifestazioni di opposizione a priori di un sistema.

Negli ultimi due giorni a Genova e Messina, due città assai distanti, ci sono state due manifestazioni abbastanza “anomale”: un flash mob ed una protesta silenziosa (con cartelli e bocche tappate da finte banconote) durante un incontro politico.

Ieri a Genova c’è stato un flash mob tutto al femminile per protestare contro la “Mignottocrazia”.

Nei giorni scorsi a Messina è stato contestato Domenico Scilipoti l’ex Idv che il 14 dicembre scorso diede la fiducia al governo con un curioso cambio di campo dell’ultima ora.

Due manifestazioni in alcun modo attaccabili e strumentabilizzabili, che confermano il sentiment negativo del Paese rispetto al clima che si è creato ed un sostanziale stato di disgusto che forse – finalmente – spinge anche qualcuno alla mobilitazione.

[dsb] “banalità” che interessano 350 lavoratori

I fatti del giorno.

- Attesa per i dipendenti Pama (Rezzato), l’azienda va al concordato, il 4 aprile alle 10 l’adunanza dei creditori. Nessuna novità purtroppo sui 5 mesi di arretrati richiesti all’azienda, che da qui ad aprile ad occhio e croce rischiano di diventare 8 (100 lavoratori + 50 di indotto)
– Stiamo a vedere invece che ne sarà delle due manifestazioni di interesse per la Cacciamali (Mairano, 200 lavoratori)

La crisi dell’economia domestica e l’etica del consumo (2005-2010)

il credito al consumo deve essere percepito dal cliente come strumento alternativo alla carta di credito, non come un indebitamento

Questo era, nel 2005, lo slogan degli istituti di credito che spinsero sulla leva del credito aprendo in città (ma non solo a Brescia) nuovi sportelli specializzati nel credito al consumo per favorire i consumi e le spese e sostenerli concedendo credito alle famiglie. Ma se una cosa non la paghi subito non c’è storia: hai un debito. Anche quando usi la carta di credito e quindi rimandi di fatto il pagamento di qualche giorno o settimana.

Gli ultimi dati dell’osservatorio Findomestic dicono che a Brescia nell’ultimo anno è sceso il reddito medio delle famiglie, ma anche che in provincia:

nonostante la posizione reddituale, si spende in quasi tutti i settori più delle altre province

Se incrociamo i dati con quelli elaborati da Tecnocasa (su dati Bankitalia) a proposito dei mutui (che vanno distinti dal credito al consumo, ma sono a pieno titolo nella grande famiglia dei debiti), il quadro è parecchio preoccupante, visto che anche i mutui sono cresciuti. In altre parole: nel 2009 i bresciani hanno perso lo 0.3% medio nelle loro tasche ma hanno preso impegni per un 5% in più.

In alcune occasioni pubbliche (un convegno ed un dibattito) ho rimarcato (senza ricevere risposte serie in merito da politici o economisti) che a mio modo di vedere la vera crisi in corso è una crisi etica del consumo. Una volta guadagnavo e spendevo, oggi spendo e spero di guadagnare in futuro. Infatti i comportamenti sono irrazionali rispetto alle possibilità (meno reddito… più debiti…).

Ad inizio anno ho fatto notare come la crisi delle aziende bresciane che ha fatto aumentare i fallimenti, non sia un fenomeno iniziato negli ultimi due anni, ma ben prima con il record di 329 aziende al capolinea già nel 2005 che non è stato battuto dai 313 di quest’anno. Una analisi valida anche a proposito di questa altra forma di crisi (correlata a quella aziendale ma distinguibile nelle dinamiche e negli effetti), che riguarda le scelte familiari, l’economia domestica, ovvero una microeconomia che se esce dai binari della gestione del “buon padre di famiglia” fa grossi danni specifici sulle persone e le loro vite. In sintesi: la retorica del 16 settembre 2009 che ha messo nella testa della gente che tutto è iniziato con Lehmann Brothers non regge (e fa anche un po’ sorridere). Basta osservare i comportamenti degli ultimi anni.

Il 17 settembre 2005 Bresciaoggi registrò l’apertura di un nuovo sportello della divisione “credito al consumo” di un grande gruppo bancario internazionale. Nel titolo si leggeva il dato chiaro: da maggio il volume d’affari è salito del 70%.

Ecco quel che successe dopo in termini di andamento (con avvertimento di fare attenzione alle cifre che non sono omogenee ma riprese da studi diversi che aggregano i dati in maniera diversa ma che sostanzialmente si confermano nel tempo).

L’11 novembre 2006 Bresciaoggi titolò: “Acquisti a rate, Brescia fa boom”. Nell’articolo si leggeva:

L’«esplosione» emerge analizzando i dati che riassumono le somme erogate in provincia nel primo semestre degli ultimi tre anni: se nel 2005 si era registrato un lieve calo sul 2004 (308 milioni contro 308,347 mln) in un contesto regionale ancora all’insegna della crescita, l’importo di quest’anno è difficilmente confrontabile. Rispetto a giugno 2005, nella prima metà del 2006 le somme prestate ai bresciani sono state pari a 397,331 milioni di euro, cioè quasi 90 milioni di euro in più sul 2005. Una performance che incide sul totale del credito al consumo nel bresciano: sempre al 30 giugno scorso lo stock si è attestato a 2,927 miliardi di euro, contro i 2,419 di giugno 2004.

L’escalation non si arrestò nell’anno successivo, e il 12 giugno 2007 Bresciaoggi registrò:

La provincia virtuosa, lavoratrice, risparmiosa. Che però non disdegna di ricorrere, quando occorre, all’indebitamento. Brescia scopre i piaceri (e le pene) delle rate. La conferma arriva dagli ultimi dati di Crif-prestitempo che segnala, in provincia di Brescia, un monte totale di «impegni» per il credito al consumo che arriva ormai a sfiorare la barriera psicologica dei 2 miliardi di euro. Un dato che fa riflettere, soprattutto a pochi giorni dall’ennesimo rialzo dei tassi deciso dalla Bce (dal 3,75% al 4%), che dispiegherà senza dubbio i suoi effetti su molti prestiti finanziari, compresi i mutui casa, la cui consistenza a Brescia supera ormai i 7 miliardi.

Le prime avvisaglie stavano arrivando a pesare sui portafogli dei bresciani. Ma il ciclo era in pieno corso e il 21 novembre 2007 sempre su Bresciaoggi si poteva leggere:

La paura delle rate, a causa dell’aumento dei tassi di interesse non ha frenato, nel primo semestre del 2007, il credito al consumo, caratterizzato da tassi fissi e da finanziamenti a breve. Lo dicono i dati di Crif – Prestitemo, segnalando in provincia di Brescia uno stock complessivo erogato che per la prima volta supera i due milioni di euro (al 30 giugno), rispetto agli 1,68 mld registrati alla fine dello scorso anno, ed un totale di 236.047 pratiche aperte, il 25% circa (59.670) delle quali nel primo semestre dell’anno.

Nel 2008 ci fu il calo prevedibile (laddove non era arrivata la testa delle famiglie era intervenuta la politica dei tassi Bce, costantemente in aumento). Ed anche gli operatori (28 ottobre) facevano notare che l’indice:

cresceva con una media del 15-18%, nei primi nove mesi del 2008 evidenzia un incremento su fine 2007 solo del 2,9%

ma quando si entra in un circolo vizioso i segnali sono molteplici ed infatti si notava l’esplosione della cessione del quinto dello stipendio, che a voler essere un po’ maliziosi, ma solo poco si può tradurre con: richiesta sempre alta di credito da parte delle famiglie (che ancora non avevano la percezione dell’innalzamento del livello di rischio – ovvero di non poter pagare – a cui si stavano esponendo), e risposta delle banche (che invece questa conoscenza del rischio l’avevano ben presente) che si cautelavano con strumenti più ponderati, meno “invasivi”, più duraturi. Si legge nello stesso articolo di Bresciaoggi:

nei primi nove mesi del 2008 questo particolare ambito del credito al consumo (la cessione del quinto dello stipendio n.d.r.) registra un aumento del 31,6%: una performance legata anche al fatto che i costi sono più contenuti e la durata è mediamente più lunga. Tutti i grandi attori del credito alle famiglie si stanno indirizzando su questo settore

a quel punto ci fu la frenata il 30 aprile 2009 Bresciaoggi scrisse (nel titolo) “Brescia spende con più attenzione”.

nel 2008 i finanziamenti erogati in provincia sono stati pari a 1 miliardo e 38 milioni di euro, in calo dell’8,47% rispetto al 2007 (in totale 1,134 mld euro).

All’inizio dell’anno scorso, il 29 gennaio 2010, analizzando i dati Findomestic, su Bresciaoggi scrissi:

Il reddito pro capite a disposizione dei bresciani non è diminuito. Sono scesi invece i consumi di beni durevoli, quelli che negli ultimi anni spesso richiedevano il ricorso a finanziamenti e pagamenti rateali. Si tratterà di crisi o di una ritrovata etica di consumo?

Per il secondo anno consecutivo i consumi diminuiscono. Brescia nel 2007 valeva 1 miliardo e 782 milioni di euro, nel 2008 ha chiuso con un risparmio di 162 milioni (1 miliardo e 620 milioni) e nel 2009 con un ulteriore «taglio» di 141 milioni di euro (a 1 miliardo e 478 milioni). Il dato medio, rapportato al numero di famiglie presenti in provincia, dice che ogni nucleo ha risparmiato 321 euro. Un «impegno» che è sceso sotto la soglia dei 3 mila euro l’anno. Al -5,5% medio dei consumi negli ultimi 12 mesi (-6,96% un anno fa), fa da contraltare una sostanziale stabilità delle «disponibilità» (+1% e -0,9% le ultime due variazioni annuali che, di fatto si annullano). I dati Istat sul reddito disponibile pro capite (pura media fra gli abitanti e la ricchezza prodotta) in altre parole indicano che le somme ipoteticamente disponibili nel 2009 sono al livello di quelle del 2007 (19.523 euro a persona contro 19.505 euro dopo una crescita a 19.696 euro nel 2008).

Il resto è cronaca di questi giorni e conferma che ad essere entrata in crisi è l’etica del consumo, che spinge all’indebitamento sulla base di bisogni percepiti che richiedono una capacità di spesa superiore al proprio reddito reale.

[dsb] biomedicale, il futuro (degli altri)

Nel diario sindacale di oggi spicca (con una certa sorpresa) la Cassa integrazione chiesta alla Invatec. Negli ultimi anni ci è stato spiegato a più ripresse che il biomedicale (di cui l’azienda di Roncadelle è la realtà più importante della provincia) era uno dei comparti più interessanti per il futuro manifatturiero di Brescia. Esattamente un anno fa l’azienda è stata ceduta per 500 mln di euro al gruppo americano Medtronic.

Dopo un anno rimaniamo in attesa di quanto annunciato:

l’operazione, dal punto di vista occupazionale, avrà una ricaduta sicuramente migliore rispetto a quella che si sarebbe verificata nel caso questa scelta non fosse stata compiuta

Sia chiaro, personalmente non vedo un problema di strategia-aziendale (quella mi sembra chiara e condivisibile), quanto più di politica industriale territoriale (che dipende dal Sistema Brescia più che da un singolo imprenditore). Finora, in altre parole, il biomedicale è un po’ come la green economy: tutti ne parlano…

Tra le altre questioni del giorno: firmato il contratto aziendale alla Streparava; altri 4 giorni di Cig per gli addetti Iveco, in aggiunta ai periodi già comunicati; accordo (sottoscritto solo dalla Fim, non dalla Fiom) per un anno di Cigs alla Bieffe di Sabbio Chiese (22 addetti) da lunedì 31 gennaio; nulla di fatto per la vendita del Caseificio Stabiumi Giacomo spa di Azzano Mella

Palermo-Brescia. Gli eccessi del difensivismo

Nella gara in cui il Brescia ha avuto il peggior score offensivo della stagione (solo 2 tiri nello specchio su 6 totali: 21,3% di pericolosità), ed il Palermo il migliore fra gli avversari incontrati fin qui (10/34) il pareggio è stato possibile fino a pochi minuti dalla fine. Perdere così brucia non tanto per il gioco espresso ma per il fatto che quando il tempo passa si alimenta la speranza. L’analisi oggettiva dei dati – tuttavia – dice altro.

continua su Bresciaoggi.it

E tu, che donna sei? Ora che hanno sdoganato alcuni concetti puoi dirlo più liberamente

Fossi la sua fidanzata avrei risolto ogni problema economico, avrei case, palazzi, macchine, autisti, probabilmente anche un lavoro in televisione se solamente lo volessi. Invece devo darmi da fare come modella e come hostess per riuscire a pagare la rata del mio mutuo. Berlusconi sarebbe un fidanzato eccezionale, ha conosciuto anche i miei genitori, pure loro stravedono per lui. Come me del resto

Manuela Ferrera, su Bresciaoggi.it

Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell’impegno e del sacrificio.

Giulia Bongiorno, su Repubblica.it

PS: per il primo genere va bene anche un vorrei

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