Monthly Archives: ottobre 2010

La crisi infinita, la politica lontana e il pressing improduttivo delle lobby

L’ultima analisi congiunturale dell’Associazione industriale bresciana (Confindustria) dice che avanti di questo passo recupereremo il -25% di produzione che la crisi ci ha portato via solo nel 2019. Lo scorso anno si parlava del 2013. A voler tradurre il dato economico in un auspicio politico si può semplicemente aggiungere che al momento per le aziende non sembrano esserci le condizioni operative necessarie per un rapido ritorno al passato.

A voler invece essere un pochino critico nei confronti delle aziende e dei loro organismi di rappresentanza, a cui viene dato un ruolo di pressione nei confronti della politica che nel maggio 2009 – in occasione del cambio alla presidenza degli industriali bresciani – fotografai così: È l’Italia del 2009, che conosce i suoi problemi ma non sa come venirne fuori, che da una parte soffre l’immobilità della politica e dall’altra il pressing improduttivo delle lobby.

In altre parole: politica improduttiva, ma allo stesso momento lobby che non hanno più quel peso specifico decisivo per indirizzare le scelte e renderle operative e realmente influenti nel tessuto socioeconomico del Paese.

Il calcio non diverte più nemmeno i ragazzini che fanno gol

Andrea Rispoli gioca nel Lecce, è in prestito, il suo cartellino è a metà tra Brescia e Parma. Un suo gol al Brescia oggi darebbe un vantaggio sportivo al Lecce ed uno economico al Brescia. E indirettamente pure al Parma, che non c’entra nulla con la partita in questione.

Tuttavia se oggi segnasse (lui fa il terzino, ma ogni tanto la butta dentro) ha promesso che starebbe in silenzio, senza esultare.

Su Bresciaoggi.it ho scritto quel che penso di questa generazione triste. La loro non esultanza, secondo me è semplicemente la distanza tra chi fa il calciatore per assecondare la sua passione di bambino e chi lo fa per fare un lavoro in cui prende più soldi degli altri.

Una mattina d’autunno (riflessioni sul giallo di Ponte Crotte)

Ieri mattina avevo il turno di cronaca nera. Un passaggio per me abbastanza inusuale, anche se sempre affascinante e ricco di impegno. Mi è toccato il giallo di Ponte Crotte: una donna, probabilmente dell’Est, trovata morta nel Mella.

Ora, su Bresciaoggi.it trovate il mio pezzo. Qui volevo solo aggiungere una mia riflessione. C’è una cosa che mi ha colpito nella storia di questa donna semisconosciuta, probabilmente una badante ucraina, che una mattina esce di casa e non vi fa più ritorno. E’ la totale – o quasi – assenza di una storia intorno ad un’esistenza. Non c’è un bar sotto casa a cui chiedere qualcosa di lei, non c’è l’amico d’infanzia e soprattutto non ci sono gli immancabili “sentito dire” de quartiere.

Tanti di noi, ancor più se immigrati, popolano queste città in un semianonimato rotto solo dai documenti in tasca. In assenza di quelli sono nessuno. E’ il lato delle convivenze che mi fa paura: l’anonimato, diverso dal camaleontismo. Aspiriamo in tante forme all’immortalità, ma spesso non abbiamo storie che altri possano raccontare per noi nel presente. Viviamo di testimonianze rare e nascoste, e tutto questo genera insicurezza, distanza (pur in quartieri vivi ed affollati), diffidenza. Esistenze nel passato, senza un presente, senza condivisione.

Al punto che se ci pensi, per questa umanità sotto il minimo vitale, in questi individui senza socialità diffusa, ti sembra di trovare quell’unico approdo possibile, in una mattina d’autunno.

Brescia calcio again (su Radio Voce)

Ecco il file del mio intervento odierno a “100% Brescia” su Radio Voce, che sostanzialmente riprende l’analisi postpartita di ieri.

Addio, Tombolotto mio. Mi hai fatto ridere

Tom Bosley non c’è più

L’uomo è un animale votato all’autodistruzione. Il giornalista di più.

Noi giornalisti spesso siamo solo dei politici mancati o dei servi riuscitissimi, misuriamo tutto con la politica e trattiamo la cronaca come se fossero dei giochi da circo da elargire alla moltitudine dei beoti: e poi ci stupiamo del turismo dell’orrore attorno al caso di Sarah Scazzi, e magari additiamo tutti quei mostri che la domenica si vestono da tronisti e se ne vanno ad Avetrana anziché al centro commerciale e magari ci portano pure la famiglia, i figli, i bambini di quattro anni (cit. Filippo Facci, 20 ottobre 2010)

Di chi è la colpa? Dei giornalisti innanzitutto, una categoria che in questi anni, complice la congiuntura, si sta costruendo un declino sicuro sul fronte della credibilità, della trasparenza, dell’indipendenza (un esempio: sapete su quali argomenti vertono maggiormente le sanzioni dell’ordine dei giornalisti? Sul rapporto non sempre trasparente tra giornalisti e pubblicità). Di avvocati Ghedini è pieno il mondo, magari non laureati in legge, ma semplicemente in scienze della comunicazione, che spesso è la scienza di fare lobbing attraverso i giornali. Basta poco, spesso solo un buon ufficio stampa ed il gioco e fatto. E da giornalisti possiamo solo rimproverare noi stessi per aver perso una bussola che ora è difficile da recuperare. Ci hanno vestito con delle casacche colorate e messo in squadra: a destra o a sinistra. Così è più facile, a torto o a ragione, bollarci come dei servi, minare il lavoro che molti continuano a fare con scrupolo. E spesso, è accaduto anche in questo caso, invece di difendere, a prescindere da come la si pensi, il lavoro d’inchiesta dei colleghi ecco la censura, l’insinuazione, l’accusa delle accuse: il falso moralismo. (cit. Marco Toresini, 18 ottobre 2010)

In questi anni “Bresciaoggi” ha difatti cambiato pelle e forse anche lettori. Dal rigorismo mai abbastanza rimpianto di Piero Agostini è passato ad una forma di sciatteria aggressiva – esiste, esiste: non è un contro senso -, alla confusione di linea e di campo, alla casualità che rifugge da ogni forma di programmazione, alla autonomia – quasi una forma di gestione autarchica – dei settori (cit. Giorgio Sbaraini, marzo 2000)

Il Brescia e il cosiddetto bel gioco. Quando la smetteremo con la retorica da tifosi?

A me il Brescia di domenica contro l’Udinese è parso brutto, scriteriato, prevedibile, inconcludente, totalmente fuori ruolo, senza una reale coscienza della sua consistenza.

Altro che strada giusta, bel gioco, sfortuna. Altro che sconfitta immeritata. Quando fai un gioco che non ti appartiene perdi, non ci sono storie. Ho letto addirittura critiche ad un allenatore avversario catenacciaro che avrebbe la colpa di non esaltare le qualità degli avversari. A fine gara nella mixed zone e in sala stampa si respirava un’aria surreale. Tutti commentavano una partita che non c’era mai stata. Come se difendersi e stare dietro compatti – come ha fatto l’Udinese – fosse reato. Come se giocare in contropiede non fosse consentito dai regolamenti.

Per come la vedo io non c’è peggiore situazione di quella della squadra che dice di giocare bene ma che perde sempre ed allora si carica di alibi che non hanno alcun fondamento logico se non quello della retorica del bel gioco (che nessuno ha mai capito cosa sia, ma di cui tutti si riempiono la bocca). Lo scorso anno l’Atalanta era la squadra che aveva più possesso palla e presenza offensiva, ma prendeva schiaffi da tutti e gol a ripetizione.

Eppure le statistiche parlano chiaro (si vedano i dati Paninidigital pubblicati dal sito della Lega Calcio). Se si fa una analisi approfondita delle prime sette gare del Brescia si scopre che:
– contro l’Udinese il Brescia ha realizzato il 53% di possesso palla, con una supremazia territoriale di 12’06” ovvero 3’13” in più degli avversari. Abbiamo attaccato di più, è vero, ma questa è una colpa e dice di una squadra tecnicamente non così forte da giustificare il gioco offensivo.

Nonostante questo:

- le palle giocate dal Brescia sono 539 contro i 540 dell’Udinese. Questo nonostante il possesso palla temporalmente superiore. In altre parole: il possesso palla è stato lento, e quindi prevedibile.

Tutto questo si è riflettuto sulle attitudini alla conclusione a rete:

- contro l’Udinese i biancazzurri hanno fatto 5 tiri in porta su 16 totali. Solo il 31,25% è andato nello specchio. E’ il dato percentuale minore delle partite giocate fin qui. Si potrà dire che Caracciolo ha fallito, ad esempio, una ghiotta palla gol testando fuori. Ma il punto è proprio quello: con noi gioca Caracciolo, non Ibrahimovic, non il miglior centravanti del mondo. E non puoi non tenerne conto. Anche perchè per giocare in quel modo hai sterilizzato totalmente Eder (ne parlo più avanti).

- l’Udinese ha avuto una percentuale di protezione dell’area del 64,2%, ovvero il miglior dato difensivo in assoluto per una avversaria del Brescia quest’anno. Significa che da una parte era preparata a questo tipo di partita, dall’altra che il Brescia non ha saputo scardinarla.

- l’indice di pericolosità del Brescia (che significa palle gol create, tiri in porta, parate del portiere avversario e possesso palla nell’area avversaria, ovvero una precondizione fondamentale per mettersi in condizione di segnare) è stato del 40,8% ovvero il terzo peggior dato inferiore della stagione (peggio si era fatto solo con la Lazio domenica scorsa e con la Roma). E non è casuale che con la Roma a fronte di una pericolosità bassissima (38,5%) si sia vinto la partita: perchè quando avevamo spazi loro non la prendevano mai sui nostri contropiedi. E infatti in tre volte abbiamo fatto due gol. Mentre, guardacaso, la Roma aveva fatto 8 tiri in porta su 25 totali, ovvero meno del 30%, ovvero una prestazione peggiore sul piano della finalizzazione rispetto alla nostra contro l’Udinese.

Ora mi domando come possa un giornalista che segue il calcio da una vita e che sa di avere di fronte il Brescia, ovvero una squadra che si vuole salvare, dire che questa squadra ha giocato bene quando il possesso palla, che pure c’è stato, è rimasto sterile, fine a se stesso, non finalizzato. Rassegnamoci: il possesso palla fine a se stesso non è un merito. Come ho scritto nell’analisi tattica di lunedì su Bresciaoggi.

Di Handanovic si ricordano due vere parate: una su punizione di Cordova, una su colpo di testa di Caracciolo. Due parate oggettivamente belle, decisive e spettacolari, ma non certo da fenomeno. Pensiamo ad esempio a cosa avrebbe dovuto fare Handanovic per subire il gol sul colpo di testa di Caracciolo: restare immobile e probabilmente venire deriso per il resto dei suoi giorni. Non è un po’ pochino?

Il punto è che questo Brescia contro il Bari e contro l’Udinese ha voluto strafare ed è stato preso a schiaffi. Poteva chiudersi e accontentarsi ed invece ha voluto andare fino in fondo e ne è uscito mortificato. Questa immutabilità del modulo è controproducente. Perchè non è vero che se giochi nella metà campo avversaria (peraltro contro una squadra che ti lascia il possesso palla) stai meritando di vincere. Per vincere bisogna tirare, ed il Brescia come dimostrato ha avuto il minor numero di tiri in porta sui tiri totali dall’inizio della stagione. E’ “bel gioco” tenere palla senza prendere mai la porta?

Avevo detto prima della partita che contro l’Udinese era meglio pareggiare che vincere. Perchè immaginando il tipo di partita pensavo che un eventuale pareggio sarebbe stato frutto di una gara accorta, attenta, gestita con criterio. Cosa che non è stata. Il Brescia domenica ha preso gol per la sesta volta in sette partite. Come è possibile non tenere conto di questo dato, non solo nell’analisi postgara, ma anche nell’impostare una partita in cui l’uomo tecnicamente più forte (Diamanti) è assente?

Ho letto che Guidolin è un catenacciaro e mortifica le qualità dei giocatori. A parte il fatto che trovo curioso imputare ad un allenatore di mortificare le qualità degli avversari, visto che secondo me un tecnico è lì proprio per quello. Forse sarebbe ora di dare una valutazione sui risultati e sugli atteggiamenti che hanno portato a questi risultati. E magari dire che con Zambelli in campo abbiamo perso 4 partite su 4 (e questo è un dato di fatto, un relativo, non certo un giudizio assoluto su Zambelli), che da quella parte è arrivato il gol di Corradi su cross di Pasquale, che forse se i nostri terzini coprono di più e spingono meno siamo più equilibrati e diamo meno il fianco all’avversario…

Ho sentito tanti dire che partite di questo genere sono rare. Personalmente invece vedo sempre più partite finire in questo modo. Ed ogni domenica sento e leggo interviste ad allenatori di tutte le categorie che dicono “abbiamo giocato ma abbiamo perso per un episodio”. Quanti alibi.

E questo discorso vale soprattutto se sei il Brescia. Certo, se sei il Barcellona le tue qualità emergono a prescindere, sbagli una partita in una stagione, ma se sei una squadra che gioca per salvarsi devi essere tu a sapere cosa esalta le tue qualità e magari ti può capitare l’eccezione opposta di fare il Barcellona per un giorno, ma non puoi pensare che quella sia la regola.

Prendete Eder: non è un giocatore fuori forma o stanco. E’ solo un contropiedista che si esalta quando ha spazi da attaccare. Non è un caso che uno come Mexes con il Brescia contropiedista è stato messo in difficoltà più e più volte, mentre i difensori dell’Udinese si sono esaltati in marcatura sul brasiliano, salvo poi scoprire a metà ripresa che se Eder riesce a partitre dalla propria trequarti in contropiede riesce ad essere una spina nel fianco (mi riferisco all’unica bella cosa fatta da lui domenica). Se Eder era stanco o fuori forma col cazzo faceva quella sgroppata in quel momento della partita!!!

Poi va beh, se vogliamo fare i tifosi facciamo i tifosi. Considero Iachini un grande tecnico e non riesco davvero a capire questa situazione, perchè ho come l’impressione che ci siano scelte che gli vengono imposte. Svegliati Beppe, cambia registro: DOBBIAMO SALVARCI! E se hanno deciso che ti vogliono cacciare sii te stesso fino in fondo.

Ciao Renato, peccato non averti conosciuto

Renato Rovetta è stato l’inventore di Bresciablob.com, semplicemente un blog, quando ancora i più non sapevano che si chiamava così. Oggi su quella pagina c’è un’indecifrabile serie di simboli cinesi. Ho capito solo che si parla di “macchinari” vari. C’è gente destinata ad anticipare i tempi in tutto e per tutto. Online, tuttavia, è stato conservato l’archivio.

Non l’ho mai conosciuto personalmente, solo qualche mail da curioso del web. Gli offrii di curare io i contenuti delle sue pagine e lui cortesemente mi rispose che preferiva avere il controllo su quello che faceva senza complicazioni tecniche. In realtà lui aveva semplificato di molto, capendo che il web è contenuto più che forma: copincollava in una pagina di html puro i testi e poi faceva upload in ftp. Io usavo la piattaforma di splinder.com per fare un blog calcistico, avevo visto quello che scriveva lui, lo ammiravo, ma temevo che tante cose finissero disperse.

Era un periodo diverso, di cambiamenti. Io ero tra quelli che divoravano gli aggiornamenti, apprezzando lo stile aperto, molto poco bresciano. Alcuni approfittarono dell’anonimato che lui offriva e vennero inventate le talpe delle redazioni. Le stesse talpe anni dopo, in era Facebook, imborghesite ed esigenti vorrebbero imporre nome e cognome contro chi li nomina, salvo poi scoprire – più frustrati di prima – che su alcuni non hai potere di vita o di morte professionale (oppure ne hai già abusato).

Di Renato Rovetta in tanti possono ricordare gli scritti del secolo scorso. Io l’ho apprezzato solo come web writer e per me rimarrà sempre colui che ha portato non tanto i blog quanto la mentalità-blog a Brescia. Ovvero il giornalismo critico sul web. Non quell’accozzaglia di brevine che fanno altri, ma l’approfondimento, la dimostrazione che l’innovazione la fai se hai testa, non testata. La città ha capito benissimo, per questo non c’è più stato un altro bresciablob.com, anche se qualcuno – se solo fosse un po’ meno cazzaro – potrebbe esserne potenziale erede.

Ecco come lo hanno ricordato oggi Marco Toresini, sul suo blog e Nino Dolfo su Bresciaoggi.

E qui un dicono di lui.

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