Appunti in forma d’intervista su commercio, innovazione, società, marketing e commercianti senza futuro

Nelle scorse settimane ho avuto l’occasione di incontrare Fabrizio Valente, sociologo originario di Napoli ma attualmente operativo a Brescia, specializzato a Parigi e Londra, fondatore di Kiki Lab, laboratorio specializzato sul Retail a 360° che opera nel campo della consulenza, delle ricerche e della formazione per aziende distributive, produttive e dei servizi.
Valente fa parte della giuria di Confcommercio che ogni anno assegna il Premio per l’innovazione nel commercio e nei servizi. Per il World Retail Congress dal 2008 è l’unico italiano a far parte delle Giurie degli Awards e nel 2010 è stato nominato Presidente della Expert Jury per l’assegnazione del Retail Innovation Award. Partecipa come relatore a convegni internazionali in tutto il mondo.

Ne è uscita una interessante intervista pubblicata da Bresciaoggi.it che ricondurrei a tre punti chiave:
- marketing strategico (i negozi pensati come spazi d’incontro, teatro di eventi, non solo come spazi di vendita)
- integrazione urbanistica (una nuova logica di aggregazione commerciale esterna ai centri commerciali)
- progettualità territoriale (l’identificazione di una vocazione comune di determinate aree cittadine: le stazioni, i centri storici, i quartieri residenziali…)

La chiave di volta è unica: per stare nel commercio ai tempi della crisi bisogna uscire dall’isolamento e ripensare i quartieri e la loro ragion d’essere a partire dall’offerta commerciale. Un approccio che di riflesso può favorire o tutt’al più suggerire soluzioni per un altro settore in crisi, quello dell’edilizia residenziale…

Per ora sono soprattutto appunti… spero di avere l’occasione di approfondire e inventare qualcosa di più organico i temi che Valente ha affrontato con me in questa intervista così come nel suo studio “Retail innovations 6″, che vi invito a richiedere e consultare, che contiene numerosi casi di successo innovativo nel commercio da cui prendere spunto.

Purtroppo, in fondo, viviamo pur sempre nel paese in cui le mille sagre popolari che ogni estate caratterizzano tutta la penisola diventano per le conservatrici associazioni dei commercianti un motivo di polemica anzichè un’opportunità di sinergia e nuovi sviluppi da cogliere.

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