Monthly Archives: maggio 2010

Bicchiere mezzo pieno

Della sconfitta a Padova (e soprattutto di una eventuale eliminazione ai play off) possiamo sempre vedere il lato positivo: ora potremo rimandare l’emergenza stadio fino alla prossima partita decisiva per la serie A. Per poco che si aspetti non sarà prima di maggio 2011.

Padova-Brescia, il giorno dopo

Non c’è molto da aggiungere, se non il problema di sempre di questa società: una gestione totalmente dilettantistica di una categoria importante. Che ti porta a vincere le amichevoli con la Berretti del mercoledì ma non le partite che contanto.

E tra le solite giustificazioni e le stucchevoli motivazioni addotte, la gente oggi a Brescia si sente in dovere di dire qualsiasi cosa, tutto di natura tutt’altro che sportiva.

Genialità

Oggi vorrei esprimere la mia più profonda stima a quei 2 che due giorni fa sono arrivati al mio blog cercando su Google “an dele patatine troe apena peciotade”.

ps: mi sono accorto ora che, effettivamente, questa colta citazione l’avevo fatta io qualche mese fa

Cosa ti manca?

Da sempre mi chiedo se quando abbiamo nostalgia di una persona il nostro stato d’animo sia dovuto all’assenza di quella persona o ai rapporti speciali, non unici, ma esclusivi, quasi impossibili da replicare, che si la vita ci riserva con certe persone.

Questa canzone lo dice alla perfezione.

Dejà vu

Padova-Brescia 2-1

Sono quelle giornate che esci dallo stadio con la stessa tensione del prepartita, in attesa che la tua squadra inizi, prima o poi, a giocarla.

Noi siamo la Leonessa d’Italia

E’ il grande giorno!
ore 15. Padova, stadio Euganeo
Si gioca per la serie A

“Azzurre le maglie, lucenti le stelle, alè Rondinelle, vittoria sarà!”

Mettere Internet dentro la Costituzione

Sto partecipando a questa discussione sul blog del professor Giovanni Boccia Artieri (Università di Urbino) a proposito di un’idea lanciata dal mensile Wired.

L’iPad e i giornalisti, storia di un amore possibile (in 3 atti)

Ho buttato qui un po’ di appunti sparsi, scritti di getto, magari anche con qualche errore, ma questo post va preso con il beneficio di inventario degli appunti scritti di corsa.

Da poco più di 24 ore sto studiando l’ipad. L’oggetto di culto del momento. Ci sono almeno tre passaggi che mi fanno pensare che dal successo di questo nuovo strumento passino nuove opportunità per il giornalismo e il ruolo dei giornalisti. Tutto starà nel saper capire questo strumento, scommettendo sul proprio futuro come redazioni.

Quando Luca De Biase venne a parlare alla redazione di Bresciaoggi in occasione del lancio del sito internet disse una cosa, più di tutte, significativa: “Non percepitevi più come redazione del giornale, ma come squadra che produce notizie, e che potenzialmente lo può fare su più piattaforme, sposando la crossmedialità”.

La sfida a mio modo di vedere rimane questa. Anche perchè dietro all’idea del lavorare per produrre un giornale ci sta un’idea industriale, che svuota un po’ il ruolo intellettuale del giornalista. Dietro, invece, all’impostazione della redazione come “squadra che produce notizie” sta una sfida culturale, ben più gratificante. Non è una differenza da poco.

In tutto questo l’iPad si inserisce ridando dignità al ruolo storico del giornale, pur adattandolo ad una nuova tecnologia. Parlo in particolare del primo programma che ha attratto la mia attenzione: Press Reader. Un sistema di download dei quotidiani in formato digitale. Non sono ancora all’entusiasmo che venne espresso da La Stampa qualche mese fa: l’iPad non salverà il giornalismo, gli strumenti sono neutri, saranno gli uomini, i giornalisti, a dover capire il loro ruolo sociale nel futuro per salvarsi o eventualmente decretare la propria fine. Ma intanto iPad fa emergere almeno tre elementi interessanti da non trascurare. La lettura va fatta rispetto a cosa è stata la lettura dei giornali prima di Internet ed a cosa è diventato oggi il modo di informarsi dopo l’avvento della rete (ovvero dal cartaceo, dal prodotto finito, al sito, al prodotto in divenire, che quindi rimane un eterno work in progress).

Personalmente non trascurerei:

La fisicità del nuovo strumento. C’è un ritorno al passato nel senso che le mani hanno un rapporto diretto con lo schermo-pagina e interagiscono senza la mediazione di mouse o altro. Non è un particolare da poco, anche se in senso digitale senti “tuo” il contenuto di cui stai fruendo. Che sia un giornale, un libro o altro, è un tuo movimento a dettare i ritmi. In pratica: se leggere un giornale sul pdf scaricato su un normale computer è più simile alla lettura di un sito internet, farlo leggendo un pdf su iPad somiglia molto di più, fisicamente, alla lettura di un libro o di un giornale. Ho rivalutato, in questo senso, sia la videolettura che ho sempre trovato fisicamente scostante, sia la possibilità di scaricare un quotidiano anzichè comprarlo (ci hanno provato il gruppo epolis e Il Fatto quotidiano). Una ipotesi, quest’ultima, che mi ha sempre dato l’impressione di svilire il contenuto del giornale togliendogli la propria fisicità cartacea. La propria impugnabilità, e direi anche la propria esclusività nel momento in cui il fruitore sceglie di mettersi alla lettura (indubbiamente, del resto, il monitor del computer è estremamente più “distraente” del divano di casa vostra). Aggiungo, da possessore di iPhone, che l’accresciuta fisicità del nuovo strumento rispetto al melafonino è determinante in questo nuovo modo di interfacciarsi con lo strumento.

L’ampiezza di informazione possibile. Leggere il quotidiano in download significa leggere il quotidiano, leggere il sito web è un’altra cosa. Superato un iniziale gap tecnologico (che personalmente non ho percepito come determinante per un eventuale insuccesso) la fruizione è diretta ed immediata, con alcune possibilità tecnologiche in più (link, ricerche, sottolineature, vocabolari). Il giornale torna ad essere giornale, non deve radicalmente reinventarsi come successo nel pensare i siti web. Ma il suo essere digitale aumenta le possibilità (penso ad esempio alla ricerca per parole chiave possibile con ibooks all’interno di un ebook scaricato). Tutt’al più è immaginabile una necessità di riformare gli attuali modelli grafici in vista di un nuovo modello distributivo (il download che in tutto o in parte potrebbe soppiantare l’edicola).

Una parte della professionalità storica del giornalista viene rivalutata. Ovvero, torna ad avere la sua dignitosa importanza la capacità di avere uno sguardo globale sulla realtà e sui fenomeni, con il ritorno della pagina e del prodotto giornale. Mentre sul web l’informazione flusso, tipica più delle agenzie che delle testate del giornalismo cartaceo, annullava la visione d’insieme (per sua natura più ragionata, storicizzata, globale) privilegiando immediatezza, tempestività, tempismo della notizia (elementi che causavano una perdita della visione d’insieme per dare maggiore dignità al fattore tempo in divenire) ora vi è un ritorno alla pagina che diviene più importante dell’articolo, all’impostazione grafica che non è più un elemento interno (o tutt’al più un elemento minimo di richiamo nella gerarchia dell’home page) ma un aspetto che forma la prima percezione del lettore nel colpo d’occhio sulla pagina. Tutti aspetti che il web ha fatto finire in secondo piano ma che il sistema di videolettura del pdf scaricato riporta all’originale importanza.
In questo senso, dico, c’è una rivalutazione professionale: se per fare un sito web bastava un buon reporter in grado di cinguettare periodicamente aggiornamenti alle notizie, ora servirà molto di più un giornalista in grado di creare un prodotto d’impatto con una visione d’insieme importante.

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