IlNottambulo.it: quando Brescia inventò i social network locali senza saperlo

I social network locali? Sono una invenzione bresciana. Chi dice il contrario è mal informato. Del resto come dico sempre, è difficile essere modesti se si nasce bresciani. Intorno ai primi mesi del 2004 nacque a Lograto, in provincia di Brescia, il primo vero social network locale: Il Nottambulo.it.

Erano i tempi delle chat, del web basato sui nickname che non aveva ancora sdoganato il nome e cognome. Il boom di Myspace (estate 2006) e quello di Facebook (estate 2008) erano ancora lontani, così come le suggestioni in 3d di Second Life.

Basato su una tecnologia un po’ vecchiotta anche per i tempi (con molte finestre popup che a volte lo facevano individuare da alcuni firewall come sito “infetto”), il social network bresciano era partito con l’idea di fare da punto di riferimento per i locali (il business model doveva essere la pubblicità di pub e discoteche della zona) ma ben presto diventò altro.

Gli utenti (mediamente tra i 20 e i 25 anni, tutti geograficamente localizzati in provincia con qualche eccezione nelle zone limitrofe) utilizzavano i pochi strumenti a disposizione: forum, profili (molto semplici e scarni), la possibilità di pubblicare post più lunghi su un proprio blog con un paio di funzione base e nulla più, album fotografici e una sorta di messaggeria basata su popup che ritardava di qualche secondo la ricezione dei messaggi. Poca condivisione, non troppe idee di crescita, un circolo sostanzialmente chiuso e poco linkabile, ma un dato importante: il tempo medio di connessione al sito per utente era molto alto, molta gente utilizzava la messaggeria come chat e il forum come una sorta di chiacchierata in differita di qualche secondo. La potenzialità dello strumento – dopo una crescita durata all’incirca fino a tutto il 2006 – non venne mai sviluppata dai ragazzi di Fabbrica creativa che lo avevano promosso.

Oggi il sito è ancora attivo ma sostanzialmente disabitato. Il progetto è stato progressivamente abbandonato dai ragazzi, che hanno poi incentrato il business della loro piccola azienda su gadget ed altro. Un peccato perchè l’iniziativa non venne mai razionalizzata e valorizzata con una pianificazione chiara e una visione tecnica e non solo.
Col tempo lo sviluppo del social network divenne secondario rispetto ai rapporti di amicizia che si erano creati fra i frequentatori dello stesso sito (molti tutt’ora ancora amici), e i promotori stessi persero un po’ di vista il vero focus, ovvero la crescita tecnologica e contenutistica della piattaforma.
Soprattutto questo secondo aspetto, ovvero la volontà di controllo sulle discussioni e una sorta di limitazione forzata dei contenuti pubblicati, fu causa di un generale progressivo disamoramento.

La crescita esponenziale di Facebook (e la libertà illimitata concessa di fatto dal network americano) diede il colpo di grazia generando il fuggi fuggi degli utenti stanziali.

Perchè ho raccontato questa cosa?
Ebbene, ad un certo punto, per cautelarsi dal rischio querela per i contenuti pubblicati dagli utenti Fabbrica Creativa fece ricorso ad un espediente (in parte criticato dagli utenti stessi) che era quello di far accettare le condizioni di servizio ad ogni connessione. Vi era inoltre una sorta di regolamento, molto profano ed artigianale, in realtà, che ad ogni connessione ci si impegnava a rispettare.

Questo dettaglio mi è venuto in mente rileggendo la sentenza e le reazioni al caso Vividown (quello del video pubblicato sul web del ragazzo down maltrattato…). Emblematico il commento di Luca De Biase alle motivazioni: “tutte concentrate sul fatto che Google avrebbe dovuto – e non l’ha fatto in modo vagamente doloso – avvertire con molta più decisione e attenzione gli utenti dei loro obblighi nei confronti della privacy altrui. Dunque non c’è nessun obbligo di controllo da parte delle piattaforme sui contenuti immessi in rete dagli utenti. Ma le piattaforme devono assicurarsi in ogni modo che gli utenti conoscano le regole”.

In tal senso la soluzione suggerita dai consulenti dell’azienda (che successivamente ha trasferito la propria sede da Lograto a Castelcovati) fu assolutamente lungimirante, benchè del tutto unica nel suo genere, e capace di suggerire con qualche anno di anticipo quella che potrebbe essere la sostanziale soluzione formale della necessità di informazione da parte di una piattaforma nei confronti dei propri utenti ovvero l’accettazione sistematica ad ogni connessione di una normativa.

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