Monthly Archives: aprile 2010

Piazza Loggia, il Bepi starà a casa

Tutto è bene quel che finisce bene, quando ci si mobilita per un’idea e questa viene fatta valere.

Dopo le polemiche per la presenza del cantautore bergamasco, icona del tifo atalantino, incitatore nei suoi concerti di cori antibresciani, sul palco del concerto del Primo Maggio in Piazza Loggia, la Loggia e il Bepi hanno fatto un passo indietro.

Ci tengo solo a sottolineare una frase di Fabio Rolfi: “La città, a causa di poche voci dissidenti, che nulla c’entrano con lo spettacolo, perdere l’occasione di dimostrare che arcaiche e medievali contrapposizioni sono superate, evidentemente così non è”. Il che, detto dall’esponente di un partito che ha fatto della contrapposizione Nord/Sud e poi di quella italiani/stranieri la propria fortuna suona un po’ come: “I confini vanno bene fino a che li stabilisco io”. In altre parole: solidarietà sì, ma solo padana!

Update 01.05: su Bresciaoggi.it il mio pezzo sulla vicenda

Notte bianca? Io non ci vado. Rolfi regala Piazza Loggia ai tifosi atalantini

Il mio invito è chiaro: amate la vostra città? BOICOTTATE LA NOTTE BIANCA E IL CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO.

Quel genio del vicesindaco sceriffo ha invitato il Bepi, simbolo del tifo atalantino, a cantare in Piazza Loggia per il primo maggio.

Ci tengo a dire la mia da bresciano. Non sono un ultras ma questa volta condivido la logica della presa di posizione della curva Nord.

Non sono uno che insulta la gente allo stadio su basi geografiche o razziali al contrario dei leghisti. Considero il gemellaggio con il Catanzaro il più grosso vanto della squadra della mia città (e scommetto che tanti bresciani nemmeno sanno che siamo gemellati con il Catanzaro). Questo a dimostrazione che il tifo calcistico va ben oltre le strumentalizzazioni di cui la Lega da sempre si è fatta portatrice.

Ecco ad esempio come veniamo accolti a Catanzaro, nel profondo Sud Italia (click sull’immagine per ingrandire): “Il tempo passa, le cose cambiano, i valori restano: BENTORNATI GNARI!”

Personalmente trovo offensivo che uno che ad ogni suo concerto invita la gente ad insultare Brescia e i bresciani venga pagato con i nostri soldi dal Comune di Brescia per esibirsi in Piazza Loggia, un simbolo della nostra città. E che l’invito arrivi proprio dai rappresentanti istituzionali: quelli che si bullano con la fascia tricolore stando sotto al simbolo della città (e strisciando le carte di credito della Loggia.. ma questa è un’altra storia, che tuttavia non si dimenticherà mai).

Trovo anche che il vittimismo de il Bepi che si dice “Amareggiato” come riportato dall’Eco di Bergamo sia assolutamente fuoriluogo. Se qualcuno viene insultato ha diritto alle scuse.

Quando il Bepi canta canzoni come “Massimo Carrera” sull’aria di Maledetta primavera fa il suo lavoro, scrive di emozioni che tutti abbiamo vissuto in un momento della nostra vita per i nostri colori. Quando costruisce la sua popolarità sugli insulti a una città ed ai suoi colori, tuttavia, diventa solo un incivile esempio di bieco campanilismo.

Complimenti Rolfi! La scelta è un tributo all’inciviltà che sempre il Bepi ha mostrato nei confronti della nostra città.

Io sarò alla festa biancoblù per la prima volta nella mia vita dove sarà presente Beppe Iachini.

Azzurra ’83, dentro il mito

Ieri ho avuto la possibilità di salire su Azzurra ’83, la mitica imbarcazione protagonista della prima partecipazione italiana all’America’s Cup ad inizio anni ’80. Lo considero uno degli eventi sportivi più emozionanti che mi siano capitati nella vita.

Dopo il restauro nel cantiere Maxi Dolphin di Erbusco ora Azzurra – di proprietà dello yacht club Costa Smeralda – sarà esposta nel week end al Navigami. Ne ho parlato oggi su Bresciaoggi.


Ripartire in Ferrari

Devo dire che l’onorevole Pierangelo Ferrari (Pd) sto imparando a conoscerlo un po’ alla volta attraverso il suo blog.

Al di là del sarcasmo che usa sul provvedimento “casco obbligatorio per tutti i ciclisti”, riporto qui un passaggio importante della sua giornata parlamentare: il Governo ha bocciato l’estensione da dodici a diciotto mesi della cassa integrazione ordinaria, provvedimento che stava per passare grazie all’intervento trasversale di maggioranza e opposizione.

Ma l’Inter non la puoi odiare

La premessa è doverosa: io su quel due a zero segnato (non ricordo da chi) avevo esultato. Un urlo ricacciato in gola, prima che un collega mi dicesse: guarda che è annullato. Fin lì il cuore. Ora vado oltre.

Ho visto una delle partite più brutte che mi sia mai stato concesso di vedere. Vincitori e sconfitti sono usciti dal campo esprimendo anche i propri limiti. L’Inter catenacciara ha vinto scegliendo la massima espressione del non gioco. Poco conta sul piano tattico il rosso a Motta: “Quando ti difendi in massa l’uomo in più non c’è più” diceva Luciano Gaucci rimproverando uno dei tanti suoi tecnici. Stanno tanti paradossi dietro a quell’inferiorità numerica, che l’Inter quest’anno non ha mai sofferto. Più che epica ci vedo un merito dell’allenatore (in certi momenti escono le motivazioni) ed un fatto oggettivo: la forza fisica di questa squadra è talmente marcata da resistere per un’ora con un uomo in meno difendendo a oltranza.

Il Barcellona è schiavo di un suo modo d’essere. Anche quando era chiaro che non c’era modo di sfondare il muro dell’Inter ha continuato a giocare nell’unico modo che conosceva: giro palla, palleggio. Ma rispetto al solito il gioco era orizzontale, senza dribbling, nessuna giocata utile, titic e titoc. I blaugrana nemmeno lo sanno che esistono altri modi per stanare l’avversario barricadero. Aveva fatto il secondo gol in extremis, come l’anno scorso. Una volta nella vita ti va bene, una volta, per tanti motivi, no.

Oggi come oggi l’Inter rappresenta l’espressione più alta del calcio europeo. Che non vuol dire nè bene nè male, ma solo che questo è il punto massimo sul piano atletico (mai visto una squadra con questa tenuta in vita mia) e dell’organizzazione (ordinata e incisiva la fase difensiva, sempre efficace quella offensiva). Ed è ciò che garantisce quanto di più vicino ad una mentalità e impostazione vincente. Dico tutto questo a prescindere dalla vittoria contro il Bayern di Monaco in finale. La vittoria in finale è un evento (pur importante) che non cambierà il mio giudizio su questa squadra. Legittimamente i tifosi vogliono la coppa. E’ un augurio sincero che faccio a loro.

Gli interisti sono la contraddizione di se stessi: hanno fatto dell’errore arbitrale un metro per marcare la loro diversità rispetto al resto del mondo quando avevano un impianto di gioco ridicolo che autoperdeva anche se favorito. Ora girano a testa alta anche se sanno che gli aiutini se sei il più forte, arrivano e ti creano qualche immeritato imbarazzo. Per questo l’Inter e gli interisti non li puoi odiare: anche nella vittoria manifestano la gioia un po’ infantile di chi non l’ha mai vista e si sente improvvisamente miracolato. Vivono di cabala, in pochi vedono le certezze che questa squadra è in grado di dare. Sono figli degli abbondanti psicofarmaci presi grazie a Calciopoli, ma come tutti gli psicofarmacizzati vivono ormai quel passaggio vitale per la loro salute con un po’ di fastidio, rivendicando un loro essere bohemienne che non è più. Come se quello fosse solo l’incidente di altri. Sono i sessantottini diventati borghesi negli anni ’80.

Non puoi non volere bene al loro modo genuino di gioire con il nervo sempre un po’ a fior di pelle (tipico dell’assuefatto) per la paura che qualcuno gli ricordi che contro il Chelsea e il Barcellona l’aiutino (che per me non è mai più determinante di tanti altri fattori, e tutt’al più è indotto dalla forza di una squadra, non dalla malafede) c’è stato.

Fortunatamente hanno trovato sulla propria strada Pep Guardiola, un fulgido esempio di sportività.

Detto questo allargo il discorso oltre l’Inter. Vedere una semifinale di Champion’s come quella di ieri è davvero imbarazzante. E non è un fatto di difesa o di attacco, ma di 90 minuti di palle gettate lontano e zero gioco. E’ il prodotto di un calcio in cui vincere o perdere è questione di vita o di morte, di carriera, di opportunità. Tutto è figlio di una cultura della vittoria come sollievo e della sconfitta come dramma. Io lo trovo triste.

Ora si pensa a Madrid, 22 maggio, la prima finalissima di Champions giocata di sabato. Una ghiotta e interessante novità. I tedeschi sono, per quella che è la natura dell’Inter, molto più ostici da affrontare rispetto ai blaugrana. Perchè quando le squadre di Van Gaal non hanno la palla sanno comunque sempre quello che devono fare. Non sarà facile ma evidentemente l’Inter parte favorita: non è mai stata così vicina alla vittoria in Champion’s. E’ il suo momento. Il Bayern ha meno campioni dei nerazzurri ma sul piano dell’organizzazione difensiva non è secondo a nessuno. E si gioca in novanta minuti, un periodo breve in cui la casualità fa la sua parte più che in altre situazioni. Sarà una finale difficile da leggere preventivamente.

Switch off. L’occasione buona per non riaccendere la tv

Oggi mi è arrivato un comunicato Telecom (in coda a questo pezzo), che mi permette di ribadire la mia “scelta di vita”. Lo switch off (ovvero il passaggio al digitale terrestre) in Lombardia per me sarà veramente OFF: ovvero l’occasione per togliere un elettrodomestico ormai inutile da casa mia. Dopo aver anche disdettato Sky grazie al decreto Bersani del 2007.

NOTA STAMPA TELECOM ITALIA: PARTE IN LOMBARDIA L’OFFERTA IPTV PER IL PASSAGGIO AL DIGITALE TERRESTRE

In vista dello switch over per il passaggio al digitale terrestre, previsto per la Lombardia a partire dal 18 maggio, il servizio IPTV di Telecom Italia diventa ancora più conveniente e si propone come la soluzione più facile e completa per fruire della TV digitale. Grazie ad un unico decoder collegato al televisore è possibile scegliere con facilità tutti i canali in chiaro del Digitale Terrestre, canali televisivi premium e on demand tra film, serie TV, musica, intrattenimento, informazione, contenuti per bambini e servizi web interattivi personalizzati.

La caccia, i calendari, la passione

Riporto con piacere un rapido scambio di email con un lettore di Bresciaoggi.it che ha voluto approfondire il tema dei giorni in più in calendario. Approfondisce l’argomento, anche con un po’ di colore che non guasta mai e tanta passione. Il riferimento è al mio pezzo di due giorni fa su Bresciaoggi (che ho riportato anche qui e che fa seguito al dibattito successivo a questo post e alla mia intervista al senatore Franco Orsi).

Il giorno 27 aprile 2010 18.25, Maurizio Balducci ha scritto: Voglio sperare che nessuno la chiami per aver avvistato un nido di vacca su un leccio per poi pubblicarglielo. Non dico che il paragone sia uguale maa il concetto si, e ora le spiego. Se la decade di Febbraio con tutti gli annessi e connesi prenderà vita, sappia che i giorni di caccia, vista la legge 157, sono 6 che spettano ad ogni cacciatore. Perché ogni settimana, togliendo il divieto del Mar e Ven, su 5 giorni rimasti se ne possono usufruire a scelta solo 3. E visto che questo giochino di aumentare le giornate di caccia, (che non sono 9 ma 7 disponibili) da parte di molti giornalisti e politici, per far credere all’opinione pubblica chissà quale vantagio sarà dato ai cacciatori, gli pongo il problemino: lei ha 5 gnocche disponibili per settimana, ne può scelgiere a piacere solo tre, (non faccia il furbo perchè si parla di una al giorno) il martedi e il venerdi si riposano tutte, quante trombate si fa in 7 giorni? Tre e quindi 6 per la decade di febbraio!

Il giorno 27 aprile 2010 21.45, Giovanni Armanini ha scritto:Ho apprezzato troppo (e condiviso) il tono della sua risposta per non replicare alla sua mail (di cui la ringrazio). nel mio pezzo ho cercato solo di fotografare la situazione attuale. lei ha totalmente ragione sul discorso dei giorni in più. in italia dobbiamo fare i conti con degli animalisti idioti che non sanno cos’è l’ambientalismo. le richiamo solo quello che per me è il principio chiave di questo passaggio in parlamento: “Intanto il passaggio della Legge comunitaria permetterà di far passare il principio secondo cui il calendario venatorio non è più esclusiva competenza della politica”. Sarà una vittoria di Pirro, ma da oggi secondo me qualcosa cambia…

Il giorno 28 aprile 2010 11.50, Maurizio Balducci ha scritto:La ringrazio della risposta e non é poco in una società dove il cittadino (specie nei media o meglio, di chi ci lavora) non viene mai ascoltato. Vorrei solo aggiungerle una cosa su quest’articolo 43 che tanto polverone ha alzato, per non parlare che sono 9 anni che qualcuno per interessi personali politici sta sconvolgendo il nostro mondo. Primo non ha portato nessun vantaggio ai cacciatori anzi, perché prolungare la caccia per pochissimi giorni a 4-5 specie appartenenti solo agli anatidi si rischia la chiusura anticipata per 12 specie di animali molto prima del 31 gennaio se all’Europa dobbiamo allinearci. Secondo, non facciamo lo sbaglio di 2 anni fa, dove molti dissero che i verdi o animalisti intransigenti erano stati spazzati via dal Parlamento, perché esistono negli enti locali. Quindi, é vero ciò che dice, che la politica non avrà più l’esclusiva delle competenze sul calendario venatorio, ma quella di Regioni e Province lei come la chiamerebbe? Comunque chiudo e la ringrazio ancora del tempo dedicatomi, aggiungendo solo che sarebbe bastato anni fa prendere la 157/92 e applicarla in toto, cambiare una manciata di articoli, riperimetrare certe aree protette, restituire alla caccia quei piccoli santuari gestiti da certe Ass. Ambientaliste (mal tenute, non d’interesse naturalistico ma dove seguitano a percepire stanziamenti dai cittadini) togliere il porto d’Armi per un tott di anni per chi “delinque” (no depenalizzare le pene) e il gioco era fatto. Calcolando che questo tipo di legge che si vuol cambiare, compreso l’art. 43, non sta bene al 75% dei cacciatori, e glielo dice uno che ne ha giornalmente “sotto Pc” in due liste più di 500 di cacciatori-listaioli.

Matrimoni e disastri

Lento, banalotto, non troppo brillante. Salvato dai due attori principali: Fabio Volo finalmente in un personaggio che non è il suo personaggio (e che gli riesce bene), una Margherita Buy scandalosamente sexy nella parte dell’appetibile zitella travolta dagli eventi. Un cast secondo me superiore alla storia che va in scena, con un tentativo di colpo di scena poco sviluppato…

Stavolta il mio passatempo cinematografico nel giorno di riposo non arriva alla sufficienza complessiva.

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