Pressioni e motivazioni

C’è un sottile confine oltre il quale la motivazione diventa una controproducente pressione. Un limite delle statistiche al 90′ è quello di descrivere un prodotto di diversi momenti psicologici. Banalizzando: sullo 0-0 si gioca in maniera diversa che sullo 0-1 o sullo 0-3.

Il Brescia di Cavasin, in questo senso, rappresenta forse il peggior caso di ansia da prestazione. Al punto da partire sempre ad handicap. Come fa notare Vincenzo Corbetta su Bresciaoggi di lunedì, “i biancazzurri nelle ultime 3 partite hanno subito 5 gol e ben 4 sono arrivati nel primo quarto d’ora. Nell’ordine: 2 ad Ascoli (Antenucci al 2’ e al 14’, 2-0 per i marchigiani), uno con il Sassuolo al «Rigamonti» (Zampagna al 5’, poi l’aggancio, il sorpasso e il sigillo del Brescia per il 3-1 finale), uno a Grosseto sabato (Pichlmann su rigore al 13’, 2-1 per i toscani). Errori propri prima dei meriti altrui ed è il ripetersi continio di determinate circostanze che fa più rabbia in una pretendente alla promozione”.

All’analisi statistica Corbetta aggiunge un link con la scorsa stagione: “nei play-off le partenze ad handicap sono diventate una costante: Lodi dell’Empoli al 6’ nella semifinale di andata (1-1), Diamanti e Tavano del
Livorno al 10’ e al 14’ nella prima finale al «Rigamonti»: poi Taddei rimontò e fu 2-2″. Non è un caso, aggiungo io, che tutto ciò sia successo nelle partite d’andata in cui tutto è possibile e non nelle due di ritorno, iniziate con un diverso atteggiamento.

Azzardando mi sento di dire che in questo limite psicologico, molto più che in un limite tecnico o tattico, sta la fragilità del Brescia di queste ultime stagioni. Una squadra obbligata dai bilanci ad andare in serie A (…qualcuno dice che Corioni non ci voglia andare, ma la verità è l’esatto opposto: Gino ci deve andare in A, per valorizzare un’azienda, il Brescia Calcio, che oggi non è vendibile se non ad un prezzo fuori mercato).

E non a caso, giusto per non lasciare nulla nel silenzio, gente che al Brescia non ha mai fatto fare il salto di qualità come Baronio e Mannini, oggi è protagonista in serie A, dove paradossalmente giocano in squadre meno obbligate al risultato di quanto non lo sia stato il Brescia negli ultimi quattro anni.

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