Archivi del mese: settembre 2009

Pressioni e motivazioni

C’è un sottile confine oltre il quale la motivazione diventa una controproducente pressione. Un limite delle statistiche al 90′ è quello di descrivere un prodotto di diversi momenti psicologici. Banalizzando: sullo 0-0 si gioca in maniera diversa che sullo 0-1 o sullo 0-3.

Il Brescia di Cavasin, in questo senso, rappresenta forse il peggior caso di ansia da prestazione. Al punto da partire sempre ad handicap. Come fa notare Vincenzo Corbetta su Bresciaoggi di lunedì, “i biancazzurri nelle ultime 3 partite hanno subito 5 gol e ben 4 sono arrivati nel primo quarto d’ora. Nell’ordine: 2 ad Ascoli (Antenucci al 2’ e al 14’, 2-0 per i marchigiani), uno con il Sassuolo al «Rigamonti» (Zampagna al 5’, poi l’aggancio, il sorpasso e il sigillo del Brescia per il 3-1 finale), uno a Grosseto sabato (Pichlmann su rigore al 13’, 2-1 per i toscani). Errori propri prima dei meriti altrui ed è il ripetersi continio di determinate circostanze che fa più rabbia in una pretendente alla promozione”.

All’analisi statistica Corbetta aggiunge un link con la scorsa stagione: “nei play-off le partenze ad handicap sono diventate una costante: Lodi dell’Empoli al 6’ nella semifinale di andata (1-1), Diamanti e Tavano del
Livorno al 10’ e al 14’ nella prima finale al «Rigamonti»: poi Taddei rimontò e fu 2-2″. Non è un caso, aggiungo io, che tutto ciò sia successo nelle partite d’andata in cui tutto è possibile e non nelle due di ritorno, iniziate con un diverso atteggiamento.

Azzardando mi sento di dire che in questo limite psicologico, molto più che in un limite tecnico o tattico, sta la fragilità del Brescia di queste ultime stagioni. Una squadra obbligata dai bilanci ad andare in serie A (…qualcuno dice che Corioni non ci voglia andare, ma la verità è l’esatto opposto: Gino ci deve andare in A, per valorizzare un’azienda, il Brescia Calcio, che oggi non è vendibile se non ad un prezzo fuori mercato).

E non a caso, giusto per non lasciare nulla nel silenzio, gente che al Brescia non ha mai fatto fare il salto di qualità come Baronio e Mannini, oggi è protagonista in serie A, dove paradossalmente giocano in squadre meno obbligate al risultato di quanto non lo sia stato il Brescia negli ultimi quattro anni.

Uno stadio fuffa

Tirate due righe, mettete un po’ di lucine, dategli un nome, organizzate una conferenza stampa ed avrete il nuovo stadio della Roma. Al momento non c’è altro.

Non si sa quanto costerà l’impianto
Non si sa chi lo finanzierà
Non si sa quando è previsto il break even
Unicredit (49% di Italpetroli che controlla la società e 350 milioni di crediti nei confronti della famiglia Sensi) non ha visto il progetto finanziario. Ma Rosella ha fatto sapere che, bontà sua, non ha problemi a presentarlo in banca.

La perla: nel prossimo Cda della Roma non c’è traccia di discussione in merito. E questa, paradossalmente, è la notizia positiva. Significa che non si parlerà di progetti fuffa ma di come recuperare il -15% dei ricavi nel primo semestre (160.9 mln), ed il rosso da 1,3 mln accumulato (nel 2008 utile di 19,5 mln).
Quando avevo 5 anni e giocavo ai soldatini in camera mia facevo progetti finanziari più realistici.

Sarà un caso che ieri, nel gran giorno della presentazione, la Roma ha perso lo 0.65% in Borsa?

Questioni di bisnesssss

Mentre in Italia ci facciamo le pippe con Zeman e Mourinho gli inglesi guardano oltre. Anche perchè si sono venduti bene ma i loro club stanno coperti di debiti peggio dei nostri…

Da Bresciaoggi.it – Cronaca:Il Rigamonti spegne cinquanta candeline

Oggi l’impianto di Mompiano festeggia i 50 anni di vita: voluto dal sindaco Bruno Boni, permise al Brescia Calcio di lasciare lo stadio di viale Piave

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Come vendere per innovativa una manovra conservatrice

Avevo quasi anticipato di qualche giorno l’arrivo di nuove norme di fair play finanziario da parte dell’Uefa. La Gazzetta, e i commenti dei suoi lettori salutano con entusiasmo il piano di Platini.

Personalmente mi sento più vicino a quanto scritto da Milano Finanza a pagina 20 del 16 settembre. Il titolo “Platini chiude le porte agli sceicchi”. Per come formulato il fair play finanziario a conti fatti è più un sistema volto a cristallizzare la situazione attuale, che se da una parte rallenta l’ingresso di nuovi mecenati (in maniera, sia chiaro, meritoria), dall’altra non valorizza il prodotto calcio ma punta a reiterare la leadership europea dei grandi club. Che infatti si sono detti complessivamente soddisfatti della misura.

Gerarchie

Mai come quest’anno è in discussione la gerarchia storica di due campionati come la Serie A e la Premier League. Ma abbiamo, finalmente, qualcosa di cui vantarci a differenza degli inglesi.

In Inghilterra la situazione è abbastanza chiara: lo United ha fatto un mercato più di cessioni che di acquisti, il Chelsea si è consolidato senza strafare, l’Arsenal si è ridimensionato, il Liverpool poteva inserirsi in un discorso di primato ma ha balbettato. Tottenham e Manchester City si sono inseriti investendo. Se i primi ci provano da anni i secondi stanno facendo il botto a suon di acquisti altisonanti: una condizione possibile solo se sei guidato dall’uomo più ricco del mondo.

Dietro all’ascesa di Genoa, Napoli e Sampdoria e alla solidità della Fiorentina, ai buoni propositi della Lazio, stanno invece programmazioni più attente ed oculate (non le spese folli d’oltremanica). Solo il Milan, fra i top club italiani, ha sofferto sul piano economico in estate dovendo rinunciare a un giocatore come Kakà. La Juventus ha investito, ma può farlo perchè attualmente è forse l’unico caso europeo di società che ha anticipato l’idea di Platini: spendere solo in base al fatturato dell’anno precedente (la Borsa, prima di roi Michel, lo impone).

L’Inter è sempre lui, ma per la prima volta ha rinunciato ad un big come Ibra monetizzando. La Roma è partita male, ma in casa giallorossa non è cambiato molto rispetto all’ultimo anno.

Mentre le due maggiori spagnole spendono e si indebitano alla faccia della crisi che ha colpito il Paese molto più di altri (e per fattori economici strutturali, molto meno finanziari che altrove) perpetuando una storica leadership, gli altri due campionati potrebbero ritrovare un equilibrio perduto.

Purtroppo da quando la Champion’s è stata allargata, garantendo di fatto un’entrata sostanziosa ai Top club, anche i campionati si sono di molto livellati. In Italia i primi tre posti dal 2000 (primo anno della Champion’s a quattro) ad oggi sono stati occupati solo dalle romane, milanesi e dalla Juventus (nemmeno Calciopoli ha riscritto questa gerarchia) lasciando le briciole del quarto posto alla outsider di turno. Alla faccia della cupola. In Inghilterra è anche peggio: dal 2000 ad oggi sul podio sono andate solo in 4 (Mufc, Arsenal, Liverpool e Chelsea) con una eccezione: il Newcastle (ora in Championship, la serie B, terzo nel 2002-2003).

La vera perdita è stata in termini di imprevedibilità, variabilità, divisione dei premi Champions. Sia chiaro: il Milan secondo me rimane una delle 4 squadre più forti del campionato, e ce ne accorgeremo nel lungo periodo. Vero è che in questo momento è possibile riscrivere la gerarchia, in Italia come in Inghilterra.

E’ questo, infine, il momento migliore per giudicare le mosse del presidente Uefa Michel Platini. Che predica un fair play economico da attuare con alcune riforme radicali:
1. mercato vincolato al fatturato delle 3 stagioni precedenti
2. rose bloccate come accade nel basket per livellare la contesa
3. fine del sistema dei prestiti e delle comproprietà
4. sistema mutualistico di una parte dei premi delle competizioni europee
5. nuovo protagonismo delle Leghe rispetto ai club

Una sfida difficile, ma necessaria per un calcio più democratico.

Fantasia

Qualcuno mi ha suggerito che… “il genio nel calcio deve sempre superare la corsa…se no facciamo atletica”

Ho una sola risposta.

Io sto con Lippi

 

Tre ottimi motivi per lasciare a casa Cassano.

1. Le squadre si costruiscono anche sui valori tecnici dei singoli, ma non solo. Per certi ruoli chiave è indispensabile avere giocatori protagonisti nei top club anzichè leader in società outsider. Meglio avere un panchinaro felice tecnicamente inferiore che un escluso di lusso col muso lungo anche se qualitativamente eccelso. Meglio uno che fa gruppo che un sedicente fenomeno.

2. Ad un giocatore come Cassano, che ha passato almeno 5 anni della sua carriera a sperperare talento, chiederei un tempo altrettanto lungo per dimostrare un cambiamento. Detto questo un conto è giocare nella Samp per un posto in Uefa un conto è puntare al titolo mondiale. Altro conto è fallire con Roma e Real.

3. Applicando il punto numero uno Marcello Lippi ha vinto il mondiale 2006, le sue scelte meritano rispetto e comprensione. Non significa negare il diritto di critica, ma ammettere che prima di attaccare un allenatore vincente di questo livello (l’unico da quel che mi risulta ad essere diventato campione del mondo sia co club che con nazionali), bisogna prima capire quale è la sua logica di fondo applicata in occasione dei trionfi.

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